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Melito Porto Salvo (RC), la piena del Tuccio evoca il Vajont ma la città, non diventerà un’altra Longarone

Scritto da on mar 12th, 2010 archiviato in Calabria, Cronaca, Melito di Porto Salvo, Regionale. Puoi seguire questo articolo con gli RSS 2.0. Puoi lasciare un commento a questo articolo compilando il form in fondo allo stesso

Da decenni il torrente-fiumara che porta lo tesso nome della città, continua a erodere, scavare, sterrare, incavare, sgretolare ed a corrodere. Nonostante i numerosi ed allarmanti segnali, gli enti preposti alla salvaguardia del territorio (Comune, Comunità Montana, Provincia, Regione e Stato)fanno finta di niente.Salvo rare eccezioni. E meno male che almeno quelle ci sono. Il ponte che collega Prunella e la statale 183 che unice il litorale con numerosi centri, rischiano di essere demoliti, annientati ed annichiliti. Bagaladi, Roccaforte, San Lorenzo, Chorio e tutte le numerose frazioni e borgate rischiano l’isolamento totale, qualora l’unica arteria di raccordo venisse spazzata via. E ci sono tutte le condizioni perché ciò avvenga. Ci viene in mente quel 9 ottobre 1963, quando il paese di Longarone, fu colpito dal Disastro del Vajont; una strage umana causata da una frana staccatasi dal Monte Toc, di fronte ad Erto e Casso; frana, precipitata nel bacino artificiale, creato dalla diga del Vajont. L’onda scavalcò la diga e travolse il paese sottostante, distruggendolo e provocando 2.000 morti.

MELITO PORTO SALVO (RC)-MA LA CITTA’ DI MELITO, ASSEDIATA ED A TRATTI INONDATA DAL FIUME TUCCIO-MELITO, CHE HA GIÁ SBRINDELLATO LA STATALE, RISCHIA UN’ALTRA VAJONT?

Si configura come disastro ambientale un fenomeno con una vasta ricaduta sull’ambiente, naturale e non, inteso in senso biologico. Il disastro ambientale non si deve confondere con i disastri naturali o calamità naturali. Esempio classico, il caso “Nave dei veleni di Cetraro o Relitto di Cetraro”. Un fatto uscito alla ribalta nel settembre 2009 in Calabria, a seguito delle rivelazioni del pentito di ‘Ndrangheta, Francesco Fonti, ex boss trafficante di droga, condannato a 50 anni di carcere, poi diventato collaboratore di giustizia. L’ex boss ha vuotato il sacco riguardo all’affondamento nel Mediterraneo, al largo della Spezia e di Livorno, ed in Somalia di Navi imbottite di rifiuti tossici e radioattivi. della ‘ndrangheta: “Per anni nessuno ha voluto ascoltare quello che dicevo ai magistrati. Ho sempre ammesso di essermi occupato dell’affondamento di navi cariche di rifiuti tossici e radioattivi. Ho indicato dove cercare
Domenico Salvatore

Melito Porto Salvo (RC)-La (fin troppo) sottovalutata, eventuale inondazione o esondazione delle acque del fiume Tuccio-Melito, non sembra preoccupare più di tanto, le autorità preposte alla salvaguardia del territorio. Ma la sottovalutazione, la faciloneria, la leggerezza, il dilettantismo e l’approssimazione con cui vengono affrontati certi fenomeni idro-geologici è costata carissima alla Calabria ed ai Calabresi. Non ci sembra qui, il caso di evocare fantasmi del passato. Né d’innestare alcuna caccia alle streghe. Benché sul territorio di Melito, insista da qualche anno, l’abitato trasferito di Roghudi, travolto e sconnesso dalle frequenti alluvioni aspromontane. Vittima della furia del parallelo fiume dell’Amendolea. Nessuna caccia alle streghe per carità. Tuttavia non è lecito scherzare, baloccarsi, trastullarsi e folleggiare con la furia delle acque dei torrenti in piena. Fanno davvero paura e producono danni ingentissimi alle cose ed alle persone. Che cosa rischierebbe la città di Melito Porto Salvo (RC), quasi quindicimila abitanti, il più grosso centro fra Reggio Calabria e Locri, sulla Costa Jonica. A parte il disboscamento, gli sbancamenti e le incisioni provocate dalla costruzione delle strade, le piogge abbondanti, che non fanno che peggiorare i problemi di stabilità del terreno. Le numerose fiumare, torrenti, ruscelli, valloni, hanno devastato in questi secoli. Prima dei lavori della forestale, che in qualche modo hanno regimentato le acque, tamponato i disastri ecologici ed alleviato le catastrofi ambientali. Non si contano le frane, gli smottamenti, gli scivolamenti, gli sfaldamenti, le valanghe, che hanno messo a soqquadro il territorio e creato problemi economici, sociali, morali, materiali e spirituali. Bisognerebbe essere ciechi per non vedere che manchino le protezioni idraulico-forestali. Per dirla papale papale: non ci sono i muri laterali in diversi punti strategici. La furia delle acque ha messo a rischio la statale, rosicchiata e sbrimìndellata in più punti. Non sappiamo dire qui, se la colpa sia di chi dovrebbe progettare, programmare e pianificare. Per indolenza, incapacità gestionale, inettitudine politico-amministrativa, pigrizia mentale e cervello all’ammasso od intelligenza di gallina. Lo Stato di suo ci mette la “stitichezza” nell’erogazione dei fondi. La lentezza delle leggi ad hoc. La burocrazia. Spesso bloccati e comunque rallentati da sauro-burocrati, che sembrano essere schizzati fuori da Jurassic park. Matusalemme, messi nel posto sbagliato; sedicenti padreterni, affetti da megalo-mania galoppante e da delirio d’onnipotenza galoppante. E se il nostro, non fosse gratuito e tendenzioso allarmismo tout-court? Intanto ci auguriamo di avere sempre torto. Si dà il caso però, che l’Anas sia intervenuto spesso e volentieri da queste parti. Le segnalazioni sono state fatte. Qualche scatto pure e ve lo proponiamo. Al di là delle numerose pressioni da parte del cittadino allarmato ed incredulo, riteniamo che sia nostro dovere farlo. La Diga sul Vajont, doveva portare energia elettrica a Venezia e a tutto il Triveneto, anche nei periodi di secca dei fiumi. La frana che si staccò alle ore 22.39 dalle pendici settentrionali del monte Toc precipitando nel bacino artificiale sottostante aveva dimensioni gigantesche. Una massa compatta di oltre 270 milioni di metri cubi di rocce e detriti furono trasportati a valle in un attimo, accompagnati da un’enorme boato. Per disastri ambientali s’intendono la frana di Maierato, in provincia di Vibo Valentia;un “effetto speciale” da far invidia a George Lucas. Un’intera collina scivola rovesciandosi su se stessa, come un soufflé mal riuscito, perdendo la sua fisionomia e la sua individualità, fatta di chiome arboree, manti erbosi, rocce sporgenti, tronchi millenarianche; le perdite del greggio dalle petroliere. Il più grave è l’incidente della Exxon Valdez, il 24 marzo 1989. Nelle acque al largo dell’Alaska si riversano 38.800 tonnellate di greggio che contaminano duemila chilometri di coste provocando, tra l’altro, la morte di 25.000 uccelli di mare, 2.800 lontre, 300 foche, 250 aquile e 22 balene. O la marea nera di gasolio e petrolio uscita dal serbatoio di una raffineria vicino a Monza, e finita nel fiume Lambro.

Domenico Salvatore

1 Commento for “Melito Porto Salvo (RC), la piena del Tuccio evoca il Vajont ma la città, non diventerà un’altra Longarone”

  1. terminetor scrive:

    Caro Salvatore non ti preoccupare, grazie a Dio, Melito può contare sulla presenza, preparazione, capacità e onestà di gente come Salvatore Giuseppe Minniti, Gesualdo Costantino e Nino Romeo. Siamo in una botte di ferro.

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