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	<title>Mediterraneonline.IT &#187; Religione</title>
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	<description>Notizie di cronaca, politica, economia e sport con fotografie, immagini e video dall&#039;Italia e dall&#039;estero</description>
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		<title>Per i sessanta anni di sacerdozio del Papa Benedetto XVI, l&#8217;omaggio di sessanta artisti.</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jul 2011 15:45:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruna Italia Massara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A promuoverlo é il Pontificio Consiglio della Cultura, attraverso la mostra dal titolo &#8220;Lo splendore della verità, la bellezza della carità&#8221; CITTA&#8217; DEL VATICANO 4 luglio 2011 &#8211; Sessanta artisti per altrettanti anni di sacerdozio. E&#8217; l&#8217;omaggio del mondo della cultura a Benedetto XVI, che mercoledì scorso ha celebrato il suo 60.mo anniversario di ordinazione [...]]]></description>
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<div id="attachment_86206" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/07/Papa-Benedetto.jpg"><img class="size-medium wp-image-86206" title="Papa Benedetto" src="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/07/Papa-Benedetto-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Sessanta artisti per altrettanti anni di sacerdozio. E&#39; l&#39;omaggio del mondo della cultura a Benedetto XVI, che mercoledì scorso ha celebrato il suo 60.mo anniversario di ordinazione sacerdotale.</p></div>
<p>A promuoverlo é il Pontificio Consiglio della Cultura, attraverso la mostra dal titolo &#8220;Lo splendore della verità, la bellezza della carità&#8221;</strong></p>
<p>CITTA&#8217; DEL VATICANO 4 luglio 2011 &#8211; Sessanta artisti per altrettanti anni di sacerdozio. E&#8217; l&#8217;omaggio del mondo della cultura a Benedetto XVI, che mercoledì scorso ha celebrato il suo 60.mo anniversario di ordinazione sacerdotale. A promuoverlo é il Pontificio Consiglio della Cultura, attraverso la mostra dal titolo &#8220;Lo splendore della verità, la bellezza della carità&#8221;, che il Papa ha inaugurato nell&#8217;atrio dell&#8217;Aula Paolo VI.</p>
<p>Benedetto XVI ha sostato vicino agli stand, ce n&#8217;é uno per ogni firma, dialogando con gli autori, nel solco del suo incontro con gli artisti del 21 novembre 2011.</p>
<p>Nel pomeriggio di oggi (4 luglio, ndr), inaugurazione ad inviti per le istituzioni, e da martedì, accesso per tutti &#8211; libero e gratuito &#8211; dalle 10 alle 19, dal lunedì al sabato, fino al 4 settembre. Ad esporre le loro opere saranno pittori, scultori, architetti, fotografi, scrittori, musicisti, registi, orefici.</p>
<p>Tra loro, il brasiliano Oscar Niemeyer, maestro dell&#8217;architettura ormai ultracentenario, lo spagnolo Santiago Calatrava, lo svizzero Mario Botta, il greco Jannis Kounellis, gli italiani Ennio Morricone, Renzo Piano, Tullio Pericoli, Mimmo Paladino, Mario Ceroli, Paolo Portoghesi, Arnaldo Pomodoro.</p>
<p>Tra le opere originali lo spartito del grande compositore Ennio Morricone, ispirato alla Via Crucis, a forma di croce, con una parte scritta in orizzontale e un&#8217;altra in verticale; o il modello del campanile della nuova cattedrale di Belo Horizonte, ora in costruzione, firmato da Niemeyer</p>
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		<title>Il Presidente Scopelliti ha incontrato il Vescovo di Lamezia Terme Monsignor Cantafora in vista della prossima visita del Papa.</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jul 2011 14:31:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruna Italia Massara</dc:creator>
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<p><strong></p>
<div id="attachment_86190" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/07/Scopelliti-e-Talarico.jpg"><img class="size-medium wp-image-86190" title="Scopelliti-e-Talarico" src="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/07/Scopelliti-e-Talarico-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Questa mattina il Presidente della Regione Giuseppe Scopelliti ed il Presidente del Consiglio regionale Francesco Talarico hanno incontrato il Vescovo di Lamezia Terme Monsignor Luigi Cantafora.</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong>“Sono molto soddisfatto di questo incontro in cui abbiamo ribadito – ha  affermato il Presidente Scopelliti – il nostro impegno per supportare  questo importantissimo appuntamento che vedrà la Calabria unita in un  momento di condivisione e di speranza&#8221;.</strong></p>
<p>Lamezia Terme 4 luglio 2011. Questa mattina il Presidente della Regione Giuseppe Scopelliti ed il Presidente del Consiglio regionale Francesco Talarico hanno incontrato il Vescovo di Lamezia Terme Monsignor Luigi Cantafora, nel suo studio privato, in Episcopio. Oggetto della riunione – informa una nota dell’Ufficio Stampa della Giunta – l’organizzazione della visita di Papa Benedetto XVI in Calabria, prevista per il prossimo nove ottobre. “Sono molto soddisfatto di questo incontro in cui abbiamo ribadito – ha affermato il Presidente Scopelliti – il nostro impegno per supportare questo importantissimo appuntamento che vedrà la Calabria unita in un momento di condivisione e di speranza. In quest’ottica abbiamo comunicato a Monsignor Cantafora di aver reperito, all’interno della manovra di assestamento del bilancio, un contributo di cinquecentomila euro per supportare tale evento, a testimonianza della grande attenzione che questa classe dirigente ha nei confronti della Chiesa.</p>
<p>La visita del Papa – ha concluso il Governatore Scopelliti – è un fatto di straordinaria importanza per la nostra regione e merita le giuste energie per cui, a quella odierna, seguiranno altre riunioni operative”.  Soddisfatto anche il Presidente del Consiglio regionale Francesco Talarico, secondo cui “l’incontro ha rappresentato il rafforzamento di un impegno assunto già in precedenza, affinché la visita del Papa stimoli anche il risveglio delle coscienze, in un momento molto difficile e delicato per il territorio”.</p>
<p>Dal canto suo, Monsignor Cantafora ha ringraziato le Istituzioni ed in particolare il Governatore Scopelliti: “La visita del Papa può rappresentare una svolta per tuta la Calabria e, oltre che per il contributo, sono felice perché il Governatore ha mostrato grande disponibilità all’ascolto; inoltre, entrambi, riteniamo che al centro di tutte le attività ci debba essere, prima di tutto, la persona”. Durante l’incontro, infatti, non si è parlato solo dell’evento del prossimo nove ottobre ma anche di altri temi, in particolare di sanità.</p>
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		<title>Il Cardinale Angelo Scola Arcivescov​o di Milano. Le felicitazioni di Colombo Clerici, presidente di &#8220;Amici di Milano&#8221;.</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jun 2011 14:01:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruna Italia Massara</dc:creator>
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<p><strong></p>
<div id="attachment_85782" class="wp-caption alignleft" style="width: 245px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/06/Cardinale-Arcivescovo-Angelo-Scola.jpg"><img class="size-medium wp-image-85782" title="Cardinale Arcivescovo Angelo Scola" src="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/06/Cardinale-Arcivescovo-Angelo-Scola-235x300.jpg" alt="" width="235" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Il Cardinale  Angelo Scola, nominato dal Papa, Arcivescovo di Milano.</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong>Colombo Clerici: &#8220;Al Cardinale Arcivescovo Angelo Scola, il benvenuto nella nostra citta&#8217;, fiduciosi che nella sua fede, nella sua cultura, nella sua umanita&#8217;&#8221;</strong></p>
<p>Milano 28 giugno 2011. L&#8217;Associazione AMICI DI MILANO, presieduta da Achille Colombo Clerici, esprime al Cardinale Angelo Scola, nominato Arcivescovo di Milano da Sua Santita&#8217; Benedetto XVI, le piu&#8217; vive felicitazioni, in uno con l&#8217;augurio di svolgere, con pienezza di soddisfazioni, la Sua missione pastorale nella nostra Arcidiocesi e nella Chiesa.</p>
<p><strong>Colombo Clerici ha dichiarato</strong>: « Al Cardinale Arcivescovo Angelo Scola<br />
facciamo pervenire il benvenuto nella nostra citta&#8217;, fiduciosi che nella sua fede, nella sua cultura, nella sua umanita&#8217; i milanesi sapranno trovare quei valori spirituali e morali dei quali, oggi piu&#8217; che mai, si avverte una grande necessita&#8217;.  »</p>
<p><strong>Giuseppina  Bruti Liberati</strong><br />
*<br />
<strong>Bernardo  Negri da Oleggio</strong></p>
<div id="attachment_85783" class="wp-caption alignright" style="width: 308px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/06/Achille-Colombo-Clerici52.jpg"><img class="size-medium wp-image-85783" title="Achille-Colombo-Clerici5" src="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/06/Achille-Colombo-Clerici52-298x300.jpg" alt="" width="298" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Le felicitazioni di Colombo Clerici, presidente di &quot;Amici di Milano&quot;.    &quot;Al Cardinale Arcivescovo Angelo Scola, il benvenuto nella nostra citta&#39;, fiduciosi che nella sua fede, nella sua cultura, nella sua umanita&#39;&quot;</p></div>
<p>*<br />
<strong>Angelo  Caloia</strong><br />
*<br />
<strong>Ippolito  Calvi di Bergolo</strong><br />
*<br />
<strong>Paolo   Ferretti di Castelferretto</strong><br />
*<br />
<strong>Elisabetta  Falck</strong><br />
*<br />
<strong>Gae   Aulenti</strong><br />
*<br />
<strong>Giulio   Ballio</strong><br />
*<br />
<strong>Giuseppe  Barbiano di Belgiojoso</strong><br />
*<br />
<strong>Mario   Boselli</strong><br />
*<br />
<strong>Diana   Bracco de Silva</strong><br />
*<br />
<strong>Giuseppe  Branca di Romanico</strong><br />
*<br />
<strong>Ferdinando  Cornelio</strong><br />
*<br />
<strong>Valentina  Cortese</strong><br />
*<br />
<strong>Ferruccio  de Bortoli</strong><br />
*<br />
<strong>Enrico   Decleva</strong><br />
*<br />
<strong>Adriano  De Maio</strong><br />
*<br />
<strong>Sergio   Escobar</strong><br />
*<br />
<strong>Federico  Falck</strong><br />
*<br />
<strong>Maria Teresa  Fiorio</strong><br />
*<br />
<strong>Carlo   Fontana</strong><br />
*<br />
<strong>Renato  Mannheimer</strong><br />
*<br />
<strong>Guido   Martinotti</strong><br />
*<br />
<strong>Lorenzo  Ornaghi</strong><br />
*<br />
<strong>Angelo  Provasoli</strong><br />
*<br />
<strong>Lina   Sotis</strong><br />
*<br />
<strong>Pasquale  Spinelli</strong><br />
*<br />
<strong>Gianni  Vallardi</strong><br />
*<br />
<strong>Umberto  Veronesi</strong><br />
*<br />
<strong>Sergio   Zaninelli.</strong></p>
<p><strong>Il Papa nomina Scola arcivescovo Milano. Era patriarca di Venezia, prende il posto di Tettamanzi.</strong></p>
<p>ROMA, 28 Giugno 2011 &#8211; Il Papa ha nominato l&#8217;attuale patriarca di Venezia, cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, al posto del cardinale Dionigi Tettamanzi che ha guidato la piu&#8217; grande diocesi del mondo dal 2002. Scola, 70 anni, era stato nominato patriarca di Venezia nel 2002 ed e&#8217; stato rettore della Universita&#8217; lateranense. Gli osservatori attribuiscono a una scelta personale di Benedetto XVI la designazione del card.</p>
<p><strong>Scola. E&#8217; la prima volta che un patriarca di Venezia diventa arcivescovo di Milano.</strong></p>
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		<title>Cosenza. Mons. Nunnari nomina i Vicari Foranei.</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jun 2011 11:17:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_84435" class="wp-caption alignleft" style="width: 256px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/06/Mons_-Salvatore-Nunnari.jpg"><img class="size-full wp-image-84435" title="Mons_ Salvatore Nunnari" src="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/06/Mons_-Salvatore-Nunnari.jpg" alt="" width="246" height="294" /></a><p class="wp-caption-text">Monsignor Salvatore Nunnari, arcivescovo metropolita di Cosenza - Bisignano</p></div>
<p>Cosenza 11 giugno 2011. Monsignor Salvatore Nunnari, arcivescovo metropolita di Cosenza &#8211; Bisignano, ha provveduto alla nomina dei nuovi Vicari Foranei. La nomina avrà la durata di cinque anni. Per la Forania Urbana I don Fausto Cardamone, forania Urbana II don Aldo Giovinco, Forania del Savuto don Salvatore Altomare, Forania delle Serre, don Enzo Gabrieli, Forania Cratense don Sergio Groccia, Forania Silana don Cosimo De Vincentis, Forania Marina don Massimo Iaconianni. A norma del diritto Canonico &#8211; informa l’arcidiocesi cosentina &#8211; i Vicari Foranei hanno il particolare compito di curare e coordinare la pastorale delle parrocchie, vigilare su abusi liturgici, provvedere affinchè sia custoditi con particolare il Santissimo Sacramento e i luoghi delle celebrazioni. Si interessano inoltre che sia ben custoditi i registri parrocchiali, i beni ecclesiastici e le canoniche. I sacerdoti della forania possano avere strumenti, momenti ed occasioni di formazione permanente e di incontro costante. La nomina dei vicari foranei andrà in vigore dal 25 giugno 2011, solennità del Corpo e del Sangue del Signore. Ha inoltre nominato: Don Giovanni Pietro Belcastro Amministratore parrocchiale di Altilia e segretario dell’Ufficio liturgico, Don Andrea Lirangi Amministratore parrocchiale di Scigliano e Pedivigliano, Don Giorgio Pilis addetto di Curia, Don Emanuele Mastrilli amministratore parrocchiale di San Martino di Finita, Don Cesare Rugliano Parroco in solidum in Santa Maria della Stella in Scarcelli di Fuscaldo, Don Josè Ruben Cruz Almonte vicario parrocchiale di Sant’Aniello in Cosenza, Don Giuseppe Leone vicario parrocchiale della parrocchia Maria SS del Carmine in Marano Marchesato.<br />
La Conferenza episcopale Calabra ha provveduto inoltre alla nomina di delegati regionali per l’Ufficio Migrantes Don Bruno Di Domenico, per l’Ufficio Catechistico regionale padre Celeste Garrafa.</p>
<p>Elia Fiorenza</p>
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		<title>Palermo:  la “Santa degli impossibili” all’interno del chiostro monumentale storico della caserma Carini.</title>
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		<pubDate>Sun, 29 May 2011 19:03:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Palamara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Palermo 29 maggio 2011 &#8211; In onore della festività di Santa Rita, che come risaputo ricade il 22 maggio,  la confraternita del terzo ordine Agostiniano di Palermo, come ogni anno, ha organizzato una processione in onore  alla Santa. La processione  ha partenza nel pomeriggio di oggi  dalla chiesa  trecentesca di S. Agostino  e si porta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/05/Cerimonia-Palermo-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-83491" title="Cerimonia Palermo 2" src="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/05/Cerimonia-Palermo-2-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Palermo 29 maggio 2011 &#8211; In onore della festività di Santa Rita, che come risaputo ricade il 22 maggio,  la confraternita del terzo ordine Agostiniano di Palermo, come ogni anno, ha organizzato una processione in onore  alla Santa.</p>
<p>La processione  ha partenza nel pomeriggio di oggi  dalla chiesa  trecentesca di S. Agostino  e si porta per le vie del quartiere.</p>
<p>Quest’anno entrerà nella Caserma Carini sede del Comando Provinciale dei Carabinieri di Palermo e sosterà per un breve periodo nel chiostro monumentale della caserma.</p>
<p>I Carabinieri occupano la Caserma  Carini dal 1866.</p>
<p>Trattasi di un edificio realizzato nei primi del seicento, inizialmente fu destinato ad essere un complesso conventuale denominato ufficialmente <strong>“Monastero di Santa Maria di Tutte le Grazie”</strong> (<em>noto tra la popolazione come “Monastero di San Vito” perché eretto sul luogo ove anticamente vi era una chiesa dedicata a questo santo</em>), e adibito ad ospitare le suore povere di clausura.</p>
<p>La proprietà dell’edificio venne poi trasferita dalla Chiesa al nuovo Stato italiano per adibirlo prima ad alloggi militari e quindi, nel 1867, a Caserma dei Carabinieri.</p>
<p>La statua della Santa ha sostato all’interno del chiostro monumentale storico della Caserma alla presenza di una rappresentanza di militari dell’Arma.</p>
<p>La Benemerita ha sposato di buon grado l’iniziativa religiosa per esprimere la vicinanza agli abitanti del quartiere Capo che molto sentono  la venerazione di Santa Rita.</p>
<p>Questo culto è un segno tangibile dell’adorazione che il popolo palermitano ha per  la Santa a cui si affida anche per i casi più disperati; non a caso è definita la  “Santa degli impossibili” .</p>
<p>“Santa Rita” farà sosta anche presso il Comando Provinciale  dei Vigili del fuoco per poi proseguire fino a concludersi con il rientro presso la chiesa di S. Agostino.</p>
<pre>Palermo, 29 maggio 2011</pre>
<pre></pre>
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		<title>PALERMO: LA “SANTA DEGLI IMPOSSIBILI” ALL’INTERNO DEL CHIOSTRO MONUMENTALE STORICO DELLA CASERMA CARINI.</title>
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		<pubDate>Sun, 29 May 2011 14:10:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruna Italia Massara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Palermo, 29 maggio 2011. In onore della festività di Santa Rita, che come risaputo ricade il 22 maggio,  la confraternita del terzo ordine Agostiniano di Palermo, come ogni anno, ha organizzato una processione in onore  alla Santa. La processione  ha partenza nel pomeriggio di oggi  dalla chiesa  trecentesca di S. Agostino  e si porta per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_83472" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/05/Chiesa-S.-Agostino.jpg"><img class="size-medium wp-image-83472" title="Chiesa   S. Agostino" src="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/05/Chiesa-S.-Agostino-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">La  Chiesa  trecentesca di S. Agostino a Palermo </p></div>
<p>Palermo, 29 maggio 2011. In onore della festività di Santa Rita, che come risaputo ricade il 22 maggio,  la confraternita del terzo ordine Agostiniano di Palermo, come ogni anno, ha organizzato una processione in onore  alla Santa.<br />
La processione  ha partenza nel pomeriggio di oggi  dalla chiesa  trecentesca di S. Agostino  e si porta per le vie del quartiere.<br />
Quest’anno entrerà nella Caserma Carini sede del Comando Provinciale dei Carabinieri di Palermo e sosterà per un breve periodo nel chiostro monumentale della caserma.</p>
<p><strong>I Carabinieri occupano la Caserma Carini dal 1866.</strong></p>
<p>Trattasi di un edificio realizzato nei primi del seicento, inizialmente fu destinato ad essere un complesso conventuale denominato ufficialmente “Monastero di Santa Maria di Tutte le Grazie” (noto tra la popolazione come “Monastero di San Vito” perché eretto sul luogo ove anticamente vi era una chiesa dedicata a questo santo), e adibito ad ospitare le suore povere di clausura.<br />
La proprietà dell’edificio venne poi trasferita dalla Chiesa al nuovo Stato italiano per adibirlo prima ad alloggi militari e quindi, nel 1867, a Caserma dei Carabinieri.<br />
La statua della Santa ha sostato all’interno del chiostro monumentale storico della Caserma alla presenza di una rappresentanza di militari dell’Arma.<br />
La Benemerita ha sposato di buon grado l’iniziativa religiosa per esprimere la vicinanza agli abitanti del quartiere Capo che molto sentono  la venerazione di Santa Rita.<br />
Questo culto è un segno tangibile dell’adorazione che il popolo palermitano ha per  la Santa a cui si affida anche per i casi più disperati; non a caso è definita la “Santa degli impossibili” .<br />
“Santa Rita” farà sosta anche presso il Comando Provinciale  dei Vigili del fuoco per poi proseguire fino a concludersi con il rientro presso la chiesa di S. Agostino.</p>
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		<title>La Madonna della Montagna nel &#8220;mare&#8221; di Bocale</title>
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		<pubDate>Fri, 20 May 2011 04:03:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/05/La-Madonna-di-Polsi-nei-fondali-marini-di-Bocale-18.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-82703" title="La Madonna di Polsi nei fondali marini di Bocale (18)" src="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/05/La-Madonna-di-Polsi-nei-fondali-marini-di-Bocale-18-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Reggio Calabria 20 maggio 2011 &#8211; Il 18 maggio 2011 alle ore 10:30 a Bocale II° sulla spiaggia del lido Calypso, il rettore del Santuario di Polsi Don Pino Strangio, unitamente alle autorità Religiose di Bocale e Lazzaro, ha benedetto una copia della Statua della Madonna di Polsi, che lui stesso ha donato alla spiaggia del Calypso.</p>
<p>La statua dopo la funzione religiosa, è stata portata negli abissi dai sommozzatori della scuola subacquea  &#8220;Diving Yoghi S.E.A. Scubapro”.</p>
<p>I sub hanno preso la statua benedetta e hanno iniziato la loro immersione, uno di loro riprendeva tutto l&#8217;evento, dando possibilità alle numerose persone intervenute di seguire la sua messa in posa sul fondale in diretta dalla terrazza del Ristorante Pizzeria la Baita del lido Calypso.</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/05/La-Madonna-di-Polsi-nei-fondali-marini-di-Bocale-17.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-82704" title="La Madonna di Polsi nei fondali marini di Bocale (17)" src="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/05/La-Madonna-di-Polsi-nei-fondali-marini-di-Bocale-17-224x300.jpg" alt="" width="224" height="300" /></a>Lasciata la statua nella grotta naturale, la piccola Francesca portava una corona di rose, donata da Don Mimmo parroco di Lazzaro  e  in immersione e la appoggiava vicino alla Madonna della Montagna.</p>
<p>Tale manifestazione è stata realizzata ed è nata per rafforzare ancora di più il gemellaggio Mari e Monti che vi è da oltre 10 anni con i pizzaioli del Calypso YeYe e dall&#8217;estate scorsa con i sub della scuola subacquea &#8220;Diving Yoghi S.E.A. Scubapro&#8221;.</p>
<p>Gli organizzatori della manifestazione, Giorgio e Antonello Riggio (titolari della Struttura Calypso Yeye) e Vincenzo Borrelli (titolare del Diving Yoghi sito all&#8217;interno della Struttura Calypso), sono rimasti contenti della partecipazione di tutte le persone di Bocale e di tutta la provincia Reggina, che è devota alla Madonna della Montagna.</p>
<p>Alla Manifestazione hanno preso parte autorità locali, scuole di pizzaioli proveniente dalla Sicilia, sommozzatori provenienti da diverse parti di Italia.</p>
<p>La squadra di sub che fa parte del diving yoghi: Vincenzo Borrelli, Francesca Riggio, Carmelo Scappatura, Di Tullio Nello, Di Nuzzo Giovanni, Di Tullio Fortunato, Giuseppe Morale, Falduto Giuseppe e Crea Domenico.</p>
<p>Il Diving ringrazia tutti gli altri sommozzatori intervenuti.</p>
<p>Per la realizzazione dell&#8217;evento, importante è stato il contributo del Comune di Motta San Giovanni, dell&#8217;azienda di attrezzature subacquee SCUBAPRO e del S.A.P. (Sindacato Autonomo di Polizia di Stato) Segreteria Provinciale di Reggio Calabria. V.B.</p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/05/La-Madonna-di-Polsi-nei-fondali-marini-di-Bocale-14.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-82705" title="La Madonna di Polsi nei fondali marini di Bocale (14)" src="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/05/La-Madonna-di-Polsi-nei-fondali-marini-di-Bocale-14-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/05/La-Madonna-di-Polsi-nei-fondali-marini-di-Bocale-1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-82706" title="La Madonna di Polsi nei fondali marini di Bocale (1)" src="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/05/La-Madonna-di-Polsi-nei-fondali-marini-di-Bocale-1-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/05/La-Madonna-di-Polsi-nei-fondali-marini-di-Bocale-5.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-82707" title="La Madonna di Polsi nei fondali marini di Bocale (5)" src="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/05/La-Madonna-di-Polsi-nei-fondali-marini-di-Bocale-5-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/05/La-Madonna-di-Polsi-nei-fondali-marini-di-Bocale-19.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-82708" title="La Madonna di Polsi nei fondali marini di Bocale (19)" src="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/05/La-Madonna-di-Polsi-nei-fondali-marini-di-Bocale-19-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
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		<title>I Popolari e Liberali e la beatificazione di Giovanni Paolo II</title>
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		<pubDate>Sun, 08 May 2011 12:54:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Palamara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Reggio Calabria 8 maggio 2011 &#8211; I Popolari e Liberali e la beatificazione di Giovanni Paolo II: un convegno per ricordare alcune delle opere dell’amatissimo Papa che ha segnato la storia della fine del secolo scorso imprimendo i presupposti per un attento riesame della missione dell’uomo sulla terra. I Popolari e Liberali hanno partecipato con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Reggio Calabria 8 maggio 2011 &#8211; I Popolari e Liberali e la beatificazione di Giovanni Paolo II: un convegno per ricordare alcune delle opere dell’amatissimo Papa che ha segnato la storia della fine del secolo scorso imprimendo i presupposti per un attento riesame della missione dell’uomo sulla terra.</p>
<p><strong>I Popolari e Liberali hanno partecipato con grande emozione e sentita condivisione alle funzioni e celebrazioni per la beatificazione del Papa Giovanni Paolo II.</strong></p>
<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/05/Giovanni-Nucera1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-82168" title="Giovanni Nucera" src="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/05/Giovanni-Nucera1-300x54.jpg" alt="" width="300" height="54" /></a>Nel corso di un incontro tenutosi a Roma, nel mese di aprile, dove ha partecipato l’On. Giovanni Nucera oltre al Sen. Carlo Giovanardi ed alla classe dirigente del Movimento dei Popolari e Liberali in Italia, si è rivisitata l’attualità degli studi sull’attuazione del Concilio Vaticano II alla luce degli insegnamenti del Beato.</p>
<p>Infatti nel 1972, l’allora cardinale di Cracovia, Karol Wojtyla, dopo essere stato attivo protagonista del Concilio Vaticano II, decise di far pubblicare il libro: “Alle Fonti del Rinnovamento” ove ha illustrato ai fedeli della sua Diocesi le illuminate esperienze vissute a Roma ed il significato dell&#8217;insegnamento conciliare.</p>
<p>Per il futuro papa, il Concilio è la fonte del rinnovamento della Chiesa e il punto da cui partire per attuare il programma di nuova evangelizzazione in un mondo che si è allontanato da Dio.</p>
<p>Questo significa presentare la  Tradizione della Chiesa in forme più vicine alla sensibilità dei contemporanei, ricordando sempre, con la Costituzione pastorale Gaudium et Spes, che Cristo, «proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore, svela anche pienamente l&#8217;uomo a se stesso e gli rende nota la sua altissima vocazione».</p>
<p>I Popolari e Liberali hanno voluto ripercorrere attraverso la rilettura di quel testo il valore dell’interpretazione e dell’evento conciliare alla luce delle dinamiche della società odierna.</p>
<p>Nello stesso incontro è stato anche illustrato il libro “Karol Wojtyla – Discorsi  al Popolo di Dio” a cura di Flavio Felice, ove sono stati letti alcuni brani:</p>
<p>“…Soffiava il nuovo vento dell’Est. Soffiava là, dove era in corso il più imponente e organizzato tentativo di rinchiudere l’uomo dentro la misura di se stesso. Soffiava nella terra del Gulag, dove vivere e morire erano accidenti senza significato, ogni memoria di antiche libertà era cancellata, diritti e dignità erano calpestati da un arbitrio senza controlli. Soffiava quel vento, mosso dal sussulto dello spirito dell’uomo e dello Spirito di Dio, schiudendo al respiro dei popoli orizzonti di desiderio e albori di certezza oltre l’angusto muro costruitogli addosso con ferocia da un Principe che aveva per ministri l’Ideologia, la Polizia e il Piano quinquennale.</p>
<p>Soffiava quel vento, e attizzava sotto le ceneri grigie dello stato-partito il fuoco mai spento di una vita nascosta nelle viscere di popoli, dove da un millennio era stata deposta come seme fecondo la  Parola dell’annuncio cristiano: “Non siete più servi, ma figli” e aveva portato per un millennio frutti di vita e di cultura.</p>
<p>Poi quel vento s’è fatto più forte e, impetuoso, ha portato a noi, da oltre le cortine che dividevano i sistemi che imprigionavano, il figlio di un popolo cristiano, perché sedesse sulla cattedra del Magistero della Verità e guidasse la Chiesa e l’umanità nel cammino della libertà e della giustizia…”</p>
<p>Il volume contiene una scelta delle omelie del Cardinale Wojtyla, allora Arcivescovo di Cracovia, tenute tra il 1976 e il 1978. I traduttori hanno inteso conservare anche nel testo italiano l’immediatezza della parola parlata quale risuona nel testo polacco. L’ordine è cronologico, ma raccolto attorno a tre temi fondamentali: le feste dell’anno liturgico, i grandi pellegrinaggi ai santuari, la vita cristiana nelle parrocchie. Alla fine, le omelie per la morte di Paolo VI e Giovanni Paolo I che delineano quasi un autoritratto.</p>
<p>Karol Wojtyla, eletto Papa con il nome di Giovanni Paolo II nel 1978, fu il primo pontefice polacco della storia. Il Pontificato di Giovanni Paolo II è stato esemplare, condotto con passione, dedizione e fede straordinarie. Wojtyla è stato per tutta la sua vita un costruttore e sostenitore della pace; è stato uno straordinario comunicatore, un uomo dalla volontà di acciaio, un leader e un esempio per tutti, soprattutto per i giovani, ai quali si sentiva particolarmente vicino e dai quali traeva grande energia spirituale. La sua figura è considerata una delle più significative e influenti per il corso della storia contemporanea. Giovanni Paolo II è stato beatificato il 1 Maggio 2011.</p>
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		<title>Melito Porto Salvo, quel popolo osannante che da quattro secoli adora la &#8220;sua&#8221; Madonna</title>
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		<pubDate>Mon, 02 May 2011 15:22:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Salvatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La sua costruzione fu promossa da Don Domenico Alberti, marchese di Pentadattilo, da cui dipendeva il feudo di Melito, su incarico del vescovo di Reggio Calabria del tempo, Monsignor Martino Ibanez Y Villanueva. Secondo la leggenda (che però secondo alcuni potrebbe avere qualcosa di storico; e diremo perchè) i soldati di Pentadattilo, che dipendevano dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="504" height="408"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/D07H-o1XkMM?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="504" height="408" src="http://www.youtube.com/v/D07H-o1XkMM?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object><br />
La sua costruzione fu promossa da Don Domenico Alberti, marchese di Pentadattilo, da cui dipendeva il feudo di Melito, su incarico del vescovo di Reggio Calabria del tempo, Monsignor Martino Ibanez  Y Villanueva. Secondo la leggenda (che però secondo alcuni potrebbe avere qualcosa di storico; e diremo perchè) i soldati di Pentadattilo, che dipendevano dal re Ruggero d’Altavilla, che provenivano dalla battaglia di Lepanto, incapparono in una terribile tempesta e stavano per soccombere. Si rivolsero allora alla Madonna per chiedere la grazia della salvezza, in cambio di un Santuario. Veramente costruito in zona Maiorana. Ecco il nesso. La battaglia di Lepanto, detta anche delle Echinadi o delle Curzolari (chiamata Epaktos dagli abitanti, Lepanto dai veneziani e İnebahtı in turco), è uno storico scontro avvenuto il 7 ottobre 1571 tra le flotte musulmane dell&#8217;Impero ottomano e quelle cristiane della Lega Santa che riuniva le forze navali di Venezia, della Spagna (con Napoli e Sicilia), di Roma, di Genova, dei Cavalieri di Malta, del Ducato di Savoia, del Ducato d&#8217;Urbino e del Granducato di Toscana, federate sotto le insegne pontificie.<br />
La battaglia, terza in ordine di tempo e la maggiore svoltasi a Lepanto, si concluse con una schiacciante vittoria delle forze alleate, guidate da Don Giovanni d&#8217;Austria, su quelle ottomane di Mehmet Alì Pascià, che perse la vita nello scontro. Secondo altri, la tela sottratta all’ondata iconoclasta, si trovava a bordo della nave che riportava a casa i soldati, mandati dal Marchese</p>
<p><strong>MELITO PORTO SALVO (RC), QUEL POPOLO MARIANISTA CHE DA QUATTROCENTO ANNI, VENERA LA”MADONNA DI PORTO SALVO”</strong></p>
<p>Alcuni storici, fanno risalire le origini di Melito Porto Salvo (To Melitos, luogo del miele) ai Greci, che già avevano fondato la città di Reggio Calabria e di Locri. Melito, si trova quasi in mezzo tra  questi due centri. Comunque in zona Bovesia (Melito, Roghudi, Bagaladi, San Lorenzo, Roccaforte del Greco, Condofuri, Bova, Bova Marina, Montebello Jonico, Motta San Giovanni e Reggio Calabria). Altri fanno risalire (Melitus) ai Romani come dimostrerebbero vasi e monete di quell’epoca ed un cippo ritrovato nei pressi della foce del Tabacco dove sbarcarono: il generale romano, Cesare Ottaviano Augusto, durante il De Bello Siculo, combattuto e vinto, questa è storia, non leggenda, come sostiene e documenta pure don Giuseppe Pensabene e Giuseppe Garibaldi durante la Spedizione dei Mille. Di Pentidattilo o Pentedattilo si hanno notizie sin dal 640 a.C. quando venne fondato dai Calcidesi e da quel periodo divenne un centro alquanto fiorente fino al periodo romano, per poi subire un periodo di decadenza, durante il periodo bizantino, dovuto alle continue incursioni saracene. Pittoresco il quadretto dei portatori equamente divisi in “Terrazzani e  Pescatori”, incaricati di portare a spalla la Madonna. Dodici fatiche di Ercole, affrontabili solo col sostegno divino e la fede, che sposta le montagne<br />
<em>Domenico Salvatore</em></p>
<p><em><a href="http://www.mediterraneonline.it/melito01052011/" target="_blank"><strong>La galleria fotografica</strong></a><br />
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<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/05/Madonna.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-81926" title="Madonna" src="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/05/Madonna-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Melito di Porto Salvo (Reggio Calabria) &#8211; Nel 1806, Pentidattilo, l’odierna frazione di mezza collina, autentico balcone fiorito sul “greco mar”, (con le sue cinque  &#8220;dita&#8221;, Penta dactylos,  rimane comunque un posto affascinante e pieno di mistero, uno dei centri più caratteristici dell&#8217;Area Grecanica ), si vantava di essere “l’Università di Pentidattilo”, cioè sede del Comune, come imponeva l’amministrazione dell’imperatore Napoleone Buonaparte. Nel 1811, il capoluogo si spostò nella  frazione marina di Melito di Porto Salvo, che divenne così sede di Comune; inizialmente localizzato al “Paese vecchio”…  “Paese mio che stai sulla collina/<br />
disteso come un vecchio addormentato/la noia l&#8217;abbandono/niente son la tua malattia/paese mio ti lascio e vado via/che sarà che sarà che sarà/che sarà della mia vita chi lo sa/so far tutto o forse niente/<br />
da domani si vedrà/e sarà sarà quel che sarà/”. Ogni estate Pentedattilo è tappa fissa del festival itinerante Paleariza, importante evento della cultura grecanica nel panorama internazionale. Inoltre ospita tra agosto e settembre il Pentedattilo Film Festival, festival internazionale di cortometraggi, che unisce magicamente cinema e territorio. Colonia calcidese nel 640 a.C., fu per tutto il periodo greco-romano un fiorente centro economico della zona; durante il dominio romano divenne inoltre un importante centro militare per la sua strategica posizione di controllo sulla fiumara Sant&#8217;Elia, via privilegiata per raggiungere l&#8217;Aspromonte. Nel 2007 il regista, Robert Englund ha visitato (per le location del film The Vij) Pentedattilo dichiarando: “Personalmente ho tratto grandissima ispirazione da due paesini della provincia di Reggio Calabria: Pentedattilo e Bova.  <strong>Di cui Melitoonline.IT diede ampio e dettagliato resoconto. </strong>Quando li ho scoperti ho pensato che fossero set da milioni di dollari preparati per noi da Peter Jackson!”. Pentadattilo, fu espugnata e saccheggiata dal Duca di Calabria e tale avvenimento viene riportato dal Pontano nella sua pubblicazione &#8220;De bello neapolitano&#8221;. Intorno al 1336 il castello di Pentidattilo venne occupato dagli almogàveri che erano dei soldati di fanteria, alquano temuti, una sorta d&#8217;avanguardia dell&#8217;esercito spagnolo. Venne promossa a baronia sotto l&#8217;amministrazione normanna del re Ruggero d&#8217;Altavilla, con la reggenza degli Abenavoli che amministrarono anche i territori di Capo d&#8217;Armi, Condofuri, Montebello. Un nome, quello degli Abenavoli legato alla famosa disfida di Barletta, dove un Ludovico Abenavolo, fece parte della schiera dei tredici cavalieri che fronteggiarono gli altrettanti francesi nel 1503. La famiglia degli Abenavoli vantava la propria ascendenza al tempo dell&#8217;invasione normanna degli Altavilla, ed in seguito, il capostipite si era distinto nella famosa &#8220;Disfida di Barletta&#8221;, tanto da ottenere il rango di barone e i feudi di Capua, Aversa e Pentidattilo. Nel XII secolo Pentedattilo fu conquistato da Normanni e, con i paesi di Capo D&#8217;Armi, Condofuri e Montebello Ionico, fu trasformato in una baronia affidata alla famiglia Abenavoli dal re Ruggero d&#8217;Altavilla.</p>
<p>Attraverso il trascorrere del tempo l&#8217;egemonia feudataria degli Abenavoli si restrinse ai centri di Montebello e di Fossato, passando quindi l&#8217;amministrazione di Pentidattilo ai baroni di Francoperta, originari di Reggio Calabria, il cui feudo di Giovanni Francoperta venne confiscato nel 1589 e venduto a Monello Simone degli Alberti, con il titolo di Marchesato. Domanda: il re dei Normanni d’Altavilla, partecipò con sue truppe alla celeberrima Battaglia di Lèpanto? Appartenevano a lui, quei soldati, che tornavano a Pentadattilo, quando furono sorpresa da una gran tempesta ed invocarono l’aiuto della Madonna, offrendo in cambio della salvezza, la costruzione del famoso Santuario di Porto Salvo? Nel frattempo, parte della Baronia di Montebello, diventa Marchesato, acquistato dagli Alberti (di Messina o di Firenze?). Il Santuario ed il Quadro della Madonna, sono due cose diverse o sono una cosa sola? La Storia (non la leggenda) stabilisce che il Santuario sia stato eretto dal barone don Domenico Alberti, autorizzato dal vescovo di Reggio Calabria Martino Ibanez Y Villanueva. Da dove sia venuta la Sacra Effigie, non è accertato con sicurezza matematica. Le correnti di pensiero al riguardo, divergono sul “come e quando” sia arrivata. Un po’ meno sulle origini. Si tratterebbe di un dipinto di origini bizantine, sottratto all’ondata iconoclasta. Dai monaci basiliani che emigravano in Occidente. Oppure conquistata dai soldati cristiani durante le battaglie con i Saraceni, Mori, Arabi, Turchi ecc.A prescindere dalla sua provenienza, il Quadro da quel momento fece parte integrante del Santuario e viene onorato e venerato da quasi quattrocento anni.</p>
<p>Vennero edificate varie opere civili tra cui si segnala la fondazione di Melito Porto Salvo nel 1667. Sembrava fosse stata messa in atto una lunga continuità di floridezza economica per l&#8217;intera area corredata anche dalle nozze del 7 novembre del 1685 tra Lorenzo Alberti e la figlia del Vicerè di Napoli Caterina Cortez, ma poi tutto venne tragicamente affogato in una pozza di sangue per una serie di motivazioni che vanno dai motivi passionali a quelli, forse di natura economica: era un tiepido 16 aprile del 1686 quando sul piccolo centro si abbatté la mannaia vendicativa di Peppino Scrufari che con il suo seguito andò ad affogare nel sangue il suo odio. In quella triste serata caddero il marchese Lorenzo Abenavoli, il piccolo Simone Abenavoli, la marchesa Maddalena Actoven, Anna Abenavoli, Francesco Arcasto, il piccolo Giuseppe Milane, Giovanni Pellegrino di Napoli ed altri ospiti del castello di quella sciagurata notte. Nella narrazione di Berardo Candida Gonzaga, &#8220;Memorie delle Famiglie nobili delle Province Meridionali&#8221;, si narra che Berrnardino entrò nel castello di Pentidattilo con quaranta schierani per una porticina che gli venne aperta da un  servo della famiglia Alberti. Degli esecutori della strage ne vennero catturati sette e le loro teste, dopo essere state recise, vennero appese ai merli del castello. Ecco un contributo alla Storia di Melito Porto Salvo, ricavato dagli archi di Stato, dopo tante faticose e febbrili ricerche“Pentedattilo e la sua storia”  di Maria Stella Zema.:” La storia (Fonte web.tiscali.it) ci è stata trasmessa da illustri storici: Spanò-Bolani in &#8220;Storia di Reggio&#8221;, il nostro concittadino Mario Mandalari, Monsignor Rocco Cotroneo in &#8221; Rivista storica calabrese&#8221;, Giuseppe Isnardi in &#8220;Le vie d&#8217;Italia&#8221; 1925, Pellicano-Castagna in &#8220;Storia dei feudi&#8221;, Antonio Costantino, don Ercole Lacava e tanti altri. Pentidattilo, infeudato ai LETIZIA nel 1447 (Jacopo ne era Castellano e Capitano), passò verso la fine del secolo ai FRANCOPERTA, ai quali per questioni di debiti e di illegittimità nel 1589 fu confiscato e venduto all&#8217;asta dal Sacro Regio Consiglio a Simonello ALBERTI o De Aliberto per 15.180 ducati. Il più insigne degli Alberti fu Domenico, 3° marchese di Pentedattilo (il titolo di marchese era stato acquisito con privilegio da re Filippo III nel 1619). A lui si devono molte opere, tra cui la costruzione della chiesa dell&#8217;Immacolata in Melito, detta &#8220;Concessa&#8221; (locata lungo l&#8217;attuale via Ten. Minicuci), la chiesa di Porto Salvo e il palazzo marchesale,(sito lungo l’attuale via Nazionale in Melito).A Domenico, morto nel 1685, succedette il figlio Lorenzo (4° marchese) trucidato il 16 aprile 1686 nella notte della strage. Lorenzo, dopo la morte del padre, nel novembre dello stesso anno sposò Caterina Cortes, figlia di un dignitario di Spagna in Napoli. In quella occasione promise in sposa la sorella Antonia a Petrillo Cortes, suo cognato, deludendo cosi le speranze del barone Bernardino Abenavoli del Franco, signore di Montebello, da tempo aspirante alle nozze con Antonia Alberti. L’orgoglio o l&#8217;amore fece scattare la vendetta. La sera del 16 aprile 1686 (secondo la &#8220;cronologia&#8221; del Cappelli era martedì dopo Pasqua) l&#8217;Abenavoli con una schiera di suoi armati riuscì ad entrare nel castello (per tradimento all’interno della famiglia Alberti o per accordo della stessa Antonia), uccise Lorenzo e con lui la madre, donna Maddalena, (risparmiando la giovane moglie Caterina Cortes). Nella stessa notte furono uccisi, dagli sgherri del barone, la sorella Anna di 16 anni ed il fratello Simone di 9 anni e molti ospiti che, in occasione delle feste pasquali, si trovavano nel castello. Della famiglia Alberti scamparono all&#8217;eccidio Teodora di 8 anni protetta, si dice, da Antonia e Giovanna, custodita e salvata dalla balia.<br />
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<p>Dopo la strage l’Abenavoli fuggi a Montebello portando con se Antonia, che sposò nella chiesa dittereale di San Nicola il 19 aprile 1686, (il matrimonio è documentato dall&#8217;Archivio Parrocchiale di Montebello conservato presso l&#8217;Archivio Arcivescovile di Reggio Calabria). Tale matrimonio fu annullato dalla Sacra Rota nel 1690 perché contratto per effetto di violenza. Il Governatore di Reggio, venuto a conoscenza del tragico avvenimento, ne diede notizia al Preside Garofalo della provincia che si trovava a Vibo e questi, a sua volta, a Napoli direttamente a Pietro Cortes. Subito iniziò, la caccia. Una vera e propria spedizione militare &#8211; si parla di due galee di uomini armati approdati a Catona. Il barone si diede alla fuga, riparò a Malta e poi a Vienna, arruolandosi nell&#8217;esercito imperiale austriaco, non prima però, di aver affidato, al Vescovo di Reggio Mons. Ibanez de Villanova, Antonia la moglie, che fu ricoverata nel Conservatorio delle Educande a Reggio Calabria. Il barone Bernardino Abenavoli morirà in battaglia probabilmente nel 1692.Unusquisque faber est fortunae suae. La famiglia Alberti continuò nella successione con Antonia (5° marchese), che morì giovanissima a cinque anni dalla strage nell’agosto 1691, all’età di 24 anni. A lei succedette la sorella Teodora (6° marchese) e poi per linea indiretta Litterio CARACCIOLO (7° marchese), con il quale si estinse il marchesato.Nel 1760 il feudo di Pentedattilo fu venduto ai CLEMENTE, marchesi di San Luca. Durante il governo dei Clemente vi fu il terribile terremoto del 1783, causa principale del declino di questo borgo e all&#8217;incuria del &#8220;Signore&#8221;.Nel periodo francese, viene abolita la feudalità (l806). Nel 1823 Alessandro Clemente vendette l&#8217;ex feudo ai Signori RAMIREZ. Sotto i Ramirez si svolsero le vicende risorgimentali del 1860 e si ebbe nella Marina di Melito un grosso &#8220;impunt&#8221; sia demografico che economico. Come si è detto nell&#8217;introduzione, la storia di Pentedattilo è una storia di successioni feudali. I documenti, per la maggior parte atti notarili, che sono stati esaminati trattano avvenimenti di questa terra.Il fatto che più ha dato tragica notorietà popolare a Pentedattilo è la strage degli Alberti, che gli atti e i documenti storici datano 1678 fine 800. A questo punto, qui di seguito, viene fatto un excursus esemplificativo della documentazione. Per la ricerca ci siamo avvalsi anche delle copie Blasco e nella fattispecie delle copie dei &#8220;cedolari&#8221;.<br />
1.	Il primo documento è, infatti, una copia dei &#8220;cedolari&#8221;, un registro in cui venivano trascritti i passaggi feudali, nel nostro caso, sono stati riassunti tutti i passaggi della &#8220;baronia&#8221; di Pentedattilo dal 1509 al 1760, anno in cui don Litterio Caracciolo, nipote di donna Teodora Alberti, vende il feudo a Lorenzo Clemente, marchese di San Luca;<br />
2.	Il secondo documento è il testamento (dic. 1678) di donna Maddalena Vanacthoven, moglie di don Domenico Alberti, in cui ella nomina eredi di tutti i suoi beni i figli Lorenzo, Simone, Antonia, Anna e Teodora;<br />
3.	Il terzo documento (1679), è il verbale di un &#8220;Pubblico Reggimento&#8221; tenutosi nella piazza di San Pietro, con l&#8217;intervento dei sindaci e degli eletti, in cui si rinuncia allo &#8220;jus sopra la chiesa che dovevasi erigere a Portosalvo, nella marina di Melito, a beneficio del marchese Domenico Alberti&#8221;;<br />
4.	Il quarto documento è un atto notarile (1685 maggio) in cui donna Maddalena Alberti Vanacthoven, aperto il testamento del defunto marito, di fronte a testimoni e a don Francesco Alberti, fratello di don Domenico, si proclama tutrice dei suoi figli: Simone, Antonia, Anna, Teodora e Giovanna; il 16 aprile 1686 si compie la strage. Non abbiamo documenti che testimoniano tale tragico evento, ma esso, in qualche modo, permea di se la documentazione successiva;<br />
5.	Il quinto documento è la richiesta di Donna Antonia di lasciare il Conservatorio delle Educande in Reggio per entrare nel monastero di Santa Maria di Basicò in Messina (9 maggio 1686);<br />
6.	il sesto documento è un atto notarile in cui donna Teodora Alberti, sposata a Francesco Ruffo Ventimiglia, cadetto dei duchi di Bagnara, &#8220;emancipata per diretta dispensa del re, uscita dal baliatico e curatico di don Francesco Alberti&#8221;, suo zio, prende possesso del feudo e del castello di Pentedattilo. Lo stesso atto testimonia del giuramento dei sindaci e delle autorità nella chiesa dei Santi Apostoli e del canto del &#8220;Te Deum&#8221; in segno di giubilo;<br />
7.	Il settimo documento (1724) è un atto notarile con il quale donna Teodora Alberti dona alla sua unica figlia, Imara, tutti i suoi beni. Nello stesso atto è presente la bolla di annullamento del medesimo per la presunta costrizione subita da parte del genero, don Domenico CARACCIOLO, marchese di Brienza;<br />
8.	Nell&#8217;ottavo documento (1758), morta donna Teodora, Litterio Caracciolo, suo nipote, fa redigere un inventario di quanto è custodito sia nel castello sia nel casino e fortino in Melito;<br />
9.	Il nono è un documento estrapolato dal fondo inerente ai &#8220;demani&#8221;, carteggio che va dal 1752 al 1811 e riguarda Alessandro Clemente, marchese di San Luca e signore di Pentedattilo, in cui la gente del borgo ed i suoi rappresentanti denunciano alla &#8220;Suprema Giunta di Corrispondenza&#8221; la tirannia ed i soprusi sofferti;<br />
10.	Il decimo documento è un atto in cui si evince la vendita dell&#8217;ex feudo dai Clemente ai signori RAMIREZ (Napoli,1823) ;<br />
11.	L&#8217;undicesimo atto è un transunto voluto da don Domenico Ramirez di un privilegio con cui Pietro Ramirez (suo avo di quinta generazione) nel 1575 fu nominato &#8220;Magnifico&#8221;: &#8220;perché questa copia non si disperdesse e potesse servire al signor D. Domenico Ramirez e ai suoi discendenti&#8221; (1804).<br />
Dopo il terremoto del 1783, che mette in ginocchio il borgo, Pentedattilo è dichiarata inabitabile e si chiede, da parte degli abitanti e delle istituzioni, il trasferimento del borgo in altro luogo ,viene individuata una estesa area verso la Marina di Melito in Porto Salvo detta Maiorana. L’istanza è accolta dall&#8217;ufficio della Cassa Sacra grazie anche all&#8217;interessamento accorato di G. B. Mori, ma non sarà mai resa esecutiva sia per le forti resistenze del marchese Clemente che per l&#8217;abuso perpetrato dal procuratore Pecorelli, che avrebbe dovuto rappresentare il popolo di Pentedattilo(Tutta la documentazione si trova negli atti custoditi presso la Cassa Sacra nell’Archivio di Stato di Catanzaro). Nonostante tutto ha inizio la migrazione verso la marina con il lento ma inesorabile spopolamento di Pentedattilo. Cosi, con l&#8217;ordinamento amministrativo disposto dai francesi per legge il 19 gennaio 1807, Pentedattilo prima diventa &#8220;Università&#8221; nel cosiddetto governo di Melito, poi retrocede a frazione. Ma nonostante la fine ormai segnata, la gente di Pentedattilo vuole vivere, e molti atti lo documentano:<br />
1.	chiede la demolizione del castello che minaccia l&#8217;abitato;<br />
2.	supplica &#8220;&#8216;affinché si abbia un maestro per i bambini che crescono nell&#8217;ozio&#8221;;<br />
3.	chiede il miglioramento delle strade, l&#8217;apertura di pozzi per acqua potabile, di fontane pubbliche e di un servizio postale;<br />
4.	invoca l&#8217;acquisto di &#8220;un orologio da collocare nella facciata della chiesa di San Pietro Apostolo&#8221;;<br />
5.	sollecita la celebrazione della messa nella chiesa della &#8220;Candelora&#8221;.<br />
Infine, come atto che ne segna il definitivo declino, il documento (1845) con cui Monsignor Tommasini dà parere favorevole perché la Parrocchia Arcipretale sia trasferita da Pentedattilo a Melito con il nome di &#8220;Immacolata Concezione&#8221;, come già aveva prospettato Monsignor Capobianco nel 1786. Solo nel 1852 viene, però, nominato il primo arciprete.Oggi il borgo, che gode della tutela del nostro Ministero, dopo aver subito per anni l&#8217;incuria degli uomini e la devastazione del tempo, grazie all&#8217;azione coraggiosa ed appassionata di singole persone, di associazioni, del volontariato e dell&#8217;Amministrazione Comunale, ritorna a vivere ed anche noi (Archivio), che oggi ne riproponiamo le vicende storiche attraverso atti e documenti, siamo tra quelli che sono i custodi della sua memoria storica. Maria Stella Zema. Ecco un piccolo elenco di vescovi di Reggio del periodo interessato, che comunque hanno avuto parte attiva nella storia di Pentidattilo e di Melito:# Gaspare Ricciullo Del Fosso, O.M. † (17 luglio 1560 &#8211; 1592 deceduto)# Annibale D&#8217;Afflitto † (15 aprile 1593 &#8211; 1638 deceduto)# Gaspar de Creales Arce † (12 dicembre 1644 &#8211; 1658 deceduto)# Matteo di Gennaro † (1660 &#8211; 1674 deceduto)# Martino Ibáñez y Villanueva † (27 maggio 1675 &#8211; 1695 deceduto)# Giovan Andrea Monreale † (29 marzo 1696 &#8211; 1726 deceduto)# Domingo Polou † (25 giugno 1727 &#8211; 4 maggio 1756 deceduto)# Domenico Zicari † (3 gennaio 1757 &#8211; ottobre 1760 deceduto)# Matteo Gennaro Testa Piccolomini † (6 aprile 1761 &#8211; 1766 dimesso)# Alberto Maria Capobianco, O.P. † (6 aprile 1767 &#8211; 1798 deceduto)# Bernardo Maria Cenicola, O.F.M.Disc. † (18 dicembre 1797 &#8211; 17 settembre 1814 deceduto)# Alessandro Tommasini † (25 maggio 1818 &#8211; 18 settembre 1826 deceduto)# Emmanuele Bellorado, O.P. † (1828 &#8211; 24 gennaio 1829 nominato vescovo di Sant&#8217;Agata de&#8217; Goti)# Leone Ciampa, O.F.M. † (18 maggio 1829 &#8211; 1º febbraio 1836 nominato arcivescovo di Conza-Campagna)# Pietro di Benedetto † (11 luglio 1836 &#8211; 1855 deceduto)# Mariano Ricciardi † (28 settembre 1855 &#8211; 24 novembre 1871 nominato arcivescovo di Sorrento)# Francesco Saverio Basile † (22 dicembre 1871 &#8211; 26 dicembre 1871 deceduto)# Francesco Converti, O.F.M. † (6 maggio 1872 &#8211; 1888 deceduto)# Gennaro Portanova † (16 marzo 1888 &#8211; 25 aprile 1908 deceduto)# Rinaldo Camillo Rousset, O.C.D. † (14 settembre 1909 &#8211; 26 maggio 1926 deceduto)# Carmelo Pujia † (11 febbraio 1927 &#8211; 20 agosto 1937 deceduto)# Enrico Montalbetti † (9 giugno 1938 &#8211; 31 gennaio 1943 deceduto)# Antonio Lanza † (12 maggio 1943 &#8211; 23 giugno 1950 deceduto)# Giovanni Ferro, C.R.S. † (14 settembre 1950 &#8211; 4 giugno 1977 ritirato)# Aurelio Sorrentino † (4 giugno 1977 &#8211; 30 settembre 1986 nominato arcivescovo di Reggio Calabria-Bova)Vittorio Luigi Mondello, (vescovo dal 21 gennaio 1978). Sino a qualche anno fa il presidente del Circolo Ippico Melitese, Paolo Praticò, organizzava per onorare degnamente  Maria Santissima di Porto Salvo, un “Palio delle Madonna”, giunto alla ventesima edizione, imitato e scopiazzato da altri ; lo scrivente, ne era l’addetto stampa. L’auspicio è che possa riprendere quella sana tradizione, peraltro sollecitata dalle associazioni e dai fedeli mariani. Ogni anno per adorare la Gran Madre di Dio e Madre nostra, giungono a Melito, da ogni parte del pianeta, i diletti figli con l’aereo, la nave, il treno o la macchina. Ai circa quindicimila domiciliati cittadini di Melito Porto Salvo, bisogna aggiungere le altre migliaia, più del doppio, provenienti dalla cerchia melitese. Una processione imponente per le vie della città. La Madonna “esce” alle 14,30 e rientra nel Santuario dopo le venti e trenta. All’avvocata nostra dagli occhi misericordiosi, vita, dolcezza e speranza, si rivolgono  fiduciosi gli ammalati, i poveri, i deboli, gli ultimi, i carcerati, le ragazze-madri, le separate, le divorziate, i pensionati, gli operai, gl’impiegati, gli occupati ed i disoccupati. Omnia munda mundis. Al suo rientro, la chiesa, la piazza, il lungomare e le vie adiacenti, non riescono a contenere la folla strabocchevole ed osannante mossa dalla pietà popolare. Melito caput mundi. Stavolta la banda musicale di Girifalco è stata davvero brava ed applaudita a scena aperta. Musiche e canti per tutto il tempo previsto ma nella fase finale è stata davvero eccezionale, trascinando la folla più del mago di Hamelin. Dai neonati ai bambini sino ai giovani, agli adeluti ed agli anziani, in piazza c’erano tutti. A parte le autorità civili, politiche, militari e religiose. Pure gli atei, che non mancano da nessuna parte, come elemento decorativo, a titolo di curiosità o di partecipazione all’evento. Perché non si tratta della solita celebrazione sic et simpliciter. C’è di mezzo l’aspetto spirituale e divino, che lega e collega l’uomo, il cittadino, il devoto, il fedele a Dio ed a Sua Madre.Nessuno vuole rinunciare a questa sana tradizione, legata e collegata al vincolo atavico ed ancestrale. Con la figlia prediletta di sant’Anna e san Gioacchino. Dei tre vangeli sinottici quello che parla più diffusamente di Maria è il Vangelo di Luca. Vi si racconta che Maria viveva a Nazaret, in Galilea e che, promessa sposa di Giuseppe, ricevette dall&#8217;arcangelo Gabriele l&#8217;annuncio che avrebbe partorito il Figlio di Dio, senza avere rapporti sessuali (Luca 1,26-38). Ella accettò e, per la sua completa accettazione e fedeltà alla missione affidatale da Dio, è considerata dai cristiani il modello per tutti i credenti.Lo stesso Vangelo secondo Luca racconta la sua pronta partenza per Ain Karem, per aiutare la cugina Elisabetta, anziana, incinta di sei mesi. Da Elisabetta è chiamata &#8220;la madre del mio Signore&#8221;. Maria risponde proclamando il Magnificat:« Allora Maria disse: L&#8217;anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l&#8217;umiltà della sua serva. D&#8217;ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. (Luca 1,46-CEI »Trovandosi a Betlemme, in Giudea, con suo marito Giuseppe per il censimento indetto (Luca 2,1-2), tramite il console Quirino, dall&#8217;imperatore Augusto, partorì in un riparo che era forse una stalla suo figlio, al quale impose il nome di Gesù come le aveva prescritto l&#8217;arcangelo Gabriele. Il vangelo racconta il canto degli angeli e la visita dei pastori (Luca 2,1-20), e poi dei sapienti orientali detti i Magi. Secondo Matteo, che fa risiedere la famiglia fin da principio a Betlemme (Matteo 2,1-11), seguono la persecuzione di Erode, la fuga in Egitto, la strage degli Innocenti e il ritorno a Nazaret.  I fedeli come presi, letteralmente rapiti dal sentimento filiale, si sono catapultati al Santuario in migliaia. In attesa dell’arrivo della processione. La commozione e l’emozione si potevano cogliere al volo. Abbiamo fotografato gente che piangeva a dirotto, ma anche fedeli che osannavano e glorificavano il nome di Maria Santissima di Porto Salvo, mentre un centinaio di portatori, galvanizzati dal maestro Carmelo Riso, giunto da Londra, devoto e fedelissimo con volo dell’Alitalia, si alternavano alle stanghe, nuove di zecca; rinnovate dopo tanti anni. Particolare curioso, la calca si muoveva a ritmo di musica e con scroscianti applausi a scena aperta. I giovani erano letteralmente stremati, nonostante il vigore adolescenziale e la forza erculea, ma hanno trovato ancora le residue energie per “ballare” la Madonna. To be or not to be, that is the question. C’è un senso di armonia e di ordine, nonostante la moltitudine affolli il sagrato in ogni millimetro quadrato. Sarà felice don Domenico, il nuovo parroco che ha preso il posto di don Cosimo Latella, trasferitosi in riva allo Stretto. Concordia res parvae crescunt, discordia maximae dilabuntur.  Un rito dentro il rito. Poi il maestro Carmelo Riso, ha cantato la celeberrima canzone, mentre suo fratello Mike, pizzicava la battente; nel silenzio irreale. La torma gaudente e plaudente, tratteneva il respiro, ma alla fine è scoppiato come il Niagara Falls, un uragano di applausi sino a spellarsi le dita. Chi o che cosa, spinga la ressa a scaraventarsi sotto il campanile della chiesa, possiamo immaginarlo, ma non ne siamo certi. Il sentimento religioso, la tradizione, la Madonna come Madre Celeste, l’ispirazione divina, il dovere cristiano e mariano, il mistero di Dio o che cosa? Verba volant, scripta manent. Ma il popolo “meliloto”, sente di nutrire un sentimento speciale, particolare, eccezionale, straordinario, immenso, infinito ed immortale per la “sua” Madonna. Dieu me l’a donnèe gare a qui y touchera! Il tutto si è concluso si con le canzoni di Mariella Nava ed i giochi pirotecnici in piazza. Uno spettacolo dietro l’altro. Anche,” Panem et circenses”, fa brodo. Va in archivio un altro anniversario, repetita iuvant,  che rafforza i vincoli spirituali del popolo melitese con la Madonna di Porto Salvo. Domenico Salvatore<br />
Note</p>
<p>Ruggero I d’Altavilla</p>
<p>di Fara Misuraca</p>
<p>I Normanni, popolazione nota nell&#8217;alto Medioevo con il nome di Vichinghi, erano agguerrite bande di avventurieri che dalla terra di Scandinavia si diffusero, con una diaspora impressionante, in tutta Europa. Uno di questi avventurieri, Rollone, si insediò in Normandia fin dall&#8217;896, e divenne, per meriti di guerra, vassallo del re di Francia, ottenendo, nel 911, il riconoscimento dei suoi possedimenti.</p>
<p>Navi normanne, dall&#8217;Arazzo di Bayeux (realizzato molto probabilmente in una bottega inglese intorno agli anni 1070-1077).</p>
<p>E&#8217; da questo ducato che, ormai cristiani, latinizzati nella lingua e in parte nel costume, i normanni  muovono per le più importanti imprese. E&#8217; da qui che Guglielmo &#8220;il Bastardo&#8221;, conosciuto poi come &#8220;il Conquistatore&#8221;, approda in Inghilterra, mentre altri gruppi di mercenari &#8211; per lo più figli cadetti dell&#8217;aristocrazia feudale in cerca di fortuna &#8211; penetrarono nell&#8217;Italia meridionale all&#8217;inizio dell&#8217;XI secolo. Scesi come  mercenari, i normanni, ben presto riuscirono ad inserirsi  nelle contese che opponevano i pontefici romani, i duchi longobardi di Benevento e di Salerno, gli arabi di Sicilia, i bizantini di Puglia e di Calabria. Protagonisti delle più importanti imprese furono i Drengot, dei quali Rainulfo divenne conte di Aversa, ma soprattutto i membri della famiglia di Tancredi di Altavilla (Hauteville).  Sbarcati nel 1035, iniziarono al servizio di Rainulfo la loro straordinaria carriera, destinata a concludersi con la conquista di tutta l&#8217;Italia meridionale e della Sicilia e con la costituzione di un regno che divenne il più potente ed importante dell&#8217;epoca.</p>
<p>E&#8217; giusto ricordare i protagonisti più famosi dell&#8217;impresa: Guglielmo Braccio di Ferro, che divenne conte di Puglia, Roberto il Guiscardo, duca di Puglia e Calabria, Ruggero il Bosso, conte di Calabria e Sicilia, e Ruggero II, primo re di Sicilia. (vedi Nota)</p>
<p>Ruggero &#8220;il Bosso&#8221;, ultimogenito di Tancredi, inizia la sua carriera in sordina, all&#8217;ombra  del fratello Roberto. Insieme si lanciano alla conquista dei principati longobardi di Benevento, Capua e Salerno, dei ducati, nominalmente ancora bizantini, di Napoli, Sorrento, Amalfi e Gaeta, del Catapanato di Puglia e di Calabria e dell&#8217;emirato arabo di Sicilia. Le conquiste degli Altavilla  turbano non poco il Papa ma la loro ascesa è incontenibile anche a causa dell&#8217;appoggio dei principi locali che,ciecamente, continuano a considerarli dei semplici soldati di ventura. I rapporti tra il papa e gli Altavilla non saranno mai tranquilli, ma in virtù della loro supremazia militare (il Guiscardo era persino riuscito a catturare papa Leone IX ed a tenerlo prigioniero per nove mesi, nel 1053) con &#8216;accordo di Melfi (1059) gli Altavilla ottengono il &#8220;privilegio&#8221; di considerarsi vassalli del pontefice, guadagnandosi il riconoscimento dei diritti feudali sull&#8217;Italia meridionale e sulla Sicilia, ancora da conquistare.</p>
<p>Roberto viene riconosciuto duca di Puglia e di Calabria e Ruggero, come suo vassallo, ottiene il castello di Mileto, in Calabria, dove stabilisce la sua residenza e si circonda di una corte del Gran Contado sul modello bizantino. Ruggero farà di Mileto la sua capitale ed è in questa corte che egli esplica un&#8217; attività di potenziamento della propria strategia militare e politica e tesse una fitta trama di rapporti internazionali con capi di stato e pontefici.</p>
<p>A Mileto nel Natale del 1061, si celebrano le nozze con la normanna Giuditta d’Evreux,  si celebreranno le seconde nozze con la longobarda Eremburga e, infine, nel 1089 le terze nozze con Adelasia del Vasto, della famiglia degli Alemarici, marchesi del Monferrato.</p>
<p>Robert de Grandmesnil celebra le nozze di Ruggero e Giuditta d&#8217;Evreux (dalla Tapisserie du Château de Pirou, Normandia)</p>
<p>Affermata la loro supremazia nel meridione d&#8217;Italia, i fratelli Altavilla sbarcano in Sicilia chiamati dall&#8217; emiro di Catania,  impegnato in una sanguinosa guerra con il califfo di Girgenti. L&#8217;aiuto all&#8217;emiro di Catania  è solo un pretesto per iniziare la conquista della Sicilia ed essere nel contempo, considerati i &#8220;liberatori&#8221; delle residue  popolazioni cristiane ancora presenti nell&#8217;isola dopo due secoli e mezzo di dominio musulmano. Nel febbraio del 1061 Ruggero organizza uno sbarco a Messina con poco più di un migliaio di soldati. Messina cade senza opporre resistenza per cui i Normanni arrivano facilmente fino a Castrogiovanni e Girgenti. Questo è solo l&#8217;inizio, perché la spedizione vera e propria viene organizzata  nella primavera del 1062, quando Ruggero, con truppe fresche torna in Sicilia con l&#8217;intento di occupare l&#8217;intera isola. Gli anni della conquista sono duri. Un feroce scontro avviene a Cerami, a ovest di Troina. Il Malaterra riporta che le forze normanne erano esigue. Né il papato, né Pisa, né Genova, che tanto vantaggio trarranno dalle conquiste normanne, forniscono aiuti.  Ma Ruggero riesce egualmente a mettere in fuga i nemici. I normanni controllano ormai una vasta zona, da Messina a Troina, dove Ruggero pone la sua capitale isolana. Con una serie di faticose battaglie che vedono cadere una ad una le più importanti città, nonostante i rinforzi arabi arrivati dall&#8217;Africa, nell&#8217;agosto del 1071 giunge alle porte di Palermo.</p>
<p>L&#8217;assedio dura fino al gennaio del 1072, quando Ruggero con l&#8217;aiuto del Guiscardo riesce a penetrare nella città fortificata e la capitale cade. Una messa solenne viene celebrata nell&#8217;antico Duomo, che per 240 anni era stato una moschea. A poco a poco cadono anche Castrogiovanni, Butera ed infine, nel 1091, Noto. Occorreranno trenta anni a Ruggero per conquistare l&#8217;intera Sicilia e le isole di Malta e Pantelleria, il cui possesso renderà sicuri i traffici nel canale di Sicilia e consentirà di avviare scambi commerciali con i paesi che si affacciano sul Mediterraneo.</p>
<p>Ruggero, inoltre, profittando della lotta per le investiture tra il papato e l&#8217;impero germanico concede alcuni favori al papato, appoggiando  papa Urbano II contro l’impero, ma pur mostrandosi generoso con le diocesi che egli stesso fondò e fece aderire a Roma non restituirà mai  l’ingente patrimonio siciliano confiscato da Bisanzio.  Urbano II scende personalmente in Sicilia, a Troina, per ratificare il suo operato, ma quando, più tardi,  si permetterà di nominare il vescovo di Troina suo legato, Ruggero, imprigionerà il vescovo, farà annullare al papa la sua nomina ed infine, nel 1098, con la scusa di aver liberato dall&#8217;Islam la Sicilia, otterrà il titolo di Gran Conte di Sicilia e di Calabria e  la prerogativa di &#8220;legato apostolico&#8221; (l&#8217;apostolica legatia), che riconosce al Gran Conte e a tutti i suoi successori  giurisdizione su tutte le faccende ecclesiastiche purché non si infranga il dogma di fede o la salute dell&#8217;anima e per la quale tutti i vescovi siciliani (tranne quello di Lipari, la cui diocesi è successiva) erano direttamente nominati dal Re di Sicilia. Per la gestione di tale privilegio viene creato un apposito istituto giuridico, il tribunale della monarchia, dove con il termine &#8220;monarchia&#8221; si intende  unità di comando amministrativo ed ecclesiastico.</p>
<p>Con Ruggero, mentre la maggior parte dell&#8217;Europa è ancora feudale, si gettano, nel meridione d&#8217;Italia le basi di uno stato moderno. Il re non governa più tramite i suoi potenti feudatari, ma tramite i suoi funzionari (burocrati dello stato e non potenti signorotti). Diversamente dal resto d&#8217;Europa che diventa sempre più intollerante,  egli è tollerante con i costumi e le tradizioni greche, latine ed arabe che in questo periodo coesistono nel meridione, lasciando le proprietà e la libertà di culto.</p>
<p>Non di bontà d’animo si tratta: quel rozzo guerriero ha capito che è più conveniente sfruttare  i collaudati sistemi bizantini e musulmani piuttosto che imporre un sistema feudale di tipo europeo e per questo ha bisogno di funzionari che certamente non può trovare tra le sue truppe. Egli riesce a fondere i rapporti aristocratici feudali con il concetto orientale  secondo il quale un capo non è “primo tra eguali”, ma è sovrano, quasi “divino“.</p>
<p>Ruggero I Gran Conte di Sicilia.</p>
<p>Per non indebolire il suo potere tiene per sé la maggior parte dei territori e quando concede terre ad altri si riserva l’uso delle miniere, delle saline e delle foreste, revocando le terre in mancanza di eredi  e  in caso di infedeltà. Se da un lato rispetta  le lingue e le religioni dei greci e degli arabi, di cui si serve per l’organizzazione dello stato, dall’altro si dedica alla ricristianizzazione e rilatinizzazione delle diocesi della Calabria, della Puglia, della Basilicata, già soggette al patriarcato di Costantinopoli, e della Sicilia, che per oltre 200 anni è stata musulmana, attraverso l&#8217;istituzione di numerosi monasteri latini, primo tra tutti la Santissima Trinità di Mileto. Fa costruire cattedrali come quella di Troina, prima capitale Normanna, e di Catania, istituisce nuove diocesi (grazie al legato apostolico di cui gode), e favorisce l&#8217;immigrazione di francesi, inglesi  e lombardi, per  ripopolare le sue terre in seguito alle guerre, alle carestie e all’espatrio dei musulmani. Con Ruggero d&#8217;Altavilla la Sicilia ritorna a far parte del mondo occidentale ma contemporaneamente non taglia i legami con l&#8217;oriente, mantenendo il Gran Conte armate musulmane e rapporti di amicizia e di commercio con tutto il bacino del mediterraneo. A tal proposito secondo un&#8217;ipotesi suggerita dallo storico musulmano  Ibn al-Athìr (XII-XIII secolo) la conquista della Palestina è dovuta essenzialmente a una questione di equilibri geopolitici e di interessi economici tra sovrani e feudatari franco-normanni e potentati arabi. Essa sarebbe suggerita proprio dal Gran Conte Ruggero ai Franchi per distoglierli dalla conquista dell&#8217;Africa mediterranea, che interromperebbe o renderebbe più difficili i suoi traffici con le regioni musulmane dell&#8217;Africa. Narra infatti Ibn al-Athìr che giunse a Ruggero un&#8217;ambasciata da parte dei Franchi che chiedevano un&#8217;alleanza militare e un appoggio logistico in Sicilia per la conquista dell&#8217;Africa. Ruggero radunati i suoi consiglieri, favorevoli al disegno, manifesterebbe, invece, in maniera plateale e … rumorosa la sua disapprovazione, scoreggiando sonoramente (“levata una gamba fece una gran pernacchia dicendo: “Affé mia, questa vale più di codesto vostro discorso&#8221;”), spiegando che egli non guadagnerà nulla dall&#8217;impresa, qualunque sia l&#8217;esito: “se conquistano il paese quello sarà loro e l&#8217;approvvigionamento dovranno averlo dalla Sicilia, venendo io a perderci il denaro che frutta qui ogni anno il prezzo del raccolto; e se invece non riescono, faranno ritorno qui al mio paese e mi daranno degli imbarazzi, e Tamim [l'emiro di Tunisi] dirà che l&#8217;ho tradito e ho violato il patto con lui, e si interromperanno i rapporti e le comunicazioni fra noi”. Per cui Ruggero risponde no all’alleanza, ma suggerisce un&#8217; alternativa: “Se avete deciso di far la guerra ai Musulmani, la cosa migliore è di conquistare Gerusalemme, che libererete dalle loro mani e di cui avrete il vanto”.</p>
<p>Muore a Mileto il 22 giugno del 1101, all&#8217;età di settanta anni. Fu un  capo ricco e potente ma al suo stato mancava ancora il senso della stabilità; egli era un nomade, come i suoi antenati vichinghi (e, purtroppo, come i suoi successori) e passò la sua vita viaggiando con la sua corte, la sua amministrazione ed il suo tesoro.  Rimase reggente la sua terza moglie, la gran contessa Adelasia, dalla quale aveva avuto due figli: Simone e Ruggero. Simone, il primogenito morì fanciullo, lasciando erede il piccolo Ruggero che a 10 anni divenne Gran Conte di Sicilia e che sarebbe  divenuto il primo re di Sicilia. La figura e la personalità di Ruggero I, che insieme al fratello Roberto il Guiscardo aveva realizzato la conquista normanna nel Mezzogiorno d&#8217;Italia, rimane un punto di riferimento essenziale nella storia del medioevo europeo. Il rude guerriero protagonista di aspre e dure battaglie si era rivelato un saggio uomo di stato tanto da essere considerato il monarca più autorevole dell&#8217;Italia continentale.</p>
<p>La Katabba di Monforte San Giorgio</p>
<p>In Sicilia la saga dell&#8217;arrivo di Ruggero d&#8217;Altavilla è stata raccontata in tanti modi da cantastorie, pupari, pittori …. ma particolare è il modo con cui gli abitanti di un paesino sui monti Peloritani ancora oggi la raccontano: con campane e tamburo. Per venti giorni, dal 17 gennaio al 5 febbraio alle sei del mattino ed alle sette di sera risuona nella valle la tammuriniata e la campanata di Sant&#8217;Agata che con 25 ritmi diversi (prima erano molti di più) affidati all&#8217;estro degli esecutori inerpicati sul campanile, rappresenta l&#8217;arrivo del messaggero che annuncia l&#8217;arrivo degli Altavilla,  il trotto dei cavalli, il passo felpato del cammello su cui, secondo la  leggenda, avanzava Ruggero e la fuga dei Saraceni.</p>
<p>Questa inusuale serenata ha un nome anch&#8217;esso curioso Katabba. Le etimologie proposte per questo termine sono numerose ma due sono particolarmente interessanti: la derivazione dal greco Katabasis (discesa) o dall&#8217;arabo Qataba (adunata) o da entrambi. Una sorta di sincretismo linguistico  che si riflette anche nella compresenza del tamburo, retaggio arabo e delle campane, retaggio cristiano.</p>
<p>Nota: &#8220;Era tipico dei Normanni che le persone, visto che non possedevano un cognome, venissero chiamati dai loro visibili segni somatici: il Conte Ruggero, ad esempio, fu detto “Bosso” perché  robusto e prestante d’aspetto, il duca Roberto fu chiamato il “Guiscardo” perché astuto e veloce di mente, Guglielmo d’Inghilterra fu chiamato il “Conquistatore” perché aveva conquistato l’Isola d’Inghilterra, ecc.” (Di Blasi nella Storia di Sicilia).</p>
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		<title>Roma, &#8220;Subito santo!&#8221; grida la folla mentre Benedetto XVI° proclama &#8220;Beato&#8221; il defunto papa venuto da lontano</title>
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		<pubDate>Sun, 01 May 2011 20:53:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Salvatore</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/05/Giovanni-Paolo-II.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-81911" title="Giovanni Paolo II" src="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/05/Giovanni-Paolo-II-300x159.jpg" alt="" width="300" height="159" /></a>&#8220;E&#8217; straordinario&#8221;. Con queste parole il premier Silvio Berlusconi si sarebbe rivolto a papa Benedetto XVI, durante il breve scambio di saluti con il premier e con il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, al termine della cerimonia di beatificazione di Giovanni Paolo II. Da una ricognizione delle immagini che riprendono le varie strade nella zona del Vaticano dove si trovano i fedeli, la questura di Roma stima la presenza di circa un milione e mezzo di persone. Papa Giovanni Paolo II, nato Karol Józef Wojtyła (Wadowice, 18 maggio 1920 – Città del Vaticano, 2 aprile 2005), è stato il 264º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica (il 263º successore di Pietro) e 6º sovrano dello Stato della Città del Vaticano (accanto agli altri titoli connessi al suo ruolo). Fu eletto papa il 16 ottobre 1978. In seguito al processo di canonizzazione, gli è stato conferito il titolo di servo di Dio il 2 aprile 2007, è stato proclamato venerabile il 19 dicembre 2009 ed il 1º maggio 2011 è stato proclamato beato e verrà festeggiato annualmente nel giorno del suo insediamento, il 22 ottobre. Nella storia della Chiesa, non capitava da circa 1000 anni che un papa proclamasse beato il proprio immediato predecessore.Primo papa non italiano dopo 455 anni, cioè dai tempi di Adriano VI (1522 &#8211; 1523), è stato inoltre il primo pontefice polacco, e slavo in genere, della storia<br />
.<br />
<strong>ROMA, GIOVANNI PAOLI II° PROCLAMATO “BEATO” DA BENEDETTO XVI° DAVANTI AD UN MILIONE DI PERSONE IN PIAZZA E NUMEROSE LE PERSONALITÀ PRESENTI. QUALCHE TIMORE TRA LE FORZE DELL&#8217;ORDINE PER L&#8217;ONDA UMANA, CHE SI MUOVE PER LE STRADE DELLA CAPITALE.   IL CARDINALE AGOSTINO VALLINI, ALL&#8217;INIZIO DEL RITO DI PIAZZA SAN PIETRO, HA DETTO: &#8220;BEATISSIMO PADRE, IL VICARIO GENERALE DI VOSTRA SANTITÀ PER LA DIOCESI DI ROMA, DOMANDA UMILMENTE ALLA SANTITÀ VOSTRA, DI VOLER ISCRIVERE NEL NUMERO DEI BEATI IL VENERABILE SERVO DI DIO GIOVANNI PAOLO II, PAPA&#8221;.</strong></p>
<p>Giovanni Paolo II  è da oggi nel novero dei beati della Chiesa cattolica. La proclamazione e&#8217; avvenuta durante la solenne cerimonia in Piazza San Pietro, presieduta da papa Benedetto XVI dinanzi a decine di capi di Stato e di governo e mentre oltre un milione di pellegrini &#8211; secondo dati della Prefettura confermati dalla sala stampa vaticana &#8211; affollavano le vie e le piazze di Roma, sia nell&#8217;area del Vaticano che in altre zone della citta&#8217;Giovanni Paolo II intraprese sin dal principio del suo pontificato una vigorosa azione politica e diplomatica contro il comunismo e l&#8217;oppressione politica, ed è considerato uno degli artefici del crollo dei sistemi del socialismo reale, già controllati dall&#8217;ex Unione Sovietica. Combatté la Teologia della Liberazione, intervenendo ripetutamente in occasioni di avvicinamenti di alcuni esponenti del clero verso soggetti politici dell&#8217;area marxista. Stigmatizzò inoltre il capitalismo sfrenato e il consumismo, considerati antitetici alla ricerca della giustizia sociale, causa d&#8217;ingiustificata sperequazione fra i popoli e lesivi della dignità dell&#8217;uomo. Nel campo della morale, si oppose fermamente all&#8217;aborto e all&#8217;eutanasia, e confermò l&#8217;approccio tradizionale della Chiesa sulla sessualità umana, sul celibato dei preti, sul sacerdozio femminile.<br />
<em>Domenico Salvatore</em></p>
<p>ROMA- (CITTA&#8217; DEL VATICANO) &#8211; Giovanni Paolo II è da oggi nel novero dei beati della Chiesa cattolica. La proclamazione  è avvenuta (Fonte Ansa) durante la solenne cerimonia in Piazza San Pietro, presieduta da papa Benedetto XVI dinanzi a decine di capi di Stato e di governo e mentre oltre un milione di pellegrini &#8211; secondo dati della Prefettura confermati dalla sala stampa vaticana &#8211; affollavano le vie e le piazze di Roma, sia nell&#8217;area del Vaticano che in altre zone della citta&#8217;. La festa del nuovo beato, che sale all&#8217;onore degli altari a soli sei anni dalla morte, sara&#8217; celebrata il 22 ottobre di ogni anno nella Chiesa di Roma e in quella polacca, finche&#8217; la canonizzazione non prescrivera&#8217; il &#8221;culto universale&#8221;. E anche oggi, come durante i funerali dell&#8217;8 aprile 2005, il grido del &#8221;Santo subito&#8221;, insieme a un interminabile applauso e allo sventolio delle bandiere reso ancora piu&#8217; intenso dalle lacrime di tanti fedeli, e&#8217; risuonato subito dopo la formula di beatificazione pronunciata da papa Ratzinger, mentre l&#8217;arazzo col ritratto del nuovo beato veniva scoperto sulla facciata di San Pietro.</p>
<p>Intanto anche la reliquia di Wojtyla &#8211; una piccola ampolla col suo sangue contenuta in un reliquiario d&#8217;argento &#8211; veniva portata sull&#8217;altare da suor Tobiana, che per 27 anni ha servito nell&#8217;appartamento papale, e da suor Marie Simon-Pierre, la cui guarigione dal Parkinson ha aperto la strada alla beatificazione. &#8221;Ha aperto a Cristo la societa&#8217;, la cultura, i sistemi politici ed economici, invertendo con la forza di un gigante &#8211; forza che gli veniva da Dio &#8211; una tendenza che poteva sembrare irreversibile&#8221;, ha detto del suo predecessore Benedetto XVI durante l&#8217;omelia della messa, ricordandone l&#8217;appello di inizio pontificato. &#8221;Quella carica di speranza che era stata ceduta in qualche modo al marxismo e all&#8217;ideologia del progresso &#8211; ha aggiunto -, egli l&#8217;ha legittimamene rivendicata al Cristianesimo, restituendole la fisionomia autentica della speranza&#8221;. La cerimonia cui sono intervenute 87 delegazioni ufficiali, 16 capi di Stato tra cui il presidente Giorgio Napolitano, cinque case reali, e per l&#8217;Italia anche il premier Silvio Berlusconi, i presidenti di Senato e Camera Renato Schifani e Gianfranco Fini tra gli altri, e&#8217; cominciata dopo che nella notte il grande afflusso di fedeli da numerosi Paesi &#8211; moltissimi i polacchi &#8211; aveva messo a dura prova il dispositivo logistico intorno a Piazza San Pietro.<br />
I varchi dal fondo di Via della Conciliazione sono stati aperti con largo anticipo alle 2 (anziche&#8217; alle 5.30) per ragioni di ordine pubblico, dopo di che la folla si e&#8217; ammassata verso Piazza San Pietro in attesa dell&#8217;apertura, all&#8217;alba. Sia via della Conciliazione che le aree circostanti fino a Castel Sant&#8217;Angelo sono rimaste piene di fedeli durante tutta la cerimonia, mentre altre migliaia hanno preferito ripiegare verso le zone di Roma dove sono allestiti i maxischermi, tra cui il Circo Massimo, gia&#8217; teatro ieri sera della veglia con 200 mila fedeli. Sempre alle prime ore di stamani, la teca contenente le spoglie mortali di Wojtyla e&#8217; stata traslata dalle Grotte Vaticane nella soprastante Basilica di San Pietro e posta davanti all&#8217;altare centrale: subito dopo la messa e la recita del Regina Caeli, davanti al feretro sfileranno il Papa e i cardinali, quindi i malati, le delegazioni ufficiali e, probabilmente anche durante la notte, la lunga successione dei fedeli in venerazione del nuovo beato.</p>
<p>Benedetto XVI in preghiera davanti al feretro di Giovanni Paolo II. Il Papa, al termine della cerimonia di beatificazione, è entrato nella basilica vaticana e si è inginocchiato in raccoglimento dinanzi alla teca contenente le spoglie mortali di Wojtyla, posta davanti all&#8217;altare centrale. Dopo che Benedetto XVI presso il feretro posto nella basilica vaticana sono sfilati i cardinali che hanno concelebrato la cerimonia di beatificazione. Quasi tutti si sono chinati a baciare la teca contenente le spoglie mortali del nuovo beato.Il cardinale spagnolo Agustin Garcia-Gasco Vicente, ex arcivescovo di Valencia,  è morto oggi d&#8217;infarto poco prima della cerimonia di beatificazione di Giovanni Paolo II, alla quale avrebbe dovuto assistere. Lo hanno riferito fonti vaticane all&#8217;agenzia francese I.media. Il porporato aveva 80 anni, essendo nato il 12 febbraio 1931 a Corral de Almaguer, presso Toledo.<br />
Sono tanti i fedeli che entrati in San Pietro per rendere omaggio alle spoglie del beato Wojtyla si sono inginocchiati sul marmo per pregare. Gli uomini della vigilanza del Vaticano invitano i pellegrini a non fermarsi durante il percorso che passa attorno all&#8217;altare con il baldacchino del Bernini. Ma in un lato della basilica è permesso, a chi vuole di fermasi un attimo in preghiera. Nel frattempo la fila di chi entra in basilica sembra un fiume in piena.<br />
Sono già 1.000 i pullman turistici che hanno lasciato Roma, e il deflusso dai 4 parcheggi predisposti per l&#8217;occasione (Anagnina, Laurentina, Ponte Mammolo e stadio Olimpico, dove sono ancora presenti complessivamente circa 600 pullman) sta avvenendo alla spicciolata senza creare problemi alla circolazione.Benedetto XVI in preghiera davanti al feretro di Giovanni Paolo II, oggi proclamato beato. Il Papa, al termine della cerimonia di beatificazione, è entrato nella basilica vaticana e si è inginocchiato in raccoglimento dinanzi alla teca contenente le spoglie mortali di Wojtyla, posta davanti all&#8217;altare centrale. Dopo Benedetto XVI hanno potuto venerare la bara del nuovo beato anche i cardinali concelebranti, ai quali è stato consentito di chinarsi per baciarne il legno.Il Papa ringrazia il Presidente Napolitano e il Premier, seduto accanto al Capo dello Stato, applaude: &#8220;Un saluto particolare al presidente della Repubblica italiana. Ringrazio anche le autorità italiane presenti&#8221;. Grazie all&#8217;Italia, alla diocesi di Roma e alla città di Roma, per quanto hanno fatto per cooperare alla organizzazione della beatificazione di Giovanni Paolo II. Li ha rivolti il Papa, recitando il Regina Coeli dal sagrato della basilica di San Pietro, al termine della beatificazione del predecessore. Il Papa ha ringraziato anche i malati e i pellegrini intervenuti al rito. Benedetto XVI saluta i fedeli in tutte le lingue, ricevendo in cambio applausi. Particolarmente caloroso il saluto che il Papa ha rivolto ai tanti pellegrini provenienti dalla Polonia che ricambiano con un applauso fragoroso le parole del Santo Padre.Ottocento sacerdoti distribuiscono la comunione alla messa di beatificazione di Wojtyla, 500 in piazza San Pietro e 300 nelle vie vicine. Tra coristi, organisti e orchestrali della Cappella Sistina, del coro della diocesi di Roma e dell&#8217;orchestra di Santa Cecilia, poi, sono 710 i musicisti che hanno preso parte alla cerimonia. Sono 2300 i giornalisti accreditati. Il Papa ha ricordato la &#8220;sofferenza&#8221; degli ultimi anni di vita di Giovanni Paolo II che però, ha sottolineato, è rimasto &#8220;una roccia&#8221; di fronte al dolore. &#8220;E poi &#8211; ha detto papa Ratzinger &#8211; la sua testimonianza nella sofferenza: il Signore lo ha spogliato pian piano di tutto, ma egli è rimasto sempre una &#8216;roccia&#8217;, come Cristo lo ha voluto. La sua profonda umiltà, radicata nell&#8217;intima unione con Cristo, gli ha permesso di continuare a guidare la Chiesa e a dare al mondo un messaggio ancora più eloquente proprio nel tempo in cui le forze fisiche gli venivano meno. Così egli ha realizzato in modo straordinario la vocazione di ogni sacerdote e vescovo: diventare un tutt&#8217;uno con quel Gesù, che quotidianamente riceve e offre nell&#8217;Eucaristia. Beato te, &#8211; ha concluso &#8211; amato Papa Giovanni Paolo II, perché hai creduto! Continua &#8211; ti preghiamo &#8211; a sostenere dal Cielo la fede del Popolo di Dio&#8221;. Papa Wojtyla &#8220;ha aperto a Cristo la società, la cultura, i sistemi politici ed economici, invertendo con la forza di un gigante, forza che gli veniva da Dio, una tendenza che poteva sembrare irreversibile&#8221;. Lo ha detto il Papa nell&#8217;omelia per la beatificazione del predecessore. In polacco ha aggiunto che egli &#8220;ha aiutato i cristiani di tutto il mondo a non avere paura di dirsi cristiani, di appartenere alla Chiesa, di parlare del Vangelo&#8221;. &#8220;Giovanni Paolo II è beato per la sua fede, forte e generosa, apostolica&#8221;. Lo ha detto Papa Ratzinger nella sua omelia. &#8220;Siamo riuniti &#8211; ha aggiunto &#8211; proprio per celebrare una Beatificazione, e ancora di più perché oggi è stato proclamato Beato un Papa, un Successore di Pietro, chiamato a confermare i fratelli nella fede&#8221;. Per Benedetto XVI &#8220;oggi in cielo è festa tra angeli e santi&#8221;. Sei anni fa, al funerale di papa Wojtyla, &#8220;noi sentivamo aleggiare il profumo della sua santità&#8221;.</p>
<p>Per questo, ha detto il Papa, &#8220;ho voluto&#8221; &#8220;nel doveroso rispetto della normativa della Chiesa&#8221; che la sua beatificazione procedesse &#8220;con discreta celerità&#8221;. &#8220;Ed ecco che il giorno atteso è arrivato, è arrivato presto, perché così è piaciuto al Signore: Giovanni Paolo II è beato&#8221;. Non appena è stato scoperto il drappo che copriva l&#8217;immagine di Giovanni Paolo II e svelato quindi il volto del papa oggi beato, un&#8217;onda di commozione ha pervaso la piazza affollata di pellegrini. Sul viso di tanti solo lacrime di emozione per la solennità del momento. Le reliquie di papa Wojtyla appena proclamato beato sono state portate al Papa da suor Tobiana, per circa 27 anni al fianco del papa polacco, e da suor Marie Simon Pierre, guarita dal Parkinson in modo inspiegabile per la scienza, il miracolo riconosciuto dalla Chiesa per la beatificazione di Karol Wojtyla-Giovanni Paolo II. Le reliquie, una ampolla del sangue di papa Wojtyla prelevato nei giorni precedenti alla morte, sono contenute in un reliquiario a forma di rami d&#8217;ulivo opera di un artigiano romano. Dopo la cerimonia verranno custodite nel Sacrario del Vaticano. Un lungo applauso e ancora l&#8217;urlo &#8220;Santo subito&#8221;. Così la folla in piazza San Pietro ha salutato la formula di beatificazione di Giovanni Paolo II. In piazza San Pietro sventolano le bandiere di tutte le nazioni. La bara di Giovanni Paolo II è stata portata in San Pietro dalle Grotte Vaticane dove era rimasta dopo l&#8217;esumazione di venerdì scorso. Ed e&#8217; stata posizionata davanti all&#8217;altare della Confessione, posta su un drappo che in questi giorni la ricopriva. Sulla bara è stato messo l&#8217;Evangeliario di Lorsch.</p>
<p>Il responsabile della Sala Sistema Roma, Giorgio Garbini ha invitato, tramite un messaggio lanciato su Isoradio, i pellegrini e i fedeli a non recarsi più nella zona adiacente al Vaticano. &#8220;L&#8217;area del Vaticano è satura e non può accogliere altri pellegrini&#8221;, ha detto Garbini aggiungendo che via della Conciliazione, piazza Risorgimento, largo Giovanni XXIII e piazza Adriana, sono, a questo punto, mete da evitare; l&#8217;invito è quello di seguire la beatificazione dai maxischermi.</p>
<p>Insediamento 		22 ottobre 1978<br />
Fine pontificato 		2 aprile 2005<br />
Motto 		Totus tuus<br />
Cardinali creati<br />
Predecessore 		papa Giovanni Paolo I°<br />
Successore 		papa Benedetto XVI°<br />
Nome 		Karol Józef Wojtyła<br />
Nascita 		Wadowice, 18 maggio 1920<br />
Morte 		Città del Vaticano, 2 aprile 2005<br />
Sepoltura 		Basilica di San Pietro<br />
Firma 		Signature of John Paul II.svg<br />
Beato Giovanni Paolo II<br />
Nascita 	Wadowice, 18 maggio 1920<br />
Morte 	Città del Vaticano, 2 aprile 2005<br />
Venerato da 	Chiesa cattolica<br />
Beatificazione 	1º maggio 2011 da papa Benedetto XVI<br />
Canonizzazione<br />
Santuario principale<br />
Ricorrenza 	22 ottobre<br />
Attributi<br />
Patrono di<br />
Padre Silvestro Morabito ex parroco di San Giuseppe in Annà, sostiene attraverso la pubblicazione di un libro, la cui stesura venne condotta con rigore scientifico, che papa Agatone (Agatone (Palermo?, 575 – Roma, 10 gennaio 681) fu il 79º papa della Chiesa cattolica dal 27 giugno 678 alla sua morte. È venerato come santo dalla Chiesa) a cui è intitolata una via di Melito Porto Salvo (RC), fosse originario di Pentidattilo, agro di Melito di Porto Salvo (RC), come pure -www.circoloculturalelagora.it-e non di Palermo come altri erroneamente sostengono; da genitori benestanti e devoti, fece dono dell&#8217;eredità dopo la loro morte e si ritirò in un monastero a Palermo. Benché l&#8217;anno della sua nascita sia in effetti sconosciuto, si narra che avesse centotré anni al momento della sua elezione e centosei al momento della morte. È noto come il Papa che ordinò la restaurazione di san Wilfred al vescovato di York, nel 679, e come il primo papa che cessò il pagamento dei tributi fino ad allora dovuti al momento dell&#8217;elezione dell&#8217;imperatore bizantino. Fu durante il suo pontificato che a Costantinopoli si tenne il sesto concilio ecumenico, al quale inviò dei suoi delegati e quelli del concilio romano tenutosi nel 679.<br />
Durante il suo regno Bisanzio abbandonò il monotelismo e vennero ripristinate relazioni amichevoli con Roma. Nel 680 al sesto sinodo, ordinò che al posto dell&#8217;agnello (immagine con la quale si raffigurava Cristo) si ponesse un uomo crocifisso.</p>
<p>Papa Agatone, che Padre Silvestro rivendica a Pentadattilo</p>
<p>Ecco uno specchietto riassuntivo degli ultimi Papi:<br />
• Papa Pio IX (1846-1878)<br />
• Papa Leone XIII (1878-1903)<br />
• Papa Pio X, santo (1903-1914)<br />
• Papa Benedetto XV (1914-1922)<br />
• Papa Pio XI (1922-1939)<br />
• Papa Pio XII (1939-1958)<br />
• Papa Giovanni XXIII (1958-1963)<br />
• Papa Paolo VI (1963-1978)<br />
• Papa Giovanni Paolo I (1978)<br />
• Papa Giovanni Paolo II (1978-2005)<br />
• Papa Benedetto XVI (2005-)</p>
<p>Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam et tibi dabo claves regni Caelorum. »<br />
« Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e a te darò le chiavi del Regno dei Cieli. »<br />
San Pietro fu il primo papa della Chiesa, fonte wikipedia, e regnò per circa 35 anni.<br />
Pietro (Betsaida, 1 ? – Roma, circa 67) fu uno dei dodici apostoli di Gesù; è considerato dalla Chiesa cattolica il primo Papa.<br />
Nato in Galilea, era pescatore a Cafarnao. Divenuto apostolo di Gesù dopo che questi lo chiamò presso il lago di Galilea, fece parte di una cerchia ristretta (insieme a Giovanni e Giacomo) dei tre che assistettero alla resurrezione della figlia di Giairo, alla trasfigurazione e all&#8217;agonia di Gesù nell&#8217;orto degli ulivi. Tentò di difendere il Maestro dall&#8217;arresto, riuscendo soltanto a ferire uno degli assalitori. Unico, insieme al cosiddetto &#8220;discepolo prediletto&#8221;, a seguire Gesù presso la casa del sommo sacerdote Caifa, fu costretto anch&#8217;egli alla fuga dopo aver rinnegato tre volte il maestro, come questi aveva già predetto. Dopo la crocifissione e la successiva resurrezione di Gesù, Pietro venne nominato dallo stesso maestro capo dei dodici apostoli e promotore dunque di quel movimento che sarebbe poi divenuto la prima Chiesa cristiana. Instancabile predicatore, fu il primo a battezzare un pagano, il centurione Cornelio. Entrò in disaccordo con Paolo di Tarso riguardo ad alcune questioni riguardanti giudei e pagani, risolte comunque durante il primo concilio di Gerusalemme. Secondo la tradizione, divenne primo Vescovo di Antiochia per circa 30 anni, dal 34 al 64 d.C., continuò la sua predicazione fino a Roma dove morì fra il 64 e il 67, durante le persecuzioni anti-cristiane ordinate da Nerone. A Roma Pietro e Paolo sono stati venerati insieme come colonne della Chiesa, e per questo le Chiese, soprattutto in Oriente, hanno da sempre tributato grande onore alla Chiesa romana, poiché, unica nel mondo, fu fondata dalla predicazione di due Apostoli, non già per un primato petrino &#8211; alquanto dubbio &#8211; introdotto soltanto in modo surrettizio in epoca molto più tarda. È considerato Santo da tutte le confessioni cristiane. Domenico Salvatore</p>
<p><strong>Note</strong></p>
<p>ROMA- (Fonte Wikipedia)I suoi oltre cento viaggi in tutto il mondo videro la partecipazione di enormi folle (tra le più grandi mai riunite per eventi a carattere religioso). Con questi viaggi apostolici, Giovanni Paolo II coprì una distanza molto maggiore di quella coperta da tutti gli altri papi messi assieme. Questa grande attività di contatto (anche con le generazioni più giovani, con la creazione delle Giornate Mondiali della Gioventù) fu da molti interpretata come segno di una seria intenzione di costruire un ponte di relazioni tra nazioni e religioni diverse, nel segno dell&#8217;ecumenismo, che era stato uno dei punti fermi del suo papato.<br />
Sul piano dei rapporti con l&#8217;Italia, i viaggi sottolinearono l&#8217;intenzione di separare l&#8217;aspetto politico da quello religioso, come il Pontefice stesso tenne a sottolineare, due anni dopo la revisione del Concordato, nel 1986, a Forlì, ricordando che il precedente papa a visitare quella città era stato Pio IX, in veste anche di capo di Stato: &#8220;Da allora, la situazione politica è profondamente mutata, ed è stata come tale ufficialmente riconosciuta dalla Chiesa&#8221;.<br />
Papa Wojtyła beatificò e canonizzò molte più persone di ogni altro pontefice: le persone da lui beatificate furono 1338 e quelle canonizzate 482[5], mentre i predecessori nell&#8217;arco dei quattro secoli precedenti avevano proclamato soltanto 300 santi.<br />
Il 14 marzo 2004 il suo pontificato superò quello di Leone XIII come terzo pontificato più lungo della storia (dopo quello di Pio IX e quello tradizionalmente attribuito a Pietro apostolo).<br />
Il 28 aprile successivo alla morte, papa Benedetto XVI ha concesso la dispensa dal tempo di cinque anni di attesa dopo la morte per l&#8217;inizio della causa di beatificazione e canonizzazione di Giovanni Paolo II: la cerimonia di beatificazione ha avuto luogo in Piazza San Pietro il 1º maggio 2011 ed è stata presieduta sempre da papa Benedetto XVI.<br />
Karol Józef Wojtyła  /) nacque il 18 maggio 1920 a Wadowice, nel sud della Polonia, terzo figlio di Emilia, nata Kaczorowska (1884) e di Karol Wojtyła senior (1879) ex-ufficiale dell&#8217;esercito asburgico. Da giovane veniva chiamato dagli amici e dai familiari &#8220;Lolek<br />
Sua madre Emilia morì nel 1929 per insufficienza renale e una malattia cardiaca congenita. Quando Karol, che aveva 9 anni, seppe della notizia disse: «Era la volontà di Dio»[7]. Suo fratello maggiore, Edmund, di professione medico, noto anche come Mundek, morì nel 1932 per aver contratto la scarlattina all&#8217;età di 26 anni, da un paziente. La sorella Olga, invece, era morta poco dopo la nascita nel 1914 prima ancora, dunque, che Karol nascesse. Dopo la morte della madre Emilia, suo padre, un uomo molto religioso, si impegnò con tutte le forze per fare studiare il figlio Karol.<br />
La sua gioventù venne segnata da un intenso rapporto con l&#8217;allora numerosa e viva comunità ebraica di Wadowice.<br />
Università<br />
Nell&#8217;estate del 1938 Karol Wojtyła insieme a suo padre lasciò Wadowice per trasferirsi a Cracovia, dove si iscrisse all&#8217;Università Jagellonica nel semestre autunnale. Nel suo primo anno studiò filologia, lingua e letteratura polacca. Prese anche lezioni private di francese.<br />
Lavorò come bibliotecario volontario e fece l&#8217;addestramento militare obbligatorio nella legione accademica. Alla fine dell&#8217;anno accademico 1938-1939, impersonò il ruolo di Sagittarius nell&#8217;opera fiabesca The Moonlight Cavalier, prodotta da una compagnia teatrale sperimentale. Iniziò nel frattempo lo studio delle lingue, che lo portò poi a conoscere e parlare 11 idiomi diversi: polacco, slovacco, russo, italiano, francese, spagnolo, portoghese, tedesco, ucraino e inglese, oltre ad un&#8217;ottima conoscenza del latino ecclesiastico.<br />
La seconda guerra mondiale<br />
La casa natale di Wojtyła a Wadowice.<br />
Nel settembre del 1939 la Germania invase la Polonia e la nazione fu occupata prima dalle forze naziste e poi da quelle sovietiche. Allo scoppio della seconda guerra mondiale, Karol e suo padre fuggirono da Cracovia verso est, insieme a migliaia di altri polacchi. Durante la marcia dovettero a volte rifugiarsi dentro i fossi, per nascondersi dai velivoli della Luftwaffe. Dopo avere camminato per 200 chilometri seppero dell&#8217;invasione russa della Polonia e furono obbligati a ritornare a Cracovia.<br />
Nel novembre, 184 accademici dell&#8217;università Jagellonica furono arrestati e l&#8217;università venne chiusa. Tutti i maschi abili furono costretti a lavorare. Nel primo anno di guerra Karol lavorò come fattorino per un ristorante. Questo lavoro leggero gli permise di continuare gli studi e la carriera teatrale e di mettere in pratica atti di resistenza culturale. Intensificò inoltre lo studio del francese.<br />
Dall&#8217;autunno del 1940 Karol lavorò per quasi quattro anni come manovale in una cava di calcare. Il padre morì nel 1941. Nel 1942, entrò nel seminario clandestino diretto dal cardinale Sapieha, arcivescovo di Cracovia.<br />
Il 29 febbraio 1944, tornando a casa dal lavoro nella cava, fu investito da un camion tedesco, perse coscienza e passò due settimane in ospedale. Riportò un trauma cranico acuto, numerose escoriazioni e una ferita alla spalla. Secondo Testimone della Speranza, la biografia scritta da George Weigel, questo incidente e la sopravvivenza ad esso sembrarono a Wojtyła una conferma della propria vocazione religiosa.<br />
Nell&#8217;agosto 1944 iniziò la rivolta di Varsavia e il 6 agosto, il &#8220;lunedì nero&#8221;, la Gestapo perquisì la città di Cracovia deportando i giovani maschi per evitare un&#8217;analoga sollevazione. Quando la Gestapo perquisì la sua casa, Wojtyła riuscì a scampare alla deportazione nascondendosi dietro una porta e fuggì nell&#8217;Arcivescovato, dove rimase fino a guerra finita. La notte del 17 gennaio 1945 i tedeschi abbandonarono la città. I seminaristi restaurarono il vecchio seminario, ridotto in rovine.<br />
[modifica] Servizio ecclesiastico<br />
Visita alla Chiesa della Visitazione della Beata Vergine Maria in Cracovia oo. Carmelo on the Sand &#8211; primi di giugno del 1967, poco prima di essere nominato cardinale<br />
Karol Wojtyła venne ordinato sacerdote il 1º novembre 1946 dall&#8217;arcivescovo di Cracovia, Adam Stefan Sapieha. Subito dopo egli si trasferì a Roma per proseguire gli studi teologici presso la Pontificia Università San Tommaso d&#8217;Aquino (conosciuta anche come Angelicum). Nella tesi di dottorato, che prese in esame la dottrina della fede in San Giovanni della Croce, Wojtyła pose l&#8217;accento sulla natura personale dell&#8217;incontro dell&#8217;uomo con Dio. Ritornato in Polonia nell&#8217;estate del 1948, la sua prima missione pastorale fu nel paesino di Niegowić, a venticinque chilometri da Cracovia. Nel marzo 1949 fu trasferito nella parrocchia di San Floriano a Cracovia. Insegnò etica all&#8217;Università Jagellonica della città e successivamente all&#8217;Università Cattolica di Lublino. Nel 1958 fu nominato vescovo ausiliare di Cracovia, e quattro anni dopo assunse la guida della diocesi quale vicario capitolare.<br />
Il 30 dicembre 1963 papa Paolo VI lo nominò arcivescovo di Cracovia. Sia come vescovo prima che come arcivescovo poi Wojtyła partecipò al Concilio Vaticano II, contribuendo ai documenti per la stesura della Dignitatis Humanae e della Gaudium et Spes, due dei documenti storici più importanti ed influenti prodotti dal concilio. In particolare nel settembre del 1964 intervenne sullo schema preparatorio sulla libertà religiosa, evidenziando che nel testo si mancava di dire che «solo la verità rende liberi».[8] Nel 1965 diede il suo contributo allo schema preparatorio della costituzione dogmatica Gaudium et Spes, pronunciando il 28 settembre un importante discorso in difesa dell&#8217;antropologia personalista.[9]<br />
Paolo VI mentre impone la berretta cardinalizia a Karol Wojtyła<br />
Il 26 giugno 1967 fu creato e pubblicato cardinale di San Cesareo in Palatio, diaconia elevata a titolo pro illa vice, da papa Paolo VI.<br />
A Cracovia si distinse per la sua attività di opposizione al regime comunista. In particolare fece pubblicare a puntate nel suo giornale diocesano alcuni libri usciti all&#8217;epoca e colpiti dalla censura comunista. Tra questi Ipotesi su Gesù di Vittorio Messori e Lettera a un bambino mai nato della scrittrice fiorentina Oriana Fallaci. La giornalista in particolare non gradì l&#8217;operazione, e scrisse una lettera al cardinale denunciando la violazione del diritto d&#8217;autore, ostacolo che Wojtyła poté superare grazie alla legislazione vigente nello stato polacco[10].<br />
Nell&#8217;agosto del 1978, dopo la morte di Paolo VI, partecipò al conclave che si concluse con l&#8217;elezione di Albino Luciani, il cardinale patriarca di Venezia, che divenne papa Giovanni Paolo I. Avendo appena 65 anni, Luciani era considerato un pontefice giovane in confronto ai suoi predecessori. Tuttavia Wojtyła, che ne aveva 58, avrebbe potuto aspettarsi di partecipare nuovamente ad un conclave prima di raggiungere gli ottant&#8217;anni (età massima per i cardinali per partecipare all&#8217;elezione del pontefice), ma certo non si aspettava che il suo secondo conclave si sarebbe tenuto così presto. Invece il 28 settembre 1978, dopo solo 33 giorni di pontificato, Giovanni Paolo I morì. Nell&#8217;ottobre 1978 Wojtyła fece ritorno in Vaticano per prendere parte al secondo conclave in meno di due mesi.<br />
[modifica] Il secondo conclave del 1978<br />
Exquisite-kfind.png 	Per approfondire, vedi la voce Conclave dell&#8217;ottobre 1978.<br />
Il cardinale Karol Wojtyła.<br />
Qualcuno pensa[senza fonte] che la sua nomina, come quella del suo predecessore, sia stata frutto di un compromesso: il conclave infatti, secondo quanto emerso dai racconti di alcuni cardinali, vide una netta divisione tra due candidati particolarmente forti quali il cardinale Giuseppe Siri, arcivescovo di Genova, votato dalla parte dell&#8217;ala conservatrice, ed il cardinale Giovanni Benelli, arcivescovo di Firenze, molto vicino a papa Giovanni Paolo I e sorretto dall&#8217;ala più riformista del Collegio dei Cardinali. Sembra che nei primi ballottaggi Benelli sia arrivato a nove voti dall&#8217;elezione, ma Wojtyła, in parte grazie al supporto ottenuto da cardinali come Franz König e altri che avevano precedentemente appoggiato Siri, venne eletto con grande stupore di tutto il mondo.<br />
Il 16 ottobre 1978, all&#8217;età di cinquantotto anni, Wojtyła succedette a papa Giovanni Paolo I. Al momento dell&#8217;elezione Wojtyła avrebbe voluto assumere il nome di Stanislao I in onore del santo patrono della Polonia. Tuttavia, poiché i cardinali gli fecero notare che era un nome che non rientrava nella tradizione romana, Wojtyła scelse Giovanni Paolo II[11], in ricordo del predecessore per tener viva la sua memoria[12].</p>
<p>L&#8217;annuncio della sua elezione (l&#8217;Habemus papam) fu dato alle ore 18:45 dal cardinale Pericle Felici. Pochi minuti più tardi il nuovo papa si presentò alla folla riunita in piazza San Pietro, affacciandosi dalla loggia che sovrasta l&#8217;ingresso della Basilica di San Pietro in Vaticano. Nel suo breve discorso egli si definì come «il nuovo Papa chiamato da un paese lontano» e superò subito le diffidenze degli italiani, che vedevano per la prima volta da lungo tempo un pontefice straniero, dicendo «se mi sbaglio mi corrigerete!», frase rimasta famosa e che suscitò l&#8217;applauso dei presenti. Al termine egli impartì la prima benedizione Urbi et Orbi che fu trasmessa in mondovisione.<br />
Il giorno seguente il nuovo Pontefice celebrò la messa insieme al Collegio cardinalizio nella Cappella Sistina e il 22 ottobre iniziò solennemente il ministero petrino, quale 264º successore di Pietro apostolo.<br />
Papa Giovanni Paolo II volle iniziare il suo pontificato rendendo omaggio ai due patroni d&#8217;Italia e così il 5 novembre 1978 visitò Assisi, per venerare san Francesco, e successivamente si recò anche alla basilica di Santa Maria sopra Minerva in Roma, per venerare la tomba di Caterina da Siena. Il 12 novembre Giovanni Paolo II prese possesso, come vescovo di Roma, della cattedra di San Giovanni in Laterano e il 5 dicembre compì la prima visita alle parrocchie della diocesi di Roma iniziando con San Francesco Saverio nel quartiere della Garbatella.<br />
L&#8217;attentato subìto<br />
Per approfondire, vedi la voce Attentato a Giovanni Paolo II.<br />
13 maggio 1981, ore 17.22: Mehmet Ali Ağca attenta alla vita di Giovanni Paolo II in Piazza San Pietro.<br />
Il 13 maggio 1981 subì un attentato quasi mortale da parte di Mehmet Ali Ağca, un killer professionista turco, che gli sparò due colpi di pistola in piazza San Pietro, pochi minuti dopo che egli era entrato nella piazza per un&#8217;udienza generale, colpendolo all&#8217;addome. Wojtyła fu presto soccorso e sopravvisse. Dopo l&#8217;attentato fu sottoposto ad un intervento di 5 ore e 30 minuti[13].</p>
<p>Due giorni dopo il Natale del 1983, volle andare in prigione per incontrare il suo attentatore e dargli il suo perdono. I due parlarono da soli per lungo tempo e la loro conversazione è rimasta ancora oggi privata. Il Papa disse poi dell&#8217;incontro: «Ho parlato con lui come si parla con un fratello, al quale ho perdonato e che gode della mia fiducia. Quello che ci siamo detti è un segreto tra me e lui». L&#8217;attentatore venne in seguito condannato all&#8217;ergastolo dalla giustizia italiana per attentato a Capo di Stato estero. Nel 2000 il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi gli concesse la grazia: Ali Ağca, estradato dall&#8217;Italia, fu condotto nel carcere di massima sicurezza di Kartal (Turchia), nel quale stava scontando la pena di dieci anni di reclusione per l&#8217;assassinio del giornalista Abdu Ipekci, avvenuto nel 1979.<br />
Ali Ağca non ha mai voluto rivelare in modo chiaro la verità e ha ripetutamente cambiato versione sulla dinamica della preparazione dell&#8217;attentato, a volte suggerendo di aver avuto aiuti dall&#8217;interno del Vaticano. I documenti analizzati dalla commissione Mitrokhin dimostrerebbero che l&#8217;attentato fu progettato dal KGB in collaborazione con la polizia della Germania Orientale (Stasi) e con l&#8217;appoggio di un gruppo terroristico bulgaro a Roma, che a sua volta si sarebbe rivolto ad un gruppo turco di estrema destra, i Lupi grigi. Una relazione di minoranza della stessa commissione negò questa tesi; tuttavia, altri documenti scoperti negli archivi sovietici e resi pubblici nel marzo 2005 supportano la tesi che l&#8217;attentato sia stato commissionato dall&#8217;Unione Sovietica[14].<br />
Le motivazioni che avrebbero portato l&#8217;URSS a preparare l&#8217;attentato non sono state chiarite; probabilmente, l&#8217;Unione Sovietica temeva l&#8217;influenza che un Papa polacco poteva avere sulla stabilità dei loro Paesi satelliti dell&#8217;Europa Orientale, in special modo la Polonia.<br />
Giovanni Paolo II con Sandro Pertini sull&#8217;Adamello</p>
<p>Un&#8217;altra ipotesi (non necessariamente contraddittoria alla prima) è quella del coinvolgimento della mafia nell&#8217;attentato, suffragata dal memoriale del pentito di Cosa Nostra Vincenzo Calcara sulle dichiarazioni rese a Paolo Borsellino. Calcara racconta di essere stato incaricato dall&#8217;imprenditore mafioso e massone Michele Lucchese (che aveva contatti in Vaticano tramite il monsignor Marcinkus) di prelevare da Piazza San Pietro, 20 minuti dopo l&#8217;attentato, un turco armato da un mafioso bulgaro, Antonov. Assieme al turco e altri due mafiosi, si sarebbe recato a Paderno Dugnano, a casa di Lucchese, dove il turco venne ucciso e seppellito.[15]<br />
Tutte queste informazioni vanno considerate alla stregua di ipotesi, perché ad oggi non sono state comprovate le circostanze e le motivazioni dell&#8217;attentato.<br />
Un documento della Congregazione per la Dottrina della Fede analizza l&#8217;attentato, mettendolo in relazione con l&#8217;ultimo dei Segreti di Fatima[16]. L&#8217;attentato è avvenuto nel giorno della ricorrenza della prima apparizione della Madonna ai pastorelli di Fatima e Giovanni Paolo II, convinto che fu la mano della Madonna a deviare quel colpo e a salvargli la vita, volle che il bossolo del proiettile fosse incastonato nella corona della statua della Vergine a Fatima.<br />
Un altro tentativo di assassinio di Giovanni Paolo II avvenne il 12 maggio 1982 a Fatima: un uomo tentò di colpire il papa con una baionetta, ma fu fermato dalla sicurezza. L&#8217;uomo, un sacerdote spagnolo di nome Juan María Fernández y Krohn, si opponeva alle riforme del Concilio Vaticano II e definiva il papa un &#8220;agente di Mosca&#8221;. Fu condannato a sei anni di prigione e, quindi, espulso dal Portogallo.<br />
I problemi di salute<br />
Essendo il più giovane papa eletto dai tempi di papa Pio IX nel 1846 (eletto papa a 54 anni), Giovanni Paolo II iniziò il suo pontificato in ottima salute. Era un uomo relativamente giovane che, diversamente dai suoi predecessori, faceva abitualmente escursioni, nuotava e sciava. Tuttavia, dopo oltre venticinque anni sul seggio papale, un attentato ed un gran numero di traumi fisici, la sua salute cominciò a declinare. Fu vittima di un tumore al colon che gli venne rimosso nel 1992, si slogò una spalla nel 1993, si ruppe il femore nel 1994 e subì l&#8217;appendicectomia nell&#8217;ottobre del 1996.<br />
Nel 2001 venne stabilito nel corso di una visita ortopedica che, come alcuni osservatori internazionali sospettavano da tempo, Giovanni Paolo II soffriva del morbo di Parkinson. Ciò venne ufficialmente confermato dal Vaticano nel 2003. Oltre all&#8217;evidente tremore alla mano, cominciò a pronunciare con difficoltà più frasi di seguito, e vennero notati anche alcuni problemi uditivi. Soffriva anche di un&#8217;artrosi acuta al ginocchio destro, che aveva sviluppato in seguito all&#8217;applicazione di una protesi all&#8217;anca. Nonostante questi disagi, continuò a girare il mondo. Disse di accettare la volontà di Dio che lo faceva Papa, e così rimase determinato a mantenere la carica fino alla morte, o finché non sarebbe diventato mentalmente inabile in maniera irreversibile. Coloro che lo hanno incontrato dicono che, sebbene provato fisicamente, sia sempre stato perfettamente lucido[17][18].<br />
Nel settembre 2003, il cardinale Joseph Ratzinger, spesso considerato la «mano destra» di papa Wojtyła[19], disse «dovremmo pregare per il Papa», sollevando serie preoccupazioni circa lo stato di salute del Pontefice.<br />
[modifica] La morte<br />
Exquisite-kfind.png 	Per approfondire, vedi le voci Morte di Giovanni Paolo II e Autorità in delegazione ai funerali di Giovanni Paolo II.<br />
La salma di Giovanni Paolo II.<br />
Il 1º febbraio 2005 fu ricoverato all&#8217;Ospedale Gemelli di Roma fino al 10 febbraio; successivamente fu costretto a saltare gran parte degli impegni previsti per l&#8217;aggravarsi delle sue condizioni di salute. Il 27 marzo, giorno di Pasqua, apparve alla finestra su piazza San Pietro per poco tempo. Il cardinale Angelo Sodano lesse il messaggio Urbi et Orbi quando il Papa benedisse la folla di mano sua. Tentò di parlare, ma non vi riuscì.<br />
Il 30 marzo, mercoledì, il Papa apparve alla finestra su piazza San Pietro per poco tempo. Tentò inutilmente di parlare. Fu l&#8217;ultima volta che si mostrò in pubblico prima di morire.<br />
Morì il 2 aprile 2005 alle ore 21:37 dopo due giorni dal peggioramento del suo stato di salute a causa di un&#8217;infezione dell&#8217;apparato urinario.<br />
Il Presidente USA Bush con la moglie e i suoi predecessori Clinton e Bush padre inginocchiati davanti alla salma del Papa<br />
I funerali ebbero luogo sei giorni dopo, venerdì 8 aprile 2005, celebrati dal cardinale Joseph Ratzinger in piazza San Pietro, con la partecipazione di un altissimo numero di capi di stato e di governo (più di 200 delegazioni ufficiali) oltre ai rappresentanti di tutte le religioni.<br />
Si è stimato che il rito sia stato seguito direttamente da 250.000-300.000 persone che affollavano la piazza e l&#8217;antistante via della Conciliazione, e, tramite maxischermi, da almeno 2 milioni di persone riunite a Tor Vergata e nelle piazze di Roma[20].<br />
L&#8217;eccezionalità dell&#8217;evento fu sottolineata in quei giorni da diversi commentatori[21], e il rito funebre fu trasmesso in diretta in mondovisione a reti unificate totalizzando, in Italia, quasi 15 milioni di spettatori e uno share del 90%.[22].<br />
L&#8217;afflusso di pellegrini a Roma nei giorni precedenti al funerale fu particolarmente intenso e sono state stimate tra i 2 e i 5 milioni di presenze totali.[23] Furono allestite velocemente dalla Protezione Civile, tendopoli e ospedali da campo e furono posizionati nelle piazze cittadine, dal comune di Roma, ventisette maxischermi. La Protezione Civile prevedendo un afflusso straordinario a Roma, inviò, nei giorni precedenti, su scala nazionale a tutti i telefoni cellulari, alcuni SMS che fornivano informazioni sulle condizioni climatiche, i dati d&#8217;afflusso, e invitavano i &#8220;partecipanti&#8221; a seguire l&#8217;evento tramite maxischermo poiché piazza San Pietro era divenuta inaccessibile già dal 6 aprile.[24]<br />
La tomba di Giovanni Paolo II situata in Vaticano<br />
[modifica] Successione<br />
Per approfondire, vedi la voce Conclave del 2005.<br />
Subito dopo la morte di papa Giovanni Paolo II è iniziato il periodo di sede vacante ed il processo di successione. Il suo &#8220;anello piscatorio&#8221; ed il sigillo sono stati distrutti dal cardinale camerlengo, Eduardo Martínez Somalo, a significare la fine della sua autorità papale. L&#8217;appartamento papale e tutto ciò che era sotto la diretta autorità e giurisdizione di Sua Santità è stato sigillato ed è iniziato il cerimoniale di nove giorni di esequie. La salma di Giovanni Paolo II è stata esposta fino al suo funerale che si è tenuto venerdì 8 aprile. E&#8217; stato proclamato Beato il 1° Maggio 2011 in piazza San Pietro da Papa Benedetto XVI.<br />
[modifica] Processo di beatificazione<br />
Il 28 aprile successivo alla morte, papa Benedetto XVI ha concesso la dispensa dal tempo di cinque anni di attesa dopo la morte, per l&#8217;inizio della causa di beatificazione e canonizzazione di Giovanni Paolo II. La causa è stata aperta ufficialmente il 28 giugno 2005 dal cardinale Camillo Ruini, vicario generale per la diocesi di Roma.<br />
Il 2 aprile 2007 a due anni dalla morte, nella basilica di San Giovanni in Laterano in Roma, il cardinale Camillo Ruini ha dichiarato conclusa la prima fase diocesana del processo di beatificazione di Giovanni Paolo II, consegnando le risultanze alla Congregazione per le Cause dei Santi.<br />
Tale atto è avvenuto attraverso un iter giuridico-procedurale durante il quale sono stati letti in latino i verbali per il passaggio dei documenti, i quali riguardano la deposizione di 130 testimoni a favore e contro la beatificazione, nonché le conclusioni di teologi e storici al riguardo.<br />
Al 1º aprile 2009 le segnalazioni di presunti miracoli al vaglio della Congregazione per le Cause dei Santi erano 251.[25]</p>
<p>Il 19 dicembre 2009 con un decreto firmato da papa Benedetto XVI che ne attesta le virtù eroiche, è stato proclamato venerabile.[26][27]<br />
Il 14 gennaio 2011 Benedetto XVI ha promulgato il decreto che attribuisce un miracolo all&#8217;intercessione di Giovanni Paolo II. Secondo quanto riportato dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, si tratta della guarigione dal morbo di Parkinson (lo stesso di cui ha sofferto Giovanni Paolo II) della religiosa francese suor Marie Simon-Pierre (delle Piccole Suore delle Maternità Cattoliche, nata nel 1961)[28]. La malattia le era stata diagnosticata nel 2001. Secondo la testimonianza della religiosa, la guarigione per intercessione del Pontefice è avvenuta la sera del 2 giugno 2005, quando aveva 44 anni.[29][30]<br />
La cerimonia di beatificazione ha avuto luogo in Piazza San Pietro il 1º maggio 2011 ed è stata presieduta dal papa suo successore, Benedetto XVI. [31]<br />
[modifica] Il pontificato<br />
[modifica] L&#8217;inizio<br />
Stemma pontificio di Giovanni Paolo II. La &#8216;M&#8217; in basso a destra sta per &#8220;Maria&#8221;<br />
Sull&#8217;onda del processo di rinnovamento ecclesiastico avviato dal Concilio Vaticano II, Giovanni Paolo II fece a meno &#8211; come il suo predecessore &#8211; di parte della simbologia e del cerimoniale tradizionale al fine di rendere il suo pontificato meno simile ad un vero e proprio regno. Decise, pertanto, di non usare il pluralis maiestatis, riferendosi a sé stesso con «Io» al posto di «Noi», e optò per una semplice messa di inaugurazione del ministero petrino, al posto della tradizionale cerimonia di incoronazione papale. Il suo stemma, come quello dei predecessori, fu sormontato della tiara (o triregno), un copricapo extra-liturgico adottato dai papi, sia negli stemmi che nelle apparizioni pubbliche, all&#8217;inizio del XIV secolo e visto spesso come un simbolo di potere terreno e di ricchezza, ma egli non la indosserà mai sostituendola con la mitria.« Il Papa Giovanni Paolo I, il cui ricordo è così vivo nei nostri cuori, non ha voluto il triregno e oggi non lo vuole il suo Successore. Non è il tempo, infatti, di tornare ad un rito e a quello che, forse ingiustamente, è stato considerato come simbolo del potere temporale dei Papi »<br />
(Giovanni Paolo II, messa di inaugurazione papale, 22 ottobre 1978[1])<br />
Nell&#8217;omelia di inizio pontificato si soffermò anche sulla simbologia delle tre corone della tiara interpretandole, innovativamente, come la triplice missione di Cristo di &#8220;sacerdote, profeta-maestro e re&#8221;.<br />
Il suo pontificato è stato caratterizzato da una intensa attività pastorale che lo ha portato in ogni parte del mondo. Ha operato per la difesa della pace e per migliorare le relazioni con le altre religioni, in primo luogo con anglicani ed ortodossi.<br />
Nei confronti degli ebrei, ha riconosciuto ufficialmente lo Stato di Israele ed ha chiesto perdono per le mancanze e i peccati dei cristiani verso i &#8220;fratelli maggiori&#8221; nel corso dei secoli.<br />
Il saluto del Papa<br />
Wojtyła ha avuto anche una grande attenzione ai temi sociali. Ha scritto due encicliche sulle distorsioni delle dottrine capitaliste e comuniste: la Laborem Exercens (14 settembre 1981) e la Centesimus Annus (1 maggio 1991), nel centenario della Rerum Novarum di papa Leone XIII.<br />
Ha richiesto più volte a tutti gli stati di rispettare la libertà religiosa dei propri cittadini, il suo primo pronunciamento in tale senso è stata una lettera al segretario delle Nazioni Unite Kurt Waldheim il 2 dicembre 1978 in occasione del trentesimo anniversario della firma della dichiarazione universale dei diritti dell&#8217;uomo del 1948.<br />
[modifica] Gli anni ottanta<br />
Il Papa in visita alla Biblioteca Malatestiana, Cesena.<br />
Nel 1982 ha elevato l&#8217;Opus Dei al rango di prelatura personale.</p>
<p>Nel 1983 promulgò la nuova versione del Codice di diritto canonico, riformando l&#8217;edizione del 1917 che aveva promulgato Benedetto XV.<br />
Il 2 dicembre 1984 confermò la prassi del sacramento della confessione condannando la pratica della confessione comunitaria.<br />
Con la costituzione apostolica Pastor Bonus del 1988 stabilì l&#8217;organizzazione della Curia Romana ed i compiti dei vari dicasteri.<br />
Nel 1989 respinse le richieste di 163 teologi e teologhe riunite nel documento chiamato Dichiarazione di Colonia in cui essi affermavano che non sarebbe dovuta obbedienza alla Santa Sede su alcune particolari questioni di fede (soprattutto riguardo ai temi della Humanae Vitae) e che sarebbe necessaria una consultazione popolare per l&#8217;elezione dei vescovi.<br />
[modifica] L&#8217;Anno Santo del 1983 e l&#8217;istituzione delle GMG<br />
L&#8217;apertura della Porta Santa in occasione del Giubileo del 1983<br />
Per il 1983-1984 indisse il Giubileo Straordinario della Redenzione, nel 1950º anniversario della data convenzionale della morte e resurrezione di Cristo (33). In calendario indisse tra i vari appuntamenti il Giubileo dei Giovani che ebbe il suo culmine il 15 aprile 1984, Domenica delle Palme: quel giorno trecentomila giovani affollarono piazza San Pietro, cifra decisamente inconsueta per l&#8217;epoca.<br />
Approfittando della concomitanza con l&#8217;Anno internazionale della Gioventù indetta dall&#8217;ONU, il Papa diede appuntamento ai giovani per l&#8217;anno successivo: l&#8217;incontro a Roma del 31 marzo 1985 segnò l&#8217;istituzione delle Giornate Mondiali della Gioventù.<br />
Fu così deciso di continuare ad organizzare questo genere di eventi ogni due anni in una città del mondo scelta dal papa: le prime due furono Buenos Aires (1987) e Santiago de Compostela (1989). Con il passare degli anni le cosiddette &#8220;GMG&#8221; divennero incontri dall&#8217;importanza sempre maggiore, a prescindere dal numero effettivo di partecipanti.</p>
<p>In particolare la GMG del 1995, svoltasi a Manila alla presenza di quattro o cinque milioni di persone, è considerato il più grande raduno umano della storia.<br />
[modifica] Gli anni novanta<br />
Il 15 agosto 1990 nella costituzione apostolica Ex corde ecclesiae stabilì alcune regole per le Università cattoliche, tra cui il requisito per i docenti dell&#8217;approvazione del proprio vescovo.<br />
Il 22 ottobre 1993 confermò la regola del celibato sacerdotale nella Chiesa latina, affermando che «bisogna ardire, mai ripiegare».[senza fonte]<br />
L&#8217;11 febbraio 1997, su indicazione del cardinale Camillo Ruini, nominò Antonio Buoncristiani come delegato ad «esercitare tutte le funzioni spettanti normalmente sia al Superiore generale che al Superiore provinciale» nella Società San Paolo, e quindi nella direzione della casa editrice delle Edizioni Paoline e di tutti i periodici da esse gestiti, tra cui Famiglia Cristiana. La vicenda portò alle dimissioni dell&#8217;allora direttore Leonardo Zega.<br />
Con il motu proprio Ad tuendam fidem del 1998 chiarì il significato della «professione di fede del 1989» che stabilisce la necessità per i teologi cattolici di aderire alle «verità» proclamate dal magistero «in modo definitivo» anche quando queste non siano stabilite come dogma.<br />
Sempre nello stesso anno, con il motu proprio Apostolos suos del 21 maggio chiarì i limiti delle Conferenze episcopali.<br />
Il Pontefice ribadì ripetutamente la dignità dell&#8217;uomo e il diritto alla vita, come fondamento di tutte le posizioni assunte in tema di morale. Ogni individuo è «unico e irripetibile» ed ogni persona in quanto è ad «immagine e somiglianza di Dio» ha una dignità che non è acquisita con meriti, ma è data fin dalla nascita. Il diritto naturale secondo san Tommaso discende dal diritto divino, da un volere del creatore che ha imposto tali leggi alla natura creata. La vita è un diritto in quanto dono di Dio, il Solo che può darla e toglierla. Il diritto alla vita è per il pontefice il fondamento di ogni altro diritto: della persona, e dell&#8217;esistenza di una giustizia e di un sistema di diritti a suo riguardo.<br />
[modifica] Dati, opere e documenti del Pontificato<br />
Incontro con Vladimir Putin nel 2000.<br />
Exquisite-kfind.png 	Per approfondire, vedi le voci Dati sul pontificato di Papa Giovanni Paolo II e Opere e documenti di Giovanni Paolo II.<br />
Durante il suo pontificato ha scritto 14 encicliche, proclamato ben 482 santi (più di tutti gli altri papi messi insieme) e percorso 1.163.865 chilometri in aereo facendo 104 viaggi apostolici e 146 visite pastorali; il suo è stato il 3° pontificato più lungo della storia.<br />
[modifica] Filatelia e numismatica<br />
Exquisite-kfind.png 	Per approfondire, vedi la voce Emissioni filateliche della Città del Vaticano sotto Giovanni Paolo II.<br />
Durante il suo pontificato la Città del Vaticano ha emesso più di 500 valori postali diversi.<br />
Papa Giovanni Paolo II è il primo Papa della storia ad essere soggetto di una banconota. È infatti raffigurato in quella da 50 złoty polacca del 16 ottobre 2006. Su un lato Karol Wojtyła è ripreso con la croce pastorale, mentre l&#8217;altra faccia mostra la celebre immagine dell&#8217;inaugurazione del Ministero che testimonia il profondo legame tra il Papa e il cardinale Stefan Wyszynski, Primate di Polonia.<br />
[modifica] Le sue idee sui temi internazionali<br />
Papa Giovanni Paolo II negli USA parla dopo essere stato insignito della Medal of Freedom nel giugno 2004<br />
[modifica] Il tema della «cultura della morte»<br />
Il 10 gennaio 2005, durante il messaggio ai diplomatici presso la Santa Sede, antepose a tutti i problemi dell&#8217;umanità, compresa la fame, il tema della «sfida della vita» contro quella che definì come «cultura della morte», rappresentata da aborto, fecondazione artificiale, clonazione, eutanasia, unioni civili e matrimoni omosessuali, dichiarando che «lo Stato ha come suo compito primario proprio la tutela e la promozione della vita umana».<br />
Il tema della «cultura della morte» e la condanna di essa ricorre in numerosi pronunciamenti di Giovanni Paolo II.<br />
[modifica] Aborto<br />
La sua dottrina ha difeso fortemente la vita umana dal concepimento fino alla morte naturale. Questa posizione è stata per qualcuno di stampo conservatore, mentre altri l&#8217;hanno considerata un baluardo nella difesa dei più deboli e della vita.<br />
Nell&#8217;enciclica Evangelium vitae del 25 marzo 1995 definì «democrazie totalitarie» gli stati democratici che consentono l&#8217;interruzione volontaria di gravidanza.<br />
[modifica] Omosessualità<br />
Il giorno dopo il gay pride tenutosi a Roma durante il Giubileo, durante l&#8217;Angelus espresse «amarezza per l&#8217;affronto recato al grande Giubileo dell&#8217;anno Duemila e per l&#8217;offesa ai valori cristiani di una città che è tanto cara al cuore dei cattolici di tutto il mondo».<br />
Il 25 gennaio 2003 con un decreto della Congregazione per la dottrina della fede ordina la dimissione dallo stato clericale di Franco Barbero, della Comunità ecclesiale di base di Pinerolo che aveva simbolicamente benedetto alcuni matrimoni omosessuali.<br />
[modifica] Ordinazione femminile<br />
Si è espresso contro l&#8217;ordinazione al sacerdozio di donne. Nel 1979, in risposta ad un rappresentante delle suore degli Stati Uniti, disse:<br />
« la fedeltà a Cristo, soprattutto nella vita religiosa, non può essere mai separata dalla fedeltà alla Chiesa [...] non è da sottovalutare il fatto che la vostra consacrazione a Dio deve manifestarsi nel segno esteriore permanente di un semplice e idoneo abito religioso. »<br />
(Discorso del Santo Padre Giovanni Paolo II alle religiose di Washington [32])</p>
<p>Tale posizione fu ribadita con la lettera apostolica Mulieris dignitatem[33] il 15 agosto 1988 e successivamente il 22 maggio 1994 nella lettera Ordinatio sacerdotalis:<br />
« [il papa] in virtù del [suo] ministero di confermare i fratelli [dichiara che] la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l&#8217;ordinazione sacerdotale, e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli »<br />
(Ordinatio Sacerdotalis, 3[34])<br />
Sull&#8217;ipotesi che per tale pronunciamento si fosse avvalso dell&#8217;infallibilità papale intervenne dapprima la Congregazione per la Dottrina della Fede, con il suo Responsum in data 28 ottobre 1995, a firma dell&#8217;allora prefetto, cardinale Joseph Ratzinger. In questo documento si afferma che la suddetta dottrina «proposta infallibilmente dal magistero ordinario e universale», è proposta dalla Lettera Apostolica Ordinatio Sacerdotalis con una dichiarazione formale e deve essere considerata come appartenente al deposito della fede. In seguito lo stesso Giovanni Paolo II, nel discorso ai vescovi tedeschi del 20 novembre 1999 (n. 10), affermò: «l&#8217;insegnamento sul sacerdozio riservato agli uomini riveste il carattere di quella infallibilità che è legata al Magistero ordinario e universale della Chiesa».<br />
[modifica] Celibato del clero<br />
Exquisite-kfind.png 	Per approfondire, vedi la voce Posizioni dei Pontefici sul celibato ecclesiastico.<br />
Come il suo predecessore Paolo VI, anche Giovanni Paolo II intervenne più volte in difesa del celibato ecclesiastico nel rito latino, dichiarando che mantenerlo sarebbe stato positiva soluzione al calo delle vocazioni. Tra i motivi elencati in favore del celibato, Giovanni Paolo II citò il maggior tempo da dedicare alla parrocchia/comunità[35], e il fatto che il sacerdote debba non pensare ai beni terreni.<br />
Divorzio<br />
Ha confermato la posizione della Chiesa contraria all&#8217;ammissione di cattolici divorziati risposati o conviventi con altri, al sacramento dell&#8217;eucaristia nell&#8217;esortazione apostolica Familiaris consortio[36] del 22 novembre 1982.<br />
Il 22 novembre 2001 ha nuovamente espresso tale posizione ai presuli dell&#8217;Oceania, dopo che erano stati sollevati dei dubbi durante il Sinodo per l&#8217;Oceania tenutosi a Roma nel 1998 e nell&#8217;enciclica Ecclesia de Eucharistia del 2003.<br />
[modifica] Ecologia<br />
Ha dedicato particolare attenzione al tema dell&#8217;ecologia, ponendo più volte l&#8217;accento sulla necessità di salvaguardare l&#8217;ambiente e richiamando l&#8217;uomo ad essere l’artefice e il collaboratore di Dio in questo compito.<br />
« Del pari preoccupante, accanto al problema del consumismo e con esso strettamente connessa, è la questione ecologica. L’uomo, preso dal desiderio di avere e di godere, più che di essere e di crescere, consuma in maniera eccessiva e disordinata le risorse della terra e la sua stessa vita. Alla radice dell’insensata distruzione dell’ambiente naturale c’è un errore antropologico, purtroppo diffuso nel nostro tempo. L’uomo che scopre la sua capacità di trasformare e in un certo senso di creare il mondo con il proprio lavoro, dimentica che questo si svolge sempre sulla base della prima originaria donazione delle cose da parte di Dio: Egli pensa di poter disporre arbitrariamente della terra, assoggettandola senza riserve alla sua volontà come se essa non avesse una propria forma e una destinazione anteriore datale da Dio, che l’uomo può, sì, sviluppare, ma non deve tradire. Invece di svolgere il suo ruolo di collaboratore di Dio nell’opera della creazione, l’uomo si sostituisce a Dio e così finisce col provocare la ribellione della natura, piuttosto tiranneggiata che governata da lui.  »<br />
( Centesimus Annus, 37)<br />
[modifica] Testo del catechismo<br />
Il 15 agosto 1997, con la lettera apostolica Laetamur Magnopere[37], approvò e promulgò in modo ufficiale il Catechismo della Chiesa cattolica, che è stato accolto con diverso umore dai vari ambienti cattolici.<br />
Uno dei temi più controversi riguardava la pena di morte. Pur essendovi una decisa condanna della pena di morte, questa condanna non è totale. Una successiva riscrittura ha eliminato molti dubbi, coniugando il rispetto della dottrina precedente (nello Stato Pontificio si praticava la pena di morte, così come in quasi tutti gli stati dell&#8217;epoca) con l&#8217;affermazione secondo cui al giorno d&#8217;oggi i casi in cui tale pena è lecita sono praticamente inesistenti.<br />
Nella versione odierna, il Catechismo scrive (art. 2267):<br />
« L&#8217;insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell&#8217;identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l&#8217;unica via praticabile per difendere efficacemente dall&#8217;aggressore ingiusto la vita di esseri umani.<br />
Se invece i mezzi incruenti sono sufficienti per difendere dall&#8217;aggressore e per proteggere la sicurezza delle persone, l&#8217;autorità si limiterà a questi mezzi, poiché essi sono meglio rispondenti alle condizioni concrete del bene comune e sono più conformi alla dignità della persona umana.<br />
Oggi, infatti, a seguito delle possibilità di cui lo Stato dispone per reprimere efficacemente il crimine rendendo inoffensivo colui che l&#8217;ha commesso, senza togliergli definitivamente la possibilità di redimersi, i casi di assoluta necessità di soppressione del reo &#8220;sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti&#8221; »<br />
(Evangelium vitae&#8217;, n. 56 [38])<br />
[modifica] Liturgia<br />
Si è espresso contro le sperimentazioni nella liturgia, in un chirografo del 22 novembre 2003 dichiarò che «il sacro ambito della celebrazione liturgica non deve mai diventare laboratorio di sperimentazioni o di pratiche compositive ed esecutive introdotte senza un&#8217;attenta verifica», posizione ripetuta nella lettera apostolica Spiritus et Sponsa [39] del 4 dicembre in occasione del quarantesimo anniversario della costituzione sulla liturgia del concilio Vaticano II.<br />
In precedenza il 24 maggio il cardinale Darío Castrillón Hoyos aveva celebrato a nome del Papa una messa tridentina nella basilica di Santa Maria Maggiore in Roma.<br />
[modifica] L&#8217;incontro con Padre Pio<br />
Nel 1948 la posizione di Padre Pio in seno alla Chiesa non era ancora giunta al suo punto critico: Pio XII era un estimatore del &#8220;frate con le stigmate&#8221; e al suo arrivo sul soglio di Pietro, nel 1939, aveva ordinato al Sant&#8217;Uffizio di «lasciare in pace Padre Pio». Il religioso era stato già in contrasto con il Sant&#8217;Uffizio: a partire dal maggio 1923, questo aveva emanato cinque decreti contro di lui e altri documenti ufficiali che sconfessavano la soprannaturalità dei fenomeni mistici che gli venivano attribuiti, in particolare le stigmate.<br />
Quindi, in quel periodo il clero di tutto il mondo sapeva che la Chiesa aveva preso ufficialmente le distanze da quel religioso, e aveva invitato tutti a non frequentarlo. Ciò malgrado, Wojtyła volle conoscerlo. Ad aprile del 1948, durante le vacanze di Pasqua, partì per il Gargano con un seminarista suo connazionale e si trattenne qualche giorno nel paese in cui viveva Padre Pio. Le cronache registrano che ebbe vari incontri con il frate e che andò a confessarsi da lui. Nel novembre 1962 quando Wojtyła, già vescovo, era di nuovo a Roma per il Concilio, inviò una lettera a Padre Pio chiedendogli l&#8217;intercessione per la salute di una sua amica affetta da una grave neoplasia. La signora guarì, a detta dei medici stessi, in modo prodigioso. Il carteggio epistolare di tale evento (che comprende anche una lettera di ringraziamento spedita 11 giorni dopo la prima) è conservato come testimonianza.<br />
Wojtyła dimostrò sempre grande considerazione per il frate di Pietrelcina; fu proprio durante il suo pontificato che il frate fu prima beatificato (2 maggio 1999) e poi canonizzato (16 giugno 2002).<br />
[modifica] Insegnamenti« Damose da fa&#8217; e volemose bbene! Semo romani »<br />
(Papa Giovanni Paolo II &#8211; 26 febbraio del 2004[40][41][42])<br />
Giovanni Paolo II proseguì l&#8217;insegnamento della dottrina cattolica attraverso la redazione di una serie di scritti teologici, che ebbero forte eco all&#8217;interno della Chiesa e, spesso, anche al suo esterno.<br />
Un grande risultato di Giovanni Paolo II fu la pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica, che diede alla Chiesa cattolica un catechismo molto più aggiornato.<br />
Le sue prime encicliche si soffermarono sul Dio «Uno e Trino»: la prima di esse, Redemptor Hominis (1979) riguarda la figura di Gesù; la seconda, Dives in Misericordia (1980) parla di Dio; nel 1985 completò la trilogia, con la Dominum et Vivificantem sullo Spirito Santo che «è Signore e dà la vita». Giovanni Paolo II mantenne questa focalizzazione su Dio durante tutto il pontificato.<br />
Nella sua visione per il nuovo millennio, contenuta nella Lettera Apostolica Novo Millennio Ineunte del 6 gennaio 2001, un «programma per ogni tempo», enfatizzò l&#8217;importanza di «ripartire da Cristo»: «No, non una formula ci salverà, ma una Persona». La prima priorità per la Chiesa è la santità: «Tutti i fedeli di qualsiasi stato o grado sono chiamati alla pienezza della vita cristiana». Inoltre, «per questa pedagogia della santità c&#8217;è bisogno di un cristianesimo che si distingua innanzitutto nell&#8217;&#8221;arte della preghiera&#8221;». La sua ultima enciclica, Ecclesia de Eucharistia (2003) è sull&#8217;Eucarestia, che Wojtyła II afferma «contenere l&#8217;intera ricchezza spirituale della Chiesa: Cristo stesso», enfatizzando il bisogno di «rinnovare la meraviglia» sull&#8217;Eucarestia e «contemplare il volto di Cristo».<br />
Altri documenti importanti del suo pontificato sono stati la Laborem Exercens (1981) e la Centesimus Annus (1991) sui temi del lavoro, la Evangelium Vitae (1995) sull&#8217;inviolabilità della vita, la Fides et Ratio (1998) sui rapporti tra fede e ragione, e la Veritatis Splendor (1993), sulla morale cattolica.</p>
<p>Diversi personaggi hanno criticato Giovanni Paolo II, adducendo che egli abbia bloccato gli sforzi progressisti seguiti al Concilio Vaticano II, diventando un simbolo del lato conservatore della Chiesa cattolica. La sua opposizione a metodi contraccettivi, aborto e omosessualità è stata continua; un punto molto controverso del suo papato fu la lettera del 1º ottobre 1986 a tutti i vescovi in cui descriveva l&#8217;omosessualità come una «tendenza verso un male morale intrinseco» e «un disordine oggettivo». Nel suo libro Memoria e identità afferma che la spinta per il matrimonio gay potrebbe essere parte di «una nuova ideologia del male&#8230; che tenta di minare i diritti umani, contro la famiglia e le persone».<br />
[modifica] Viaggi apostolici<br />
Exquisite-kfind.png 	Per approfondire, vedi la voce Viaggi apostolici di Giovanni Paolo II.<br />
Il Papa in Brasile<br />
Durante il suo pontificato, Giovanni Paolo II ha viaggiato più di tutti i precedenti papi messi assieme. Mentre alcune delle mete dei suoi pellegrinaggi (come gli Stati Uniti e la Terra Santa) erano già stati visitati dal predecessore Paolo VI (soprannominato a volte «il Papa pellegrino»), molti altri paesi non erano mai stati visitati in precedenza da alcun altro pontefice.<br />
Il Papa in Brasile nel 1997<br />
[modifica] Relazioni con le altre religioni<br />
Papa Giovanni Paolo II ha viaggiato estesamente ed è entrato in contatto con molte diverse fedi, senza mai cessare di ricercare con esse un terreno comune, etico, dottrinale o dogmatico. Ha stabilito contatti con Israele, pregando a Gerusalemme presso il Muro del pianto; inoltre è stato il primo pontefice romano dopo san Pietro a pregare in una sinagoga visitando il 13 aprile 1986 la sinagoga di Roma. Il Dalai Lama, guida spirituale del Buddhismo tibetano, ha avuto otto incontri con Giovanni Paolo II, più di ogni altro singolo dignitario, trovandosi spesso di comune opinione.<br />
Il 27 ottobre 1986 si è svolta ad Assisi una giornata di incontro tra le grandi religioni, indetta da Giovanni Paolo II. In tale circostanza, le differenti religioni «si sono dichiarate concordi nel riconoscere che, per diverso che sia il nome di Dio da esse invocato, la ricerca della pace per le vie della nonviolenza è la pietra di paragone dell&#8217;obbedienza alla sua volontà»[43].<br />
[modifica] Relazioni con il popolo ebraico<br />
Giovanni Paolo II ha scritto e parlato molto sull&#8217;argomento delle relazioni della Chiesa con gli ebrei, ed ha spesso reso omaggio alle vittime dell&#8217;olocausto in molte nazioni. È stato il primo papa ad aver visitato il campo di concentramento di Auschwitz in Polonia, nel 1979. Uno dei pochi papi ad essere cresciuto in un clima di fiorente cultura ebraica, che era tra le componenti chiave della Cracovia dell&#8217;epoca pre-bellica, il suo interesse per la cultura ebraica risaliva alla prima gioventù.<br />
Papa Giovanni Paolo II nella Sinagoga di Roma, 13 aprile 1986<br />
Nel marzo 2000, papa Giovanni Paolo II si recò nel memoriale dell&#8217;olocausto di Yad Vashem in Israele e toccò il Muro occidentale di Gerusalemme, uno dei luoghi più sacri del popolo ebraico, promuovendo la riconciliazione tra cristiani ed ebrei.<br />
La Lega Anti-Diffamazione ha recentemente dichiarato: «La Lega Anti-Diffamazione si congratula con papa Giovanni Paolo II in occasione del 25º anniversario del suo pontificato. Il suo profondo impegno nella riconciliazione tra la Chiesa cattolica ed il popolo ebraico è stato fondamentale per il suo pontificato. Gli ebrei di tutto il mondo sono profondamente grati al Papa. Egli ha sempre difeso il popolo ebraico, come sacerdote nella sua natia Polonia e durante il suo pontificato&#8230; Preghiamo che rimanga in salute per molti anni a venire, e che ottenga molto successo nella sua opera santa e che le relazioni tra cattolici ed ebrei continuino a prosperare».[44]<br />
Nel febbraio 2005, l&#8217;agenzia Reuters pubblicò estratti dal nuovo libro del pontefice, il suo quinto, Memoria e identità. In esso, il Papa sembra comparare l&#8217;aborto all&#8217;olocausto, dicendo: «C&#8217;è ancora, tuttavia uno sterminio legale di esseri umani che sono stati concepiti ma non sono ancora nati. E questa volta stiamo parlando di uno sterminio che è stato permesso da, niente di meno, parlamenti scelti democraticamente dove normalmente si sentono appelli per il progresso civile della società e di tutta l&#8217;umanità». Un dirigente del Consiglio centrale ebraico tedesco definì il confronto inaccettabile. Il cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, mise da parte le sue cariche, dicendo che il papa «non stava provando a mettere l&#8217;olocausto e l&#8217;aborto sullo stesso piano» ma soltanto stava avvertendo che la malvagità alligna dappertutto, «anche nei sistemi politici liberali».<br />
[modifica] Relazioni con le altre Chiese cristiane<br />
Nel 2003, durante la «settimana di preghiera per l&#8217;unità dei cristiani» dichiarò che il primato di Pietro è il garante dell&#8217;unità dei cristiani; nell&#8217;enciclica Ecclesia de Eucharistia ha riaffermato la dottrina della transustanziazione stabilita nel concilio di Trento vietando la partecipazione di fedeli protestanti alla comunione durante la celebrazione eucaristica e degli stessi cattolici al rito della cena delle chiese riformate.<br />
[modifica] Relazioni con la Chiesa Ortodossa Orientale<br />
Nel maggio 1999, Giovanni Paolo II visitò la Romania. Era la prima volta che un papa visitava una nazione principalmente cristiana ortodossa dopo il Grande Scisma d&#8217;Oriente, che aveva visto staccarsi dalla Chiesa cristiana la comunità che volle chiamarsi &#8220;ortodossa&#8221; nel 1054. La visita nasceva in accoglimento di un invito rivolto da Teotisto, patriarca e capo spirituale della Chiesa ortodossa rumena. All&#8217;arrivo, il papa fu accolto dal patriarca e dal capo di stato romeno, allora Emil Constantinescu. Il Patriarca sottolineò che «il secondo millennio della storia cristiana era cominciato con una dolorosa ferita all&#8217;unità della Chiesa; la fine di quel millennio assisteva ad un concreto sforzo per ripristinare la cristiana unità».</p>
<p>Domenica 9 marzo il Papa e il Patriarca assistettero ciascuno ad una celebrazione condotta dall&#8217;altro (una liturgia ortodossa e una messa cattolica, rispettivamente). Una folla di migliaia di persone si radunò ad assistere alle celebrazioni, tenute all&#8217;aperto. Il Papa disse alla folla «Sono qui tra di voi spinto soltanto dal desiderio di autentica unità. Non molto tempo fa era impensabile che il Vescovo di Roma potesse visitare i suoi fratelli e sorelle di fede che vivono in Romania. Oggi, dopo un lungo inverno di sofferenza e persecuzione, possiamo infine scambiarci il bacio della pace e lodare insieme il Signore». Una larga parte della popolazione ortodossa romena si è mostrata favorevole all&#8217;idea della riunificazione cristiana.<br />
Due anni dopo, nel 2001, papa Wojtyła fu il primo pontefice a visitare la Grecia dopo 1.291 anni. La visita non fu serena, il papa fu accolto da manifestazioni ostili e fu snobbato dai vertici della Chiesa ortodossa, che non inviò nessun suo esponente ad accoglierlo all&#8217;arrivo.<br />
Ad Atene il Papa si incontrò con l&#8217;arcivescovo Christodoulos, capo della chiesa ortodossa di Grecia. Dopo un incontro privato di 30 minuti, i due parlarono pubblicamente. Christodoulos lesse una lista di «13 offese» della Chiesa cattolica romana nei confronti della Chiesa Ortodossa dai tempi del Grande Scisma, inclusi il sacco di Costantinopoli ad opera dei crociati nel 1204, e lamentò la mancanza di qualsiasi scusa da parte della Chiesa cattolica, affermando «Fino ad ora non si è udita una sola richiesta di perdono» per i «furiosi crociati del 13° secolo».<br />
Wojtyła rispose dicendo «Per le occasioni passate e le presenti, qualora i figli e le figlie della Chiesa cattolica abbiano peccato in azioni od omissioni contro i loro fratelli e sorelle ortodossi, che il Signore ci accordi il perdono», al che Christodoulos immediatamente applaudì. Giovanni Paolo II aggiunse che il saccheggio di Costantinopoli era una fonte di «profondo rincrescimento»[45] per i cattolici.</p>
<p>In seguito, Wojtyła e Christodoulos si incontrarono in un luogo dove san Paolo aveva una volta predicato ai cristiani ateniesi. Essi resero pubblica una dichiarazione comune che diceva «Noi faremo tutto ciò che è in nostro potere perché le radici cristiane dell&#8217;Europa e la sua anima cristiana siano preservate … Condanniamo ogni ricorso alla violenza, proselitismo e fanatismo nel nome della religione». Le due guide pronunciarono poi il Padre Nostro insieme, rompendo il tabù ortodosso contrario alla preghiera coi cattolici.<br />
Tuttavia, durante la visita il Papa evitò ogni accenno a Cipro, ancora fonte di tensione tra le due fedi.<br />
Giovanni Paolo II visitò altre aree a maggioranza religiosa ortodossa, come l&#8217;Ucraina, nonostante non sempre accoltovi calorosamente, ed affermò che la fine dello Scisma sarebbe stato uno dei suoi desideri più profondi.<br />
Nell&#8217;enciclica Fides et Ratio del 14 settembre 1998, rivolta ai vescovi della Chiesa cattolica circa i rapporti tra fede e ragione, definì «significativo» il cammino di «ricerca filosofica», accanto ad alcuni autori occidentali, condotto dai pensatori religiosi russi V.L. Losskij e P.J. Čaadaev, P.A. Florenskij, V.L. Solov&#8217;ëv.[46]<br />
[modifica] Domande di perdono<br />
« Come successore di Pietro, chiedo che in questo anno di misericordia la Chiesa, forte della santità che riceve dal suo Signore, si inginocchi davanti a Dio e implori il perdono per i peccati passati e presenti dei suoi figli [...] senza nulla chiedere in cambio. »<br />
(Papa Giovanni Paolo II, Incarnationis mysterium, 29 novmbre 1998.)<br />
Ha pubblicamente espresso più volte richieste di perdono per quelli che ha considerato come i peccati commessi da cattolici durante i secoli. Di seguito sono elencate alcune delle occasioni:<br />
* Il 31 ottobre 1992 per la persecuzione dello scienziato italiano Galileo Galilei ed il processo che seguì nel 1633.<br />
* Il 9 agosto 1993 per il coinvolgimento di cattolici nella tratta degli schiavi africani.<br />
* Nel maggio 1995, nella Repubblica Ceca, per il ruolo avuto dalla Chiesa nei roghi e nelle guerre religiose che seguirono la riforma protestante.<br />
* Il 10 luglio 1995 inviò una lettera destinata «ad ogni donna» in cui, pur non chiedendo esplicitamente perdono per le ingiustizie compiute verso le donne nel nome di Cristo, di fatto sottolineava gli &#8220;enormi condizionamenti che, in tutti i tempi e in ogni latitudine, hanno reso difficile il cammino della donna, misconosciuta nella sua dignità, travisata nelle sue prerogative, non di rado emarginata e persino ridotta in servitù&#8221; Lettera di Giovanni Paolo II alle donne.<br />
* Il 21 maggio 1995 a Olomouc nella Repubblica Ceca, a nome della Chiesa di Roma chiede perdono dei torti inflitti ai non cattolici e nel contempo assicura il perdono della Chiesa cattolica per le sofferenze che i suoi figli hanno patito. Al suo ritorno nella Repubblica Ceca, richiama esplicitamente tale discorso il 27 aprile 1997.[47]<br />
* Il 29 novembre 1998 con la bolla di indizione dell&#8217;Anno Santo del Giubileo del 2000 Incarnationis mysterium.[48]<br />
* Il 18 dicembre 1999 per l&#8217;esecuzione di Jan Hus nel 1415.<br />
* Durante una solenne celebrazione in Vaticano il 12 marzo 2000, chiese perdono per i peccati commessi in ogni epoca dai cattolici che violarono «i diritti di gruppi etnici e intere popolazioni, e dimostrarono disprezzo per le loro culture e tradizioni religiose.»<br />
* Il 4 marzo 2001 si scusò con il Patriarca di Costantinopoli per i peccati commessi dai crociati in occasione della Quarta crociata, che nel 1204 si mosse contro Costantinopoli invece che verso la Terrasanta.<br />
* Il 21 novembre 2001 chiese scusa, via internet, per gli abusi commessi dai missionari nel passato contro le popolazioni indigene del Pacifico meridionale.</p>
<p>[modifica] Domanda di perdono sulle crociate<br />
Molti storici e critici hanno interpretato in vario modo le parole di Giovanni Paolo II sulle crociate. Alcuni sono propensi nel credere che il Papa intendesse fare una pubblica accusa a queste campagne militari mentre altri, come Thomas F. Madden, ritengono che il pontefice abbia solo criticato alcune malefatte di crociati durante queste, senza rivolgersi alle crociate stesse o ai loro risultati e creando così un parallelismo con le parole espresse da papa Innocenzo III[49].<br />
[modifica] L&#8217;apostolato internazionale e l&#8217;universalità del messaggio<br />
Il papato di Wojtyła si è caratterizzato per il grande impegno profuso per diffondere il Cattolicesimo nel mondo. Ha viaggiato in ogni angolo della terra, ed ha viaggiato in modo più &#8220;politico&#8221; rispetto ai predecessori. Ma soprattutto è possibile notare il cambiamento di rotta rispetto ai precedenti papati nel dato dei 500 santi e 1350 beati proclamati, a fronte di 296 santi e 1319 beati da parte di 33 papi precedenti. In particolare, notevole la differenza è con alcuni degli ultimi papi come Pio X (1903-14, 4 santi), Benedetto XV (1914-22, 3 santi), Giovanni XXIII (1958-63, 10 santi). Inoltre, è da tenere in conto la variegatissima composizione di provenienze dai nuovi santi, a differenza della estrema omogeneità dei precedenti.<br />
Anche uno dei temi chiave del pontificato di Giovanni Paolo II, la pubblicizzazione e la rilevanza data ai Segreti di Fatima, è leggibile come un tentativo di riportare la fede in una sfera maggiormente mistica[senza fonte].<br />
Scelte di questo tipo sono legate all&#8217;obiettivo di &#8220;parlare al cuore&#8221; dei fedeli, a differenza di orientamenti che mirano a &#8220;secolarizzare&#8221; in parte la Chiesa, mostrando cautela verso miracoli ed eccessive concessioni a sentimenti religiosi popolari.</p>
<p>Anche l&#8217;ottimo rapporto con i media, e l&#8217;immagine &#8220;giovane&#8221; che Wojtyła ha creato di sé, è considerabile utile al fine di avvicinare alla Chiesa cattolica persone, ed in particolare giovani, di tutto il mondo.<br />
[modifica] Posizioni sociali e politiche<br />
Giovanni Paolo II con Marco Pannella e Emma Bonino<br />
Wojtyła è stato considerato un conservatore sulla dottrina della Chiesa cattolica in relazione alla riproduzione e all&#8217;ordinazione sacerdotale femminile.<br />
I suoi scritti sulla sessualità umana, raccolti ne La Teologia del Corpo, sono un&#8217;estesa meditazione sulla natura dei sessi e le risultanti implicazioni su sesso e amore e diversi critici li considerano un significativo sviluppo dell&#8217;insegnamento sessuale della Chiesa, che ha origine con il Cantico dei Cantici e con l&#8217;insegnamento sui Sacramenti.<br />
Riguardo all&#8217;aborto, scrisse: «C&#8217;è ancora, tuttavia, una strage legalizzata di esseri umani che sono stati concepiti ma non sono nati. E questa volta stiamo parlando di una strage che è stata permessa nientemeno che da parlamenti democraticamente eletti, dove normalmente si ascoltano appelli per il progresso civile della società e di tutta l&#8217;umanità.»<br />
Sono note le sue critiche nei confronti della Teologia della Liberazione, la quale avrebbe calcato troppo la mano sulla liberazione politica a discapito della liberazione spirituale. La sua azione a contrasto di questa dottrina, in Sud America, fu massimamente energica: richiamò ripetutamente il clero locale per la sua partecipazione diretta a governi comunisti, promosse a cardinali molti sacerdoti di opposta posizione politica (anche quando erano accusati di essere conniventi con regimi dittatoriali di destra), non risparmiò durissime critiche e forti ammonimenti in tutti i suoi viaggi nel continente.<br />
Il 9 maggio 1993, un anno dopo le stragi che uccisero i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, nella Valle dei templi, prese una posizione durissima contro la mafia. Si rivolse, quasi urlando, ai responsabili intimando loro di convertirsi e non solo di pentirsi (mettendoli così di fatto fuori dalla Chiesa) con parole forti: «Una volta verrà il giudizio di Dio!». Questa posizione provocò la reazione dei boss di Cosa nostra (risentiti &#8211; a detta del pentito Francesco Marino Mannoia &#8211; «soprattutto perché portavano i loro soldi in Vaticano»), i quali ordinarono i due attentati alla basilica di San Giovanni in Laterano e alla chiesa di San Giorgio al Velabro nella notte fra il 27 e il 28 luglio 1993.[50]<br />
Nell&#8217;enciclica Evangelium Vitae del 1995 riaffermò l&#8217;alto valore che ha per la Chiesa la vita umana. In essa ha inoltre esteso la condanna dell&#8217;aborto, dell&#8217;eutanasia e di ogni uso della pena capitale, chiamandole tutte insieme parte della «cultura della morte» di cui sarebbe pervaso il mondo moderno.<br />
Le sue posizioni sulla guerra, la pena capitale, la cancellazione del debito dei paesi poveri, e i temi sulla povertà sono stati considerati politicamente liberali, dimostrando che etichette politiche come «conservatore» e «liberale» non possono essere facilmente assegnate ai leader religiosi.<br />
Bush consegna a papa Giovanni Paolo II la Medal of Freedom nel 2004<br />
Papa Wojtyła, che aveva iniziato il suo pontificato quando la Polonia si trovava ancora nella sfera d&#8217;influenza sovietica, come pure il resto dell&#8217;Europa dell&#8217;est, è stato un aspro critico del socialismo reale ed ha offerto supporto, anche finanziario[51], a movimenti anticomunisti come il sindacato polacco Solidarność di Lech Wałęsa, nonché organizzazioni in Centro e Sudamerica[51] quali i Contras nicaraguensi.[52] Il leader sovietico Michail Gorbačëv disse una volta che il crollo della Cortina di ferro sarebbe stato impossibile senza Giovanni Paolo II[53]. Questo punto di vista è condiviso da molti negli stati ex-sovietici, che lo vedono, insieme al presidente statunitense Ronald Reagan, come uno degli artefici della dissoluzione dell&#8217;Unione Sovietica. In anni successivi, il Papa si mostrò assai critico anche verso gli eccessi del capitalismo.</p>
<p>Nel 2000 firmò pubblicamente la campagna del Giubileo 2000 sulla cancellazione del debito africano, assieme alle star irlandesi del rock Bob Geldof e Bono.<br />
Il 14 novembre 2002, Giovanni Paolo II, in occasione della prima visita di un Pontefice al Parlamento italiano riunito in seduta comune nell&#8217;aula di Montecitorio, non mancò di prendere una chiara posizione in merito all&#8217;eventualità di un indulto per alleggerire la congestionata situazione delle carceri italiane. «Un segno di clemenza verso di loro [i detenuti] mediante una riduzione della pena costituirebbe una chiara manifestazione di sensibilità, che non mancherebbe di stimolarne l&#8217;impegno di personale recupero in vista di un positivo reinserimento nella società». A seguito di queste dichiarazioni, il Parlamento approvò nell&#8217;estate 2003 il così detto &#8220;indultino&#8221; che prevedeva alcuni limitati benefici di sconto di pena. L&#8217;appello venne poi ripreso da una maggioranza trasversale di forze politiche, avrebbe portato al provvedimento d&#8217;indulto del 2006 dedicato dal ministro della giustizia Clemente Mastella proprio al Pontefice[54]. &#8220;L&#8217;impegno di personale ricupero in vista di un positivo reinserimento nella società&#8221; si sarebbe però risolto in un aumento della criminalità.[55]<br />
Nel 2003, Giovanni Paolo II divenne un critico di primo piano sull&#8217;Invasione americana dell&#8217;Iraq. Mandò il suo ministro per la pace, il cardinale Pio Laghi, a parlare con il presidente degli Stati Uniti George W. Bush per esprimergli l&#8217;opposizione del Vaticano alla guerra. Giovanni Paolo II affermò che spettasse alle Nazioni Unite risolvere il conflitto internazionale attraverso la diplomazia e che un&#8217;aggressione unilaterale è un crimine contro la pace ed una violazione del Diritto internazionale.<br />
Durante i negoziati per la redazione della nuova Costituzione europea, nel 2003 e 2004, i rappresentanti del Vaticano fallirono nell&#8217;assicurare una qualsiasi menzione alle «radici cristiane dell&#8217;Europa», uno degli obiettivi cui il Papa teneva. A più riprese durante il pontificato il Papa ha infatti sottolineato che l&#8217;Europa ha ricevuto per prima il &#8220;dono&#8221; della cristianità.<br />
Papa Wojtyła criticò anche il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Nel suo ultimo libro, Memoria e identità, nel capitolo riguardante il ruolo dei legislatori, il Papa parla di «pressioni» sul Parlamento Europeo per permettere il matrimonio omosessuale. Il papa scrisse a proposito della corrente ideologico-culturale che propugna la formalizzazione delle unioni omosessuali: «È legittimo e necessario chiederci se non sia parte di una nuova ideologia del male, forse più insidiosa e nascosta, che tenta di scagliare i diritti dell&#8217;uomo contro la famiglia e contro l&#8217;uomo».<br />
Il 13 gennaio 2005, ricevendo l&#8217;allora presidente della regione Lazio Francesco Storace, espresse «vivo compiacimento per l&#8217;approvazione dello Statuto della regione Lazio. Esso infatti, oltre a sottolineare il ruolo di Roma come centro del Cattolicesimo, riconosce esplicitamente il primato della persona e il valore fondamentale della vita. Riconosce, inoltre, i diritti della famiglia quale società naturale fondata sul matrimonio e si propone di sostenerla nell&#8217;adempimento della sua funzione sociale, facendo esplicita menzione dell&#8217;Osservatorio regionale permanente sulle famiglie. Lo Statuto prevede anche che la regione garantisca il diritto allo studio e la libertà di scelta educativa»<br />
Ancor dopo la sua morte, l&#8217;attuale presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano ha parlato in tal modo del pontificato di Giovanni Paolo II:« L&#8217;altissimo magistero spirituale di papa Wojtyła ha illuminato e continua ad illuminare l&#8217;intera umanità. »<br />
(Giorgio Napolitano, dal quotidiano La Nazione del 5 ottobre 2006, pagina 14)<br />
[modifica] Critiche<br />
Exquisite-kfind.png 	Per approfondire, vedi la voce Critiche a Giovanni Paolo II.<br />
Giovanni Paolo II fu oggetto di diverse critiche. Tra le principali ricordiamo:</p>
<p>* Accusa di sostegno a dittature di destra: in particolare diversi osservatori sono rimasti perplessi dai rapporti che il Pontefice instaurò con dittature dell&#8217;America Latina e criticano la stretta di mano con Augusto Pinochet e le pressioni effettuate sulle autorità inglesi per bloccarne l&#8217;estradizione[56], il silenzio sui Desaparecidos e la proclamazione a cardinale di Pio Laghi, accusato di appoggiare la cosiddetta &#8220;guerra sporca&#8221;[57] durante gli anni della dittatura argentina.<br />
* Sessualità: per il ruolo della donna nella Chiesa e nella società, l&#8217;opposizione ai rapporti sessuali pre-matrimoniali in generale ed omosessuali in particolare, compreso lo scoraggiare l&#8217;uso del preservativo, che può limitare il diffondersi dell&#8217;AIDS.<br />
* Interventismo politico, ateismo e laicità: alcuni osservatori hanno criticato il Papa per la rivendicazione di privilegi ritenuti anacronistici e per aver considerato l&#8217;ateismo alla stregua del comunismo.<br />
* Il teologo cattolico dissidente Hans Küng descrive ben undici contraddizioni che avrebbero segnato negativamente il pontificato di Giovanni Paolo II[58].<br />
* Giovanni Paolo II è stato anche aspramente criticato per la beatificazione di personaggi controversi come Josemaría Escrivá de Balaguer, fondatore dell&#8217;Opus Dei e di Alojzije Stepinac, accusato di aver appoggiato le violenze perpetrate dagli Ustascia croati contro i serbi ed altri oppositori di quel regime filo-nazista</p>
<p>testata magazine</p>
<p>* Inizio<br />
* Giovanni Paolo II<br />
* Benedetto XVI<br />
* I 265 Pontefici<br />
* I 10 pontificati&#8230;</p>
<p>testata magazine</p>
<p>TUTTI I 265 PONTEFICI DELLA STORIA<br />
• San Pietro (32-67)<br />
• Papa Lino (67-76)<br />
• Papa Anacleto I (76-88)<br />
• Papa Clemente I (88-97)<br />
• Papa Evaristo (97-105)<br />
• Papa Alessandro I (105-115)<br />
• Papa Sisto I (115-125)<br />
• Papa Telesforo (125-136)<br />
• Papa Igino (136-140)<br />
• Papa Pio I (140-155)<br />
• Papa Aniceto (155-166)<br />
• Papa Sotero (166-175)<br />
• Papa Eleuterio (175-189)<br />
• Papa Vittorio I (189-199)<br />
• Papa Zefferino (199-217)<br />
• Papa Callisto I (217-222)<br />
• Papa Urbano I (222-230)<br />
• Papa Ponziano (230-235)<br />
• Papa Antero (235-236)<br />
• Papa Fabiano (236-250)<br />
• Papa Cornelio (251-253)<br />
• Papa Lucio I (253-254)<br />
• Papa Stefano I (254-257)<br />
• Papa Sisto II (257-258)<br />
• Papa Dionisio (260-268)<br />
• Papa Felice I (269-274)<br />
• Papa Eutichiano (275-283)<br />
• Papa Caio (283-296)<br />
• Papa Marcellino (296-304)<br />
• Papa Marcello I (308-309)<br />
• Papa Eusebio (309-310)<br />
• Papa Milziade (311-314)<br />
• Papa Silvestro I (314-335)<br />
• Papa Marco (335-336)<br />
• Papa Giulio I (337-352)<br />
• Papa Liberio (352-366)<br />
• Papa Damaso I Santo (366-383)<br />
• Papa Siricio (384-399)<br />
• Papa Anastasio I (399-401)<br />
• Papa Innocenzo I (401-417)<br />
• Papa Cosimo (417-418)<br />
• Papa Bonifacio I (418-422)<br />
• Papa Celestino I (422-432)<br />
• Papa Sisto III (432-440)<br />
• Papa Leone I (440-461)<br />
• Papa Ilario (461-468)<br />
• Papa Simplicio Santo (468-483)<br />
• Papa Felice III (483-492)<br />
• Papa Gelasio I (492-496)<br />
• Papa Anastasio II (496-498)<br />
• Papa Simmaco (498-514)<br />
• Papa Ormisida (514-523)<br />
• Papa Giovanni I (523-526)<br />
• Papa Felice IV (526-530)<br />
• Papa Bonifacio II (530-532)<br />
• Papa Giovanni II (533-535)<br />
• Papa Agapito I (535-536)<br />
• Papa Silverio (536-537)<br />
• Papa Vigilio (537-555)<br />
• Papa Pelagio I (556-561)<br />
• Papa Giovanni III (561-574)<br />
• Papa Benedetto I (575-579)<br />
• Papa Pelagio II (579-590)<br />
• Papa Gregorio I il grande (590-604)<br />
• Papa Sabiniano (604-606)<br />
• Papa Bonifacio III (607)<br />
• Papa Bonifacio IV (608-615)<br />
• Papa Adeodato I (615-619)<br />
• Papa Bonifacio V (619-625)<br />
• Papa Onorio I (625-638)<br />
• Papa Severino (640)<br />
• Papa Giovanni IV (640-642)<br />
• Papa Teodoro I (642-649)<br />
• Papa Martino I (649-655)<br />
• Papa Eugenio I (654-657)<br />
• Papa Vitaliano (657-672)<br />
• Papa Adeodato II (672-676)<br />
• Papa Dono (676-678)<br />
• Papa Agatone (678-681)<br />
• Papa Leone II (682-683)<br />
• Papa Benedetto II (684-685)<br />
• Papa Giovanni V (685-686)<br />
• Papa Conone (686-687)<br />
• Papa Sergio I (687-701)<br />
• Papa Giovanni VI (701-705)<br />
• Papa Giovanni VII (705-709)<br />
• Papa Sisinnio (708)<br />
• Papa Costantino (708-715)<br />
• Papa Gregorio II (715-731)<br />
• Papa Gregorio III (731-741)<br />
• Papa Zaccaria (741-752)<br />
• Papa Stefano II (752)<br />
• Papa Stefano III (752-757)<br />
• Papa Paolo I (757-767)<br />
• Papa Stefano IV (767-772)<br />
• Papa Adriano I (772-795)<br />
• Papa Leone III (795-816)<br />
• Papa Stefano V (816-817)<br />
• Papa Pasquale I (817-824)<br />
• Papa Eugenio II (824-827)<br />
• Papa Valentino (827)<br />
• Papa Gregorio IV (827-844)<br />
• Papa Sergio II (844-847)<br />
• Papa Leone IV (847-855)<br />
• Papa Benedetto III (855-858)<br />
• Papa Nicola I il grande (858-867)<br />
• Papa Adriano II (867-872)<br />
• Papa Giovanni VIII (872-882)<br />
• Papa Marino I (882-884)<br />
• Papa Adriano III (884-885)<br />
• Papa Stefano VI (885-891)<br />
• Papa Formoso (891-896)<br />
• Papa Bonifacio VI (896)<br />
• Papa Stefano VII (896-897)<br />
• Papa Romano (897)<br />
• Papa Teodoro II (897)<br />
• Papa Giovanni IX (898-900)<br />
• Papa Benedetto IV (900-903)<br />
• Papa Leone V (903)<br />
• Papa Cristoforo (903-904)<br />
• Papa Sergio III (904-911)<br />
• Papa Anastasio III (911-913)<br />
• Papa Lando (913-914)<br />
• Papa Giovanni X (914-928)<br />
• Papa Leone VI (928-929)<br />
• Papa Stefano VIII (929-931)<br />
• Papa Giovanni XI (931-935)<br />
• Papa Leone VII (936-939)<br />
• Papa Stefano IX (939-942)<br />
• Papa Marino II (942-946)<br />
• Papa Agapito II (946-955)<br />
• Papa Giovanni XII (955-963)<br />
• Papa Leone VIII (963-964)<br />
• Papa Benedetto V (964)<br />
• Papa Giovanni XIII (965-972)<br />
• Papa Benedetto VI (973-974)<br />
• Papa Benedetto VII (974-983)<br />
• Papa Giovanni XIV (983-984)<br />
• Papa Giovanni XV (985-996)<br />
• Papa Gregorio V (996-999)<br />
• Papa Silvestro II (999-1003) 	• Papa Giovanni XVII (1003)<br />
• Papa Giovanni XVIII (1003-1009)<br />
• Papa Sergio IV (1009-1012)<br />
• Papa Benedetto VIII (1012-1024)<br />
• Papa Giovanni XIX (1024-1032)<br />
• Papa Benedetto IX (1032-1045)<br />
• Papa Silvestro III (1045)<br />
• Papa Benedetto IX (1045) &#8211; Papa per la seconda volta<br />
• Papa Gregorio VI (1045-1046)<br />
• Papa Clemente II (1046-1047)<br />
• Papa Benedetto IX (1047-1048) &#8211; Papa per la terza volta<br />
• Papa Damaso II (1048)<br />
• Papa Leone IX (1049-1054)<br />
• Papa Vittorio II (1055-1057)<br />
• Papa Stefano X (1057-1058)<br />
• Papa Nicola II (1058-1061)<br />
• Papa Alessandro II (1061-1073)<br />
• Papa Gregorio VII (1073-1085)<br />
• Papa Vittorio III (1086-1087)<br />
• Papa Urbano II (1088-1099)<br />
• Papa Pasquale II (1099-1118)<br />
• Papa Gelasio II (1118-1119)<br />
• Papa Callisto II (1119-1124)<br />
• Papa Onorio II (1124-1130)<br />
• Papa Innocenzo II (1130-1143)<br />
• Papa Celestino II (1143-1144)<br />
• Papa Lucio II (1144-1145)<br />
• Papa Eugenio III (1145-1153)<br />
• Papa Anastasio IV (1153-1154)<br />
• Papa Adriano IV (1154-1159)<br />
• Papa Alessandro III (1159-1181)<br />
• Papa Lucio III (1181-1185)<br />
• Papa Urbano III (1185-1187)<br />
• Papa Gregorio VIII (1187)<br />
• Papa Clemente III (1187-1191)<br />
• Papa Celestino III (1191-1198)<br />
• Papa Innocenzo III (1198-1216)<br />
• Papa Onorio III (1216-1227)<br />
• Papa Gregorio IX (1227-1241)<br />
• Papa Celestino IV (1241)<br />
• Papa Innocenzo IV (1243-1254)<br />
• Papa Alessandro IV (1254-1261)<br />
• Papa Urbano IV (1261-1264)<br />
• Papa Clemente IV (1265-1268)<br />
• Papa Gregorio X (1271-1276)<br />
• Papa Innocenzo V (1276)<br />
• Papa Adriano V (1276)<br />
• Papa Giovanni XXI (1276-1277)<br />
• Papa Nicola III (1277-1280)<br />
• Papa Martino IV (1281-1285)<br />
• Papa Onorio IV (1285-1287)<br />
• Papa Nicola IV (1288-1292)<br />
• Papa Celestino V (1294)<br />
• Papa Bonifacio VIII (1294-1303)<br />
• Papa Benedetto XI (1303-1304)<br />
• Papa Clemente V (1305-1314)<br />
• Papa Giovanni XXII (1316-1334)<br />
• Papa Benedetto XII (1334-1342)<br />
• Papa Clemente VI (1342-1352)<br />
• Papa Innocenzo VI (1352-1362)<br />
• Papa Urbano V (1362-1370)<br />
• Papa Gregorio XI (1370-1378)<br />
• Papa Urbano VI (1378-1389)<br />
• Papa Bonifacio IX (1389-1404)<br />
• Papa Innocenzo VII (1404-1406)<br />
• Papa Gregorio XII (1406-1415)<br />
• Papa Martino V (1417-1431)<br />
• Papa Eugenio IV (1431-1447)<br />
• Papa Nicola V (1447-1455)<br />
• Papa Callisto III (1455-1458)<br />
• Papa Pio II (1458-1464)<br />
• Papa Paolo II (1464-1471)<br />
• Papa Sisto IV (1471-1484)<br />
• Papa Innocenzo VIII (1484-1492)<br />
• Papa Alessandro VI (1492-1503)<br />
• Papa Pio III (1503)<br />
• Papa Giulio II (1503-1513)<br />
• Papa Leone X (1513-1521)<br />
• Papa Adriano VI (1522-1523)<br />
• Papa Clemente VII (1523-1534)<br />
• Papa Paolo III (1534-1549)<br />
• Papa Giulio III (1550-1555)<br />
• Papa Marcello II (1555)<br />
• Papa Paolo IV (1555-1559)<br />
• Papa Pio IV (1559-1565)<br />
• Papa Pio V (1566-1572)<br />
• Papa Gregorio XIII (1572-1585)<br />
• Papa Sisto V (1585-1590)<br />
• Papa Urbano VII (1590)<br />
• Papa Gregorio XIV (1590-1591)<br />
• Papa Innocenzo IX (1591)<br />
• Papa Clemente VIII (1592-1605)<br />
• Papa Leone XI (1605)<br />
• Papa Paolo V (1605-1621)<br />
• Papa Gregorio XV (1621-1623)<br />
• Papa Urbano VIII (1623-1644)<br />
• Papa Innocenzo X (1644-1655)<br />
• Papa Alessandro VII (1655-1667)<br />
• Papa Clemente IX (1667-1669)<br />
• Papa Clemente X (1670-1676)<br />
• Papa Innocenzo XI (1676-1689)<br />
• Papa Alessandro VIII (1689-1691)<br />
• Papa Innocenzo XII (1691-1700)<br />
• Papa Clemente XI (1700-1721)<br />
• Papa Innocenzo XIII (1721-1724)<br />
• Papa Benedetto XIII (1724-1730)<br />
• Papa Clemente XII (1730-1740)<br />
• Papa Benedetto XIV (1740-1758)<br />
• Papa Clemente XIII (1758-1769)<br />
• Papa Clemente XIV (1769-1774)<br />
• Papa Pio VI (1775-1799)<br />
• Papa Pio VII (1800-1823)<br />
• Papa Leone XII (1823-1829)<br />
• Papa Pio VIII (1829-1830)<br />
• Papa Gregorio XVI (1831-1846)<br />
• Papa Pio IX (1846-1878)<br />
• Papa Leone XIII (1878-1903)<br />
• Papa Pio X, santo (1903-1914)<br />
• Papa Benedetto XV (1914-1922)<br />
• Papa Pio XI (1922-1939)<br />
• Papa Pio XII (1939-1958)<br />
• Papa Giovanni XXIII (1958-1963)<br />
• Papa Paolo VI (1963-1978)<br />
• Papa Giovanni Paolo I (1978)<br />
• Papa Giovanni Paolo II (1978-2005)<br />
• Papa Benedetto XVI (2005-)</p>
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