
Reggio Calabria, il delitto di Gallico, del pregiudica to Giuseppe Canale: è un"messagg io" della 'ndranghet a? (Foto d'archivio)
Alla vista dei sicari ha tentato la fuga, ma è stato raggiunto e finito a colpi di pistola. Sul posto i Carabinieri del comando provinciale diretto dal tenente colonnello Carlo Pieroni, comandante ad interim, il 118, il medico legale ed il p.m. coordinato dal procuratore capo della Repubblica, Giuseppe Pignatone.
REGGIO CALABRIA IL PREGIUDICATO GIUSEPPE CANALE, 39 ANNI, AMMAZZATO A COLPI D’ARMA DA FUOCO DA IGNOTI KILLERS ARMATI DI PISTOLA CHE POI SI SON DATI ALLA LATITANZA, IN VIA ANITA GARIBALDI, DURANTE UNA PARTITA A BRISCOLA
Domenico Salvatore
Reggio Calabria 12 agosto 2011.-“Cumpari Cicciu, comu stai? -’nchjanu unu, scindu dui, sugnu dà e mi ‘rrimovu”. Venerdì 12 agosto 2011, ore quindici. L’astina di mercurio “spacca” i 40 gradi all’ombra. Alcuni amici per ingannare il tempo e la calura, stanno giocando a carte, intorno ad un tavolo, di un bar, nei pressi della Circoscrizione di località “Gallico Superiore”. Giocano a briscola od a Scala Quaranta, tanto per. Giuseppe Canale 39 anni, sa di essere nel mirino della ‘ndrangheta e si piazza in posizione strategica per battere in ritirata in caso di necessità. Il commando di killers che ha ricevuto l’incarico di “sballarlo” gli chiude ogni varco. L’unica via di scampo rimane la fuga disperata. Corre di fatti più di Usain Bolt, ma il piombo corre più di lui. Un colpo, due tre, poi si perde il conto. Nonostante “il bersaglio corra a zig-zag. Ferito stramazza al suolo. I giustizieri gli sono sopra e scaricano le loro armi. Il perito settore incaricato dal tribunale poi, dirà con esattezza, il tipo d’arma ed il “numero” del calibro e del piombo. Per Canale nemmeno il tempo di recitare l’ultima preghiera. Eseguita la loro missione di sangue morte e rovina, gli assassini si dileguano in un attimo verso la vicina autostrada o forse in una delle tante vie e viuzze a ragnatela della città di San Giorgio. Suona, canta e fischia il piombo agostano per le vie. C’è un fuggi-fuggi, per sottrarsi al piombo. Ma un passante viene raggiunto alla gamba, per fortuna in maniera lieve. Scattato l’allarme intorno al vasto comprensorio viene organizzata una gigantesca cintura militare con la partecipazione della Polizia di Stato diretta dal questore Carmelo Casabona, del comando provinciale della Guardia di Finanza, diretto dal colonnello Alberto Reda. Oltre ai Carabinieri diretti dal colonnello Pasquale Angelosanto.

Sul posto i Carabinieri del comando provinciale diretto dal tenente colonnello Carlo Pieroni, comandante ad interim.
Si parte dai posti di blocco volante e dai controlli dei pregiudicati della zona, loro alibi orario e guanto di paraffina, del cui esito non si hanno notizie. Arriva il 118 ma non c’è spezio per loro. Semmai il carro funebre, della ditta del “caro estinto” incaricata di rimuovere il corpo e di avviarlo verso l’istituto di medicina legale, dove verrà effettuata l’autopsia. Prima di consegnare la salma ai parenti per i funerali, che si svolgeranno a Gallico, in forma pubblica. Salvo diversa disposizione del questore di Reggio, Carmelo Casabona. Per risalire al movente, agli esecutori materiali del plateale delitto, l’ennesimo a Gallico, una zona ad alta densità mafiosa ed all’eventuale mandante, si stanno muovendo i Carabinieri col tenente De Blasio, uno dei primi a giungere sul posto. Coordinati dal p.m. di turno, Stefano Musolino? La Polizia coordinata dal capo della Squadra Mobile, Renato Cortese, ancora sta indagando per identificare il killer che l’anno scorso ha ammazzato il capomafia presunto della ‘ndrina di Gallico, Domenico Chirico 59 anni, indicato dagl’inquirenti, vicino alla cosca dei Condello; scarcerato da poco dopo aver scontato una condanna, rimediata nell’àmbito dell’operazione-processo “Olimpia”. Si spara sempre e comunque per il controllo del territorio e delle attività illecite. E di quelle lecite; attraverso l’istituto del prestanome. Viene difficile pensare che si tratti di una vendetta privata per chissà quali motivi reconditi. Sebbene in questi casi gli organi inquirenti partano alla ricerca della pista giusta a 360 gradi. I testimoni oculari anche stavolta ci sono. Ma ovviamente, nessuno ha visto niente. I colpi? Sembravano mortaretti di…Natale. Bocche cucite e giochino delle tre scimmiotte:non vedo, non sento e non parlo. L’omertà che cuce le bocche a doppia mandata ancora impera sovrana. Tutto il peso grava sulle spalle degli organi di polizia. Il solito capannello di curiosi, non manca mai però. Ha diritto, garantito per legge, all’informazione. Tuttavia il nostro dovere di cronaca, che è poi il loro “diritto” spesso viene ostacolato da parenti esibizionisti, arrogante e prepotenti. Non è facile fare informazione in Calabria. A Reggio ed in provincia poi è praticamente difficile.
Domenico Salvatore









Entries (RSS)
Da Milano a Reggio Calabria: scenari di una possibile faida?
I Serraino sono una ‘ndrina di Reggio Calabria, Controllano la zona di Cardeto e Gambarie ma hanno collegamenti radicati anche a Milano, dove è stata svolta l’operazione Belgio 1, Belgio 2 e Belgio 3 che li vedeva coinvolti insieme ad altre cosche, tra cui i Di Giovine. Le loro attività illecite vanno dalla droga alle armi.
Durante la seconda guerra di ‘Ndrangheta si schierano con i Condello-Imerti-Rosmini. Il 23 aprile 1986 Francesco Serraino viene ucciso insieme a suo figlio Alessandro. Fu ritenuto responsabile dell’omicidio di Giorgio De Stefano, ai tempi capo dei De Stefano, alla fine della prima guerra di ‘Ndrangheta. I fratelli Paolo e Domenico Serraino presero il comando della ‘ndrina.
A Milano avevano creato insieme ai Di Giovine capeggiati da Maria Serraino e da suo figlio Emilio Di Giovine una grande organizzazione per il traffico di droga smantellata dalla forze dell’ordine tra il 1993 e il 1995.
Esponenti di rilievo: Francesco Serraino (1929) detto il boss della montagna, assassinato nel 1986 in una stanza dell’Ospedale di Reggio Calabria, dove era ricoverato per problemi di salute, insieme al figlio Alessandro.
Paolo Serraino (Cardeto, 21 marzo 1942), Boss dopo la morte di “don ciccio” Serraino, nonché fratello, arrestato nel 1995. Ordinò l’omicidio di Lodovico Ligato.
Domenico Serraino, arrestato anch’egli nel 1995 insieme al fratello Paolo.
Nel 1993 Rita Di Giovine, affiliata alla cosca, viene arresta per traffico di sostanze stupefacenti. Trafficava con pasticche di ecstasy e eroina, e armi, da quelle comuni a missili anticarro (da usare nella guerra di Ndrangheta di allora). Nel miglior periodo in collaborazione con la sua famiglià arrivò a importare 150kg di eroina alla settimana. Dopo l’arrestò testimoniò contro la sua stessa famiglia.
Nel 1994 l’operazione Belgio porta in carcere 90 esponenti della cosca Di Giovine-Serraino.
A far scattare le indagini è la confessione di Rita Di Giovine, sorella del boss Emilio: si era trasferita con la madre e i fratelli a Milano nel 1966. Fu la madre con il figlio maggiore Emilio a mettere in piedi una centrale per il traffico di eroina, guidata dal figlio maggiore Emilio.
Nel 1995, dopo 9 anni di latitanza, viene arrestato il boss della cosca Paolo Serraino e condannato a 2 ergastoli. Gli vengono sequestrati beni del valore di 500.000€.
Il 26 luglio 2007 con l’operazione Bless dei Carabinieri vengono arrestate 24 persone tra cui presunti esponenti della cosca Serraino.