Prende il via il progetto dell’associazione Sud: il portale metterà a disposizione testimonianze, racconti giornalistici, documenti giudiziari e istituzionali. “Stop ‘ndrangheta”, archivio multimediale per dire no alla criminalità organizzata. Una concezione “aperta”, di modo che ognuno possa dare il proprio contributo. E un obiettivo ambizioso: “Minare alla base il consenso mafioso con la cultura e l’informazione”
REGGIO CALABRIA, LA PRESENTAZIONE A “PALAZZO FOTI” DEL LIBRO “MALITALIA”, SE DA UN’IDEA DELL’ASSOCIAZIONE MERIDIONALE “SUD” NASCE A REGGIO CALABRIA IL NET-WORK “STOP ‘NDRANGHETA”, UNA FINESTRA SULLA LEGALITA’. GL’INTERVENTI DEL PROCURATORE CAPO DELLA DDA GIUSEPPE PIGNATONE, DEL CAPO DELLA SQUADRA MOBILE RENATO CORTESE, DEL COLONNELLO DEI CARABINIERI CARLO PIERONI
Giovani capaci di raccontare con le diverse forme espressive il volto migliore del Mezzogiorno. E’ nata nel 2008 ed è composta da giovani professionisti del mondo della comunicazione, dell’antropologia e della sociologia con esperienze nel mondo del movimento antimafia e. più in generale, nel campo dei diritti civili e del sociale. Vanta al proprio interno competenze specifiche nel giornalismo, esperienze nel campo dell’associazionismo e strutturate relazioni con pezzi importanti della società civile calabrese più impegnata sul terreno antimafia e dei diritti. Il dibattito con gl’illustri ospiti. Ma alla fine anche il capomafia di Cosa Nostra, Bernardo Provenzano e della ‘ndrangheta Giuseppe Morabito, mito dell’imprendibilità ed impunità, furono catturati
Domenico Salvatore
Reggio Calabria-La presentazione di un libro è sempre un momento magico per la cultura. Un evento da vivere. Perché comunque lì vicino ci sono sempre dei vati, dei luminari, dei maestri di vita e di giornalismo. Basta sfogliare i giornali, aprire un televisore, sintonizzarsi su una radio, accendere un computer, per leggere le cronache e gli atti giudiziari, che descrivono la ‘ndrangheta calabrese come la più potente e capillare delle organizzazioni criminali italiane, con ramificazioni in tutto il cosiddetto “villaggio globale; dal resto d’Europa, alle Americhe sino alla lontana Australia. E però di ‘ndrangheta si continua a parlare e a sapere troppo poco. Per questo motivo “Sud”, un’associazione meridionale ( con sede a Reggio Calabria e contatti operativi a Roma, che ha l’obiettivo di recuperare le radici storiche della Calabria e del Sud e valorizzare una nuova identità meridionale, formando un net-work creativo di giovani capaci di raccontare con le diverse forme espressive il volto migliore del Mezzogiorno. Nata nel 2008 e composta da giovani professionisti del mondo della comunicazione dell’antropologia e della sociologia con esperienza nel mondo del movimento antimafia e, più in generala e, nel campo dei diritti civili e sociali. Vanta al proprio interno competenze specifiche nel giornalismo, esperienze nel campo dell’associazionismo e strutturate relazioni con pezzi importanti della società civile calabrese più impegnata sul terreno dell’antimafia e dei diritti. “Stop ‘ndrangheta”; primo archivio multimediale sulla criminalità organizzata calabrese con un presidio fisico a Reggio Calabria e un sito internet per rendere disponibili a tutti documenti, immagini, testimonianze.
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Il video integrale dell’intero incontro. Una esclusiva di Melitoonline.IT
Il giornalista Alessio Magro, presidente dell’associazione ne spiega le finalità e gli obiettivi: “Scavare nella memoria, indagare con consapevolezza nel presente, ragionare sul futuro. Sono queste le tre direttrici su cui si sviluppa il nostro progetto. Il nostro obiettivo è quello di minare alle basi il consenso mafioso, rispondendo alla violenza criminale con le armi della cultura e dell’informazione”.
La strada scelta dall’associazione “Sud” è quella della testimonianza, del racconto giornalistico, della memoria: raccontare storie, volti, vicende di mafia e antimafia, mettendole a disposizione di tutti. Il portale www.stopndrangheta.it è lo strumento scelto per rendere fruibile la sterminata mole delle informazioni disponibili, per creare una rete della memoria dell’anti-’ndrangheta, per recuperare il meglio della storia della Calabria. Ma anche per immaginare un futuro diverso per una regione che purtroppo conosce gli onori delle cronache solo per le brutte storie di mafia e delle inevitabili collusioni con la politica.
Sul sito saranno resi disponibili i documenti istituzionali e giudiziari dell’origine e dello sviluppo della pericolosa organizzazione criminale calabrese. Un vero e proprio cantiere aperto a disposizione di giornalisti, storici, video-maker, creativi, scrittori, fotografi, attori e registi teatrali. E verranno anche ricordate le vittime della ‘ndrangheta, tutti quei cittadini coraggiosi e spesso dimenticati che hanno pagato con la vita la scelta di opporsi all’arroganza mafiosa, pensando a una Calabria migliore.
A loro sarà dedicata un’intera sezione del portale: una ricerca storica, giornalistica e sociologica in cui verranno raccolte fotografie, testimonianze, cronache giornalistiche e in cui verrà raccontata con dovizia di documenti anche la storia della lotta antimafia: una vicenda, fatta dallo sforzo e dal sacrificio di uomini impegnati nelle istituzioni e nella società, che ha conosciuto momenti esaltanti e improvvisi arretramenti.
Finanziato da un bando del Ministero della Gioventù, il progetto “Stop ‘ndrangheta” gode anche del contributo dell’amministrazione provinciale di Reggio Calabria. Significativo è anche il coinvolgimento dell’Ufficio Scolastico Regionale della Calabria: le scuole diventeranno parte attiva del processo di ricostruzione della memoria iniziato e portato avanti dall’associazione “Sud”. Il progetto-pilota messo a punto da “Sud” prevede che gli studenti della regione siano coinvolti direttamente nell’elaborazione di un’apposita sezione dell’archivio web che, utilizzando la tecnologia Wikio, si pone l’obiettivo di diventare la prima enciclopedia web sulla ‘ndrangheta e sull’anti-’ndrangheta.
“Stop ‘ndrangheta” sarà quindi un enorme contenitore a cui tutti potranno accedere e a cui ognuno potrà apportare il proprio contributo, piccolo o grande, di conoscenza: privati cittadini, studenti, ma anche altri archivi pubblici e privati, associazioni e circoli, sindacati, case editrici, emittenti televisive, case di produzione, artisti.
Ampio spazio sarà dedicato alla cultura e all’arte, armi di grande efficacia-come si legge nel comunicato che ci è stato recapitato alla riunione nel Palazzo della Provincia in Via Foti a Reggio Calabria e come abbiamo sentito dalla viva voce dei protagonisti di quella conferenza stampa/convegno-per contrastare la criminalità organizzata e la mentalità mafiosa che la alimenta e la sorregge. Sul portale e nell’archivio fisico saranno disponibili film, documentari e cortometraggi, canzoni e musiche, spettacoli teatrali e libri con schede, commenti e interviste a tutti gli artisti e gli intellettuali che hanno scelto la strada dell’impegno civile.
http://www.stopndrangheta.it/, si legge ancora nella brochure vuole rendere vivo il materiale d’archivio con mappe conoscitive e finestre sull’attualità, stimolare la discussione e il confronto sviluppare sinergie e attivare scambi, mettere in relazione istituzioni, partiti politici, sindacati, associazioni, scuole e Università, case editrici, emittenti, professionisti ed artisti per ragionare insieme attorno ad una nuova identità meridionale.
Nella stessa riunione di Palazzo Foti alla Provincia è stato presentato il libro “Malitalia, storie di mafiosi eroi e cacciatori di Laura Aprati, che abbiamo pure video-intervistata, ed Enrico Fierro, Rubettino Editore. Interventi di Franco Di Mare, Don Luigi Ciotti, Pietro Grasso. Con il patrocinio di Libera e Fondazione Internazionale Don Luigi di Liegro. Nella dedica si legge.” Ai pazzi che ci hanno seguito. Agli amici, colleghi, amori,ai quali abbiamo tolto tempo, sonno e che si sono fatti carico delle nostre ansie,paure e delle nostre crisi di nervi. A quelli che ci vogliono bene e ci ascoltano anche quando ripetiamo per l’ennesima volta le stesse cose. Alle persone che abbiamo incontrato e che hanno avuto fiducia in noi raccontandoci i loro segreti. A Giuseppe amico speciale”. Sono duecento pagine affascinanti da vivere e da divorare, che tengono incollato il lettore in una full immersion emozionante, funzionale ed efficace. Nell’ultima pagina si legge:” C’è un nemico spietato e senza remore, e c’è chi lo combatte. In questo libro a più voci il confronto di un interminabile conflitto quotidiano in Campania, Calabria e Sicilia. A Trapani un gruppo di uomini di legge dà la caccia Metteo Messina Denaro, il boss latitante considerato il nuovo capo di Cosa Nostra e si batte contro quella “borghesia mafiosa” che è il volto nuovo del crimine organizzato. A Nardodipace c’è lo strazio della ragazze che scappano deluse dalla loro terra. E poi la vita blindata dei poliziotti di Casal di Principe e il dramma della gente di Quindici che ha vissuto per quarantenni sotto la dittatura di due famiglie di camorra. E ancora l’esempio dei giovani carabinieri del reparto Cacciatori di Calabria, che rimanda a un mondo fatto di dovere, lealtà, senso dello Stato. Parole antiche, desuete, addirittura eversive in questa Italia alla deriva. E infine la testimonianza di cronisti stranieri, che da anni scrivono di mafie, camorra e ‘ndrangheta raccontando all’estero questa Malitalia. Laura Aprati è una giornalista pubblicista a autrice televisiva. Ha collaborato a trasmissioni di Rai 1 come Linea Verde e Italia che vai ed è stata autrice dal 2006 del programma Sabato e Domenica in Rai dove si è occupata di cronaca e attualità. Ha prodotto documentari sulle identità territoriali ed è stata finalista al David di Donatello2009 con Diario di un curato di montagna del regista Stefano SDaverioni. Ha vinto il Premio Internazionale “Pieve di Cadore” 2004 con il documentario Castelbasso tra tradizione e innovazione, e il Premio Internazionale “Sicilia madre mediterranea”, per vado a vivere in campagna, realizzato per RAI_Sat Gambero Rosso. Si occupa anche di Sviluppo e comunicazione territoriale. Enrico Fierro, giornalista scrive per “Il fatto quotidiano, ha collaborato con “La Voce della Campania, Dossier Sud, l’Espresso, Epoca. E’ stato inviato speciale de L’Unità. Per la pubblicazione del volume La santa-viaggio nella ‘ndrangheta sconosciuta, assieme a Ruben H Oliva, ha ricevuto i Premio Globo d’Oro 2007-2008, il Premio Paolo Borsellino 2007 e il Premio Itaca 2009, promosso dall’Associazione universitaria Ulixes. E’ autore inoltre di Dieci anni di potere e terremoto (1990), Ministro La Pomicino story (1991), scritti con Rita Pennaiola e Andrea Cinquegrani, E adesso ammazzateci tutti (2005), Ammazzati l’onorevole (2007). Nella prefazione di Franco Di Mare:”Io credo nella parola. La parola ferisce, la parola convince, la parola placa”-Ennio Flaiano-…Finita la stagione dello stragismo, le mafie hanno cambiato pelle.Il silenzio attuale delle lupare non definisce una tregua tra i clan o un semplice mutamento di strategia:sottolinea piuttosto un cambiamento genetico…Tuonano gli autori:”In tre regioni italiane, si combatte una guerra nell’indifferenza generale del Paese. Ci sono paesi e città, interi quartieri di importanti metropoli, dove si vive e si muore proprio come nelle zone di guerra. Ci sono cecchini che sparano, bombe che esplodono, squadroni della morte in azione per eseguire sentenze decretate da tribunali segreti al di sopra delle leggi dello Stato. Succede ma giornali e TV ne parlano poco e sempre più stancamente. La prima parte apre con un aneddoto di Paolo Borsellino:” Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio o si accordano o si fanno la guerra”.
Angela Corica, il coraggio dell’informazione al femminile, il riscatto della donna finalmente libera da servitù, schiavismi e sudditanze apre il suo contributo a pagina 55 con un titolo che è tutto un programma” La Calabria dell’omertà: due volte uccisi dal silenzio”. Il libro si conclude con un interessante glossario dei personaggi. Per le cose che sono state dette, per il coraggio di manifestarle, per la pregnanza dei contenuti e dei personaggi trattati, questo volume non dovrebbe mancare da nessuno scaffale. Compreso quello delle scuole.
Ospite illustre del dibattito, il procuratore capo della DDA di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone che si è lamentato della scarsa importanza che la stampa nazionale dà a certi casi, episodi, inchieste, operazioni e così via. Il procuratore capo della repubblica di Reggio Calabria, ha ribadito il concetto di Giovanni Falcone:” La mafia è fatta di creature umane e come tutte le creature hanno un inizio ed una fine” .Il magistrato ha offerto tutta una serie di appunti davvero impedibili e di un’importanza fondamentale. Giuseppe Pignatone tanto per intenderci non è uno dei tanti magistrati in servizio nell’amministrazione della Giustizia. Era procuratore capo vicario o aggiunto di Palermo e coordinò la cattura del capo dei capi di Cosa Nostra, il mammasantissima “don” Bernardo Provenzano, inteso ‘U zu’ Binnu o Binu, latitante da quasi mezzo secolo. Materialmente eseguita dagli agenti della Squadra Mobile guidata dal dirigente vice-questore aggiunto Giuseppe Gualtieri, promosso sul campo per merito distinto a questore di Trapani e dello Sco, guidato dal vicequestore aggiunto Renato Cortese, attuale capo della Squadra Mobile di Reggio Calabria. Per Pignatone non si può vincere la battaglia alla mafia senza la cultura e l’informazione…Cosa Nostra è in difficoltà ma lo Stato, non può gridare “vittoria”. I capifamiglia si prendono tutto il tesoretto; alla manovalanza restano gli spiccioli ed il falso prestigio di lavorare per la mafia. Sulle navi fantasma ha ribadito quanto è emerso nelle ultime settimane. Sulla base degli accertamenti eseguiti con scandagli tecnologici ed ogni altro mezzo, strumento ed attrezzo idoneo, disposti dal Governo.Nei mari calabresi, compresa la zona jonica (nave Riegel), non dovrebbero esserci navi cariche di veleni che minacciano la salute, la vita e l’attività ittica dei pescatori. Fermo restando la umane titubanze ed i singoli convincimenti. Lotta alla mafia. Per Pignatone, il primo gradino da aggredire è il latitante che controlla il territorio. Non è facile, perché il mammasantissima è protetto da mille occhi, mille orecchie e picciotti armati disposti a tutto; a parte le complicità, le connivenze, i connubi. Nel porto di Gioia Tauro arrivano oltre 400 chili di cocaina ogni quadrimestre. Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, CFS, operano con adeguate iniziative di sbarramento. Anche nella lotta ai beni mobili ed immobili dei clan acquisiti illegalmente ed illecitamente. Con la corruzione, la minaccia, il ricatto ed ogni altro atto o gesto intimidatorio e truffaldino. Ammontano a 400 milioni i beni sequestrati e ad 81 quelli confiscati…case, palazzi, ville, fabbricati vari, capannoni, terreni, aree edificabili, barche, yacth, panfili, autoreni, camion, escavatori, motopale, Ferrari ed altre macchine super-veloci, super-potenti, super-accessoriate, super-costose, blindate e corazzate, motociclette, assicurazioni e polizze vita, BOT e CCT, libretti al portatore, blocchetto degli assegni, conti correnti postali e bancari, negozi, boutiques, alberghi, imprese individuali, imprese edilizie, allevamenti di animali, imprese immobiliari, ditte ed aziende sia al Sud che al Nord. Nelle…filiali della Pianura Padana o europee e così via. Il colonnello Carlo Pieroni, a nome del comando provinciale di Reggio Calabria (responsabile del Reparto Provinciale), che si è alternato al microfono ha parlato della lotta alla mafia condotta dall’Arma dei carabinieri. La presenza capillare della Benemerita con le stazioni; quella territoriale con le Tenenze e le Compagnie che fanno capo al comando provinciale. Il colonnello Carlo Pieroni ha parlato brevemente del fenomeno mafioso. Dei legami mafia-imprenditoria-società-istituzioni. Il dottor Giuseppe Pansera, esercitava all’ospedale civile “Tiberio Evoli” di Melito Porto Salvo e faceva lo ‘ndranghetista alle dipendenze del suocero, il mammasantissima di Africo, “don Peppe” Morabito inteso ‘U Tiradrittu; ritenuto prima della cattura, il capo dei capi della ‘ndrangheta, arrestato a Santa Venere di Reggio Calabria, il 18 febbraio del 2004. Benché la criminalità organizzata calabrese abbia una struttura di tipo orizzontale. Almeno così si crede. L’unico capobastone-santista, secondo i pentiti, in grado di frenare una faida. Un brave accenno anche alla collaborazione del cittadino con le istituzioni. Non si tratta di essere “sbirri e piedipiatti” o di fare la spia, ma di un dovere civico compiuto sino in fondo (senza il quale diceva Falcone, non c’è vera dignità). Non può pesare tutto sulle spalle delle forze di polizia. Il capo della Squadra Mobile di Reggio Calabria dottor Renato Cortese, entrando in argomento chiosa…da “buon sbirro” mi copro dietro le spalle del Procuratore. Il mito del boss che ammalia e conquista i delinquenti della sua risma, finisce con la sua cattura. Cosa tutt’altro che facile, viste le numerose e svariate connivenze e complicità di cui gode. Il capomafia Bernardo Provenzano, arrestato in località Montagna dei cavalli nei pressi di Corleone, l’ 11 aprile 2006 e tutti gli altri boss di spessore mafioso, godeva del mito dell’imprendibilità e dell’impunibilità, fino a quando non venne catturato. Una volta non c’era tanta gente a cantare “Fratelli d’Italia”, a saltellare, ad urlare e gridare, comunque ad esultare”Chi non salta, chi non salta mafioso è!” per una vittoria dello Stato. Domenico Salvatore








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