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	<title>Mediterraneonline.IT &#187; I lettori scrivono &#8230;</title>
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	<description>Notizie di cronaca, politica, economia e sport con fotografie, immagini e video dall&#039;Italia e dall&#039;estero</description>
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		<title>Uomo tra gli uomini</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jul 2011 05:52:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ da molto tempo, forse più di venti anni che mi chiedo quanti tipi di perdono esistono. Mi chiedo anche quanti tipi di vendetta esistono. E di sofferenza? Quanti tipi di sofferenza esistono? Vivendo mi è sembrato che molti e diversi tipi di vendetta, di perdono, di sofferenza esistono. Uno per ogni essere umano che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/07/fango.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-87906" title="fango" src="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/07/fango-300x244.jpg" alt="" width="300" height="244" /></a>E’ da molto tempo, forse più di venti anni che mi chiedo quanti tipi di perdono esistono. Mi chiedo anche quanti tipi di vendetta esistono. E di sofferenza? Quanti tipi di sofferenza esistono? Vivendo mi è sembrato che molti e diversi tipi di vendetta, di perdono, di sofferenza esistono. Uno per ogni essere umano che li prova. Diversi a secondo del male fatto, del torto subito. Penso ai parenti delle vittime di mafie, penso ai criminali, penso a chi vuol superare barriere ed essere non vittima, non carnefice, ma uomo tra gli uomini di questo mondo, di questo tempo.</p>
<p><strong>Ma il dubbio che non sia effettivamente così molte volte mi assale.</strong> Io non parlo molto, non amo parlare. Forse amo scrivere. Di certo ascoltare. Penso sia per via dell’educazione profondamente contadina che ho ricevuto. Dunque non parlo e poche volte mi confronto con chi certamente frequenta più di me queste importanti categorie: perdono, vendetta, sofferenza. Mi riferisco alla chiesa, ai suoi rappresentanti. Mi riferisco a chi insegna nelle scuole, agli educatori. Mi riferisco a quel variegato mondo che dell’agire “sociale” fa la sua bandiera; ai movimenti, alle associazioni, alla cooperazione.</p>
<p>Per via del caso, o di un volere superiore, sono stato testimone di mondi che si nutrivano di vendetta e odio. Sono poi stato  spettatore di mondi che del perdono facevano la loro bandiera. Tutti erano, e sono, mondi sofferenti in perenne lotta fra di loro. Alla fine ho rifiutato di seguire e l’uno e l’altro mondo. E l’uno e l’altro esempio. Mi sono messo in cammino verso il mondo degli uomini. Degli uomini senza appartenenza, senza abiti distintivi, privi di ideologie preconcette. In questo cammino mi sono spogliato di ciò che ero. Senza provare vergogna ho abbandonato gli abiti che altri mi avevano cucito addosso. Ho lasciato l’orgoglio a chi sa cosa farsene e come utilizzarlo, sia dell’una sia dell’altra parte. Ho  messo in piazza la mia vita, accettando il giudizio di chi vedeva, di chi leggeva. Ho cercato di dare voce ai morti per mano assassina, immaginando i sentimenti di chi gli era sopravvissuto, la loro sofferenza. Questo in un frammento di mondo dimenticato dalla storia: la locride, la Calabria intera. Un mondo che sa di vendetta e ritorsione. Un mondo uguale, negli atteggiamenti, nei sentimenti,  che però si dice diverso. Si crede diverso in alcune sue componenti.</p>
<p><strong>Da uomo in cammino ho poi pensato che uno solo è il sentire la vendetta, l’odio, la sofferenza.</strong> Sentire unico, che è uguale in tutti gli uomini. Identico nei buoni e nei cattivi. In chi i torti li ha subiti, in chi li ha commessi. Mi sono allora chiesto se subire un torto giustifica l’odio, la vendetta, che nascono dalla grande sofferenza provata. Cos’è poi la vendetta? Uccidere o isolare? Isolare è più cristiano che uccidere? Lo chiedo a chi frequenta più di me queste eterne categorie umane. A chi pensa di detenerle, e in questo suo pensare, spesso intorno alla propria, all’altrui sofferenza, isola, categorizza, presume di indicare buoni e cattivi. Diventa legge e così spinge nel baratro tentativi di essere altro di uomini, donne, bambini. Tutti diversi ai suoi occhi, tutti di un’altra razza. Forse, pensa, di razza assassina.</p>
<p>So che non ci sarà risposta a questa lunga riflessione. Non ci sarà, perché all’assurdo non c’è risposta. E anche perché all’ovvio non c’è risposta. Noi, però, non abitiamo la terra dell’ovvio, del naturale, del normale. Noi abitiamo la terra del sospetto, della vendetta, dell’odio, della sofferenza. Abitiamo un frammento di mondo in cui carnefici e vittime si nutrono degli stessi sentimenti. Mi viene naturale, da uomo in cammino, provare pena per le vittime, pena per i carnefici. Sbaglio?</p>
<p><strong>Ciò che non è diviso nei sentimenti, però la legge divide.</strong> Il mondo degli uomini ha trovato nella pena, inflitta attraverso la detenzione, il modo di ridare una possibilità a chi offende la vita e la dignità di altri uomini. La legge è garanzia che chi offende paga. Chi subisce, alla legge affida le sue ragioni, il suo desiderio di “far pagare il reo per l’offesa fatta”. E’ sufficiente questo per lavare il torto? Io non lo so. Credo che esistano pene inconsolabili, che esistano sofferenze inguaribili. Ma chi odia perde la dignità, chi isola perde buona parte delle sue ragioni. Penso sia così. E venti anni che ci penso e sospetto sia così, anche se io non frequento certe categorie. Io vedo questa mia terra inconsolabile, irredimibile, addolorata. Nuovi modelli di vendetta e di odio si vanno consolidando e si sostituiscono ai vecchi modelli di odio e vendetta: il fango sostituisce la lupara. Si sente spirare forte questo vento, ed io vorrei, sinceramente, non esserci più quando finirà di soffiare; le macerie saranno tali da portare angoscia agli stessi untori. <strong>Desidero, nella speranza che mi sbagli, fare un omaggio alla terra dell’odio e della vendetta, autorizzando la pubblicazione di alcune mie poesie del libro “Fiori Recisi” all’attento sito “mediterraneonline”.</strong> Lo faccio da lontano, da un&#8217;altra terra. Terra di necessità ma, e soprattutto, di dubbi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vincenzo Carrozza</p>
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		<title>Diga del Menta, eterna incompiuta</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Jun 2011 09:34:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/06/diga_sul_Menta.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-84513" title="diga_sul_Menta" src="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/06/diga_sul_Menta-300x186.jpg" alt="" width="300" height="186" /></a>Caro direttore, mi collego all’articolo de La Stampa del 03/06/2011 intitolato “<strong>Gallerie senza strada e ospedali vuoti. Viaggio nel Paese rimasto incompiuto</strong>” di Giuseppe Salvaggiulo. Anche Reggio fa parte della cordata. Il mio intervento specifico si collega alla parte dello scritto relativo alle dighe senz&#8217;acqua. All’elenco fatto dal Giornale vorrei aggiungere l’incompiuta “<strong>Diga del Menta</strong>” in provincia di Reggio Calabria. Il progetto, approvato nel lontano 1979 dalla Cassa del Mezzogiorno, ad oggi non è stato completato e non si scorge neppure in lontananza la fine dei lavori. Lo scopo della costruzione dell’invaso sarebbe quello di portare l’acqua nei rubinetti della nostra città. Del prezioso liquido abbiamo bisogno estremo. In atto Reggio presenta grosso modo questa situazione: metà città usufruisce dell’acqua che però è estremamente salata, tanto che il Comune è stato condannato a rimborsare il 50% del canone; l’altra metà è quasi sempre a secco. Qualche anno fa è stato attuato un impianto di dissalazione, che non pare abbia dato risultati risolutivi. Due semplici domande: i soldi spesi per la dissalazione non potevano essere impiegati per fare progredire il progetto della diga? Questa sarà mai completata? Mi sforzo di essere positivo, richiamando lo slogan “Se non ora, quando?”. Il mio convincimento si basa sull’omogeneità della maggioranza di centro destra che parte dal Governo nazionale, passa per la Regione Calabria, tocca la Provincia e si chiude col Comune. Complimenti per il giornale da un lettore assiduo  e grazie per l’ospitalità, Fortunato Mangiola</p>
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		<title>Gian Antonio Stella, come diceva Totò: Francamente, mi faccia il piacere!</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jun 2011 12:55:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="504" height="317"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/znoDdoTFmFY?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/znoDdoTFmFY?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" width="504" height="317" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object><br />
Egregio Gian Antonio Stella,</p>
<p>come diceva Totò “Francamente, mi faccia il piacere!”</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/06/Bronzi-di-Riace.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-84220" title="Bronzi di Riace" src="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/06/Bronzi-di-Riace-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Definire i Bronzi di Riace bulli in quanto nudi corrisponde, a mio avviso, a definire volgare il David di Michelangelo.</p>
<p>Io non so in che versione lei e gli altri signori menzionati nel suo articolo siate abituati a vedere i Bronzi, ma io, fin da bambino, li ho sempre visti nudi.</p>
<p>Poi mi spieghi una cosa, come mai attacca questo spot e non quello in cui ci definirono terroni, mafiosi e ultimi della classe, fatto da Toscani con dei ragazzi in un posto indefinito (che potrebbe essere ovunque), dove parlavano della Calabria come terra di ndrangheta? Sa che quello spot è costato molto di più?</p>
<p>Invece di titolare “2,5 milioni di Euro” dovrebbe titolare “Quello costato meno negli ultimi 10 anni”, se è andato ad informarsi.</p>
<p>Tutti i musei del mondo vorrebbero esporre i Bronzi e io mi chiedo se li terrebbero “bulli e nudi” o secondo i suoi illustri interlocutori verrebbero vestiti?</p>
<p>La Calabria comincia finalmente a valorizzare i<strong> <span style="text-decoration: underline;">SUOI</span></strong> beni e il suo territorio e di tutto in questa terra abbiamo bisogno tranne che di patetico bigottismo Radical chic.</p>
<p>Se Vuole qualcosa di cui indignarsi si indigni per tutti i casi di malasanità che abbiamo avuto in Calabria, del buco sempre alla sanità di 1,8 miliardi di euro che il Sig. Loiero ha lasciato in eredità, si indigni per una Salerno-Reggio Calabria i cui lavori continuano da quando sono nato,  si indigni, se proprio deve, per tutti i soldi restituiti all’Unione Europea, come se potessimo permettercelo, ma non su una pubblicità.</p>
<p>Io ho deciso di scriverle queste quattro righe sotto forma di lettera aperta, non in veste di incarichi che ricopro, ma da un semplice cittadino che di vedere sempre denigrata la sua terra proprio non c’è la fa più. Le uniche cose che qui vogliamo si chiamano CAMBIAMENTO e SVILUPPO di tutto il resto, comprese le retoriche e le sterili polemiche di parte, ne facciamo volentieri a meno.</p>
<p>Salvatore Palermo<br />
Presidente Consiglio degli Studenti Università Mediterranea</p>
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		<title>Violazione della Privacy, per la Cassazione è reato pubblicare in Rete il numero del cellulare altrui.</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jun 2011 12:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per dispetto diffonde  il recapito del rivale in rete e viene condannato a quattro mesi con la condizionale Oggi, in base al dlgs 196/2003 sulla privacy (già legge 675/1996), è proibito rendere noto finanche il numero di utenza del cellulare. Nel concetto di dato personale rientra &#8220;qualunque informazione relativa a persona fisica, persona giuridica, ente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Per dispetto diffonde  il recapito del rivale in rete e viene condannato a quattro mesi con la condizionale</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/06/Cellulare.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-83776" title="Cellulare" src="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/06/Cellulare-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Oggi, in base al dlgs 196/2003 sulla privacy (già legge 675/1996), è proibito rendere noto finanche il numero di utenza del cellulare. Nel concetto di dato personale rientra &#8220;qualunque informazione relativa a persona fisica, persona giuridica, ente od associazione, identificati o identificabili, anche indirettamente, mediante riferimento a qualsiasi altra informazione, ivi compreso un numero di identificazione personale”.</p>
<p>Configura allora il trattamento illecito sanzionato dal codice della privacy la condotta di chi per vendetta nei confronti del titolare dell’utenza, diffonde sul web il recapito del “rivale”: inevitabile è  la sanzione penale.</p>
<p>È questa la severa sanzione comminata oggi dalla Corte di cassazione, con la sentenza n. 21839, pubblicata il primo giugno 2011 che ha confermato la condanna già inflitta dalla Corte di Appello di Milano l&#8217;11 maggio 2010.</p>
<p>Gli ermellini con la sentenza che Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “<a href="http://www.sportellodeidiritti.org/" target="_blank">Sportello dei Diritti</a>” riporta hanno confermato la condanna a quattro mesi con la sospensione condizionale ai danni del frequentatore di una chat line protagonista di un litigio con il gestore del “forum”.</p>
<p>La vicenda portata all’attenzione dalla Suprema Corte riguarda, in particolare la diffida dell’utente dal ripetere indebite intrusioni pubblicitarie: dal web il diverbio si trasferisce sulla linea telefonica, insulti compresi. Per dispetto pubblica su altri canali di chat line il numero del cellulare del rivale, di cui è appunto entrato in possesso grazie alla concitata conversazione. L&#8217;autore della violazione della privacy si è salvato dal carcere soltanto perché incensurato, potendo così beneficiare della sospensione condizionale della pena. Del resto, nel caso di specie, l&#8217;acquisizione non è stata casuale mentre la diffusione &#8220;indebita&#8221; è stata certamente voluta al fine di provocare un danno poiché sicuramente pregiudizievole è la diffusione in un ambito generalizzato come Internet di una dato riservato come il recapito del cellulare, che è tanto privato da non figurare in alcun elenco (salvo eccezioni). Né conta quanto tempo il “post” con il recapito “incriminato” sia rimasto on line: ciò che rileva è la diffusione ad ampio raggio, tanto da consentire a chiunque di prenderne eventualmente nota del numero.</p>
<p>Lecce,  2 giugno 2011</p>
<p><strong> <em>Giovanni D’AGATA</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Gioiosa Marea, i primi 103 anni di Nonna Teresa Piscitello</title>
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		<pubDate>Fri, 06 May 2011 20:32:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gioiosa Marea (Messina) 6 maggio 2011 &#8211; Se probabilmente non sarà un guinnes da record, poco ci manca : oggi sabato 7 maggio 2011 , la signora Teresa Piscitello di Gioiosa Marea. spegne le 103 candeline. Secondo i dati dell&#8217;archivio comunale , risulta essere la più anziana del paese. Teresa è nata a Bellagio sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/05/nonna1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-82121" title="nonna1" src="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/05/nonna1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Gioiosa Marea (Messina) 6 maggio 2011 &#8211; Se probabilmente non sarà un guinnes da record, poco ci manca : oggi sabato 7 maggio 2011 , la signora Teresa Piscitello di Gioiosa Marea. spegne le 103 candeline. Secondo i dati dell&#8217;archivio comunale , risulta essere la più anziana del paese.</p>
<p>Teresa è nata a Bellagio sul lago di Como il 7 maggio del 1908 da Pietro (Siciliano) e Augusta (Comasca) , proprio l&#8217;anno in cui un terribile terremoto sconvolse Messina e Reggio Calabria.<br />
Dopo una gioventù trascorsa in giro per l&#8217;Italia a causa del lavoro del padre, che era un militare, si sposa con Giuseppe Saggio nel 1935, che pero&#8217; morira molto presto lasciandola vedova con ben 4 figli  : Domenica , Augusta, Domenico e il piccolo Carlo di 13 anni.</p>
<p>Una vita dedicata al lavoro ,alla famiglia, e soprattutto agli altri, alle tante persone che Teresa ha sempre aiutato nei momenti della sua vita: anche durante la seconda guerra mondiale offriva qual poco che c&#8217;era a tutti, anche ai nemici di passaggio che non parlavano neppure la nostra lingua , perchè Teresa li considerava  semplicemente uomini, capendone la necessità del tragico momento.</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/05/nonna2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-82122" title="nonna2" src="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/05/nonna2-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Da sempre è stata una gran camminatrice, macinando quotidianamente tanti chilometri : raramente usava i mezzi pubblici per gli spostamenti sia a Palermo (dove ha abitato da sposata) sia a Gioiosa dove ora risiede.<br />
La sua professione è stata quella di collaboratrice nella farmacia del marito, oggi della figlia Domenica, e tutto il paese ricorda ancora oggi la delicatezza delle sue mani nell&#8217;effettuare, ovviamente solo come cortesia e mai a pagamento,  le dolorose punture con le siringhe e grossi aghi di allora, cioè quelli che bollivano nel pentolino prima di essere maneggiati.</p>
<p>La sua alimentazione è stata sempre molto varia, anche se da &#8220;anziana&#8221; preferisce il latte a qualsiasi altro alimento, specialmente la sera.</p>
<p>Sfidando le comuni teorie, è stata gran fumatrice fino all&#8217;età di 70 anni, quando decise, solo con la forza di volontà, di smettere da un giorno all&#8217;altro. Non è mai stata ferma, e anche durante i suoi numerosi spostamenti in treno, dedicava il suo tempo ai lavori a maglia.</p>
<p>Oggi Mercoledi&#8217; 7 Maggio 201 compie l&#8217;invidiabile traguardo di 103 anni, perfettamente lucida nella mente , ricordando benissimo il passato e la sua vita, circondata da grande affetto dei familari e dei suoi tanti nipoti e pronipoti.</p>
<p>Auguri giovane nonna Teresa: BUON COMPLEANNO !!!!</p>
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		<title>In memoria di Amintore Fanfani</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Apr 2011 04:54:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Omaggio ad Amintore Fanfani nel 1961, dal 13 al 18 aprile, in Calabria. Corre l’obbligo di onorare la memoria di Amintore Fanfani, il grande statista nelle cui vene scorreva sangue toscano e sangue calabrese, in quanto egli nacque il 6 febbraio 1908 a Pieve Santo Stefano (comune della Toscana in provincia di Arezzo) da Giuseppe, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Omaggio ad Amintore Fanfani<br />
nel 1961, dal 13 al 18 aprile, in Calabria.</strong></p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/04/amintore_fanfani.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-81772" title="amintore_fanfani" src="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/04/amintore_fanfani.jpg" alt="" width="233" height="219" /></a>Corre l’obbligo di onorare la memoria di Amintore Fanfani, il grande statista nelle cui vene scorreva sangue toscano e sangue calabrese, in quanto egli nacque il 6 febbraio 1908 a Pieve Santo Stefano (comune della Toscana in provincia di Arezzo) da Giuseppe, stimato notaio, e dalla calabrese Anita Leo, originaria di Paludi (comune in provincia di Cosenza).</p>
<p>Amintore Fanfani , autentico “cavallo di razza” ha saputo amalgamare in se&#8217; gli aspetti piu&#8217; concreti e consistenti della toscanesita&#8217; e della calabresita&#8217; nel corso della sua vita , fra l’altro, si annovera la sua visita in Calabria di 50 anni fa.</p>
<p>Infatti nella sua visita , assieme alle città capoluogo di provincia, visitò ben cinquanta paesi grandi e piccoli lungo i due litorali. Fu un vero <em>tour de force</em> in cui il Presidente del Consiglio non si negò a nessuno: prefetti e amministratori provinciali, sindaci e gente comune.</p>
<p>Ancor oggi molti rammentano le cosiddette “vacche di Fanfani”: i capi di bovini che all&#8217;epoca venivano appositamente spostati sopra i camion dal versante tirrenico reggino a quello ionico e viceversa (da una parte all&#8217;altra ) per essere presentati ed apparire numerosi al passaggio dell’allora Capo del Governo  On. FANFANI e del suo seguito .</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Rieccolo” era il nomignolo di Amintore Fanfani, che si è spento a Roma il 20 novembre 1999 tra il cordoglio di tutta la classe politica e dirigente nazionale .-</p>
<p>Domingo Crea</p>
<p>Da Senato.it</p>
<p>Amintore Fanfani, nato a Pieve S. Stefano, Arezzo, il 6 febbraio 1908, morto a Roma il 20 novembre 1999. Professore  di Storia economica all&#8217;Università di Roma, membro dell&#8217;Assemblea  costituente, deputato dalla I alla IV legislatura (Siena), più volte  ministro e presidente del Consiglio, senatore nella V legislatura,  senatore a vita dal 10 marzo 1972, presidente del Senato dalla VI alla  IX legislatura.</p>
<p>Membro del gruppo democratico-cristiano, poi del gruppo Partito Popolare Italiano dall&#8217;XI alla XIII legislatura.</p>
<p>Nella sala dei Presidenti è collocato il Fondo Fanfani che  comprende carteggi, tra cui si distinguono in particolare quelli  relativi ai suoi viaggi all&#8217;estero, la corrispondenza con personalità  politiche italiane e straniere, decreti di nomina, numerosi testi di  discorsi, articoli e saggi, rassegna stampa, curricula e biografie.  Pregevole l&#8217;archivio fotografico che testimonia anche l&#8217;attività  artistica di Fanfani pittore.</p>
<p>I documenti sono conservati in 550 buste e coprono un arco  temporale molto ampio dal 1945 al 1999, con alcuni documenti degli anni  Trenta.</p>
<p>E&#8217; attualmente disponibile un elenco analitico e sarà presto  dato inizio alla inventariazione analitica in ambiente automatizzato.</p>
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		<title>Provinciali, circoscrizione &#8220;CITTANOVA&#8221;: collegio ad personam</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Apr 2011 18:16:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cittanova (Reggio Calabria) 11 aprile 2011- E’ con sdegno che assistiamo, tanto per cambiare, al silenzio-assenso istituzionale innanzi  all’ennesimo scempio politico messo in atto questa volta da quelle stesse istituzioni che dovrebbero vigilare sui soprusi e garantire trasparenza e che invece muovendosi nell’occulto, con mosse apparentemente irrilevanti, costruiscono a tavolino il proprio futuro a discapito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/04/elezioni.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-80681" src="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/04/elezioni-300x191.jpg" alt="" width="300" height="191" /></a>Cittanova (Reggio Calabria) 11 aprile 2011- E’ con sdegno che assistiamo, tanto per cambiare, al silenzio-assenso istituzionale innanzi  all’ennesimo scempio politico messo in atto questa volta da quelle stesse istituzioni che dovrebbero vigilare sui soprusi e garantire trasparenza e che invece muovendosi nell’occulto, con mosse apparentemente irrilevanti, costruiscono a tavolino il proprio futuro a discapito di quello dei cittadini della Piana.</p>
<p>E’ assurda, illogica e irriguardosa della dignità stessa di noi cittadini, la decisione di stravolgere l’assetto circoscrizionale di alcuni collegi del territorio della Provincia di Reggio Calabria in vista delle imminenti elezioni provinciali secondo criteri  che non rispondono ad alcuna razionalità geografica nè di convergenza di obiettivi come la nuova riforma federalista imporrebbe.</p>
<p>Quale sia stata la logica sottostante che ha portato alla delibera di accorpare paesi della Piana come Melicucco a Cittanova, Feroleto della Chiesa,  Terranova, Molochio e San Giorgio Morgeto è cosa nota a pochi.</p>
<p><strong>Come potrebbero infatti  Melicucco e Feroleto della Chiesa</strong> piuttosto che Molochio e San Giorgio Morgeto e Terranova, alla luce dei nuovi assetti territoriali, attuare politiche comuni finalizzate al raggiungimento di obiettivi unitari se geograficamente distanti ? E quali sono le ragioni che giustificano il mancato assiemaggio  di Melicucco a Polistena ed Anoia  e quello di Terranova e Molochio a Rizziconi?</p>
<p><strong>Non è possibile che chi già siede alla Provincia</strong> con il compito di tutelare gli interessi dei paesi coinvolti  nonchè le amministrazioni comunali degli stessi  non si siano accorti di queste sviste macroscopiche frutto di ragionamenti  che per niente rispondono alla ricerca dell’obiettivo comune.</p>
<p>In un contesto economico “massacrato” , in cui la società civile è impegnata giorno dopo giorno a resistere per la sopravvivenza e pertanto poco attenta alle strategie speculative dei soliti politicanti di professione, è grave che qualcuno abbia deciso di imporre “a tavolino” il destino della società della Piana con il sistema ormai arcinoto della conta dei voti  con l’unico fine quello di poter scaldare la poltrona del Palazzo Provinciale per un altro quinquennio.</p>
<p>All’ennesimo schiaffo alla dignità degli elettori scippati nel loro territorio dalle loro stesse sentinelle,  sono sicuro gli abitanti della Piana sapranno rispondere in maniera adeguata a qualcosa che è stato già deciso per conto di essi ma senza il loro consenso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Samuele Furfaro</p>
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		<title>Lettera aperta al presidente dell’UDC.</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 12:27:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Egregio on. Casini, da vario tempo lei si è fatto portatore del progetto di costruire il Polo di centro contro le degenerazioni del bipartitismo, insieme all’API di FR. Rutelli, al FLI di G. Fini e all’MPA di R. Lombardo. Sarei tentato di usare il verbo all’imperfetto, dicendo che era un’idea positiva, ma voglio continuare a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Egregio on. Casini,</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/04/Casini-a-Crotone.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-79660" title="Casini a Crotone" src="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/04/Casini-a-Crotone-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>da vario tempo lei si è fatto portatore del progetto di costruire il Polo di centro contro le degenerazioni del bipartitismo, insieme all’API di FR. Rutelli, al FLI di G. Fini e all’MPA di R. Lombardo. Sarei tentato di usare il verbo all’imperfetto, dicendo che era un’idea positiva, ma voglio continuare a usare il tempo presente e dico che è un’idea molto buona. Ho letto ultimamente che è sceso in Calabria per sponsorizzare la candidatura dell’on. Dorina Bianchi a sindaco della città di Crotone, dando nel contempo la sua approvazione all’alleanza col PDL. Le elezioni amministrative si tengono anche a Reggio Calabria sia alla provincia sia al comune. API, FLI e UDC stavano sviluppando il tentativo di dare corpo al Polo di centro da Lei caldamente auspicato a livello nazionale. Mi risulta che un attimo prima che la Direzione provinciale reggina dell’UDC votasse ufficialmente l’adesione a detto progetto, Roma ha commissariato il partito e ha nei fatti defenestrato la quasi totalità degli iscritti. Ho letto che nella giornata di ieri (30 marzo) lei alla Camera ha con voce stentorea gridato “Vergogna” all’indirizzo del PDL.</p>
<p><strong>Se la ricostruzione di cui sopra è veritiera, le vorrei porre qualche domanda.</strong></p>
<p>1.     Ha validità il progetto del Polo di centro o è un’idea tramontata?</p>
<p>2.     Perché ha stroncato sul nascere l’iniziativa del Polo di centro a Reggio Calabria?</p>
<p>3.     Perché continua ad allearsi col PDL?</p>
<p>4.     La credibilità non si dovrebbe coniugare con la coerenza?</p>
<p>Non pretendo che lei mi risponda, perché saranno i fatti a dare risposta più che esauriente. Le chiedo di leggere questa lettera come un appello a cercare di salvarsi in zona Cesarini, visto che ancora c’è la possibilità di operare. Rebus sic stantibus, è opinione diffusa che la sua onorevole ballerina (politicamente parlando) difficilmente sarà votata dalla Crotone operaia e con pari probabilità la sua UDC subirà un ridimensionamento notevole a Reggio e provincia.</p>
<p><strong>Fortunato Mangiola, iscritto all’API e sincero democratico di centro</strong></p>
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		<title>I giovani? La vera sconfitta del sud. I veri sconfitti del sud</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Mar 2011 13:46:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I giovani? la vera sconfitta del sud. I veri sconfitti del sud. Pur sforzandomi, non riesco a non essere arrabbiato parlando della politica della locride, della Calabria in genere. Proprio non ci riesco. So già che quello che dirò urterà qualche sensibilità. Esprimerò solo opinioni e un sentire personale, che forse nulla ha a che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>I giovani? la vera sconfitta del sud.</strong><br />
<strong> I veri sconfitti del sud.</strong></p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/03/Giovani.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-77958" title="Giovani" src="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/03/Giovani-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Pur sforzandomi, non riesco a non essere arrabbiato parlando della politica della locride, della Calabria in genere. Proprio non ci riesco.  So già che quello che dirò urterà qualche sensibilità.  Esprimerò solo opinioni e un sentire personale, che forse nulla ha a che fare con la realtà delle cose. La realtà delle cose, appunto, sempre insolita, sempre differente a seconda delle persone, dell’ora del giorno o della notte in cui viene considerata, degli umori, degli interessi messi in campo, degli appetiti. Ognuno crede a ciò che più gli conviene; alla fine è sempre così! Ma è giusto che sia così ?<br />
Qualcuno dice che nella locride, in Calabria esistano dei giovani. Non ci credo, non può essere che ne esistano. Altrove si fanno massacrare per un’idea, certo in regimi dispotici, ma contestano a rischio della vita i regimi, pur di chiarire il loro desiderio/dovere di mutare un destino senza domani, quello proprio, quello della propria terra. Da noi essendo ben diversa la situazione socio-politica, e sia chiaro, non migliore e non auspicando noi la perdita di giovani vite, il bromuro televisivo e famigliare ha fatto stragi di neuroni. In giro solo piccoli e medi yesman e , non dimentichiamolo, piccole e medie yeswoman.  Da noi dunque non esistono giovani. Questa è una disgrazia per qualunque territorio, ma per i territori meridionali è una sventura più grande, perché più grandi sono i bisogni, più grandi sono le ingiustizie.<br />
In questa colpevole vuoto avanza sempre il vecchio. Senza nemmeno dover lottare. Senza nemmeno dover sudare il consenso. Quel poco di nuovo che sembra apparire all’orizzonte è solo un fuoco fatuo; niente altro che l’espressione del vecchio, che ha gentilmente concesso un’asfittico spazio a qualche figlio di papà, che invece dei giocattoli famigliari, adopera i giocattoli della collettività per il proprio sollazzo.</p>
<p><strong>I poteri forti locali mantengono lo status quo, </strong>senza che esista un minimo di opposizione, un diverso punto di vista. Così le massonerie, deviate e non,che penso siano la stessa cosa,  certa Chiesa, i potentati politici locali, la “ndrangheta, le associazioni, il mondo della cooperazione, certa informazione, che a volte consapevolmente, a volte inconsapevolmente remano dalla stessa parte; sanno che poi un’intesa si troverà sulla musica da suonare con la pelle dell’asino.<br />
Cosa sperare allora?  E’ lecito sperare che i vari personaggi della politica, quelli buoni per ogni stagione, e altri, apparentemente meno assidui frequentatori dei palazzi, ma non meno coinvolti “con i vecchi regimi di corrotti e corruttori”, facciano, di propria iniziativa, un dignitoso passo indietro, offrendo alla comunità null’altro che il loro silenzio? Ognuno di loro ha dato ciò che poteva dare in termini di idee, di proposte, di azione politica. Non tutte le loro azioni sono state da cartellino rosso, devastanti, anzi qualcuno ha persino una lodevole storia politica alle spalle; che alle spalle dovrebbe restare, appunto, per essere ricordata come dignitosa.</p>
<p><strong>Invece si assiste, tristemente, al remake di passate rappresentazioni,</strong> nel totale silenzio delle nuove generazioni (ma esistono davvero?), nel totale silenzio dell’associazionismo (quello che altrove sta nelle piazze, anima i cortei, programma il futuro), del cooperativismo (quello che altrove è la spina dorsale dell’economia, del lavoro), della chiesa (a cui osiamo chiedere più impegno per cambiare il destino di questa terra disperata), dell’informazione (a cui chiediamo che faccia da cassa acustica per tutte le opinioni, non solo per le omologate e le paganti), quando non si assiste, cosa peggiore, al totale conformismo sullo stato delle cose. All’accettazione servile, programmata e senza speranza delle solite elite, dai soliti volti.<br />
Cosa fare allora?  Oserei fare un appello a quelli che soltanto l’anagrafe definisce giovani, in realtà, a mio parere, già morti e sepolti. Parlo di quelli tra i venti e trent’anni e anche di quelli un po’ più vecchi, di quelli che si trovano accanto un padre massone, o uno zio prete, o un papà magistrato, giornalista, impresario, insegnante, “ndranghetista, poliziotto, carabiniere, muratore, contadino, politico, specie se disoccupati, o peggio, precari a vita. Voi, si voi! chiedete ai vostri padri se davvero esiste per voi un domani nella vostra terra e, se non esiste, perché non esiste, chiedetegli  perché? Chiedete cosa davvero hanno fatto loro, o cosa stanno facendo loro affinché voi abbiate un futuro, una speranza nella vostra terra? Non accontentatevi dei “ non preoccuparti a te ci penso io”, o “ci penserò io a te e magari a tua moglie e ai tuoi figli”, o “finché ci sarò io tu non devi preoccuparti.”</p>
<p><strong>Cosa sarete voi domani, giovani già defunti, cosa pensate che sarete?</strong> le sanguisughe di domani? gli “dranghetisti di domani?,  i detenuti di domani ? i ladri di domani? I truffatori di domani? gli emigranti di domani ? i disoccupati di domani? i furbi di domani? gli schiavi di domani? vi piace questo  domani? Dite, vi piace questo domani? Magari non siete mai esistiti, ed io parlo al nulla!<br />
In questo dubbio sulla vostra reale esistenza che ha preso stabilmente posto nella mia mente, non posso esimermi dal lanciare un ulteriore appello, questa volta rivolto ai padri. Vorrei chiedere ai padri, agli zii, ai nonni, una tregua, un poco di pietà per i figli, per i nipoti.</p>
<p>Voglio chiedere ai magistrati, agli “ndranghetisti, ai massoni, deviati e non, che però secondo me sono la stessa cosa, alla Chiesa, all’informazione, alle donne e agli uomini delle forze dell’ordine, agli imprenditori, ai negozianti, a tutti quelli che credono di essere parte del nostro sistema sociale, una tregua, una profonda riflessione per i figli.<br />
Come nelle battaglie più sanguinarie, abbiamo già massacrato tre o quattro generazioni, chiedo una tregua, affinché si possano seppellire e ricordare i morti di tanta ingiustizia: i senza futuro, gli illusi e delusi, i depressi di una società priva di pietà, i precari a vita, i disoccupati a vita, quelli a cui si sono stati tolti i sogni a forza di cazzate e bugie, che poi son la maggior parte delle donne e degli uomini di questa terra infame.<br />
Vorrei chiedere una tregua per provare a salvare il futuro dei figli, per non seppellirli così, subito, senza nemmeno provarci, senza una messa, nel campo grandissimo dei senza volto, dei senza nome, dei senza storia. Una tregua per provare a rinascere attraverso i figli, per non fottergli ancora una volta il futuro, tutta l’esistenza.</p>
<p><strong>Credo che, come nelle fiabe, i cattivi possano redimersi con un gesto, con una parola, a metà,  alla fine del loro percorso, quando la coscienza rimorde.</strong> Questo gesto è semplice: fare un passo indietro. Questa parola è semplice: ci dispiace di avervi fregato per decenni.<br />
Vincenzo Carrozza</p>
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		<title>Votami compare</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Mar 2011 20:54:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[VOTAMI CUMPARI E’ sbalorditivo come la politica della locride continui ad esprimere e a rinnovare nelle sue espressioni, le limitazioni e le debolezze di sempre. In più tende a riprodurre i difetti della più mediatica, agognata e però ugualmente folkloristica, politica nazionale, con il risultato finale di un ridicolo effetto circense. E’ stupefacente come l’informazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>VOTAMI CUMPARI</strong></p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/03/votami-cumpari.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-77283" title="votami-cumpari" src="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/03/votami-cumpari-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>E’ sbalorditivo come la politica della locride continui ad esprimere e a rinnovare nelle sue espressioni, le limitazioni e le debolezze di sempre. In più tende a riprodurre i difetti della più mediatica, agognata e però ugualmente folkloristica, politica nazionale, con il risultato finale di un ridicolo effetto circense. E’ stupefacente come l’informazione locale segua tali “mercati rionali”, il più delle volte acriticamente; il perché si capisce: <em>Primum vivere</em>, <strong>deinde philosophari</strong>.</p>
<p>Quindi ci aspettiamo, per la prossima corsa all’oro, stabilita per superiore volontà in Maggio, numerose gigantografie di sorridenti canditati, che in posa sicura e sorniona, guardandoci dritti negli occhi, ci faranno capire di essere ormai proiettati direttamente all’assemblea dell’O.N.U. Ci aspettiamo forbiti discorsi sulle stazioni televisive locali, riflessioni germogliate come un miracolo da  sfinteri buccali elastici, che aprendosi e chiudendosi a ritmi sapienti, ci terranno incollati allo schermo, finché l’ultimo geniale pensiero non sarà proferito, finche il nostro spirito non sarà sazio di tanto intelletto.</p>
<p><strong>Ascolteremo allora frasi mai dette: </strong>“il turismo è il futuro della locride”, “I giovani sono il nostro futuro”, “mare, montagna e archeologia, i tre angoli del triangolo perfetto”, “tutta la colpa è delle passate amministrazioni e di Bossi”, “senza ferrovia questo territorio è tagliato fuori, ma la colpa si sa è della crisi ”, “meglio un uovo oggi che la gallina domani”. Ma i nostri occhi si riempiranno di lacrime solo  nel momento in cui, i canditati, si diranno pronti al sacrificio per la comunità. Il grande sacrificio di queste perle rare che, motu proprio, senza spinta altrui, si getteranno nella bolgia del peccato e dei peccatori; quasi delle perle date ai porci. Dio aiuta loro perché, per solo amore, sacrificano i loro affetti e il loro prezioso tempo alla comunità.</p>
<p>Molti si sentiranno in dovere di comunicare questa improvvisa vocazione al compare, al vicino, all’amico di turno e, per solo amore verso il prossimo, perché la speranza è il sale della terra,  si spingeranno a promettere appalti pubblici e i soliti posti di lavoro inesistenti, aggiungendo poi con una mano rassicurante sulla spalla del compare: voliti ca si vaiu eu non vi sistemu u figliolu?. Altri più cauti, “perche il mondo è pieno di microspie, telecamere e tragediaturi”, si serviranno di ambasciatori, visto che si sa, dai tempi antichi, che ambasciator non porta pena, che comunicheranno la lieta novella in giro per le strade e le contrade, nelle case finite e da finire, negli alberghi finiti e da finire, rassicurando vicinanza e comprensione “per le disgrazie della vostra famiglia e dei vostri famigliari” e poi giù anche loro, affinché la speranza non muoia mai, si diranno pronti ad elargire appalti e concorsi, certo se vinceranno loro, “altrimenti se vincono altri, che magari sono sbirri e cornuti, noi  non vi possiamo fare niente”.</p>
<p><strong>Nessuno dirà di non volere i voti della “ndrangheta,</strong> perché potrebbe apparire un gesto di emarginazione sociale, lontano dalle pari opportunità garantite dalla Carta Costituzionale. Nessuno dirà “questa volta il voto non lo cercheremo singolarmente, pellegrinando casa per casa, ma lo chiederemo a tutta la cittadinanza in base al nostro programma, alle nostre idee, perché riteniamo che il voto chiesto come favore personale genera corruzione e assenza di libertà nelle scelte dell’amministratore. Perché c’è l’evidenza che il voto di scambio è il primo nodo con cui si costruisce il cappio l’amministratore disonesto, ma anche quello che avrebbe intenzione di essere onesto”. Ma vuoi mettere il pellegrinaggio che ti avvicina alla fetta di salame e al bicchierozzo di vino del compare, facendoti sentire un vero membro di quella “famiglia”, con la frigidità di un voto chiesto per le tue idee e il tuo programma? Così come fanno gli svedesi, quei cuntrasti, che però non hanno né vino, nè salame, e nemmeno fantasia, per questo sono così freddi, insensibili e precisi. “E quindi a mio compare che gli dico: compare questo è il programma, e se poi si offende? che faccio lo minaccio? Magari voi pretendereste pure che gli dica: compare se fallisco, se non mantengo la mia parola, se non riesco ad attuare il mio programma, ti giuro che non farò più vedere in giro la mia faccia da lestofante. Ma mi pigghiastivu pe cughiuni? ”</p>
<p>La gente parlerà nelle piazze, nei bar, sui marciapiedi, criticando quel candidato che promette l’apertura di conti correnti e fidi anche ai protestati, o di quell’altro che promette finanziamenti regionali ed europei a tutti, “basta fare la domanda, poi ci penso io”, e concluderà con un sorriso sarcastico sulle labbra, rese sottili dall’ironia, sull’altro, su quel candidato che crede di avere 500 o 600 voti già in tasca, “non sapi ca no vota mancu a mugghieri,  e si sbaglia pe  mu vota mancu u soi pigghia”.</p>
<p><strong>E tutti torneranno poi a casa, giusto un momento prima che il compare candidato bussi alla sua porta</strong> “non c’è paci maledizioni, proprio mentre stavo per dare la prima forchettata agli spaghetti”, per chiedere il voto suo, della moglie e dei figli: “perché se mi rispettate me li dovete dare tutti i voti di famiglia. Questo è il  rispetto, veru cumpari?… e poi non vi dimenticate che ci sono fidi, finanziamenti, posti, avanzamenti di carriera, suppezzati, jornati agriculi, schedi telefoniche e allivi mbitè …”</p>
<p>Siderno parlerà dei problemi di Siderno e Locri dei problemi di Locri, perché è giusto così. Che se ne sbatte Locri dei problemi della Lamia e Siderno dei problemi di Moschetta? mica si prendono così i voti, veru cumpari ? Ognuno per se e Dio per tutti. “Non siamo mica comunisti, diciva chillu firmi”. E a fimmina vota sempre adduvi voli l’omu, veru cumpari ? l’omu porta i pantaluni, almenu ccani a nui .</p>
<p><strong>Chi minchia è poi sta conurbazione dei servizi,</strong> “servizi, comu i gabinetti a chiamaru”, fra le due città che solo la distanza di uno sputo le tiene divise? Chi minchia è questo crescere insieme pensando di costruire delle nuove possibilità per tutti i cittadini della locride nella sanità, nell’istruzione, nelle energie alternative, nella gestione del ciclo dei rifiuti. “La cosa importante è, credete a me, asfaltare la strada davanti casa di compare Ciccio, se no perdimu vinti voti di famigghia, e se resta mezza cambionata ci damu na llordata puru davanti a casa i cumpari Turi”.</p>
<p>“Cocludendo mi pari ca ddavi ragiuni Muhammar u libicu: i rivoluzionari, quelli che vogliono cambiare il mondo, sono solo dei drogati illusi, meglio stare con i piedi per terra. Maria, però, intantu chi parramu du chiu e du menu, preparanci a valigia du figghiolu chi ndavi a partiri pe Milanu, ca cà non cè nenti, cà è terra abbrusciata. Veru cumpari?”</p>
<p>Vincenzo Carrozza</p>
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