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Reggio Calabria, Operazione Reale se la ‘ndrangheta è alla ricerca di nuovi equilibri: chi sarà il capo della “Provincia”?

Scritto da on mag 22nd, 2010 archiviato in Calabria, Cronaca, Editoriali, In Primo Piano, Reggio Calabria, Regionale. Puoi seguire questo articolo con gli RSS 2.0. Puoi lasciare un commento a questo articolo compilando il form in fondo allo stesso

La faida di San Luca, è noto, trae origine da un banale scherzo, la sera del 10 febbraio del 1991, un lancio di uova tra gruppi di ragazzi. Lo scontro provocò subito l’agguato in cui caddero Francesco Strangio, 20 anni, e Domenico Nirta, 19. La risposta arrivò il 23 luglio del 1992 con l’omicidio, a Bovalino, del 25enne Antonio Vottari. A distanza di 10 mesi caddero Giuseppe Vottari, Vincenzo Pugliesi, Antonio Strangio, e Giuseppe Pilia. Pochi anni di tregua e la mattanza riprese con l’omicidio di Antonio Strangio, 52 anni e il ferimento di Francesco Pelle, “Ciccio Pakistan”, 30. Il giorno di Natale 2006 l’uccisione di Maria Strangio, figlia di Antonio e il ferimento di quattro persone tra cui un bambino di 5 anni. Di sèguito gli omicidi di Bruno Pizzata, Rocco Aloisi, Giuseppe Campisi e Antonio Giorgi. A Ferragosto del 2007 la strage di Duisburg: morirono Marco Marmo, Francesco Pergola, Marco Pergola, Tommaso Francesco Venturi, Sebastiano Strangio e Francesco Giorgi.

REGGIO CALABRIA, OPERAZIONE “REALE” BIS, REPETITA IUVANT. MA LA PIOVRA DI SAN LUCA DEI CARTELLI DI MAFIA NIRTA-STRANGIO-MAMMOLITI-GIORGI & PELLE-VÒTTARI-ROMEO-GIAMPAOLO, AVEVA ALLUNGATO I TENTACOLI DA BOVALINO-ARDORE SINO A PALIZZI. IL “DOPO PELLE” E’ GIÀ COMINCIATO: CHI SI PRENDERÁ L’EREDITÀ DELL’IMPERATORE ‘NTONI GAMBAZZA”?

In un paese in cui 134 abitanti si chiamano Pelle, 121 Strangio, 92 Romeo, 85 Nirta e quasi tutti sono imparentati da matrimoni e battesimi, comparati d’anello e di Cresima. Ci sono i Nirta “Versu” e i Nirta “Scalzone”, gli Strangio “Jancu” e gli Strangio “Barbaro”, i Vòttari “Frunzu!, i Mammoliti “Fischiante”, i Giampaolo “Russeddhi” e Giampaolo “Nardò”, Romeo “U Staccu”, Pelle “Gambazza”, Pelle “Vanchelli”, ‘A mamma, Giorgi “Ciceri” e Giorgi “Boviciani” Il boss Antonio Pelle era stato arrestato, All’ospedale di Polistena (RC) dopo 9 anni di latitanza, il 12 giugno 2009 dai carabinieri del Ros di Reggio Calabria mentre era ricoverato nell’ospedale di Polistena a seguito di un delicato intervento chirurgico all’intestino per via di un’ernia strozzata. Era stato il magistrato Laura Antonini , accogliendo l’istanza dei difensori Salvatore Staiano e Lorenzo Gatto, a scarcerare Antonio Pelle per gravi motivi di salute ricopriva il grado di “vangelo”, il più alto. Giacomo Ubaldo Lauro a Filippo Barreca, il grado di “vangelo” era stato creato in appositamente per assegnare una dote di livello superiore ai capibastone, con particolare prestigio e carisma criminale. era uscito indenne da tutti i principali processi; dal 1999 ricopriva la carica di Capo-crimine, la più alta della ‘mdramgheta in quel tempo facendo collezione di assoluzioni (ben nove). Tra gli avvocati che nei decenni hanno difeso Pelle compare anche il prof. Giovanni Leone, due volte presidente del Consiglio e presidente della Repubblica dal 1971 al 1978. Il boss “inciampò solo una volta: nell’operazione “Lady O”, nata da un’inchiesta coordinata dal pm Francesco Mollace. ‘Ntoni Gambazza, era stato condannato a 26 anni per associazione mafiosa, traffico internazionale di droga e altro
Domenico Salvatore

LA NOTIZIA
Reggio Calabria, 18 mag. – (Adnkronos) – Un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del Tribunale di Reggio Calabria nei confronti di 11 indagati per associazione mafiosa, estorsioni e altri gravi reati, e’ stata eseguita questa mattina dai carabinieri del Ros e del comando provinciale di Reggio Calabria che hanno portato a termine l’operazione ‘Reale’. Il gip di Reggio Calabria, oltre a confermare le accuse del fermo, eseguito il 22 aprile scorso nei confronti degli esponenti delle cosche Pelle, Morabito, Ficara e Latella ha esteso il provvedimento cautelare a due imprenditori ritenuti responsabili di intestazione fittizia di beni per la loro attiva partecipazione alle societa’ riconducibili alla cosca Pelle di San Luca. Disposto il sequestro preventivo dell’intero patrimonio aziendale della societa’ Freedom Cafe’ Srl e Azzurra Costruzioni per un valore complessivo di circa 5 milioni di euro. Gli arrestati sono Giuseppe Francone, 67 anni di Palizzi e Sebastiano Carbone, 22enne di Locri, secondo quanto emerso dalle indagini, soci della Freedom Cafe’ Sas di Ardore (Reggio Calabria), specializzata nella gestione di stazioni di servizio, ricevitorie, ristorazione e vendita di generi di Monopolio, di fatto riconducibile ad Antonio Pelle, 24 anni. Il provvedimento di sequestro riguarda anche l’impresa Azzurra Costruzioni riconducibile ad Antonio Pelle, 23 anni, cugino del precedente, che ha subito recentemente il danneggiamento di autocarri e di 5 betoniere a Santa Venere di San Luca.

IL COMMENTO
Reggio Calabria-Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, CFS e Polizia Penitenziaria coordinati dalla DDA di Reggio Calabria, diretta dal procuratore capo Giuseppe Pignatone, che si avvale della collaborazione degli aggiunti, Michele Prestipino Giarritta (per la zona tirrenica) e Nicola Gratteri (per la zona jonica)grazie all’alta professionalità e competenza, hanno oramai acquisito il quadro chiaro del fenomeno ‘ndrangheta. Locale per Locale, ‘ndrina per ‘ndrina, cosca per cosca. Non solo in Calabria ed in Italia, ma anche all’estero. Unico dubbio, forse, riguarda la valenza planetaria del defunto capo dei capi del cartello santulucotu e mandamentale, Antonio Pelle, 77 anni.

Antonio Pelle, inteso “Gambazza”
inserito nell’elenco dei 30 latitanti più pericolosi, inteso ‘U Gambazza, arrestato il 12 giugno del 2009; deceduto per un infarto alle 07,10, nell’ospedale di Locri, la mattina del 4 novembre 2009. Fece clamore la notizia del 18 marzo, 2010 sulle clamorose squalifiche sportive, inflitte al San Luca, squadra partecipante al campionato FIGC di prima categoria, girone D. Ben sedici giocatori, si ricorderà, furono squalificati per due giornate, perchè nel novembre scorso scesero in campo, nella gara contro il Bianco, con il lutto al braccio per la morte del boss della ‘ndrangheta Antonio Pelle, meglio noto come ‘Ntoni Gambazza. Il G.S. ( giudice sportivo) sanzionò il San Luca con una multa di 600 euro e comminò la penalizzazione di tre punti alla società. Pena da scontare nel campionato 2009-2010. Per i dirigenti della squadra, inoltre, è stata inflitta la sanzione dell’inibizione per cinque mesi a Giuseppe Trimboli, di due mesi per Giuseppe Strangio e di un mese e cinque giorni a Giuseppe Nirta.

IL QUESTORE DI REGGIO CALABRIA, CARMELO CASABONA, SU PROPOSTA DEI CARABINIERI, AVEVA EMESSO UN PROVVEDIMENTO DI DASPO (IL DIVIETO DI ACCESSO ALLE MANIFESTAZIONI SPORTIVE) PER UN ANNO PER IL VICEPRESIDENTE, GIUSEPPE TRIMBOLI. L’UNICO DIRIGENTE PRESENTE ALLO STADIO.

Tutto questo mentre la Procura federale della Federcalcio aveva aperto un’ inchiesta per accertare i contorni dell’intricata faccenda.Per capire se le cariche di Santista, Capo Crimine e Vangelo o Associazione siano o meno compatibili con la carica di capomafia provinciale o Provincia. Se non di tutta la ‘ndrangheta calabrese. E di converso mondiale. Se così fosse, la pesantissima eredità provocherebbe appetiti pantagruelici. Gli storici ritengono che questa carica sia sempre esistita a partire dagli anni trenta del Novecento. Dapprima il primato sarebbe stato esercitato dal padrino riconosciuto della Famiglia Montalbano, Picciotteria ed Onorata Società, don Antonio Macrì. Capo dei capi sino al 20 gennaio 1975, quando venne ammazzato in contrada Zammariti di Siderno, da un commando di mafia costituito da diversi picciotti armati di lupara, pistola e mitraglietta contro un’autovettura Renault. Zi’ ‘Ntoni, morì sul colpo, crivellato da alcune sventagliate di pallottole, esplose da corta distanza.

I pentiti dissero che i mandanti furono i Cataldo di Locri e che vi avrebbe partecipato anche il mammasantissima “don Pasquale” Condello, catturato dai Carabinieri del comando provinciale il 18 febbraio del 2008, in località Occhio di Pellaro. Centro rivierasco sorto nell’antica baia romana di “Balarum”. Gli storici, sono propensi a ritenere, che nel dopoguerra Antonio Macrì abbia allargato i quadri dirigenziali del sodalizio mafioso, DELEGANDO “DON MICO” TRIPODO (ASSASSINATO NEL CARCERE NAPOLETANO DI POGGIOREALE, IL 26 AGOSTO DEL 1976, DA DUE CAMORRISTI DI RAFFAELE CUTOLO, CAMORRISTA, ERGASTOLANO, DETENUTO; PER ORDINE DEL MAMMASANTISSIMA “DON PAOLINO” DE STEFANO, UCCISO NELLA SUA ARCHI DI REGGIO, IL 13 OTTOBRE 1985, ASSIEMA AL GUARDASPALLE NINO PELLICANÒ, da un commando mafioso, di cui faceva parte anche il Condello, ad occuparsi della diffusione, organizzazione e comando del comprensorio di Reggio Calabria; e “don Mommo” Piromalli, l’unico dei tre ad essere morto nel suo letto, l’11 febbraio del 1979, ad occuparsi per la sterminata Piana di Gioia Tauro. La cosiddetta “Sacra Trimurti Mafiosa”.

C’era allora in campo, quell’Onorata Società, poi divenuta ‘ndrangheta, che lo scrittore di Sant’Agata del Bianco Saverio Strati, mette in bocca a Leo; al personaggio de “Il Selvaggio di Santa Venere” Mondatori, Milano ed a quelli de “La Marchesina”…”Siete lupu, lapa o caddhozzulu ‘i crapa?, chiese il capo giovane”. Il poeta-scrittore e giornalista Corrado Alvaro, sul Corriere della Sera del 17 settembre 1955, parla per la prima volta di ‘ndrangheta fuori dai confini della Calabria. “Per la confusione di idee che regnava fra noi a proposito di giustizia e d’ingiustizia, di torto e di diritto, di legale e di illegale, per gli abusi veri e presunti di chi in qualche modo deteneva il potere, non si trovava sconveniente accompagnarsi con un ‘ndranghitista”. Nel mese di ottobre 1955 la parola ‘ndrangheta finisce in Parlamento. Per la storica operazione “Marzano”. Il primo vero blitz per contrastare la ‘ndrangheta. A condurlo è il questore di ferro Carmelo Marzano, noto per essere stato tra coloro che in Sicilia avevano dato la caccia a Salvatore Giuliano. Un momento importante da un punto di vista storico, perché segna il passaggio dalla “vecchia mafia” espressione di una società agricolo-pastorale, che “prendeva di mira essenzialmente i proprietari di fondi rustici inducendoli ad assumere i suoi affiliati come guardiani o a servirsi della loro mediazione o imponendo persone di sua fiducia per il fitto dei terreni, per la raccolta e la vendita dei prodotti agricoli specie delle olive e degli agrumi”, alla “nuova mafia”, figlia“ dell’industrializzazione del mezzogiorno e dello sviluppo della edilizia pubblica e privata, attorno al quale gravitano interessi per decine di miliardi…con possibilità di guadagni impensati, assolutamente non paragonabili con gli introiti delle vecchie forme di sfruttamento”.

LA FAMIGLIA MONTALBANO AFFONDA LE RADICI NEL TEMPO. GIÀ NEL 1888 FINISCE ALLA SBARRA “UNA VERA ED EFFETTIVA ORGANIZZAZIONE” CHE, SECONDO I GIUDICI, SI ERA COSTITUITA L’ANNO PRECEDENTE CON IL NOME DI ASSOCIAZIONE DI PICCIOTTI; in quella occasione vengono processati dal Tribunale di Palmi 24 imputati. (Presenza mafiosa e riutilizzo dei beni confiscati nella piana di Gioia Tauro: una proposta di analisi-Giovanni Colussi Antonio Napoli Luca Giuseppe Ritorto).Nel 1890 ben 66 imputati provenienti dal circondario di Palmi sono tratti in giudizio con l’accusa di appartenere ad una “setta di camorristi”. Nel 1897 finisce in tribunale la ‘Ndrangheta di Palmi a cui viene inoltre sequestrato uno statuto contenente le regole per l’ammissione alla picciotteria..Davvero imponente il numero degli imputati in un processo del 1899: ben 317 (un vero e proprio maxi-processo), provenienti tutti dal circondario di Palmi, in particolare da Cittanova e Radicena (ora frazione di Taurianova). In realtà i comuni interessati erano molti di più: Iatrinoli, Messignardi, Oppido M., Gioia Tauro, Molochio, Varapodio, Terranova. L’accusa era di far parte di un’ associazione a delinquere che “prendeva di mira l’altrui proprietà”. Chi doveva salire sul trono della ‘ndrangheta lasciato vuoto da Antonio Pelle?Alcuni mesi fa, giunse la prima risposta, chiara e precisa a chi mastica di ‘ndrangheta. Dovevano occuparsi Giuseppe, Sebastiano, Domenico ed Antonio Pelle, figli naturali e legittimi del defunto “Gambazza”. C’è un quinto figlio, Maria, che ha sposato il boss Francesco Vòttari, figlio del defunto Giuseppe Vòttari inteso “Frunzu” alias “U Massaru” (assassinato a Bruzzano nell’àmbito della faida, il 2 ottobre del 1985). Parte integrante del cartello Pelle-Vòttari-Romeo-Giampaolo. Finora gli automatismi hanno funzionato in maniera sincronica. Solo i profani e comunque gl’indifferenti ignorano i vari passaggi. Capi, sottocapi, picciotti, camorristi, contrasti onorati. Agli addetti ai lavori, non sfugge nemmeno una virgola. Hanno un fiuto speciale; un udito fine.

I CASATI DI MAFIA PIÙ POTENTI, PRESTIGIOSI E CARISMATICI IN PROVINCIA DI REGGIO CALABRIA, STORICAMENTE SONO STATI E SONO ANCORA TRE. A REGGIO CALABRIA, COME SI È DETTO DOMINAVA DON MICO” TRIPODO. Il Locale era unico. Dentro c’erano anche i De Stefano, i Condello, gl’Imerti, i Polimeri e gli altri clan satelliti. Poi venne fu la scissione. Ucciso Domenico Tripodo, dentro l’infermeria del carcere, di Napoli a Poggioreale, il 26 agosto del 1976, padroni diventarono i De Stefano, che però avevano pagato dazio con l’eliminazione del fratello maggiore, Giovanni, assassinato al Roof Garden, il 24 novembre del 1974.Infatti, Pasquale Condello, detto il Supremo e Nino Imerti, inteso “Nano Feroce”, diventati pure parenti, fecero gruppo a sé e si allearono con mezza provincia. In città con i Serraino, i Lo Giudice, i Rosmini, i Fontana, i Saraceno e via di sèguito. I De Stefano invece si allearono con i Libri, i Tegano, i Ficara, i Latella, i Barreca, gli Zindato eccetera. A Giorgio De Stefano assassinato in località Acqua del Gallo vicino Gambarie, il 9 novembre del 1977 successe il fratello, Paolo De Stefano ucciso il 13 ottobre 1985. A cui subentrò il figlio Carmine, genero di Franco Coco Trovato, arrestato a Reggio Calabria, il 10 dicembre del 2001. Rilevato dallo zio Orazio De Stefano, ultimo di quattro fratelli. Il nipote Giuseppe De Stefano lo sostituirà sino al 10 dicembre 2008, quando viene arrestato, a Reggio Calabria. Sale al trono Paolo Rosario De Stefano, sino al 18 agosto 2009, quando viene arrestato a Taormina. Tra gli scissionisti comandò da subito e per sempre Pasquale Condello, sino al giorno della sua cattura, avvenuta il 18 febbraio del 2008. Sostituito dal cugino Domenico Condello, inteso “Micu ‘U Pacciu, tuttora latitante. ricercato dal 1993 per omicidio, associazione a delinquere . Gli studiosi del fenomeno ritengono che Paolo De Stefano e Pasquale Condello, abbiano ricoperto il ruolo di capo dei capi della Commissione provinciale.

NELLA ZONA JONICA IL RUOLO DI CAPO DEI CAPI DI QUEL MANDAMENTO È STATO ESERCITATO, COME SI È DETTO, DAL MAMMASANTISSIMA ANTONIO MACRÌ, INTESO ‘U ZI’ NTONI, SINO AL 20 GENNAIO DEL 1975, QUANDO VENNE ASSASSINATO IN CONTRADA ZAMMARITI DI SIDERNO. Per un breve periodo gli successe il nipote Vincenzo Macrì. I Macrì, i Racco ed i Crupi, sono parte integrante del cartello. Poi venne sostituito con Francesco Commisso braccio destro, di ‘Zì’ ‘Ntoni. E dopo di lui, suo figlio, Cosimo Commisso inteso ‘U Quagghia”, arrestato nel 2001, arrestato nell’àmbito dell’operazione “Siderno Group”, protagonista di una vittoriosa quanto sanguinaria guerra di mafia con i Costa di Siderno e artefice della penetrazione in Canada del gruppo criminale, al momento della condanna di quest’ ultimo all’ ergastolo per una serie di omicidi commessi in seno alla faida. A cui successe il cugino Antonio Commisso, ( nato a Siderno, il 16 gennaio 1956) meglio noto come ‘L’ Abbucatu ”, subentrando allo zio Cosimo; nipote anche di Francesco Commisso del ”Siderno Group”, condannato in via definitiva per associazione mafiosa finalizzata alle rapine al traffico di droga e al condizionamento della competizione elettorale. Secondo Polizia e Carabinieri avrebbe ucciso i capibastone di Locri, Giuseppe Cataldo, il 15 febbraio 2005, e Salvatore Cordì, il 31 maggio 2005, impegnati nella sanguinosa faida locrese.

ANTONIO COMMISSO, 49 ANNI, ARRESTATO IL 28 GIUGNO 2005 A TORONTO, INVISCHIATO NELL’OPERAZIONE “BLUFF”, (Durante la stessa operazione la Polizia aveva arrestato altri cinque affiliati della cosca: Francesco, Domenico e Vincenzo Racco;Vincenzo Forgione e Antonio Curciarello,) viveva in una villa lussuosa a Toronto da 700 mila dollari situato a Woodbridge, uno dei quartieri più esclusivi di Toronto, dopo che era stato a fare footing, come faceva tutte le mattine, non ammetteva sconfinamenti. Su di lui, infatti, pendeva un mandato di cattura internazionale dopo la condanna definitiva a dieci anni di reclusione, emessa nell’ aprile 2004 per associazione di tipo mafioso, finalizzata alla commissione di rapine, al traffico di stupefacenti e al condizionamento delle competizioni elettorali . Individuato dagli investigatori della sezione catturandi della Squadra Mobile di Reggio, guidata dal vicequestore Renato Panvino, e da elementi del Servizio centrale operativo e dell’ Interpol. Per la soddisfazione del questore, Vincenzo Speranza e del capo della Squadra Mobile, Salvatore Arena.

IMPORTANTE ANCHE L’OPERAZIONE DEL 21 AGOSTO 2009, IN CUI VIENE ARRESTATO IN OLANDA AD AMSTERDAM GIANLUCA RACCO, 30 ANNI, PURE LUI AFFILIATO ALLA COSCA DEI COMMISSO. Condannato all’ergastolo per associazione a delinquere di stampo mafioso, droga ed omicidio Gli uomini delle forze dell’ordine erano state impegnate ad eseguire 50 ordini d’arresto disposti dal Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, nell’ambito di una inchiesta su una rete di narcotrafficanti che importavano droga in Italia dal Sud America. Il presunto capo sarebbe Salvatore Femia, tra gli arresti c’è anche Giuseppe Zucco, vicino al capobastone Giuseppe Cataldo. Lo hanno riferito fonti investigative, aggiungendo che fra i destinatari degli ordini di custodia per traffico internazionale di stupefacenti nell’inchiesta condotta dal pm antimafia Nicola Gratteri, figurano un commerciante di Marina di Gioiosa, Salvatore Femia, presunto capo dell’organizzazione, e Giuseppe Zucco, braccio destro del boss del ‘ndrangheta Giuseppe Cataldo. Il clan dei Cataldo” operante nel Comune di Locri, alleato con la famiglia mafiosa “Costa-Curciarello” di Siderno, federata con la cosca Ursino di Gioiosa Jonica. Nel corso delle indagini sono stati sequestrati oltre 1.000 chili di cocaina, eroina e hascisc.

L’attenzione degli organi inquirenti, coordinati dal procuratore capo della repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, si sposta su due centri o tre, della sterminata zona jonica della provincia di Reggio Calabria. Un comprensorio, per stessa ammissione degl’inquirenti, “ad alta densità mafiosa”. Un avamposto o prima linea dello Stato. Una zona di frontiera.

ANCHE PER LA CHIESA, CHE AVEVA PIAZZATO LÌ UN ELEMENTO DI PUNTA COME IL VESCOVO GIANCARLO MARIA BREGANTINI, POI (SI DISSE PER RAGIONI DI… “OPPORTUNITÀ”) TRASFERITO A CAMPOBASSO, CHE PER RECUPERARE LA PECORELLA SMARRITA SI ERA INVENTATO LE COOPERATIVE PER LA COLTIVAZIONE DEL RIBES, MIRTILLO, FRAGOLE E LAMPONI. “Regolarmente” attenzionate dalla ‘ndrangheta con attentati, ritorsioni e rappresaglie. Col prelato sempre disponibile a porgere l’altra guancia.. E’ la zona dei santulucoti. Sulla riviera dominava ‘zi’ Ntoni Macrì, ma sulla montagna il clan dei Nirta “Scalzone” coi fratelli Giuseppe, Antonio e Francesco, che era riuscito a mettere insieme le tessere del puzzle; un clan potentissimo, di cui facevano parte gli Strangio, i Romeo, i Vòttari, i Mammoliti, i Calabrò,i Versaci, i Mesiti, i Giampaolo e tutto il resto degli altri casati. La loro parola era legge. Poi venne il Carnevale del 1991 e cominciarono le stragi degl’innocenti. Gli equilibri antichi saltarono però del tutto quando a farne le spese fu il vecchio boss de “la Maggiore” Giuseppe Nirta ucciso a Bianco (RC) il 19 marzo del 1995. Fu così con l’omicidio del vecchio capostipite Peppi Nirta che le vecchie alleanze che univano storicamente i Nirta detti “la Maggiore”, ai Pelle e ai Vottari, saltarono. Gli equilibri andarono in frantumi ed il villaggio globale, famelico ed ingordo gli è saltato addosso. Smanioso di sapere e conoscere come mai un piccolo paesino dell’Aspromonte potesse essere “la mamma” di tutti i “Locali” di ‘ndrangheta sparsi per il mondo. Tutte la ‘ndrine, dovessero avere l’O.K. della “casa-madre”. “Perché” ogni anno in occasione della celebrazione della Madonna della Montagna, tutti i capibastone della ‘ndrngheta, dovessero riunirsi in territorio di San Luca, a Polsi per rendere conto del bilancio consuntivo e tracciare il bilancio preventivo del nuovo anno. Una sorta d’inaugurazione dell’anno mafioso.Alcuni pentiti ed in parte gl’inquirenti cominciarono a parlare di due possibili schieramenti nuovi, cosiddetti cartelli di mafia: Nirta-Strangio.Giorgi-Mammoliti da una parte e Pelle-Vòttari-Romeo- Giampaolo dall’altra. Con la singola famiglia, che per strette ragioni di approssimazione, poteva passare da uno schieramento all’altro, a causa delle parentele consanguinee od acquisite incrociate, comparati (di Comunione, di Cresima, d’anello), matrimoni d’interesse eccetera, amicizie fittizie ecc.. Non è raro il caso, in cui, per uno strano gioco del destino, si siano ritrovati da avversari, se non da rivali:fratelli, sorelle, zii, nipoti, nonni, generi, nuore ecc. Anche compagni di giochi, d’asilo, di scuola, l’amico della porta accanto.

NELL’ELENCO DEI TRENTA, FIGURANO DIVERSI CALABRESI AFFILIATI ALLA ‘NDRANGHETA: DOMENICO CONDELLO, RICERCATO DAL 1993, DEVE SCONTARE L’ERGASTOLO; GIUSEPPE GIORGI, RICERCATO DAL 1995, DEVE SCONTARE 17 ANNI DI RECLUSIONE; SEBASTIANO PELLE, RICERCATO DAL 1995, DEVE SCONTARE 14 ANNI DI RECLUSIONE; GIOVANNI TEGANO, RICERCATO DAL 1993, DEVE SCONTARE L’ERGASTOLO; MICHELE ANTONIO VARANO, RICERCATO DAL 2000.

Ecco l’elenco dei boss arrestati negli ultimi diciotto anni: Domenico Libri (‘Ndrangheta), ricercato dal 1989 ed arrestato il 17 settembre 1992 a Marsiglia (Francia); Antonio Imerti (‘Ndrangheta), ricercato dal 1986 ed arrestato il 23 marzo 1993 a Fiumara (RC); Santo Araniti (‘Ndrangheta), ricercato dal 1983 ed arrestato il 24 maggio 1994 a Roma; Giuseppe Barbaro (‘Ndrangheta), arrestato il 29 settembre 1995 a Platì (RC); Antonio Strangio (‘Ndrangheta), arrestato il 19 agosto 1995 a Barcellona (Spagna); Nicola Arena (‘Ndrangheta), ricercato dal 1993 ed arrestato il 6 luglio 1996 a Isola di Capo Rizzuto (KR); Giuseppe Mancuso (‘Ndrangheta), arrestato nel 1997; Girolamo Molè (‘Ndrangheta), ricercato dal 1993 ed arrestato il 12 luglio 1997 a Gioia Tauro (RC);Giuseppe Piromalli (‘Ndrangheta), ricercato dal 1993 ed arrestato l’11 marzo 1999 a Gioia Tauro (RC); Antonio Libri (‘Ndrangheta), ricercato dal 1994 ed arrestato il 23 maggio 2000 a Reggio Calabria Gaetano Santaiti (‘Ndrangheta), ricercato dal 1993 ed arrestato il 20 maggio 2001 a Seminara (RC); Giuseppe Barbaro (‘Ndrangheta), ricercato dal 1990 ed arrestato il 10 dicembre 2001 a Platì (RC).
Carmine De Stefano (‘Ndrangheta), ricercato dal 1994 ed arrestato il 9 dicembre 2001 a Reggio Calabria;Luigi Facchineri (‘Ndrangheta), ricercato dal 1987 ed arrestato il 31 agosto 2002 a Cannes (Francia); Roberto Pannunzi (‘Ndrangheta), ricercato dal 1999 ed arrestato il 5 aprile 2004, a Madrid (Spagna); Orazio De Stefano (‘Ndrangheta), ricercato dal 1988 ed arrestato il 22 febbraio 2004 a Reggio Calabria; Giuseppe Morabito (‘Ndrangheta), ricercato dal 1992 ed arrestato il 18 febbraio 2004 a Cardeto (RC). Pasquale Tegano (‘Ndrangheta), ricercato dal 1994 ed arrestato il 6 agosto 2004 a Reggio Calabria; Vincenzo Iamonte (‘Ndrangheta), ricercato dal 1993 ed arrestato il 30 luglio 2005 a Reggio Calabria; Antonio Commisso (‘Ndrangheta), ricercato dal 2004 ed arrestato il 28 giugno 2005 a Toronto (Canada); Giuseppe Iamonte (‘Ndrangheta), ricercato dal 1993 ed arrestato il 14 maggio 2005 a Santo Stefano in Aspromonte (RC); Gregorio Bellocco (‘Ndrangheta), ricercato dal 1997 ed arrestato il 16 febbraio 2005 a Rosarno (RC; Giuseppe D’Agostino (‘Ndrangheta), ricercato dal 1996 ed arrestato il 23 marzo 2006 a Rosarno (RC); Giuseppe Bellocco (‘Ndrangheta), ricercato dal 1997 ed arrestato il 16 luglio 2007 a Mileto (VV); Salvatore Pelle (‘Ndrangheta), ricercato dal 1991 ed arrestato il 10 marzo 2007 a Reggio Calabria; Pietro Criaco (‘Ndrangheta), ricercato dal 1997 ed arrestato il 28 dicembre 2008 ad Africo (RC); Giuseppe De Stefano (‘Ndrangheta), ricercato dal 2003 ed arrestato il 10 dicembre 2008 a Reggio Calabria; Giuseppe Coluccio (‘Ndrangheta), ricercato dal 2005 ed arrestato il 7 agosto 2008 a Toronto (Canada); Pasquale Condello (‘Ndrangheta), ricercato dal 1990 ed arrestato il 18 febbraio 2008 a Reggio Calabria; Michele Labate (‘Ndrangheta), ricercato dal 2007 e costituitosi il 22 ottobre 2009 a Roma; Carmelo Barbaro (‘Ndrangheta), ricercato dal 2001 ed arrestato il 12 settembre 2009 a Reggio Calabria. Paolo Rosario De Stefano (‘Ndrangheta), ricercato dal 2005 ed arrestato il 18 agosto 2009 a Taormina (ME). Salvatore Miceli (Cosa nostra), ricercato dal 2001 ed arrestato il 21 giugno 2009 a Caracas (Venezuela). Antonio Pelle (‘Ndrangheta), ricercato dal 2000 ed arrestato il 12 giugno 2009 a Polistena (RC). Michele Antonio Varano (‘Ndrangheta), ricercato dal 2000 ed arrestato il 12 maggio 2009 a Gandria (Svizzera). Salvatore Coluccio (‘Ndrangheta), ricercato dal 2005 ed arrestato il 10 maggio 2009 a Roccella Jonica (RC). Giovanni Strangio (‘Ndrangheta), ricercato dal 2007 ed arrestato il 12 marzo 2009 ad Amsterdam (Paesi Bassi). Tanto per citare i mammasantissima di prima grandezza.

UN ARRESTO DI UN CERTO PESO E SPESSORE, FU QUELLO DI GIOVANNI STRANGIO, 31 ANNI, ARRESTATO AD AMSTERDAM IL 12 MARZO 2009, INQUISITO NELL’ÀMBITO DELLA STRAGE DI DUISBURG, ritenuto uno degli organizzatori ed esecutori materiali della strage di Ferragosto. Ed in parte quello di Giuseppe Nirta, 37 anni, alias “Charlie”, ritenuto vicino alla famiglia “Nirta Versu”, è stato catturato ad Amsterdam nel novembre del 2008, in quanto ricercato a seguito di una condanna in via definitiva alla pena di 14 anni e otto mesi di reclusione: è accusato di associazione per delinquere finalizzata alla produzione e al traffico illecito per fini di spaccio di sostanze stupefacenti, a seguito dell’operazione denominata “Trina”.

UN CASO SPECIALE SECONDO GL’INQUIRENTI È STATA LA PARENTESI DI GIUSEPPE MORABITO, INTESO ‘U TIRADRITTU, CATTURATO DAI CARABINIERI DEL COLONNELLO ANTONIO FIANO, COMANDANTE PROVINCIALE DI REGGIO CALABRIA, IL 18 FEBBRAIO 2004, A SANTA VENERE, VICINO CARDETO, UN PICCOLO PAESE DELL’HINTERLAND ASPROMONTANO REGGINO. Assieme al genero, Giuseppe Pansera, medico dell’ospedale di Melito Porto Salvo. Era latitante da 12 anni. Secondo gli investigatori era” il numero uno” della ‘ndrangheta. Per il presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Roberto Centaro, Morabito è “ben più importante della cattura di Provenzano”. Un capo bastone vecchia maniera, grande mediatore di faide e di affari. A Reggio Calabria, come a Roma ed a Milano. L’arte, gliel’aveva insegnata in parte, il suo consuocero Sebastiano Zavettieri capo dei capi della montagna, completamente ignorato dalla stampa, ultimo dei mohicani, assassinato a Melito Porto Salvo, nei pressi del ponte di Prunella, sulla statale 183, nel novembre del 1994; assieme al figlio, architetto Mario Zavettieri. Per quel delitto, assieme ad altre persone( furono impiegate diverse armi:kalashnikov, pistola e lupara, fors’anche una mitraglietta), venne spiccato mandato di cattura internazionale contro Fortunato Maesano di Roghudi, ritenuto capobastone dell’omonima famiglia di ‘ndrangheta . Il 28 ottobre del 2008 veniva arrestato in Svizzera, a Maler Birg, Fortunato Maesano 53 anni, di Roghudi, dalla polizia elvetica che lo stava ricercando assieme ai Carabinieri della compagnia di Melito diretta dal capitano Antonio Sframeli, coordinati dal colonnello Antonio Fiano, comandante provinciale. Gl’inquirenti lo ritenevano legato e collegato al cartello dei Pangallo-Maesano-Favasuli. Era stato condannato anche a dieci anni di reclusione per associazione a delinquere di stampo mafioso, ricettazione, detenzione e porto di armi da guerra. Il territorio che ricade nei comuni di Roccaforte del Greco, Roghudi, Bagaladi, San Lorenzo e Condofuri,(che però, fa baricentro anche con Bova, Bova Marina e Palizzi), ha una storia a sé. Siamo nella Bovesia, Area Grecanica. Ingiustamente vengono tagliati fuori Melito Porto Salvo, che però rientra dalla finestra in quanto custodisce sul suo territorio, il Comune di Roghudi trasferito e ricostruito ex novo; e Montebello Jonico, aganciato con Reggio Calabria, con cui confina ed il viciniore Motta San Giovanni.

SU QUEL TERRITORIO, SORGE UN TRIBUNALE, UNA COMPAGNIA DEI CARABINIERI ED UN COMMISSARIATO DELLA P.S. DUNQUE STRATEGICO, SOTTO TUTTI I PUNTI DI VISTA. EGEMONE SUL TERRITORIO È LA FAMIGLIA DEL MAMMASANTISSIMA “DON NATALE “IAMONTE, L’OTTUAGENARIO PATRIARCA DELLA ‘NDRANGHETA, DETENUTO CON IL REGIME DEL 41 BIS, CONDANNATO ALL’ERGASTOLO,
Il mammasantissima “don Natale” Iamonte,ultraottuagenario, patriarca della ‘ndrangheta,
catturato il 22 novembre 1993 a Milano, Via Ruccellai, ma nella zona hanno operato anche altri clan: gli Zavettieri ed il cartello dei Pangallo-Maesano-Favasuli, il clan dei laurentini (Passaniti, Stilo, Gagliardi, Paviglianiti, Candito), Casile-Rodà, Romeo, Equisone, Tàlia, Vadalà-Scriva, Maisano, Errante ecc.. L’operazione “Nuovo Potere”, eseguita dai Carabinieri del comando di Reggio Calabria, diretto dal colonnello Pasquale Angelosanto, ha portato all’esecuzione di 27 ordinanze nei confronti di alcune decine di indagati accusati di associazione delinquere, armi, droga. Destinatari dei provvedimenti giudiziari sarebbero parte integrante dei clan della ‘ndrangheta degli Zavettieri e Pangallo-Maesano-Favasuli che hanno la loro zona d’influenza nei territori di Roccaforte del Greco e Roghudi. Com’è noto tra le due’ndrine, in precedenza si era scatenata nel triangolo della morte Bova-Roghudi-Roccaforte, una cosiddetta “faida di Roghudi”, finita nel 1998, con una cinquantina di morti, con l’armistizio imposto dal capo dei capi della ‘ndrangheta Giuseppe Morabito, inteso “Peppi ‘U Tiradrittu, capobastone di Africo. Circostanza emersa in termini investigativi nell’ambito della vicenda giudiziaria scaturita in seguito all’operazione “Armonia”. I Carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria, supportati da un velivolo dell’8° Nucleo Elicotteri di Vibo Valentia e di unità cinofile del G.O.C. Vibo Valentia, hanno eseguito 25 ordinanze di custodia cautelare in carcere, di cui una da eseguirsi in provincia di Verbano-Cusio-Ossola ed un’altra in Massa Carrara e 2 agli arresti domiciliari, emesse dal GIP di Reggio Calabria nei confronti di soggetti, a vario titolo indagati per associazione di tipo mafioso, tentato omicidio, estorsione, illecita concorrenza con minaccia o violenza, traffico di armi e di sostanze stupefacenti, inseriti nell’ambito di compagini mafiose operanti nei territori di Roccaforte del Greco (RC) e Roghudi (RC).

MA PERCHÉ IL “LOCALE” DI ROGHUDI È COSĺ IMPORTANTE DA MUOVERE TUTTA LA NDRANGHETA CHE CONTA? Ne parla diffusamente coi “compari” il presunto capo dei capi del clan Pelle, Giuseppe. Nella registrazione rilevata tra febbraio e marzo 2010; di altissima rilevanza investigativa. Esistevano cariche ed incarichi diversi per peso e statura all’interno dei clan degli Zavettieri e dei Pangallo-Maesano-Favasuli. La cosa più importante emersa è l’esistenza di un organismo decisionale che taglia la testa al toro circa le dicerie sul codice riformato della ‘ndrangheta. Su una cosa tutti (forze di polizia, pentiti,magistratura, esperti ecc.) concordano. Le gerarchie sono ancora rigide e ferme. Contrasto onorato, picciotto, camorrista di seta di sangue e di sgarro, contabile, vicecapo, capobastone, santista, vangelista, trequartino, quartino, associazione, con qualche piccola variante, esistono ancora. Non si possono saltare due gradini, ma solamente uno alla volta. Ne parlano senza sapere di essere visti ed ascoltati, i rampolli dei due capi dei capi della ‘ndrangheta: Giuseppe Pelle, figlio di Antonio “Gambizza” e Rocco Morabito, figlio di Giuseppe il Tiradrittu. Boss di seconda generazione. Ma la Provincia c’è. Esiste. Se ne parla da una ventina di anni. L’unico dubbio è: se in forma singola o individuale oppure in forma collegiale, a tre elementi. In maniera da far prevalere il voto decisivo su ogni questione. C’è pure chi ipotizza un conclave di note elementi. Tre per ogni zona. A Roghudi il decesso per cause naturali di ‘Ntonazzo Romeo, inteso “Bistecca”, ha riproposto il problema della successione.

IL BOSS GIUSEPPE PELLE CLASSE 1960, È SPOSATO CON UNA DELLE FIGLIE DEL MAMMASANTISSIMA FRANCESCO BARBARO, ALIAS “CICCIU ‘U CASTANU”, CLASSE 1927, DI PLATÌ, RITENUTO A CAPO, INSIEME AL FIGLIO GIUSEPPE, “PEPPI ‘U SPARITU”, CLASSE 1956, DELL’OMONIMO CLAN DELL’ASPROMONTE. Gli altri fratelli Pelle sono: Salvatore, Domenico e Sebastiano. Una figlia di Antonio Pelle, Maria, sorella dei quattro è, invece, sposata con un santulucotu, Francesco Vòttari, alias “Cicciu ‘U Frunzu”,
Francesco Vottari intesso “Cicciu ‘U Frunzu
classe 1971, arrestato nell’àmbito dell’operazione “Fehida”, interrogato dal giudice competente, ha fatto scena muta. Comparso nel carcere di Locri davanti al giudice per l’interrogatorio di garanzia si è avvalso della facoltà di non rispondere. E lo stesso hanno fatto altri quattro fermati nell’ambito dell’operazione “Reale” condotta dai carabinieri contro esponenti delle cosche di San Luca, Africo e della zona sud di Reggio. Sebastiano Pelle ed Antonio Pelle (classe 1987), anche loro sentiti a Locri, difesi dagli avvocati Alberto Marrara, (sostituto dell’avvocato Lorenzo Gatto che difende tutti i componenti della famiglia Pelle coinvolti nell’operazione), Ceci Diamanti, Giuseppe Spataro, Salvatore Staiano, Francesco Calabrese e Giacomo Iaria. Gli altri inquisiti, Giovanni Ficara e Costantino Carmelo Billari sono stati, invece, interrogati dal gip Filippo Leonardo nel carcere di Reggio.Al termine degli interrogatori il gip Leonardo ha convalidato il fermo e ha emesso ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Giovanni Ficara, Costantino Carmelo Billari, Antonino Latella e Antonio Pelle (classe 1986).

STORICAMENTE A SAN LUCA (RC) LA COSCA EGEMONE È STATA QUELLA DEI NIRTA, ATTORNO A CUI RUOTAVANO LE ALTRE, ANCH’ESSE MOLTO IMPORTANTI (Contenuto tratto dal libro “Fratelli di Sangue” di Nicola Gratteri) I Nirta sono due diverse famiglie di ndrangheta di S. Luca piccolo paese aspromontano. Si distinguono in Nirta detti “la Maggiore” o “Scalzone”, e Nirta detti “Versu”. Raccontano i pentiti che negli anni settanta a S.Luca c’erano tre diversi clan. La ‘ndrina più potente era quella dei Nirta detti “Scalzone” indicata come “la Maggiore” affiancata dai Pelle detti “Gambazza” e dai Vottari detti “Frunzu”. Il secondo clan per importanza era quello dei Romeo, ai quali erano legate le famiglie Calabro`, Mammoliti e Tripodo. Venanzio Tripodo che aveva sposato una figlia di Sebastiano Romeo inteso ‘U Staccu, Il terzo clan, infine, era rappresentato da un altro ramo dei Mammoliti; i fratelli Giuseppe, Francesco e Sebastiano detti “Fischiante”. Affiliati a questi, erano i Nirta detti “Versu”, gli Strangio detti “Barbari”,i Giorgi detti “Boviciani”,altri Strangio detti “Janchi”, e i Versaci. Alla fine degli anni ottanta, le nuove strategie spinsero gli interessi delle due cosche più importanti cioè dei Nirta, dei Pelle-Vottari e dei Romeo lontano da S.Luca, fuori dalla Calabria. Alcuni affiliati al cartello vennero coinvolti in inchieste per droga e armi. Fu così che gli Strangio, che fino ad allora avevano vissuto nelle retrovie di rapine, estorsioni e qualche sequestro di persona, in mancanza dei capi storici alzarono la testa cercando di conquistare quote maggiori di potere a S.Luca. Lo scontro con i Nirta-Pelle-Vòttari e con i Romeo fu inevitabile. A farlo deflagrare basto` una carnevalata, il 10 febbraio 1991, (o 14 febbraio?), quando alcuni giovani legati agli Strangio e ai Nirta “Versu” lanciarono delle uova sul circolo ARCI gestito da Domenico Pelle sporcando anche la macchina di uno dei Vottari. L’offesa non rimase impunita. Dai pugni si passo` alle armi. Due giovani persero la vita e altri due rimasero feriti. A inizio così la feroce e barbara faida di S.Luca. Dopo una serie di omicidi che colpirono ora l’una ora l’altra parte in conflitto, si tento` anche una mediazione.

A FARSENE CARICO FU ANTONIO NIRTA,CHE PER PORRE FINE ALLE OSTILITA` CERCO` DI COINVOLGERE I DE STEFANO,I LIBRI E I TEGANO DI REGGIO CALABRIA, I BARBARO E I PAPALIA DI PLATÌ. IL TENTATIVO NON SORTÌ L’EFFETTO SPERATO E A FARNE LE SPESE FU IL VECCHIO BOSS DE “LA MAGGIORE” GIUSEPPE NIRTA UCCISO A BIANCO (RC) IL 10 MARZO DEL 1995.

Fu cosi` con l’omicidio del vecchio capostipite Peppi Nirta che le vecchie alleanze che univano storicamente i Nirta detti “la Maggiore”, ai Pelle e ai Vottari ,saltarono. La cosca dei Romeo e quella dei Pelle , affiancati dai Vottari e dai Giampaolo si unirono,e prendendo le distanze dai Nirta troncarono le vecchie alleanze con la cosca intesa come “la Maggiore” . Dall’altra parte quella appunto dei Nirta detti “la Maggiore” o “Scalzone” si attestarono,i Giorgi detti “Ciceri”,gli Strangio detti “Janchi”, gli altri Nirta detti “Versu”,i Mammoliti detti “Fischiante”, altri Giorgi detti “Boviciani” e altri Strangio detti “Barbari”. TORNANDO ALLE OPERAZIONI REALE 1 E REALE 2 IL GIP DEL CAPOLUOGO REGGINO, OLTRE A CONFERMARE L’IMPIANTO ACCUSATORIO DEL FERMO DI INDIZIATO DI DELITTO ESEGUITO IL 22 APRILE U.S. NEI CONFRONTI DEGLI ESPONENTI DELLA COSCA PELLE, MORABITO, FICARA E LATELLA, HA INTESO ESTENDERE IL PROVVEDIMENTO CAUTELARE A DUE IMPRENDITORI ritenuti responsabili di intestazione fittizia di beni, (art.12 quinquies legge n. 356 del 1992) per la loro attiva partecipazione alle societa’ riconducibili alla cosca Pelle di San Luca.Contestualmente, l’a.g. ha infatti disposto il sequestro preventivo dell’intero patrimonio aziendale della societa’, Freedom Cafe’ srl e Azzurra costruzioni, per un valore complessivo di circa 5 milioni di euro.I nuovi arrestati si identificano in Francone Giuseppe, nato a Palizzi (RC) nel 1943, e Carbone Sebastiano, nato a Locri (rc) nel 1988, entrambi emersi quali soci (rispettivamente accomandante e accomandatario) della “Freedom cafè s.a.s.” di Ardore (RC), specializzata nella gestione di stazioni di servizio, ricevitorie, ristorazione e vendita di generi di monopolio, di fatto riconducibile a Pelle Antonio classe ’86.
Il provvedimento di sequestro riguarda, oltre alla citata Freedom cafè, anche l’impresa “Azzurra costruzioni”, riconducibile a Pelle Antonio cl ’87, che ha recentemente subito il danneggiamento di numerosi autocarri e di 5 betoniere in localita’ Santa Venere di San Luca. L‘attività, scaturita dagli esiti del fermo di indiziato del 22 aprile u.s., ha permesso pertanto di individuare ulteriori beni nella disponibilita’ della cosca Pelle ed ha confermato l’adozione, da parte degli esponenti dell’ndrina, dei ricorrenti accorgimenti di dissimulazione dei patrimoni illecitamente accumulati, quali la fittizia intestazione, al fine di sottrarsi ai temuti provvedimenti ablativi. Sono emerse chiare indicazioni sul carattere unitario dell’associazione mafiosa denominata ‘ndrangheta, sulle rilevanti disponibilita’ economiche e patrimoniali, sugli stretti rapporti esistenti tra gli esponenti delle cosche piu’ importanti e sull’esistenza di un organo sovraordinato alla struttura territoriale dei Locali, denominato “Provincia” devoluto alla risoluzione delle controversie, in quanto investito di maggiore responsabilita’.
La vicenda inoltre, ha confermato la posizione di assoluto rilievo riconosciuta agli esponenti della famiglia Pelle, in relazione al richiamo delle regole vigenti nella ‘ndrangheta, avendo riguardo alle problematiche ordinative delle singole cosche e alle gerarchie tra gli affiliati.

Si ricorderà il precedente blitz del 22 aprile 2010…ARRESTATO ROCCO MORABITO FIGLIO DEL MAMMASANTISSIMA DELLA ‘NDRANGHETA GIUSEPPE MORABITO DETTO “IL TIRADRITTO”. IL REGGENTE DELLA COSCA DI AFRICO È STATO FERMATO A MELITO PORTO SALVO DAI CARABINIERI DI REGGIO CALABRIA A CASA DELLA SORELLA GIUSEPPINA MOGLIE DI GIUSEPPE PANSERA IMPUTATO NEL PROCESSO “BELLU LAVURU” ISTRUITO DAI PM ANTIMAFIA GIUSEPPE LOMBARDO E DOMENICO GALLETTA E CONDANNATO NEL PROCESSO “ONORATA SANITÀ“ DEI MAGISTRATI MARCO COLAMONICI E ANDRIGO. ROCCO MORABITO ERA STATO COLPITO DA UN DECRETO DI FERMO DELLA DDA DI REGGIO CALABRIA IL 22 APRILE NELL’AMBITO DELL’OPERAZIONE “REALE” DEI CARABINIERI DEL ROS, DEL GRUPPO CACCIATORI DI CALABRIA E DEL COMANDO PREGGIO CALABRIA – I Carabinieri del Ros, nell’ambito dell’operazione denominata “Reale”, hanno arrestato 11 persone, esponenti dei clan Pelle, Morabito, Ficara e Latella, accusati di associazione mafiosa, estorsioni ed altri reati. Ed il successivo, quando sono finiti in manette anche due imprenditori, Giuseppe Francone e Sebastiano Carbone, soci della Freedom Cafe srl, riconducibile ad Antonio Pelle, di 24 anni: l’azienda, specializzata nella gestione di stazioni di servizio, ricevitorie, ristoranti, è stata sequestrata. Anche la Società Azzurra Costruzioni, appartenente sempre ad Antonio Pelle, è stata confiscata. Il valore dei beni ammonta a 5 milioni di euro. Secondo le forze di polizia coordinate dalla magistratura sarebbero stati proprio i Ficara e i Latella ad allacciare i rapporti con i Pelle per aumentare il proprio prestigio e la propria forza, entrando sotto l’ala protettiva di uno dei casati storici della ‘ndrangheta: “Mi devo mettere insieme a qualche famiglia migliore di me” dice Giovanni Ficara, ancora intercettato mentre parla con Giuseppe Pelle, reggente della cosca dopo la morte del padre Antonio, detto ‘Ntoni Gambazza. E’ emersa peraltro la trattativa tra Giuseppe Pelle e Antonino Latella, instaurata per la designazione del reggente del “locale” di Roghudi, dopo la morte, avvenuta all’inizio dell’anno, di Antonio Romeo, detto “Bistecca”. C’è un passaggio in cui, con riferimento a tale situazione, Giuseppe Pelle parla con Rocco Morabito: “Se riusciamo a raggiungere un accordo dobbiamo informare i Latella, sennò chiamiamo la ‘Provincia’ e vediamo chi ha ragione”. Si fa riferimento a un’istituzione superiore, la Provincia, e si parla degli accordi già documentati alla fine degli anni ’90, dall’indagine “Armonia”, condotta dal pm Nicola Gratteri: accordi che avevano sancito la fine della faida tra le famiglie Zavettieri e Pangallo. Del cartello dei Pelle, fa parte anche Francesco Pelle, detto “Ciccio Pakistan”,
ricoverato, si ricorderà, sotto falso nome, in una clinica di Pavia ricoverato per il suo problema alla schiena e alle gambe,

Francesco Pelle, inteso “Ciccio Pakistan”
Latitante dal 30 agosto del 2007 Ciccio Pelle, di 32 anni, detto “Ciccia ‘U Pacchistanu” era ricercato per la strage di Natale a San Luca. Un agguato, compiuto il 25 dicembre 2006, nel quale rimase uccisa Maria Strangio, moglie di Giovanni Luca Nirta, capo del clan rivale dei “Nirta Strangio”. I killer che erano andati a cercare il boss furono imprecisi, lasciando a terra la giovane donna e ferendo altri tre componenti della famiglia, tra cui un bambino di 5 anni. Il Ros di Reggio Calabria, stava braccando uno degli ultimi capi dei “Pelle-Vottari” di San Luca, ancora in circolazione, condannato alla sedia a rotelle. Un “diversamente abile” bisognoso di cure mediche frequenti e specialistiche. Il colonnello Valerio Giardina è arrivato a Pavia e assieme ai colleghi lombardi lo hanno arrestato in una clinica privata. Gl’ investigatori ritengono che l’omicidio di Maria Strangio, sarebbe all’origine massacro di Ferragosto 2007, nel quale furono uccise sei persone ritenute vicine ai Pelle-Vottari-Romeo .

POI VENNE L’OPERAZIONE “FEHIDA” CINQUECENTO UOMINI TRA POLIZIA E CARABINIERI, CIRCONDARONO QUELLA MATTINA IL PAESE DI SAN LUCA. L’OPERAZIONE DEGLI INQUIRENTI CALABRESI PORTÒ AL FERMO DI 32 PERSONE E DECINE E DECINE LE CASE PERQUISITE. Le richieste originarie avanzate dai pm riguardavano complessivamente 51 persone, ma il gip ne ha accolte 43. Gli inquirenti hanno reso noto che sono 32 le persone fermate a San Luca. Gli ultimi tre arrestati, Antonio Giorgi, Antonio Pelle e Antonio Vottari, furono scoperti dai carabinieri, dentro un bunker ricavato nel sottoscala di un’abitazione. Tra i destinatari dei provvedimenti ci sono state cinque donne e anche i fratelli di due delle vittime della strage di Duisbur: si tratta di Achille Marmo, fratello di Marco, e di Giovanni Strangio, fratello di Sebastiano. Le accuse contestate sono di associazione mafiosa, omicidi, traffico di armi ed altro.Presunti mandanti ed esecutori dell’agguato compiuto il giorno di Natale dello scorso anno a San Luca, quando venne uccisa Maria Strangio, la moglie di Giovanni Nirta.

Maria Strangio, moglie di Giovanni Luca Nirta
Secondo gli investigatori italiani, che continuano ad indagare insieme alla polizia tedesca, i sei omicidi di Duisburg sono la “risposta” del gruppo Nirta-Strangio a quell’agguato. Il provvedimento venne notificato a: Roberto Aguì, 26 anni; Giuseppe Biviera, 29 anni; Vincenzo Biviera, 22 anni; Antonio Giorni, 30 anni; Caterina Giorgi, 38 anni; Teresa Giorgi, 31 anni; Vincenzo Giorgi, 63 anni; Giovanni Luca Nirta (Gianluca), 38 anni, marito di Maria Strangio; Antonio Pelle, 19 anni; Domenico Pelle (“micu i mata”), 57 anni; Giuseppe Pelle, 47 anni, “u gambazza”; Giuseppe Pipicella, 36 anni, “u zipangulu”; Giuseppe Pugliesi, 29 anni; Barbara Rocca, 21 anni; Sebastiano Romeo, 30 anni; Raffaele Stranieri, 23 anni; Antonio Vottari, 43 anni; Sebastiano Vottari, 24 anni, “u profissuri”; Teresa Vottari, di Antonio, 60 anni, e l’omonima cugina, di 37 anni. Poi il processo che si sta ancora celebrando. Domenico Salvatore

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