Il boss, ricercato per associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico di armi e droga ed estorsione ed omicidio, è stato sorpreso alle prime luci dell’alba. Secondo gli inquirenti coordinati dalla magistratura crotonese e catanzarese è un elemento di primo piano del clan omonimo.L’accusa è di aver partecipato all’omicidio del capobastone Pasquale Nicoscia, avvenuto l’11 dicembre 2004 a Isola Capo Rizzuto al culmine della faida tra le famiglie Arena e Nicoscia; e ancora per il tentato omicidio di Domenico Bevilacqua inteso ‘Toro Seduto’, è stato arrestato dai carabinieri del comando provinciale diretto dal colonnello Francesco Iacono, in località Steccato di Cutro
CROTONE, SE IL MAMMASANTISSIMA “DON FABRIZIO” ARENA, 30 ANNI, CONIUGATO, DUE FIGLI, DI ISOLA CAPO RIZZUTO, REGGENTE DELL’OMONIMA COSCA, PUÒ “TRANQUILLAMENTE” DIVENTARE PADRE ANCHE DA LATITANTE
Figlio ed erede del capobastone “Don Carmine” Arena, assassinato il 3 ottobre del 2004, a colpi di bazooka, kalashnikov, lupara e pistole, nell’àmbito della faida per il controllo del territorio, scatenata col clan dei Nicoscia è stato sopreso nel sonno in un appartamento al piano terra di una palazzina. Solo ferito, anche se gravemente, Giuseppe Arena, 38 anni, cugino di Carmine che era con lui nell’auto. Latitante dall’aprile del 2009, era colpito da due ordinanze di cu.ca.ca. nell’àmbito delle operazioni, “Ghibli” e “Pandora”. Secondo l’accusa Fabrizio Arena, era tra i presenti alla cena dell’aprile 2008, in un ristorante di Crotone, nel corso della quale il senatore Nicola Di Girolamo, del Pdl, festeggiava la sua elezione al parlamento. Esponenti della cosca Arena come Franco Pugliese (ritratto in una foto con il parlamentare in occasione della cena), secondo quanto accertato dall’inchiesta «Broker» della Dda di Roma, si sono incontrati, in occasione delle elezioni politiche del 2008, con Di Girolamo e Gennaro Mokbel per raccogliere voti in modo fraudolento a favore del candidato del centrodestra nella circoscrizione estera.
Domenico Salvatore
CUTRO (CROTONE) Per poter capire bene le storie di mafia, senza rompicapo, pardon di ‘ndrangheta, come abbiamo più volte detto e ripetuto “Reperita iuvant”, bisogna entrare nella “scatole cinesi”. Prima, bisogna capire che cosa sia la ‘ndrangheta, le radici storiche dov’è nata e dove si è sviluppata, senza lasciarsi fregare dallo stress, dall’ansia, dal campanilismo strisciante, della mitomania e dalla megalomania. Poi si comincia ad entrare nella cinque province calabresi, anche attraverso le cronache dei sei o sette quotidiani calabresi, dei periodici calabresi, dei giornali on line e perfino blog e portali, che comunque sono organi d’informazione e portano acqua al mulino. Per quanto ci riguarda, riteniamo che abbiano anch’essi una loro dignità; e che vada rispettata. Questa è la nostra opinione, sic et simpliciter.Certo ci sono gli sforamenti, gli sconfinamenti fuori dal seminato, le concorrenza sleale, il “Futti cumpari” mi sia consentita la licenza, che rende meglio l’idea e così via. Ma questo è un altro paio di maniche.
Poi si potrà andare nel resto del Paese e capire i collegamenti, i cordoni ombelicali, i vincoli, i lacci ed i laccioli. Si potrà anche capire per esempio, come mai clan storicamente rivali, capaci di insanguinare per anni a suon di omicidi il Crotonese, fossero diventati alleati in Lombardia, fra Brianza e soprattutto hinterland milanese. Vedi Operazione “Isola”. Una ventina gli arresti tra Milano, Crotone, Catanzaro e Taranto: Il 18 marzo 2009. Siamo in presenza, assicurano gli esperti, di una ’ndrangheta di terza generazione. Una generazione che ha deciso di smetterla di sparare e di seppellire l’ascia di guerra in nome del dio-denaro aveva portato in cella, venti persone affiliate alla ’ndrangheta, che avevano messo le mani sugli appalti del Milanese, dalla quarta corsia dell’autostrada A4 alla Tav a una serie di cantieri. A far da pacieri in nome degli affari, il gruppo emergente dei fratelli Marcello (capobastone) e Romualdo Paparo. Come emerge dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano, Caterina Interlandi. Gli Arena erano presenti su Milano già negli anni ottanta e novanta. Il fortino di via Emilio Bianchi, nato nel 1988, era una macchina da soldi per la banda di ragazzi tra i 16 e i 25 anni che lo gestiva. Tutti sotto il dominio della mafia calabrese di Vittorio Foschini, Pepe’ Flachi e Franco Trovato, capo dei capi della ‘ndrangheta milanese. Lo spaccio di droga rendeva 40 milioni del vecchio conio al giorno.
Il capobastone Salvatore Arena, ex patriarca poi finito in galera dirigeva la ‘ndrina di via Bianchi. Poco prima di Quarto Oggiaro. Clamoroso fu l’episodio dell’omicidio di Luciano Arena, 25 anni, fratello di Maurizio anch’esso ammazzato, figli di Salvatore pure lui assassinato. Si salverà il terzo figlio, Agatino. Il 5 luglio 1991 il 23enne Maurizio Arena, detto il muto, viene ucciso a Rho. Pochi mesi dopo, il 12 dicembre 1991 tocca a Luciano Arena, 25 anni Quando gli Arena comandano in via Bianchi; al servizio di Vittorio Foschini, sempre legato al clan di Trovato. Il 25 novembre ’93, viene assassinato il padre, Salvatore, 54. E’ stato ammazzato con sette colpi di pistola calibro 9. Un killer senza volto lo ha atteso, nascosto nel buio, intorno alle 18, davanti ad un bar di via Negrotto 16: quattro colpi al torace, tre all’ addome . raccolto da un’ ambulanza e trasportato al pronto soccorso dell’ ospedale di Riguarda, morirà prima di essere sottoposto ad intervento chirurgico.C’era anche Maria Grazia, un’altra figlia di Salvatore Arena, a piangere sul cadavere del fratello, anch’essa arrestata assieme a Luca Bandiera, 21 anni, poi pentitosi, nipote di Pepe’ Flachi, ex capo delle “vedette” di via Bianchi. Luciano Arena, inteso “Il muto” era stato ammazzato da due killer il 12 dicembre 1991, in piazza Pompeo Castelli .
I familiari guidati dal mammasantissima Salvatore Arena, urlavano perché volevano portarsi via il cadavere del loro parente, prima dell’arrivo del giudice, del carro funebre, del medico legale, dell’autopsia e via dicendo. Ed anche all’estero volendo. Giova ricordare che gli Arena ed i Nicoscia, all’origine, luogo comune a tante ‘ndrine anche storiche e potentissime, fossero una sola cosa. Per esempio i De Stefano e i Condello di Archi-Reggio Calabria. Ma gli appetiti crescono; gli adepti pure e non c’è capobastone che possa stendersi sul letto chiodato del fachiro od aggrapparsi al timone del vascello del pirata; e gli equilibri saltano. Anche perché la forze dell’ordine e la magistratura infliggono duri colpi. Nicola Arena viene condannato all’ergastolo e gli pare opportuno nominare Pasquale Nicoscia capobastone degli Arena. Ma la cosa non va giù a Francesco Arena che, appena uscito di prigione, decide di attribuirsi anche lui il titolo di capomafia. Segue una lunga guerra mafiosa, con vicende alterne.
Nella lettura della lotta alla mafia, fondamentali sono, oltre ai giornali, le relazioni annuali del Procuratore Nazionale Antimafia e soprattutto della Commissione Parlamentare Antimafia. Per capire gli equilibri e le allenza o federazioni. Ma poi ci sono le relazioni dei vari Corpi: Polizia ( Sco), Carabinieri (ROS), Guardia di Finanza (Gico) ecc. che forniscono chiarimenti e delucidazioni, provincia per provincia, comune per comune. Dice la Commissione Parlamentare Antimafia Del 2008, relativamente alla Provincia di Crotone…”Il Crotonese è caratterizzato storicamente da una capillare presenza mafiosa. Le cosche della zona, nonostante i colpi subiti negli ultimi anni, sono ancora fortemente strutturate e capaci di trattare affari illeciti con le più importanti ’ndrine delle altre province calabresi – da quelle reggine a quelle della Sibaritide e dell’alto Ionio cosentino – oltre che mantenere ramificazioni operative ed imprenditoriali fuori dalla regione e all’estero. Si tratta di organizzazioni capaci di un’articolata gamma di attività criminali, dal traffico di stupefacenti al racket delle estorsioni e proiettate sul controllo di attività economiche legali nel settore agricolo e in quello turistico, particolarmente organizzato lungo le coste della provincia. Una particolare e diffusa versione della pratica estorsiva sperimentata in questa provincia consiste nell’imposizione di manodopera da parte mafiosa. “Le ingerenze nel sistema degli appalti sono appannaggio delle cosche di maggior consistenza criminale che cercano, così, di reinvestire i proventi delle attività illecite penetrando il mondo economico legale, in special modo quello legato alla realizzazione di opere pubbliche”. L’azione delle cosche crotonesi nei confronti degli operatori economici è asfissiante, quanto la capacità di penetrazione nelle amministrazioni locali, per assicurarsi il controllo delle attività edilizie, dell’urbanistica, delle attività commerciali e imprenditoriali.
Si collocano in questo quadro gli attentati e le intimidazioni a rappresentanti delle istituzioni e degli enti locali; come sono da ricondursi verosimilmente ad attività estorsive, di controllo e condizionamento del tessuto produttivo, gli incendi agli stabilimenti Eta-Fuelco di Cutro e Biomasse S.p.A. di Crotone e di Strongoli. In tale contesto, “lo sviluppo del progetto “Europaradiso”, che prevedrebbe la realizzazione in Località Paglianiti di Crotone del più grande complesso residenziale turistico del Mezzogiorno, su di un.area di 1.200 ettari di macchia mediterranea prospiciente al mare, parrebbe aver stimolato l’interesse delle famiglie crotonesi. Al momento è stato apposto il “veto” da parte della Regione Calabria, poiché l’insediamento include la foce del fiume Neto, indicata come oasi naturale ed inserita in una zona a protezione speciale con un vincolo di tutela comunitario imposto dall’Unione Europea e recepito anche in ambito nazionale”. Si tratterebbe di un colossale affare non solo per quanto riguarda la realizzazione del complesso ma anche per il successivo controllo delle attività ad esso collegate.I contorni dell’intera operazione hanno suscitato l’attenzione degl’ investigatori, trattandosi di investimenti per 5/7 miliardi di euro. La stessa relazione annuale del dicembre 2006 della D.N.A. evidenzia i rischi e le ambiguità del progetto e della società che dovrebbe realizzarlo, la Europaradiso International S.p.A.”, costituita il 10 novembre 2004, con sede a Crotone, il cui amministratore unico, Appel Gil, è anche amministratore unico della “Europaradiso Italia s.r.l’”, costituita lo stesso giorno e con la stessa sede in Crotone. “Nel capoluogo, la situazione criminale appare stabile, stante il predominio incontrastato della potente cosca dei “Vrenna-Ciampa-Bonaventura”, con attività nel mondo economico, degli appalti e dei servizi pubblici, anche attraverso la preventiva attività di “imbonimento” svolta a livello locale per il procacciamento di voti in occasione di consultazioni elettorali comunali.
Da attività investigative è emerso che una ditta facente capo ai “Ciampa.”, poi confiscata, nel 2003 aveva vinto la gara di appalto per il prolungamento della pista dell’aeroporto di Reggio Calabria, evidenziando capacità di relazionarsi con le più influenti cosche reggine. S.C.O. della Polizia di Stato – Relazione sulla „ndrangheta – 30 giugno 2007“. Le cosche operanti nel capoluogo mantengono legami nella provincia coni “Farao-Marincola” di Cirò e con i “Grande Aracri” di Cutro”. Nella frazione Papanice del capoluogo è attiva la cosca “Megna” (collegata ai “Vrenna-Ciampa.”), distinta in due fazioni facenti capo, l’una a Megna Luca, figlio del boss storico Domenico Megna, detto “Mico”, l’altra a Pantaleone Russelli, scarcerato per indulto nell’agosto 2006. Lo scontro fra gli Arena e i Nicoscia, sin dal 2003 ha fatto registrare gravi eventi delittuosi (omicidi,danneggiamenti con colpi di arma da fuoco e mediante incendi, con finalità estorsive o di intimidazione di pubblici amministratori e di rappresentanti istituzionali), acuitisi a seguito del ritorno in libertà di alcuni esponenti di spicco degli “Arena”, tra cui Carmine Arena (ucciso nel 2004 con l’utilizzo di un bazooka e di kalashnikov, mentre si trovava a bordo della propria autovettura blindata) che aveva cercato di ricompattare il sodalizio attraverso l’eliminazione fisica degli avversari, finalizzata alla riconquista del predominio territoriale ed al tentativo di indebolire i“Grande Aracri”, per convincerli, quanto meno, ad un rapporto di non belligeranza.“Il contesto generale del fenomeno criminale mafioso della provincia manifesta periodiche instabilità, specialmente nell’area del Comune di Isola Capo Rizzuto, ove si sta assistendo, a fronte di un indebolimento degli “Arena”, al consolidamento dei “Nicoscia” che, forti dell’alleanza con altre famiglie locali e del sostegno fornito dal clan “Grande Aracri” di Cutro, operano nei settori degli stupefacenti e delle estorsioni, con una forte proiezione in attività economiche, specie nel settore del turismo, che rappresenta una delle principali fonti di reddito della costa.L’arresto, il 12 marzo 2006, dei fratelli Corda, Vincenzo e Paolo, latitanti di primo piano della cosca “Nicoscia-Corda-Capicchiano”, potrebbe aver generato un accordo tra le due cosche rivali, finalizzato all’instaurazione di un.alleanza o quanto meno di una pace fra le due suddette cosche in conflitto.“Nell’area di Cutro, è egemone la cosca “Grande Aracri”, retta da Ernesto Grande Aracri ma facente capo al boss detenuto Nicolino Grande Aracri. La famiglia è una delle più potenti del crotonese e presenta ramificazioni in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, con proiezioni in Germania. E.stata protagonista, nel recente passato, di un violento scontro con la cosca“Dragone”, anche in ragione delle rispettive alleanze con i “Nicoscia” e gli“Arena” di Isola Capo Rizzuto.
Con l’operazione “Grande Drago”, eseguita il 21 ottobre 2005, è emersa tutta la potenzialità criminogena della cosca, ben capace di esportare i suoi modelli operativi anche in realtà avulse da contesti di „ndrangheta, come la provincia di Reggio Emilia ove suoi affiliati ponevano in essere attività finalizzate principalmente alla raccolta di “fondi” tra gli imprenditori operanti nel settore edile, loro corregionali, i quali, opportunamente sollecitati con “imbasciate”, contribuivano al finanziamento dell’organizzazione criminale, tramite dazioni di denaro contante o sub-appaltando a ditte vicine alla cosca, operanti nello stesso settore, lavori di sbancamento, demolizioni e forniture di materiali inerti nei vari cantieri edili della provincia reggiana. Il sodalizio nel recente passato si sarebbe scisso in una fazione facente capo a Vincenzo Comberiati, capo storico della consorteria, scarcerato dopo lunga detenzione, facendo registrare gli omicidi di Gaetano Covelli (13.8.2003) e di Mario Francesco Garofalo (28.9.2003), inseriti nei “Garofalo”. Intale contesto sarebbero altresì maturati gli omicidi del pregiudicato Salvatore Esposito (7.5.2005), ritenuto contiguo ai “Garofalo -Mingacci” e di Floriano Garofalo (8.6.2005), elemento di spicco dell’omonima cosca. S.C.O. della Polizia di Stato – Relazione sulla ndrangheta – 30 giugno 2007. Ai “Grande Aracri” sono collegati i “Comberiati-Garofalo” di Petilia Policastro (fortemente insediati in Lombardia), i “Ferrazzo” di Mesoraca e singoli esponenti della criminalità organizzata dei comuni di Roccabernarda e San Mauro Marchesato”. Affiliati alla cosca “Grande Aracri” sono presenti in Emilia Romagna, in particolare a Parma, Reggio Emilia e Piacenza, con forti interessi nel settore dell’edilizia e nella gestione di bische clandestine.I “Ferrazzo” vengono definiti da una sentenza della Corte d.Assise dicalabrese, composto da numerosi affiliati, gravitante a Mesoraca, con ingerenze nei lavori pubblici eseguiti nelle zone limitrofe e proiezioni criminali (rapine, traffico di armi e droga) in Lombardia e a Lavena Ponte Tresa, nonché in altri comuni del confine italo-svizzero e nella stessa a partire dal 2003 in Svizzera e in Italia, ha emesso un.ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di nove persone (tra cui un avvocato milanese esperto in materia finanziaria), le quali, agendo in favore e per conto della suddetta cosca, avrebbero realizzato un.imponente attività di riciclaggio, allestendo in Svizzera, dalla fine degli anni 90, una sofisticata macchina di ripulitura di somme di denaro provenienti dalle attività criminali.“Nella frazione San Leonardo di Cutro, sono presenti il gruppo “Mannolo”, guidato da Alfonso Mannolo71, noto per i forti interessi manifestati in passato nel settore del traffico di sostanze stupefacenti, e quello dei “Trapasso”, retto da Giovanni Trapasso72, collegato agli “Arena” di Isola.
In data 27 luglio 2006, su disposizione della competente A.G., veniva eseguito nei suoi confronti un provvedimento di sequestro e successiva confisca di beni, rientranti nella sua disponibilità anche attraverso prestanome, per un valore complessivo di € 2.220.000,00 circa. In data 23.12.2006 è stato eseguito nei suoi confronti un provvedimento di sequestro e successiva confisca di beni rientranti nella sua disponibilità, per un valore di € 3.000.000,00. In tale quadro, si inserisce l’omicidio di Antonio Fortino (avvenuto il 22.1.2006 a Ciro. Marina), pregiudicato per associazione di tipo mafioso ed appartenente alla cosca “Farao-Marincola”, mentre la recentissima scarcerazione (nel dicembre 2006, dopo un lungo periodo di detenzione) del boss storico cirotano Cataldo Marincola, di anni 45, attualmente latitante, rappresenta un.incognita sugli equilibri raggiunti all’interno della consorteria, anche in relazione all’omicidio di un suo uomo di fiducia, Natale Bruno, avvenuto nel 2004. A ciò si aggiunga, quale ulteriore fattore di disequilibrio, che il 25/5/2007 l’Arma dei Carabinieri ha tratto in arresto esponenti della “locale” di Cirò, tra i quali Giuseppe Farao, ritenuto capo dell’omonima cosca, per rispondere, a vario titolo, di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione illegale di armi ed estorsione. A Cirò, continua ad essere egemone il clan “Farao-Marincola”73, in contatto con le più importanti cosche calabresi, specie del reggino, e con le frange del Crotonese e della sibaritide, come i “Forastefano” di Cassano allo Ionio. La cosca, collegata anche ai “Giglio-Levato” di Strongoli, opera prevalentemente nei settori degli stupefacenti, dell’usura, delle estorsioni edel riciclaggio”. Presenze di esponenti dei “Farao-Marincola” si registrano anche in Lombardia, in particolare nell’area di Varese, storicamente caratterizzata dalla presenza di personaggi di origine calabrese, in prevalenza dediti al traffico di stupefacenti e che, a partire dal 2005, hanno preso a manifestare un particolare attivismo. Il 27 febbraio 2006, a Fermo (VA), è stato assassinato il pregiudicato Alfonso Murano, collegato alla cosca “Farao-Marincola”. Esponenti della stessa cosca operano anche in Umbria, attivi nella gestione di esercizi pubblici e nello sfruttamento della prostituzione. A Petilia Policastro risulta predominante l’organizzazione criminale retta da Vincenzo Comberiati, detto “Tummuluni”, attualmente detenuto.“Ancora, nella Valle del Neto, nei Comuni di Belvedere Spinello e Rocca di Neto, è presente la cosca “Iona”, capeggiata dal boss detenuto Guirino Iona, interessata alle estorsioni ed alle infiltrazioni nei pubblici appalti oltre che inserita in attività imprenditoriali edili”.Per concludere questa sezione, converrà fare un cenno ad alcuni episodi criminosi degli ultimi anni che denotano i preoccupanti livelli di pericolosità e di spregiudicatezza raggiunto dalle cosche del crotonese: Il 26 febbraio 2000, a Strongoli, nell’ambito di una guerra per determinare nuovi equilibri organizzativi della locale famiglia Giglio, killer ad essa affiliati hanno consumato una strage sul lungomare, uccidendo quattro uomini, tra i quali anche un anziano passante, e provocando il ferimento di tre carabinieri intervenuti per tentare d’intercettare la loro fuga.
Il 3 ottobre 2004, alcuni killer tendono un agguato a Carmine Arena, al vertice dell’omonima cosca di Isola Capo Rizzuto, lo uccidono e feriscono gravemente il cugino, Giuseppe Arena, poi subentratonell’organigramma della cosca. Poiché i due si trovavano a bordo di un.autovettura blindata, i killers prima hanno infranto i vetri a colpi di bazooka e poi hanno finito le vittime a colpi di kalashnikov. Il 6 agosto 2007, in un ristorante di Cirò Marina, viene sfiorata la strage: Giuseppe Pirillo, esponente di primo piano della cosca Farao-Marincola, viene ucciso da killer travisati che, dopo aver fatto irruzione nell’affollatissimo locale, sparando tra i tavoli lo uccidono e feriscono altre sette persone. che nella frazione San Leonardo di Cutro, siano presenti il gruppo “Mannolo”, guidato da Alfonso Cannolo, noto per i forti interessi manifestati in passato nel settore del traffico di sostanze stupefacenti, e quello dei “Trapasso”, retto da Giovanni Trapasso, collegato agli “Arena” di Isola.
L’operazione Ghibli eseguita il 21 aprile 2009 dai Carabinieri tra Crotone e l’Emilia Romagna è scaturita anche dall’apporto fornito dai collaboratori di giustizia ed ha portato all’esecuzione di 16 su 20 ordini di cattura e numerosi sequestri. Cinque anni di indagini nel corso dei quali il sostituto procuratore della Dda di Catanzaro, titolare dell’inchiesta, Sandro Dolce, ha presentato due distinte richieste di misure cautelari concesse dal gip distrettuale. In cui viene ricostruita la guerra di ‘ndrangheta nel crotonese tra i Dragone-Arena ed i Grande Aracri-Nicoscia; al tempo stesso anche i nuovi assetti fra i gruppi criminali della zona, nonchè l’omicidio di Pasquale Nicoscia ed il tentato omicidio di Domenico Bevilacqua alias Toro Seduto. Il procuratore nazionale aggiunto antimafia, Emilio Ledonne, ha commentato il sequestro di beni per un valore di oltre trenta milioni di euro: «un risultato, che serve a reprimere direttamente quell’economia illegale che tanto danneggia gli imprenditori che vogliono svolgere il loro lavoro onestamente». In particolare sono stati sequestrati a Isola Capo Rizzuto, due alberghi ristoranti; tre imprese individuali; le quote societarie di alcune lavanderie; un complesso immobiliare e 42 tra automobili, moto e mezzi industriali ed agricoli, oltre ad un centinaio tra polizze assicurative e conti correnti bancari in Calabria ed in Emilia, in particolare a Maranello e Sassuolo, in provincia di Modena. “Si tratta di un segmento di indagini relative al territorio crotonese ha detto il procuratore capo della DDA di Catanzaro Antonio Vincenzo Lombardo, che costituisce un seguito di altre inchieste e, certamente, darà luogo ad altre ancora”L’altra grande operazione che ha visto coinvolti i due clan va sotto il nome di “Pandora”. Eseguita dallo SCO( Servizio Centrale Operativo), dalla Squadra Mobile di Crotone, e dalla Sezione Criminalita’ Organizzata di Catanzaro. Un’operazione chiusa con 37 arresti e blocco di beni per qualche decina di milioni di Euro Invischiate le famiglie leader, degli Arena (alleati con i Dragone ed i_Mannolo) e i Nicoscia di Isola Capo Rizzuto (alleati con la cosca Grande Aracri) ‘Ndrangheta: scoperchiato il vaso di PandoraSono 35 gli arresti( www.Polizia di Stato) ed ha un valore di oltre 40 milioni di euro il patrimonio sequestrato questa mattina 26-11-2009 dalla Squadra mobile di Crotone insieme al Servizio centrale operativo (Sco) nell’operazione “Pandora”. Destinatarie dei provvedimenti restrittivi per associazione di tipo mafioso, omicidi, estorsioni, traffici di stupefacenti e di armi sono state le “famiglie” mafiose più influenti del crotonese, gli Arena e i Nicoscia, operanti nella zona di Isola Capo Rizzuto e con pericolose ramificazioni anche nel Nord Italia.
Gli appartenenti alle “famiglie” si sono resi responsabili di violente estorsioni, nei confronti di imprenditori edili, nonché di esercizi commerciali diversi del luogo. Le indagini hanno permesso di individuare anche la responsabilità di 3 omicidi e di 2 tentati omicidi (commessi tra il 2004 ed il 2006). L’operazione “Pandora” si è estesa in Lombardia, Emilia Romagna e Trentino, dove le ramificazioni mafiose erano impegnate soprattutto nel traffico di stupefacenti e armi nonchè nelle estorsioni ai danni di imprenditori calabresi trapiantati in quelle regioni. Nel corso delle perquisizioni sono stati rinvenuti un chilo e 800 grammi di hashish, un fucile calibro 12 rubato, denaro contante e ingenti quantitativi d’oro. Gli arresti e i vari sequestri sono stati eseguiti anche con la collaborazione delle Squadre Mobili di Milano, Bologna, Pavia e Reggio Emilia e Napoli. Infine, per completamento d’informazione, ecco l’operazione Broker. Protagonista il senatore Nicola Di Girolamo E’ accusato, chiarisce l’Adn-Kronos, di essere la ”mente finanziaria” di un gruppo criminale. Con queste motivazioni, il Gip del Tribunale di Roma emise la richiesta d’arresto del senatore Nicola Di Girolamo, nell’ambito dell’inchiesta della Procura antimafia di Roma sul riciclaggio di denaro. Sullo sfondo, collegamenti con alcune cosche della ‘ndrangheta. Avvocato, imprenditore, residente a Bruxelles, 50 anni il prossimo 25 giugno, Di Girolamo e’ stato eletto nella circoscrizione Estero, in rappresentanza appunto degli italiani nel mondo, nelle liste del Popolo della liberta’.
Domenico Salvatore








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