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Senza politiche familiari ci giochiamo il futuro

Scritto da on giu 20th, 2009 archiviato in Economia. Puoi seguire questo articolo con gli RSS 2.0. Puoi lasciare un commento a questo articolo compilando il form in fondo allo stesso

Di fronte alla crisi che colpisce le famiglie più deboli, le Acli propongono i “Punti famiglia” per stimolare le istituzioni alle proprie responsabilità. Anche la Chiesa moltiplica le sue iniziative di solidarietà a sostegno delle famiglie

L’APPELLO DI MONS. CROCIATA E L’INIZIATIVA DELLE ACLI PER UN FISCO EQUO

SENZA POLITICHE FAMILIARI
CI GIOCHIAMO IL FUTURO

Di fronte alla crisi che colpisce le famiglie più deboli, le Acli propongono i “Punti famiglia” per stimolare le istituzioni alle proprie responsabilità. Anche la Chiesa moltiplica le sue iniziative di solidarietà a sostegno delle famiglie.

 

acliPer la famiglia non ci sono soldi. Eppure, la scorsa settimana, Carlo Giovanardi, sottosegretario con delega per la famiglia, ha detto che «se non c’è un progetto per rafforzare chi si sposa e accetta figli, ci giochiamo il futuro». A chi spetta promuovere quel progetto? Per ora la politica s’è limitata a promesse mai mantenute, non ha capito che la famiglia è il migliore investimento per lo Stato.

Giovanardi è andato a mostrare le tasche vuote al convegno delle Acli in cui sono stati presentati i “Punti famiglia”, 200 sportelli in tutta Italia entro il 2010 e 60 già attivi, per consulenza fiscale e previdenziale, orientamento su mutui, prestiti e affitti, assistenza per i bambini, consulenza scolastica e aiuto per i ricongiungimenti familiari dei cittadini immigrati.

Il tutto realizzato con i fondi del 5 per mille che i cittadini hanno destinato alle Acli, un’iniziativa che ha ricevuto il plauso dei vescovi italiani.

Oggi, solo la Chiesa cattolica investe denaro per la famiglia: il Fondo per la famiglia e il lavoro della Cei (30 milioni a garanzia per prestiti tre volte superiori concessi dalle banche), i Fondi diocesani, le Acli. Giovanardi, invece, ha rivelato di avere a disposizione solo circa 24 milioni di euro. Siamo alle solite: per le famiglie i soldi non ci sono mai, ma si trovano per i caccia militari di ultima generazione che costano 12 miliardi di euro, il prezzo della ricostruzione in Abruzzo o anche il denaro necessario per introdurre il quoziente familiare, un sistema fiscale più equo per le famiglie, su cui pare sia calata una pietra tombale. E i soldi si trovano anche per acquistare due superaerei spia, da schierare nella base siciliana di Sigonella, per una spesa pari a 280 milioni cadauno. Al grande supermarket delle armi non si hanno remore nello spendere denaro pubblico.

Eppure, tutti sanno che i soldi sono pochi. Il problema è dove vengono spesi. Monsignor Mariano Crociata, segretario della Conferenza episcopale italiana, ha denunciato la «cecità del sistema sociale verso la famiglia» e «l’invisibilità della famiglia agli occhi delle istituzioni politiche ed economiche». Il bonus è una misura troppo debole. Le associazioni familiari e la Chiesa lo ripetono da mesi. Ma i loro appelli cadono nel vuoto. Giovanardi ha promesso solo una legge che riconosca integralmente la pensione di reversibilità ai figli, anche se il padre muore prima di aver versato cinque anni di contributi. Si tratta di circa 700 casi all’anno, una scelta di giustizia sociale per la quale bastano pochi soldi, da non contrabbandare come il cambio di rotta nelle politiche familiari.

Al convegno le Acli hanno presentato i primi risultati di una ricerca che proseguirà per tutto l’anno. Si tratta di un monitoraggio a campione su 1.600 famiglie con figli in 15 città italiane. Risulta che il 52 per cento delle famiglie più giovani risparmia sulla spesa alimentare, cioè su pane, pasta e carne, sei famiglie su dieci hanno tagliato sull’abbigliamento, e il 22 per cento non riesce nemmeno a pagare le bollette di luce e gas.

La ricerca spiega che la crisi provoca depressioni e litigi dentro le famiglie su come spendere i soldi, ma anche sull’educazione dei figli. E poi dice che le famiglie quando non ce la fanno più preferiscono rivolgersi alle parrocchie piuttosto che ai servizi sociali pubblici. Anche questo dovrebbe essere materia di seria riflessione per tutta la politica.

Fonte: Famiglia Cristiana

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