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Milano, si “pente” Antonino Belnome

Scritto da on apr 13th, 2011 archiviato in Calabria, Cronaca, In Primo Piano, Lombardia, Milano, Regionale. Puoi seguire questo articolo con gli RSS 2.0. Puoi lasciare un commento a questo articolo compilando il form in fondo allo stesso

Milano, spunta un nuovo pentito, l’ex capobaston​e della ‘ndranghet​a Antonino Belnome coinvolto nell’opera​zione “Il Crimine-L’​infinito”

“Operazione Bagliore”- La città di Reggio Calabria, fa tendenza nel bene e nel male e trend nel cattivo nel buon esempio. I pentiti di ‘ndrangheta finora una rarità, stanno aumentando a vista d‘occhio al Sud, ma anche al Nord. A seguito della maxi inchiesta “Infinito”, Belnome si è pentito ed ha deciso di collaborare con la Dda di Milano. Ha scelto di parlare, mandando in galera i suoi affiliati accusati di essere con lui mandanti ed esecutori di quattro omicidi di mafia, per dare un messaggio ai giovani e far capire loro che la ‘ndrangheta non ha futuro. L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal p.m. Ilda Boccassini, g.i.p. Andrea Ghinetti coordinati da Edmondo Bruti Liberati, procuratore capo della DDA di Milano; i militari del Ros dei carabinieri di Milano hanno arrestato 19 persone in tutta la Lombardia. I Svelati i misteri di ben quattro omicidi cruciali nell’economia della lotta alla mafia (Rocco Cristello ammazzato a Verano Brianza il 27 marzo 2008, provincia di Monza e Brianza; Carmelo Novella, ucciso il 15 luglio 2008 a San Vittore Olona (MI), al Circolo ex Combattenti e Reduci di via Tasso, visto che il pomeriggio stava trascorrendo senza particolari sussulti: c’era chi si stava sfidando in una partita a carte, chi guardava attentamente verso il televisore per capire quale corridore si sarebbe aggiudicato quella tappa del Tour de France; Rocco Stagno “eliminato” a Bernate Ticino (MI), il 29 marzo 2009 con il sistema della “lupara bianca”e Antonio Tedesco assassinato a Bregnano (CO) il 27 aprile 2009)

MILANO, LA CANTATINA DEL CAPOBASTONE PENTITO DELLA LOCALE DI GIUSSANO (MI), ANTONINO BELNOME, UNA “GOLA PROFONDA” DELL’OPERAZIONE “IL CRIMINE-L’INFINITO” SVELA QUATTRO OMICIDI E FA ARRESTARE UNA VENTINA DI AFFILIATI ALLA ‘NDRANGHETA. L’OPERAZIONE “BAD BOYS”. I FARAO-MARINCOLA. L’EXPO 2015 CHE STUZZICA L’APPETITO DELLA ‘NDRANGHETA

Per capire bene in quale contesto si muova la ‘ndrangheta al Nord Italia tra le province di Milano e di Varese è necessario fare un piccolo passo indietro; un riferimento importante all’operazione “Bad boys” con cui i Carabinieri del comando provinciale, riuscirono a disarticolare una organizzazione di stampo mafioso attiva tra l’alto milanese ed il basso varesotto collegata alla ‘ndrina Farao-Marincola, egemone in Calabria, nella provincia di Crotone, ma con ottimi addentellati nelle altre province calabresi. E soprattutto voce in capitolo nella “Provincia” organo supremo di tutta la ‘ndrangheta, con sede nella provincia di Reggio Calabria; insediati comunque nel loro regno di Cirò (KR). Il potente e ricco clan dei Farao-Marincola, presenti a Roma, in Liguria ed Emilia Romagna, aveva fondato il “locale di Legnano – Lonate Pozzolo”. In questo contesto operava Cataldo Aloisio, 34 anni, arrestato nel 2000 perchè ritenuto vicino alla ‘ndrina di Cirò Marina; ucciso a San Giorgio sul Legnano (MI), con un colpo di pistola alla nuca, il 27 settembre 2008; trovato alle 8,30 da alcuni operai che si stavano recando al lavoro in un cantiere vicino. L’uomo era supino e completamente vestito; era il genero del padrino Giuseppe Farao; Aloisio era anche nipote di un altro boss della ‘ndrangheta, Vincenzo Pirillo, di 50 anni, ucciso in un ristorante di Ciro’ Marina il 6 agosto del 2007 in un agguato in cui rimasero ferite altre sei persone, tra cui la moglie della vittima e una bambina di 11 anni. Lonate Pozzolo era il centro delle attività mafiose e l’operazione dei carabinieri s’é svolta soprattutto nella zona, con arresti anche a Busto Arsizio, Gallarate, alla Malpensa, a Legnano, nel Novarese, e anche fuori dalla zona di influenza del locale, nel Forlivese, a Roma, nel Casertano, nel Potentino e nel Crotonese.
Domenico Salvatore

Milano – Il procuratore aggiunto dela Repubblica di Milano, Ilda Boccassini e i pubblici ministeri Alessandra Dolci e Cecilia Vassena, Gip Andrea Ghinetti, tutti coordinati dal procuratore capo Edmondo Bruti Liberati, grazie alle rivelazioni di un pentito, Antonino Belnome, arrestato lo scorso luglio nell’àmbito dell’operazione “Crimine” in quanto ritenuto a capo della “locale” di ‘ndrangheta di Giussano e legato dall’ottobre del 2008 ai clan Gallace, Leuzzi e Ruga hanno emesso 19 provvedimenti restrittivi nei confronti di altrettante persone, con accuse varie. Le contestazioni che compongono l’ordinanza parlano in totale di quattro assassinii avvenuti nell’hinterland milanese, di occultamento di cadavere, porto e detenzione illegale di armi e ricettazione; hanno consentito di portare avanti le indagini, partite con l’omicidio di Carmelo Novella a San Vittore Olona nel luglio 2008, (c’era chi si stava sfidando in una partita a carte, chi guardava attentamente verso il televisore per capire quale corridore si sarebbe aggiudicato quella tappa del Tour de France) e di giungere a individuare i presunti mandanti, collaboratori ed esecutori di ulteriori tre delitti di stampo mafioso presumibilmente tutte legate tra loro. Omicidi, che sono stati eseguiti in Lombardia tra il 2008 e il 2010. Ci sono diversi calabresi nella lista degli arrestati dell’operazione condotta dal Ros di Milano e coordinata dalla DDA meneghina.

In Calabria il comandante della stazione di Guardavalle, ha fatto scattare i “braccialetti” intorno ai polsi di: Domenico Tedesco 29 anni, di Guardavalle Antonio Carnevale 52 anni di Santa CaterinaVincenzo Fallace, 64 anni, capomafia di Guardavalle, Sergio Sestito 42 anni di Palermiti, Agostino Luigi Caristo 37 anni di Guardavalle e residente a Paterno Dugnano (MI) (ma da circa quattro mesi rientrato a Guardavalle). Agostino Caristo ed Antonio Tedesco, rinchiusi nel carcere di Catanzaro-Siano, in attesa di disposizioni dell’autorità giudiziaria milanese sono accusati di concorso in omicidio e associazione mafiosa. Clamoroso il pentimento del capobastone della ‘ndrina di Giussano, Antonino Belnome: “Lo faccio per i miei figli, avrebbe detto ai giudici, non voglio che anche loro, come me, facciano parte della ’ndrangheta. Entrare in una cosca è come un “sequestro di persona” non ne esci più se non da morto. E in Calabria molti giovani aspirano a essere affiliati, senza sapere cosa li attende. Lo faccio anche per loro”. Belnome era finito in galera l’estate scorso. Era uno dei due killers che il 14 luglio 2008, uccisero Carmelo Novella, 60 anni, potente boss che aspirava a staccare il ramo lombardo dalle calabresi, per poi diventarne il capo.Il secondo sicario potrebbe essere stato Agostino Luigi Caristo 37 anni, di Guardavalle, già arrestato ed incarcerato. Una secessione-scisma storico che gli costò la vita. E non solo a lui. Da qui il pentimento e l’inizio della collaborazione di Belnome, che ha permesso l’arresto di 19 affiliati alle cosche; e di chiarire i contorni di questo omicidio e far luce anche sulla morte di Rocco Cristello, 47 anni, che secondo quanto riferisce il pentito sarebbe stato ammazzato da un commando della ‘ndrangheta formato da Antonio Stagno, Giovanni Castagnella e Giuseppe Danieli; tre degli arrestati nell’operazione “Bagliore” e le sparizioni di Rocco Stagno, (Zio Rocco, alias Rocco Stagno, zio dei giussanesi Gianluca e Antonio Stagno, è sparito dallo scorso anno. I parenti ne hanno denunciato la scomparsa alla Stazione dei Carabinieri di Varedo, dove risiedeva con la famiglia. L’unica traccia rinvenuta è stata il ritrovamento della sua auto abbandonata. Ufficialmente lavorava per la Stabilo, ditta di famiglia, a Verano e aveva anche un laboratorio in piazza Volta a Varedo. Le Procure della Repubblica e della DDA di Catanzaro (Antonio Vincenzo Lombardo) di Reggio Calabria (Giuseppe Pignatone) e di Milano ( Edmondo Bruti Liberati), ma anche la COPAM e gli esperti del fenomeno ‘ndrangheta, hanno lavorato parecchio intorno alla figura carismatica di “don Carmelino “Novella, inteso “Compare Nuzzo”.

Era il capo della struttura milanese denominata “Lombardia? Era entrato in rotta di collisione con l’ex socio di cartello mafioso “don Vincenzino “ Gallace, anch’esso di Guardavalle e per questo motivo sarebbe stato eliminato? Voleva staccarsi dalla casa-madre “La Provincia” di Reggio Calabria, organo supremo riconosciuto e registrato dalle microspie, piazzate dai Carabinieri nel summit annuale di Polsi, riunito per ratificare la nomina di capocrimine al capo dei capi della Cupola “don Micu Oppedisanu”? Forse a quella carica, segretamente aspirava anche lui. Per questo motivo e sarebbe entrato in rotta di collisione con la potente e ricca ‘ndrina dei Farao-Marincola di Cirò Marina? Carmelo Novella, 60 anni, potente boss della ‘ndrangheta che aspirava a staccare il ramo lombardo dalle Locali calabresi, per poi diventarne il capo, rappresentava qualcosa di più? Tra i suoi estimatori ci sarebbe stato anche il mammasantissima Mandatari. Era finita venerdì 21 gennaio 2011 la latitanza di Vincenzo Mandalari, il boss calabrese,( capo della locale di Bollate). Finita nelle mani dei carabinieri del gruppo di Monza guidati dal colonnello Giuseppe Spina Fedele. Gli uomini dell’Arma lo hanno arrestato, mentre, poco dopo le 18.00 aspettava la consorte nel piazzale antistante la stazione ferroviaria di San Giuliano Milanese, alle porte del capoluogo meneghino. Il boss ritenuto uno degli elementi di spicco della ‘ndrangheta in Lombardia è, anche titolare di una ditta di costruzioni. Vincenzo Mandalari, 50enne di Guardavalle, provincia di Catanzaro era sfuggito al maxi blitz dello scorso luglio 2010, coordinato dalle DDA di Milano (Manlio Minale) e di Reggio Calabria (Giuseppe Pignatone), che nell’àmbito dell’operazione “Infinito-il Crimine” ha sferrato un colpo decisivo alle cosche operanti in Lombardia, portando in carcere più di trecento affiliati. Mentre le manette scattavano ai polsi del fratello Nunziato, Vincenzo Mandatari si dava alla macchia fuggendo dal suo villino, trasformato in un bunker a Bollate, nell’hinterland milanese. L’ordinanza di applicazione della misura coercitiva, descrive Vincenzo Mandalari come “riconosciuto capo della locale di Bollate. In apparenza è un incensurato imprenditore, impegnato nel settore edilizio e delle compravendite immobiliari. Nel contesto ‘ndranghetistico, ha ereditato il ruolo dal padre Giuseppe, da lui indicato come uno dei fondatori della “Lombardia, organo supremo della ‘ndrangheta nel Milanese”. Insieme all’avvocato Pino Neri, sarà uno dei protagonisti del summit mafioso, tenutosi a Paderno Dugnano (MI) nell’ottobre 2009, nel circolo per anziani intitolato a Falcone e Borsellino, che sancisce la pace ritrovata tra le locali della Lombardia e le nuove cariche sociali. Subito dopo l’autopsia e la consegna della salma ai parenti, per i funerali, per volere dei familiari, era stato sepolto nel cimitero di San Giorgio a Legnano. Sabato 27 settembre del 2008, due mesi e mezzo dopo la morte del capobastone dei Novella-Gallace, viene ucciso anche il boss Cataldo Aloisio. Ufficialmente imprenditore edile, anche lui, residente in Calabria e domiciliato nel bolognese; l’uomo avrebbe svolto un ruolo attivo nella cosca di Lonate Palazzolo. Il corpo viene ritrovato, proprio, davanti al cimitero di San Giorgio su Legnano; il camposanto dov’è sepolto Carmelo Novella. Ma guarda tu, che combinazione! Un messaggio eloquente per il capomafia Giuseppe Farao, capo dei capi del cartello di mafia Farao-Marincola e non solo, a cui appartiene il Cataldo Aloisio .

C’era pure il sospetto che Cataldo Alosio fosse una talpa al servizio degli “sbirri”. La conferma arriverebbe da una relazione confluita nel voluminoso fascicolo dell’operazione Crimine. Atti che gettano una nuova luce su quel delitto. Il tenente colonnello Luigi Di Santo,comandante del Reparto operativo dei carabinieri di Crotone, uno che ha lavorato ai fianchi il clan Farao Marincola, incontrò Aloisio il 10 maggio del 2008 all’aeroporto di Malpensa e ne raccolse le confidenze. Si avanzò pure, l’ipotesi che Alisio fosse un pentito. Una ‘ndrina molto forte nonostante le perdite inflitte con le operazioni “Eclissi (1996), Galassia (1° luglio 1995), Scacco Matto ( 2000), Dust ( 2004), Bellerofonte (2007) Una leadership condivisa con il fratello Silvio e con Cataldo Marincola. I due, latitanti, erano stati catturati nella notte di martedì 4 novembre 2008, dai Carabinieri del comando provinciale di Crotone, (c’era anche il maggiore Luigi Di Santo che comanda il reparto operativo dell’Arma) e dallo squadrone eliportato Cacciatori Calabria, al comando del tenente Alessandro Albiero di Vibo Valentia. Cataldo Marincola, 47 anni, e Silvio Farao, 60 anni, entrambi di Cirò, erano ritenuti i capi – insieme a Giuseppe Farao, che era già detenuto si nascondevano, in un casolare a due piani, tra i boschi di Monte Nero; una località nel comune di Aprigliano, nella Sila cosentina. perfettamente mimetizzato tra i boschi della Sila; una zona impervia di montagna, alla quale si arriva da una strada sterrata. Al momento dell’irruzione Farao e Marincola stavano dormendo, ma non erano armati Nel covo “caldo” non sono stati trovati telefoni cellulari né pizzini e neppure documenti falsi; su un comodino, invece, c’era la copia di un libro che parla del Vangelo. Cataldo Marincola, era stato scarcerato nel dicembre 2006, dopo avere scontato quasi 11 anni di reclusione, grazie ai benefici previsti da ben due indulti. Marincola era rientrato a Cirò, ma quando nel successivo mese di febbraio i carabinieri sono andati a cercarlo per notificargli un ordine di carcerazione emesso dalla Procura generale di Milano per un residuo di pena di 1 anno, 5 mesi e 10 giorni di reclusione, l’uomo si era reso irreperibile. Nel frattempo, nel marzo 2009, gli è arrivata un’altra tegola giudiziaria: la condanna a 30 anni di reclusione emessa a suo carico dalla Corte d’assise d’Appello di Catanzaro per l’omicidio di Mario Mirabile, cognato del capomafia Giuseppe Cirillo, avvenuto a Corigliano il 31agosto 1990 (la Corte contestualmente ha inflitto l’ergastolo, per lo stesso delitto, ai fratelli Giuseppe e Silvio Farao. Carcere a vita per lo stesso delitto, inflitto pure a Santo Carelli, ritenuto il capo del locale di Corigliano Calabro.). La ‘ndrangheta nel Varesotto, targata Farao-Marincola, che vanta anche conoscenze con alcuni direttori di filiale, aveva escogitato mosse geniali per spolpare i clienti delle banche. Da un lato,quelli con i conti più corposi per estorcere quanto più denaro possibile; e quelli dall’altro, per iniziare una manovra di accerchiamento, che attraverso l’usura permette di impadronirsi delle stesse attività commerciali che versano in condizioni economiche critiche. Attraverso le notizie bancarie riservate su privati risparmiatori che vanno a chiedere il mutuo, o un prestito, spifferate in cambio di banali regalie come cesti natalizi, orologi, vestiti. Le banche, facevano affari d’oro, con la mafia calabrese. Sta scritto nero su bianco nelle carte della procura di Milano. L’inchiesta della procura di Milano ha accertato reali responsabilità degli istituti di credito. Il sostituto procuratore, Mario Venditti ha lavorato ad “un rapporto privilegiato con le banche”, descrivendo una vera e propria attività di insider trading mafioso. Parola, d’onore, di Fabio Zocchi, battezzato ”mafioso” da uno dei luogotenenti del capo; arrestato davanti al casinò di Saint Vincent il 23 aprile del 2009. All’aeroporto della Malpensa si muoveva come voleva e poteva effettuare carico e scarico di merce (che tipo: armi, droga?) senza che venissero effettuati controlli.. Restano avvolti (in parte) nel mistero due delitti importanti. Il 27 novembre 2005 in un bar di Lonate Pozzolo in provincia di Varese viene ucciso Giuseppe Russo affiliato ai Farao probabilmente dalla stessa ‘ndrina per mancata osservanza delle regole.

Il 27 febbraio 2006 a Fermo in provincia di Varese viene ucciso Alfonso Murano affiliato ai Farao probabilmente dalla stessa ndrina per mancata osservanza delle regole. Aloisio, rimasto coinvolto in un’indagine della magistratura sulla cosca cirotana arrestato nel marzo del 2001 dal Ros dei carabinieri nell’ambito di un’operazione denominata ‘Reset due’ con le accuse di associazione a delinquere di tipo mafioso, omicidi, tentati omicidi, traffico di armi e sostanze stupefacenti, estorsioni. Aloisio, in particolare, era sospettato di aver preso parte all’agguato, fallito, contro Domenico Santoro, avvenuto il 23 febbraio del 1998 a Cirò Marina nell’ambito della faida tra i Farao Marincola e il clan avverso dei Santoro; era il nipote di un altro esponente di spicco del locale di Cirò, Vincenzo Pirillo, il 50enne ucciso in un ristorante di Cirò Marina il 6 agosto del 2007, in un agguato in cui rimasero ferite altre sei persone, tra cui la moglie della vittima ed una bambina di 11 anni. ll 28 aprile 2008 vengono sequestrati 39 beni immobili per un valore di 30 milioni all’imprenditore settantenne Costantino Mangeruca abitante a Cornaredo (Milano), affiliato ai Farao-Marincola; il nucleo investigativo di Crotone aveva individuato e sequestrato il tesoro di Costantino Mangeruca, imprenditore pluripregiudicato 73enne nato ad Africo (Reggio Calabria) e residente a Cornaredo, nell’hinterland di Milano. L’uomo è considerato un personaggio di spicco della cosca Farao-Marincola di Cirò e implicato nel traffico di droga in Lombardia, dove ha fatto notevoli investimenti economici. Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, coordinati dalla magistratura, sono riusciti in qualche modo a far luce su ben sette omicidi riconducibili ad una faida interna e comunque alla lotta per ilcontrollo del territorio; se non ad una scissione: Cataldo Murano, trovato carbonizzato nella sua auto in zona boschiva di Lonate Pozzolo il 6 gennaio 2005; Giuseppe Russo, ucciso il 27 novembre 2005 all’interno di un bar di Lonate Pozzolo; Alfonso Murano, ucciso a Fermo il 27 febbraio 2006; Rocco Cristello, ucciso a Verano Brianza il 27 marzo 2008; Carmelo Novella, ucciso a San Vittore Olona, il 14 luglio 2008; Cataldo Aloisio, ucciso a San Giorgio sul Legnano il 27 settembre 2008; Giuseppe Monterosso, ucciso a Cavaria con Premezzo il 6 maggio 2009. Il 23 aprile 2009 vengono arrestati dalla DDA milanese 39 persone presunte affiliate ai Farao-Marincola, e distrutta la presunta “Locale” di Legnano-Lonate Pozzolo (nata nel 2000). È stato arrestato anche il presunto capo Vincenzo Rispoli, nipote del capobastone dei Farao in Calabria. Il secondo livello dell’organizzazione era invece gestito da Mario Filippelli, classe ’73 residente a Lonate Pozzolo, che aveva il compito di organizzare e coordinare usure e rapine (ben 11 a banche e Poste nel 2007 nel territorio tra Legnano e Lonate).

Gli arrestati dell’operazione famosa, denominata “Bad Boys” con cui il comando provinciale dei Carabinieri di Varese, ha disarticolato una delle filiali al Nord Italia del potente e ricco clan dei Farao-Marincola:
1. Rispoli Vincenzo, classe 1962, ristoratore, arrestato in Legnano
2. De Castro Emanuele, classe 1968, muratore, arrestato a Lonate Pozzolo
3. Filippelli Nicodemo, classe 1971, imprenditore edile, arrestato a Lonate Pozzolo
4. Filippelli Mario, classe 1973, nullafacente, arrestato a Lonate Pozzolo
5. Esposito Antonio, classe 1967, nullafacente, già detenuto per altra causa presso la Casa Circondariale di Busto Arsizio
6. Benevento Antonio, classe 1974, muratore, arrestato a Legnano
7. Longobucco Santino, classe 1970, imprenditore edile, arrestato a Legnano
8. Mancuso Luigi, classe 1977, commerciante, arrestato a Saint Vincent
9. Rienzi Pasquale, classe 1968, immobiliarista, arrestato a Legnano
10. Rocca Ernestino, classe 1974, muratore, arrestato a Dairago
11. Zocchi Fabio, classe 1962, residente a Gallarate, immobiliarista, arrestato a Saint Vincent
Soggetti tratti in arresto a vario titolo per i reati di associazione per delinquere, rapina, estorsione, usura, riciclaggio, ricettazione, incendio, detenzione e porto abusivo di armi ed altro:
12. Avallone Carlo, classe 1955, immobiliarista, arrestato a Gerenzano
13. Baracchi Giulio, classe 1966, commercialista, arrestato a Gallarate
14. Bonvissuto Rosario, classe 1973, muratore, già detenuto per altra causa presso la Casa Circondariale di Busto Arsizio
15. Casoppero Cataldo, classe 1951, imprenditore edile, arrestato a Lonate Pozzolo
16. Castellotti Mauro, classe 1966, esercente, arrestato a Legnano
17. Ciancio Nicola, classe 1967, operaio, arrestato a Senise
18. Cusinati Fabrizio, classe 1947, imprenditore edile, arrestato a Samarate
19. Dati Agostino, classe 1967, muratore, arrestato a Novara
20. D’Apote Daniele, classe 1962, immobiliarista, arrestato a Bertonico
21. De Masi Savina, classe 1968, esercente, arrestata a Legnano
22. Di Giulio Moris, classe 1980, nullafacente, arrestato a Forlì
23. Donato Orazio, classe 1973, nullafacente, già detenuto per altra causa presso la Casa Circondariale di Roma Rebibbia
24. Filippelli Domenico, classe 1977, imprenditore edile, arrestato a Lonate Pozzolo
25. Filippelli Pietro, classe 1962, nullafacente, arrestato a Oleggio
26. Giordano Stefano, classe 1967, operatore del 118, arrestato a Busto Arsizio
27. Lento Michele, classe 1983, nullafacente, arrestato a Lonate Pozzolo
28. Leto Russo Antonella, classe 1977, commerciante, arrestata a Cirò Marina
29. Lettieri Olindo, classe 1969, operaio, arrestato a Lonate Pozzolo
30. Lomuscio Roberto, classe 1968, autista, arrestato a Corbetta
31. Malena Michele, classe 1980, operaio, arrestato a Cirò Marina
32. Marino Carmine, classe 1943, muratore, arrestato a Frignano
33. Martines Angelo, classe 1976, operaio, arrestato a Ferno
34. Molfese Giovanni, classe 1975, muratore, arrestato a Lonate Pozzolo
35. Nardo Giovanni Battista, classe 1973, operaio, arrestato a Cassano Magnano
36. Palamara Rocco, classe 1958, imprenditore edile, arrestato a Nova Milanese
37. Pecora Mario, classe 1938, imprenditore edile, arrestato a Solbiate Olona
38. Silvestre Giuseppe, classe 1986, nullafacente, arrestato a Cirò Marina
39. Sozzo Giuseppe, classe 1975, nullafacente, arrestato a Cirò Marina

Villa bunker Mandatari
La magistratura milanese e calabrese che coordina il lavoro di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, vuol capire se le proiezioni consistenti della ‘ndrangheta tendino alla massima vetta, i lavori per l’Expo di Milano 2015. Un’occasione storica, che rappresenta un boccone sicuramente appetibile per le tutte le mafie. Lo Stato ha preso le contromisure da tempo. Lo hanno detto in tutte le salse, il premier Silvio Berlusconi, i ministri degl’Interni Roberto Maroni e della Giustizia Angelino Alfano, ma anche il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni e la COPAM. Il Governo ha deciso di costituire due strutture per scongiurare i rischi d’infiltrazioni criminali e che dovranno monitorare sulla realizzazione delle opere previste, esaminare le anomalie, condividere le banche dati a disposizione di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, percorrere la catena dei subappalti. Ma non è tutto. Le aziende che vorranno prendere parte ai lavori dell’Expo dovranno essere inserite in una white list, un elenco delle ditte certificate e non soggette a rischio d’infiltrazioni mafiose. Un’attenzione particolare sarà posta ai prestanome. Ma basterà? Domenico Salvatore

1 Commento for “Milano, si “pente” Antonino Belnome”

  1. Ettore Ferrero... scrive:

    Ottima operazione contro la ‘ndrangheta in Lombardia, che ha portato all’arresto di ben 19 affiliati e risolto ben 4 omicidi, grazie alla collaborazione del boss della “locale” di Giussano – Mi – Antonino Belnome, denominata ” Bagliore”.
    I Carabinieri del Ros e della Dia di Milano hanno avuto il compiacente gesto di agevolare il compito della Magistratura per cui era stato richiesto un loro intervento, prosecuzione dell’operazione ” Il Crimine – Infinito” del Luglio 2010.
    Un grazie doveroso,dunque, all’operato dell’Arma dei Carabinieri, rivolto al Generale di Corpo d’Armata, Carlo Gualdi, in qualità di Comandante della Divisione ” Pastrengo” di Milano.
    Mentre alla Magistratura con il compito di coadiutore delle indagini, con l’uso nella fattispecie del pentitismo, l’allargamento delle prospettive della ‘ndrangheta sui diversi filoni del mondo illegale.
    Con particolare attenzione alle infiltrazioni mafiose nel circuito dell’Expo 2015 ( richiesta di controllo del protocollo del certifcato antimafia per le Società).

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