Ossa umane: un teschio ed un femore, erano stati ritrovati dalla Polizia in un cassonetto in Via Corrado Alvaro, vicino ad un bosco a Serra San Bruno, nel Vibonese. Tuttavia i genitori del giovane scomparso Salvatore Andreacchi e Maria Rosaria Miraglia, ancora non gettano la spugna. In sinergia, lavorano anche i Carabinieri della compagnia di Serra San Bruno, diretta dal capitano Michele Monte.
SERRA SAN BRUNO (V.V.), NUOVO RITROVAMENTO: APPARTENGONO AL GIOVANE PASQUALE ANDREACCHIO 18 ANNI, SCOMPARSO DA CASA LA SERA DELL’11 OTTOBRE 2009, LE ALTRE OSSA RITROVATE NEI BOSCHI, IN LOCALITÁ “CASTAGNETO DI PAPARARO” ?
Il ritrovamento è avvenuto a poche centinaia di metri dal punto in cui il 9 dicembre furono rinvenuti altri resti umani gettati in un cassonetto. Indaga la Polizia di Serra San Bruno, diretta dal vice-questore aggiunto Onofrio Marcello, coordinato dal procuratore capo della repubblica di Vibo Valentia, Mario Spagnuolo
Domenico Salvatore
Serra San Bruno (V.V.)- Sono tutti in attesa dell’esito del DNA. Come ha chiesto il legale di fiducia della famiglia Vincenzo Albanese. In occasione del primo ritrovamento, il 9 dicembre scorso. Ora più che mai vale quella richiesta. Per verificare se le prime e le seconde appartengano o meno al giovane Pasquale Andreacchio di 18 anni scomparso l’11 ottobre 2009. una scarpa da tennis ed una maglia che il padre del giovane avrebbe riconosciuto, secondo quanto riferito da alcune fonti investigative, come appartenenti al figlio, avvalorerebbero tale tesi.

Pasquale Andreacchi
E’ circolata la voce che anche del ritrovamento di un portafogli,
che apparterrebbe al giovane scomparso. Insomma tanti indizi farebbero credere che il corpo, anzi il macabro ritrovamento delle ossa ed indumenti, potrebbe appartenere proprio a Pasquale Andreacchio. Eppure ancora non c’è niente di ufficiale. Solo supposizioni, tesi, opinioni ed idee.I poveri resti sono stati riuniti e consegnati al medico legale dottor Aldo Barbaro, incaricato dal Tribunale di svolgere la perizia necroscopica del caso. Solo allora, si potrà capire con certezza matematica. C’è da aggiungere che i due ritrovamenti, siano complementari. Il teschio ed il femore mancanti combaciano con il resto dello scheletro ritrovati. In più c’è il riconoscimento degli effetti personali: maglietta, jeans, portafogli e documento d’identità.
Tuttavia i genitori del giovane scomparso Salvatore Andreacchi e Maria Rosaria Miraglia, ancora non gettano la spugna. Nel senso che sperano che i resti ritrovati in due momenti distinti ma vicini nel tempo, non appartengano al loro figliolo. Nei giorni scorsi i genitori avevano protestato tutta la loro rabbia ed il loro dolore davanti al Palazzo di Giustizia di Vibo Valentia. Guarda caso il mattino dopo un cacciatore ha ritrovato le ossa mancanti e gli effetti personali. Chi lo ha ammazzato? Dove e perché? Forse con un colpo di pistola in testa. Come farebbe credere il foro nel teschio. E’ stato ucciso in un altro punto e poi trascinato nel bosco? Il corpo è stato prima sepolto e poi disseppellito? Da chi?Oppure è stato lasciato in pasto ai cani? Chi ha messo e perché,le ossa dentro il cassonetto in maniera che tutti potessero vederli? Se lo chiedono il procuratore della repubblica di Vibo Valentia, Mario Spagnolo, che coordina il lavoro del questore di Vibo Valentia Filippo Nicastro, del dirigente della Squadra Mobile, Maurizio Lento, del vicequestore aggiunto Onofrio Marcello, dirigente del Commissariato di Serra San Bruno. In sinergia, i Carabinieri della compagnia di Serra San Bruno, Michele Monti. Segue anche il prefetto Luisa Latella.
Gli organi inquirenti hanno avviato anche le indagini per risalire all’autore del delitto, al movente ed al mandante. Le indagini sono orientate a 360°. Compresa la pista mafiosa. La più potente, “famiglia” del vibonese secondo la Polizia, i Carabinieri e la Guardia di Finanza, coordinati dalla magistratura, ma anche secondo i pentiti, la CPA ed il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, è quella dei Mancuso di Limbadi-Nicotera; a cui sono legate e collegate le altre. Nella zona del Poro comanda la cosca degli Accorinti-Fiammingo, egemone nei comuni di Rombiolo, Zungri, Zaccanopoli, Cessaniti, Briatico e Spilinga; nel comprensorio di Filadelfia, Francavilla Angitola, Monterosso Calabro, Pizzo e Polia, comandano gli Anello-Fiumara Nei comuni di Sant’Onofrio, Stefanaconi e Filogaso sono egemoni e gestiscono i clan dei Bonavota-Petrolo-Patania. I Bertucci, estendono la loro influenza nei territori di Brognaturo e Simbario. I Ciconte su Serra San Bruno, Mongiana, Soriano e Sorianello. I Cracolici-Manco dominano nella zona tra Maierato e Pizzo. I clan dei Fiarè-Gasparro hanno influenza su San Gregorio d’Ippona, Ionadi, Cessaniti, Pizzo e Vibo città. Nella zona delle Serre spadroneggia il clan Vallelunga, assieme ai Loielo-Gallace. Nei comuni di Dasà, Arena e Acquaro è forte l’influenza dei Maiolo. Tropea, Parghelia, Zambrone e Drapia sono terreno di pascolo per il clan dei La Rosa. A Vibo Valentia città dominano i Lo Bianco-Barba, i Mantino-Tripodi, i Pardea e i Pugliese. I Mazzitelli, hanno voce in capitolo a San Calogero. A Mileto e San Costantino Calabro dominano i Mazzolla ed i Pititto-Prostamo. A Dinami, la famiglia più potente è quella dei Morfei-Oppedisano, mentre i sono egemoni nel comprensorio di Mileto. A Filandari prevalgono i Soriano. Altre piste possibili, la vendetta privata; la pista rosa e così via. Molto dipende dall’esito dell’autopsia.
Domenico Salvatore








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