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VIAGGIATORI STRANIERI NELLE COMUNITA’ ETNICHE DI PIERFRANCO BRUNI

Scritto da on giu 22nd, 2009 archiviato in Libri. Puoi seguire questo articolo con gli RSS 2.0. Puoi lasciare un commento a questo articolo compilando il form in fondo allo stesso

Viaggiatori stranieri nelle comunità di minoranza linguistica
Un Progetto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Tra i luoghi e le lingue
 
di Pierfranco Bruni
 
 
 
      clip_image002L’Italia è stata visitata da viaggiatori e scrittori che hanno dedicato pagine emblematiche al territorio e al paesaggio oltre a sviluppare ricerche sulla storia delle comunità italiane. Soprattutto quei viaggiatori che si sono soffermati sulle lingue minoritarie e sulle etnie hanno sottolineato alcuni particolari elementi che hanno una valenza sia letteraria che di ricerca e riflessione storica.
      I viaggiatori stranieri in Italia hanno lasciato una importante testimonianza attraverso pagine esemplari. In quella Italia delle culture sommerse e delle lingue “tagliate” i viaggiatori hanno inciso una particolarità di letture e interpretazioni.
      Il progetto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, e da me coordinato e in fase di sviluppo, si propone di avviare un ‘azione’ in favore della conservazione e della conoscenza di  culture di tradizione millenaria nel nostro Paese, che traggono origine da un costante rapporto tra le popolazioni della costa orientale dell’Adriatico e le regioni del centro e sud Italia, tra quelle provenienti da tradizioni non italiane ben integrate nel contesto nazionale a quelle radicate nelle isole, tra quelle del nord a quelle prettamente di origini mediterranee.
      Il discorso, come si sta sviluppando, guarda con attenzione ai viaggiatori nelle realtà culturali con caratteristiche di cultura etno – linguistica. A partire dalle comunità Arbereshe il tracciato diventa un viaggio nel territorio che è tradizione, fotografia e lingua oltre ad essere letteratura, storia e antropologia. Il tema letterario legato all’immagine del paesaggio, nel progetto e nello studio già avviato, diventa fondante.
      La letteratura di viaggio è anche dettata dalla curiosità. Conoscere per soddisfare il bisogno di curiosità e non tanto di consapevolezza e non tanto di leggere modelli di identità che sono  già, in molti casi, parte integrante della storia stessa dello scrittore che viaggia.
      Invece la letteratura – viaggio (o meglio la letteratura e viaggio) non si mostra, appunto, con la meraviglia ma con uno stato di consapevolezza. Come in Raymund Netzhammer, un monaco benedettino che compie nel 1905 un suo viaggio nei paesi albanesi della Calabria e ne scrive delle pagine di una singolare importanza. I luoghi ci sono, le immagini anche, così le atmosfere ma in questa testimonianza emerge la consapevolezza di una identità che è appartenenza. Non c’è la curiosità tout court ma è presente l’interpretazione meditativa.
      Pur essendoci, comunque, un percorso fisico nei luoghi l’approccio è di altra natura. Si cercano questi luoghi per rafforzare dei codici di identità e non per alleggerire la curiosità stravagante dei viaggiatori anche se questi hanno dato un sicuro contributo alla conoscenza dei territori. Perché i loro scritti hanno permesso di sviluppare un immaginario dei luoghi e delle tradizioni.
Il viaggiatore ha con sé lo sguardo ma dentro di sé ha il tempo. La letteratura di viaggio non può fare a meno di prendere consapevolezza che le “rovine” esistono. Lo scrittore che viaggia raccoglie immagini che si trasformano in impressioni.
      Norman Douglas ci lascia oltre a delle pennellate descrittive questa cesellatura: “L’orgoglio di San Demetrio è il suo collegio (…)…La lingua è di tale difficoltà che dopo cinque giorni di residenza, io ancora mi ritrovo in impaccio…”.
      In un passo della lettera di Duret de Travel del 1820: “…Questi esuli hanno conservato la loro lingua, il libero esercizio della loro religione e i loro costumi, che sono molto ricchi ed eleganti, oltre che di un effetto singolarmente grazioso…”.
      Un frammento di viaggio di Jorgaqi, che mostra una sua interessante lettura. Si legge in Nasho Jorgaqi: “Andare tra gli Arbereshe e non passare per Napoli significa non conoscere pienamente il teatro della loro storia. Quasi tutte le loro peregrinazioni attraverso l’Italia passano per questa città. Più tardi Napoli, quale capitale dell’Italia Meridionale, entrò nella storia degli Arbereshe, come questi in qualche misura entrarono nella sua storia tempestosa”.
      La letteratura viaggio è un tracciato in cui i segni del tempo sono esistenza. Viaggi e viaggiatori tra i luoghi e le storie. Quei luoghi che restano sempre dimensioni reali ma anche dimensioni metaforiche in un tempo che si consuma dando spazio alla memoria. Viaggiatori e viandante.
      La letteratura dei viaggiatori arbereshe o albanesi in terra di Arberia ha i connotati ben marcati che sono immediatamente visibili e leggibili a primo acchito sia per conoscenza e vissuto sia per quel senso di radicamento che dà una caratura di una straordinaria sensibilità (non sempre in positivo) al rapporto stesso tra sentimento e viaggio. Ma in questo caso si avverte la passione, il voler autodefinirsi e viene meno il sottile spirito critico che non favorisce le descrizioni e il racconto.
      Tra viaggio nei luoghi e viaggio in una cultura che è espressione di processi non solo antropologici ma anche esistenziali dove non mancano elementi sociali. Perché in fondo il tutto si potrebbe tradurre come il viaggio vero in una cultura attraverso le tradizioni e l’arte. Il paesaggio, il luogo, lo sguardo costituiscono gli elementi della descrizione. Una descrizione che si confronta, comunque, con il tempo. Ma il tempo è fatto anche di rovine che si infiltrano nel nostro immaginario   
      La letteratura dei viaggiatori è letteratura geografia, è letteratura luogo, è letteratura contatto, la quale non si serve però della metafora ma della descrizione. Descrivono a volte con meraviglia e curiosità degli aspetti ma è una letteratura che non si confronta con il tempo

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