Faida per il controllo del territorio? La vittima è ritenuta dagli inquirenti “non estranea all’ambiente criminale della zona”, su cui domina il clan dei Gallace-Novella di Guardavalle. Su luogo dell’imboscata mortale, sono giunti i Carabinieri della locale stazione, assieme a quelli della compagnia di Soverato, diretta dal capitano Emanuele Leuzzi, competente per territorio e del comando provinciale di Catanzaro. Tutti agli ordini del colonnello Claudio D’Angelo, comandante provinciale . Coordinati dal p.m. Vincenzo Capomolla, che si muove sotto le direttive del procuratore capo della DDA di Catanzaro Antonio Vincenzo Lombardo. In zona operazioni, per l’ispezione cadaverica esterna, anche il medico legale, Federica Colosimo, nominato dal Tribunale di Catanzaro; e l’addetto della ditta delle pompe funebri per il trasferimento della salma all’istituto di medicina legale per l’autopsia. Il mistero degli efferati delitti “milanesi”
GUARDAVALLE (CZ), IL BOSCAIOLO DOMENICO CHIEFARI, 67 ANNI, SPOSATO, QUATTRO FIGLI, AMMAZZATO GIOVEDI’ 11 MARZO 2010, A COLPI DI PISTOLE E LUPARA, SULLA STRADA PROVINCIALE, DA IGNOTI KILLERS CHE LO ASPETTAVANO AL VARCO, NEL CORSO DI UN AGGUATO DI STAMPO MAFIOSO
L’uomo era finito all’attenzione degli investigatori, che indagavano nell’ambito dell’inchiesta “Mythos 2″, seguita all’omonima operazione “Mythos” portata a termine nel settembre del 2004. Coordinata dall’allora sostituto procuratore antimafia Gerardo Dominijanni. La Cassazione riconobbe la competenza dei giudici della Capitale. Poiché i giudici romani avevano avviato una precedente operazione-inchiesta, denominata “Appia”, la quale aveva ad oggetto il medesimo clan Gallace-Novella, che ha esteso le proprie attivita’ fuori dalla Calabria radicandosi nel Lazio ed in Lombardia, inglobarono anche l’operazione Mythos. Le indagini dei Carabinieri sono orientate a capire se l’omicidio del Chiefari, sia da collegarsi o meno alla spaventosa sequela di delitti avvenuti nella zona , ed anche fuori, negli ultimi due anni. Compreso quello di Pietro Chiefari, 53enne di Torre di Ruggiero (CZ); ucciso a colpi d’arma da fuoco a Davoli Marina CZ) il 16 gennaio 2009 ; quello di Vincenzo Varano, operaio 52enne ex sorvegliato speciale ucciso sul lungomare di Isca Marina (CZ) il 4 luglio 2009 e quello del di lui nipote, Luciano Bonelli, 30 anni di Isca sullo Jonio (CZ), ucciso a fucilate il 24 luglio 2009 a Sant’Andrea Marina (CZ); nonche’ quello di Vito Tolone, 51 anni di Vallefiorita (CZ), ucciso il 31 gennaio del 2008. Dal 23 dicembre del 2009 nn si hanno più notizie di Vincenzo Todaro di Noverato 27 anni, indagato assieme al padre. Quasi tutti imputati nel processo “Mythos”. Il magistrato che coordina le indagini dell’Arma Benemerita, vuole capire anche se a questi omicidi, bisogna aggiungere anche quello del presunto mammasantissima della ‘ndrangheta Carmelo Novella, 58enne assassinato in un agguato di stampo mafioso nel luglio 2008 a San Vittore Olona, paesino a pochi chilometri da Legnano. E quello del giovane Cataldo Aloisio 34 anni, genero del capobastone Giuseppe Farao trovato morto vicino al cimitero di San Giorgio sul Legnano,
Domenico Salvatore
Guardavalle (CZ)- Sarà la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ad occuparsi delle indagini sull’omicidio di Domenico Chiefari, di 67 anni, il boscaiolo ucciso questa mattina a Guardavalle; ritenuto dagli inquirenti “non estraneo all’ambiente criminale della zona”, su cui domina il clan Gallace-Novella di Guardavalle.Contro la vittima predestinata, ha sparato un plotone d’esecuzione, armato di pistole e fucili caricati a lupara. L’autopsia dirà se abbia sparato anche qualche altra arma. Più pre cisi saranno quelli del Ris di Messina, giunti sul posto assieme agli altri inquirenti che hanno in mano il caso. Il Chiefari, come di consueto stava percorrendo, a bordo del suo “Pajero” metallizzato la strada provinciale che collega Guardavalle con Marina di Guardavalle. Dopo aver salutato la moglie e quattro figli di cui una femmina si era diretto verso la località Bonsignano per accudire degli animali. Particolare questo ben noto ai killers della ‘ndrangheta che avevano avuto carta bianca. L’agguato era stato preparato nei minimi dettagli. Infatti i sicari raramente si avventurano in operazioni alla carlona ed alla sans façon. La vittima viene studiata a fondo. Usi, costumi e tradizioni, abitudini, vizi e virtù, vita e miracolo, hobbies, tempo libero, professioni, arti e mestieri. Poi si entra in azione per portare a compimento la macabra missione di morte e sangue. La gang ha scelto come luogo per il tiro al bersaglio, una curva a gomito, parzialmente coperta dalla vegetazione e da una vecchia topaia. Ad un segnale del “capo-pattuglia”, un fuoco d’inferno è stato aperto contro il Chiefari che, questo era l’ordine, non doveva scampare all’agguato. E difatti la tempesta di fuoco e piombo, non ha concesso scampo alcuno al boscaiolo, che è stato letteralmente crivellato di colpi d’arma da fuoco. La morte è stata istantanea. Il Chiefari raggiunto in parti vitali è stramazzato sul volante. La macchina priva di guida si è schiantata a bordo strada. Lì, dove l’ha trovata il primo passante, che ha dato l’allarme. Immediate e serrate le indagini per acclarare l’esatta dinamica dell’agguato e per intercettare gli esecutori materiali dell’orrendo delitto. Al quale, a quanto pare, non ci sono stati testimoni. Eseguita la loro lugubre sentenza di morte, i giustizieri si sono allontanati in tutta fretta. Probabilmente a bordo di una o due macchine, che hanno sgommato e fatto perdere le loro tracce. I “pali” le vedettes e i sicari si sono eclissati in direzione di chissà dove. In attesa che le acque tornino tranquille. Anche per evitare di finire nella gigantesca rete stesa dalla Polizia, dai Carabinieri, dalla Guardia di Finanza, dal Corpo Forestale dello Stato e dalla Polizia Penitenziaria, in sinergia. Non si ha notizia di fermi, né di arresti. E nemmeno sull’esito degli stub che di routine, vengono compiuti sui pregiudicati della zona e sui sospettati; che comunque devono fornire il loro alibi-orario. Sul posto sono intervenuti, oltre al solito capannello di curiosi ed al codazzo di parenti, amici e conoscenti, anche i Carabinieri della compagnia di Soverato, diretta dal capitano Emanuele Leuzzi, che dirige le operazioni. Coordinato dal colonnello Claudio D’Angelo, comandante provinciale. Sovrintende il p.m. di turno, Vincenzo Capomolla. Coordinato dal procuratore capo della repubblica di Catanzaro, Antonio Vincenzo Lombardo. Sul posto anche il medico legale Federica Colosimo, che ha effettuato la perizia necroscopica esterna sul cadavere del Chiefaro. Poi l’addetto della ditta del “caro estinto”, ha caricatoli corpo sul carro funebre e lo ha trasferito all’istituto di medicina legale. Per l’autopsia che verrà effettuata dal perito settore nominato dal Tribunale di Catanzaro. Quindi la salma verrà restituita alla famiglie per i funerali che si svolgeranno a Guardavalle, in forma pubblica. Salvo diversa decisione del questore di Catanzaro Arturo de Felice, che dovrebbe motivarla con ragioni di ordine pubblico. La prima ipotesi investigativa scontata, a proposito delle indagini, sembra essere quella del delitto di mafia. I Carabinieri stanno riesaminando la sequela di delitti di stampo mafioso avvenuti nella zona negli ultimi tempi. Anche per capire, se sia innestato o meno nella faida che sta falcidiando gli affiliati delle varie cosche, in lotta per il controllo del territorio. Questo è territorio della cosca dei Gallace-Novella. Carmelo Novella boss del clan di Guardavalle era stato colpito da un’ordinanza di cu.ca.ca. emessa dal Gip di Roma; assieme ad altre diciotto persone, il 20 marzo 2006. Dal 2006, per tre anni, al boss era stata applicata la sorveglianza speciale, con l’obbligo di soggiorno nel Comune di residenza.L’uomo, 58 anni, il 14 luglio 2008, rimane vittima di un agguato a San Vittore Olona, un paesino a pochi chilometri da Legnano. Carmelo Novella intorno alle 18.30, cade in un agguato di stampo mafioso. Si trova in compagnia di alcuni amici all’interno di un bar. Alzatosi da tavola, è affrontato da due uomini a volto scoperto, con giubbotti da motociclisti, che gli sparano alcuni colpi al volto e al torace. La Commissione Parlamentare Antimafia, diretta da Beppe Pisanu, la Procura nazionale della DNA diretta da Piero Grasso, il Ros, il Gico e lo Sco ed i comandi provinciali della Guardia di Finanza e dei Carabinieri e la Questura di Catanzaro, lo avevano indicato come capobastone dell’omonima cosca mafiosa. Cosiccome viene riconosciuto capobastone dell’omonimo clan, Vincenzo Gallace. L’uno e l’altro erano poi i capi assoluti ed incontrastati del cartello di ‘ndrangheta cosiddetto dei Gallace-Novella. Padroni assoluti del territorio, dove si svolgono ogni giorno, tutte le attività economiche lecite ed illecite: Caporalato, Narcotraffico. Spaccio di droga al dettaglio. Traffico di armi. Traffico di pietre preziose e gioielli. Rapine (tabacchini, farmacie, colonnine, gioiellerie, super-market ed a furgoni portavalori). Scippi e furti (notturni e diurni) di autotreni, macchine, in abitazione. Racket delle estorsioni. Racket della prostituzione. Usura (prestito di denaro a strozzo). Riciclaggio del denaro sporco. Videopoker; Scommesse clandestine (totonero, cavalli, cani ecc.). Gioco d’azzardo. Traffico d’uranio. Traffico di plutonio. Traffico e smaltimento di rifiuti (RSU, scorie radioattive, nocive ed ospedaliere). Traffico di boat-people. Manodopera clandestina. Appalti. Sub-appalti. Infiltrazioni negli enti locali. Comitati d’affari pubblici o privati. Attentati vari e sparatine anche contro i portoni blindati di casa, porte e finestre. Sequestro di persona a scopo di estorsione. Truffe all’Inail, all’Aima ed alla Ue. Scatole cinesi per copertura, scambio o sostituzione di persona. Controllo del mercato nero della manodopera. Infiltrazione di imprese edili, commerciali, di pulizie, beni e servizi ecc. Mafia rurale e terriera. Controllo delle candidature nelle elezioni comunali, provinciali e regionali ecc.Gli organi inquirenti rivisitano l’operazione “Mythos”. Il clan dei Gallace-Novella, si ricorderà, venne coinvolto nell’operazione “Mythos”, frutto di un’indagine durata tre anni; mirata a ricostruire nei dettagli le attività della criminalità organizzata nel Soveratese (in particolare Guardavalle, Badolato e Santa Caterina dello Jonio). Indagine firmata dal sostituto procuratore della Repubblica Gerardo Dominijanni. Incriminati dell’operazione Mythos: Aloi Cosimo, 55 anni di Guardavalle, Aloi Francesco, 41, di Guardavalle; Andreacchio Andrea, 32, di Badolato; Andreacchio Raffaele, 36, di Guardavalle; Aouab Lyubov, 33, ucraina residente a Guardavalle; Barletta Raffaele, 52, di Guardavalle; Bonelli Luciano, 33, di Isca sullo Jonio; Campagna Giuseppe Antonio, 49, di Isca sullo Jonio; Carioti Salvatore, 32, di Guardavalle; Carioti Antonio, 31 di Guardavalle; Carioti Alfonso, 34, di Guardavalle; Chiefari Pietro, 51, di Torre Ruggiero; Cicino Francesco, 75, di Guardavalle; Cicino Francesco, 38, di Guardavalle; Codispoti Eliseo Andrea, 57, nato a S. Andrea Apostolo dello Jonio ma residente a Torino; Codispoti Roberto Salvatore, 41, di S. Andrea Apostolo dello Jonio; Colubriale Francesco Antonio, 70, di S. Caterina; Colubriale Rocco, 35, di S. Caterina Jonio; Colubriale Rosario, 28, di Badolato; Comito Domenico, 27 di Badolato; Coniglio Benito Giuseppe, 72, di Guardavalle; Costantino Enzo, 37, di Catanzaro; Emanuele Damiano, 31, di Guardavalle; Fazzalaro Domenico, 36, di S. Caterina; Fiorenza Adriano, 34, di a S. Caterina Jonio; Fiorenza Antonio, 31, di Santa Caterina; Fiorenza Pasquale, 60, di S. Caterina dello Jonio; Frustagli Giuseppe, 32 di S. Sostene Marina; Galati Francesco, 31, di Guardavalle; Gallace Agazio, 54, di Nettuno; Gallace Angelo, 42 di Anzio; Gallace Bruno, 36, di Guardavalle; Gallace Rocco, 24, di Guardavalle; Gallace Vincenzo, 61, di Guardavalle; Gallelli Maurizio, 34, di Badolato; Gallelli Pasquale, 52, di Badolato; Gallelli Patrizio, 25, di Badolato; Gallelli Vincenzo, 62, di Badolato; Giannini Antonio, 35, di Santa Caterina; Maria Wioletta Kovvalezuk, 30, polacca residente a S. Caterina; Latassa Fabrizio, 31, di S. Caterina Jonio; Lazzaro Francesco Antonio, 55, di S. Caterina Jonio; Leotta Cosimo, 48, di Monasterace; Leto Saverio, 23, di S. Caterina Jonio; Mauro Francesco, 37, di Catanzaro; Menna Vincenzo, 39, di Catanzaro; Mirante Giuseppe, 41, di Catanzaro; Origlia Agazio, 57, di Roma; Notaro Michele, 45, di Satriano; Novella Carmelo, 58, di Guardavalle; Novella Vincenzo Alessio, 31, di Guardavalle; Origlia Domenico, 47, di Guardavalle; Papaleo Salvatore, 37, di Monasterace; Paparo Angelo Domenico, 28, di Badolato; Paparo Luigi, 34 di Guardavalle; Perronace Nicola, 65, di Anzio; Procopio Saverio, 54 di Soverato; Pultrone Vittorio, 50, di Badolato; Purri Antonio, 54, di Guardavalle; Riitano Nicola, 46, di Guardavalle; Riitano Paolo, 32, di Anzio; Scarano Cosimo Andrea, 36 di Monasterace; Scicchitano Sergio, 29, di Davoli; Siciliano Antonio, 73, di Antonimina; Squillace Giuseppe, 31, di Isca sullo Jonio; Taverniti Francesco, 34, di Guardavalle; Tedesco Amedeo Giuseppe, 25, di Anzio; Tedesco Cosimo, 25, di S. Caterina; Tedesco Liberato, 66, di Guardavalle; Tedesco Raffaele, 28, di Anzio; Todaro Domenico, 47, di Soverato; Todaro Giuseppe, 27, di Montauro Scalo; Tolone Vito, 54, di Vallefiorita; Tripodi Maurizio, 49 di Soverato; Vallelunga Damiano, 51, di Serra San Bruno; Vitale Carmelo, 47, di Guardavalle; Vitale Giuseppe, 31, di Guardavalle; Vitale Nicola, 39, di Guardavalle; Zangari Domenico, 27, di Davoli Marina. Ed altre operazioni apparentemente scollegate. Nella zona di Legnano, Novella aveva stretto rapporti con il clan di Giuseppe Rispoli, residente a San Giorgio su Legnano. Ma è con Domenico Barbaro, detto l’Australiano, e il clan Papalia che Novella, aveva avviato i business più importanti: trasporto merci, droga ed edilizia. Qualche mese prima, precisamente il 23 aprile 2008, il clan dei Novella aveva subito un duro colpo: la sezione operativa della Dia di Catanzaro aveva sequestrato alla ‘ndrina beni mobili e immobili per un valore complessivo di 5 milioni di euro. L’ordine di sequestro, emesso dal Tribunale di Catanzaro, ha riguardato case, magazzini, terreni, conti correnti bancari, auto e moto aziendali e perfino una chiesa sconsacrata di epoca bizantina. Misteri lombardi. Come l’omicidio del giovane Cataldo Aloisio, 34 anni, nato a Cirò Marina, un piccolo comune della provincia di Crotone, avvenuto il 27 settembre del 2009, nella zona di Legnano. Il cadavere di Aloisio genero del mammasantissima del Locale di Cirò Marina, Giuseppe Farao, attualmente in carcere è stato trovato vicino all’ingresso del cimitero di San Giorgio sul Legnano: il camposanto in cui è sepolto il boss Carmelo Novella. Davvero un bel busillis per le forze di polizia coordinate dalla magistratura, costretta a stare sulla corda per far quadrare tutte le tessere dell’intricato mosaico. Domenico Salvatore








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