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	<title>Mediterraneonline.IT &#187; Tema</title>
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	<description>Notizie di cronaca, politica, economia e sport con fotografie, immagini e video dall&#039;Italia e dall&#039;estero</description>
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		<title>Abbasso i lecchini e gli elemosinanti</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jun 2011 17:35:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Palamara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Melito di Porto Salvo (Reggio Calabria) &#8211; Li vedi ronzare intorno, li vedi rosicare. Lecchini ed elemosinanti sono facilmente identificabili. A volte utilizzati e a volte strumentalizzati. Identificare un lecchino è facilissimo, basta osservarli, si piazzano ovunque, cercano un posto, una posizione. Cercano di farsi notare, mostrandosi i lecchini che sono. La variazione del lecchino, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" onclick="return vz.expand(this)" href="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/06/Lecchino-daybyday.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-84040" title="Lecchino daybyday" src="http://www.mediterraneonline.it/wp-content/uploads/2011/06/Lecchino-daybyday.jpeg" alt="" width="204" height="240" /></a>Melito di Porto Salvo (Reggio Calabria) &#8211; Li vedi ronzare intorno, li vedi rosicare. Lecchini ed elemosinanti sono facilmente identificabili. A volte utilizzati e a volte strumentalizzati.</p>
<p>Identificare un lecchino è facilissimo, basta osservarli, si piazzano ovunque, cercano un posto, una posizione. Cercano di farsi notare, mostrandosi i lecchini che sono.</p>
<p>La variazione del lecchino, ma a volte si completano, è il l&#8217;elemosinante. Dopo aver fatto bene il compitino di lecchino, inizia a chiedere, a fare l&#8217;elemosinante. <strong>Flop by flop</strong> vanno avanti cercando di imitare chi lecchino ed elemosinante non è.</p>
<p><em>Enzo Montanari nel suo blog scrive:</em></p>
<p><strong>BREVE TRATTATO SUL  LECCHINAGGIO.</strong></p>
<p>Vizio o virtù?</p>
<p>Nel passato,  lisciare il proprio capo per conquistarsene il favore, era come minimo considerato un atteggiamento al limite della viltà e la coscienza, che aveva ancora un peso rilevante, influiva pesantemente sulle dinamiche di comportamento e certi atteggiamenti dovevano per forza essere mimetizzati.</p>
<p>I lecchini si vergognavano e spesso venivano additati, derisi e criticati.</p>
<p>Oggi, nella società POST-RAMPANTISTICA, sempre più gerarchizzata e governata dalla logica del profitto, dalla competizione sfrenata e sfalsata dalla logica della raccomandazione, dalla prevaricazione del più forte ed  esaltata dalla filosofia machiavellistica del primeggiare a tutti i costi, questo atteggiamento è diventato una virtù vitale ed è diventato la soluzione ideale per minimizzare le proprie incapacità lavorative. E&#8217; l&#8217;arma di difesa più semplice e meno onerosa.</p>
<p>Saper leccare è un&#8217;arte che per alcuni risulta naturale ed istintiva e per altri è il frutto di studio e di una  preparazione, faticosissima e minuziosa.</p>
<p>Teoria del perfetto Leccaculo:</p>
<p>Le capacità istintive sono state formalizzate in una vera e proprio scienza, i cui fondamenti sono due postulati, sette comandamenti e l&#8217;individuazione di alcuni comportamenti:</p>
<p><strong>POSTULATI:</strong></p>
<p>Primo postulato:  Turnover e teoria del ricambio naturale.</p>
<p>Il &#8220;leccato&#8221; può cambiare ma le &#8220;lingue&#8221;  restano  sempre le stesse.</p>
<p>Secondo Postulato:  Moto e transizione .</p>
<p>Il lecchinaggio rende ben accetto chi lo effettua e   gratifica chi lo riceve!</p>
<p>Se da un lato si rafforza la tendenza a leccare,  dall&#8217;altro  aumentano sempre più i   potenti che amano ed incoraggiano essere slingazzati.</p>
<p>Ricevere complimenti e sentirsi circondati dal consenso spudoratamente falso, piace sempre di  più. La verità fa male e l&#8217;adulazione è sempre più vincente.</p>
<p>Contraddire il capo, vuol dire rischiare gravi ripercussioni ed essere sottoposto al dissenso di tutti gli altri. L&#8217;elogio, anche se falso, convince &#8220;il leccato&#8221;  della proprio  bravura, intelligenza,   conferma la  posizione &#8220;dominante&#8221; e rafforza il centralismo del capo</p>
<p><strong>Ecco i sette Comandamenti del perfetto leccaculo:</strong></p>
<p>Individuare con precisione il soggetto da leccare.</p>
<p>Leccare in ogni situazione ed in ogni caso, senza temere di leccare  troppo.</p>
<p>Leccare anche in assenza del destinatario.</p>
<p>Assicurarsi che la slinguazzata giunga a destinazione con decisione e  con tanto di mittente.</p>
<p>Personalizzare la leccata a seconda del destinatario, scoprendone i punti deboli: figli, intelligenza, bellezza, professione, casa, squadra di calcio.</p>
<p>La pazienza è una delle virtù del leccone, che a volte deve lavorare sulla distanza.</p>
<p>Non desistere, anche se si è disturbati da altri concorrenti.</p>
<p><strong>Tipi di lecconi esistenti:</strong></p>
<p>Il lungimirante: che guarda lontano, lecca oggi per incassare domani, s&#8217;ingrazia le simpatie del meccanico anche se la sua macchina, appena uscita dalla concessionaria, è perfetta, perchè non si può mai sapere!</p>
<p>Il cecchino: che prende bene la mira e spara le sue leccate soltanto al potente di turno, a chi gli può servire nell&#8217;immediato per ottenere questo piacere o quell&#8217;altro favore.</p>
<p>L&#8217;istintivo: che lecca tutto e tutti, sempre ed ovunque, che lascia la scia al suo passaggio, che sbava ovunque, perché è geneticamente predisposto. Non ha bisogno di allenarsi, gli viene spontaneo, ha un &#8220;dono di natura&#8221;.</p>
<p>Il cortigiano: che fa la corte all&#8217;impiegato appena assunto, solo per il fatto che è figlio di una persona molto importante al Comune, o è destinato a far presto carriera &#8230;..!</p>
<p>Il leccone  di scambio: campeggia su tutti per l&#8217;elevato tasso di rendimento. &#8220;Tu dici in giro che io sono bravo ed io faccio altrettanto con te!&#8221;  Con questa tecnica si sono costruite dal nulla vere e proprie fortune ed intere carriere.</p>
<p>La dinamica dei comportamenti umani ha fatto si che adulatori, lecchini, sviolinatori, ruffiani e leccaculo in generale non siano più considerati in modo negativo.</p>
<p>Questo ha modificato i vecchi rapporti tra le classi sociali.</p>
<p>Ma ironia a parte&#8230;&#8230;  peccato! Peccato perché questo fa delle persone sincere,  una razza sempre più in via d&#8217;estinzione…</p>
<p>PECCATO VERAMENTE! <span style="color: #888888;"><em>Fin qui Enzo Montanari</em></span></p>
<p><strong>Noi siamo qui non a moralizzare i lecchini e gli elemosinanti, ma semplicemente a ricordar loro chi sono non appena hanno finito di leggere quanto sopra.</strong> Bah ci saremo riusciti?  Tu che dici???!!!!</p>
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		<title>Sentenza della Corte Costituzionale sui diritti dei disabili</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 11:01:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Palamara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Corte Costituzionale si è pronunciata sulla vicenda degli insegnanti di sostegno per i bambini diversamente abili. Pochi giorni fa la Corte Costituzionale, con sentenza n. 80 del 2010, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo inserito nella Finanziaria 2008, che fissava un limite massimo al numero dei posti degli insegnanti di sostegno, ma anche nella parte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La Corte Costituzionale si è pronunciata sulla vicenda degli insegnanti di sostegno per i bambini diversamente abili.</strong></p>
<p>Pochi giorni fa la Corte Costituzionale, con sentenza n. 80 del 2010, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo inserito nella Finanziaria 2008, che fissava un limite massimo al numero dei posti degli insegnanti di sostegno, ma anche nella parte in cui escludeva la possibilità di assumere insegnanti di sostegno in deroga, in presenza nelle classi di studenti con disabilità. <img class="alignleft size-medium wp-image-37870" title="sede-consulta" src="http://www.melitoonline.it/wp-content/uploads/2010/03/sede-consulta-300x236.jpg" alt="" width="300" height="236" /><strong>La Corte Costituzionale ha precisato preliminarmente che</strong> “<em>i</em> <em>disabili non costituiscono un gruppo</em> <em>omogeneo</em>”, evidenziando come sia importante “<em>individuare meccanismi di rimozione degli ostacoli che tengano conto della tipologia di handicap da cui risulti essere affetta in concreto una persona</em>”. Infatti, ciascun disabile necessita di un processo di riabilitazione individualizzato finalizzato ad un suo completo inserimento nella società, all’interno del quale l’istruzione e l’integrazione scolastica rivestono un ruolo di primaria importanza. La Corte Costituzionale, nell’ampia motivazione, pone l’accento sul diritto all’istruzione dei disabili riconosciuto sia dall’ordinamento internazionale che da quello interno, mettendo in rilievo la recente Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 13 dicembre 2006, entrata in vigore sul piano internazionale il 3 maggio 2008 e ratificata e resa esecutiva dall’Italia con Legge 3 marzo 2009, n. 18, in cui l’art. 24 statuisce che gli Stati Parti «riconoscono il diritto delle persone con disabilità all’istruzione». La Corte, inoltre, evidenzia come la finalità della legge 104/92 sia quella di attuare il diritto all’istruzione dei disabili e l’integrazione scolastica degli stessi, volta “<em>a garantire in tutto il territorio nazionale un livello uniforme di realizzazione di diritti costituzionali fondamentali dei soggetti portatori di handicap</em>”. La Corte precisa anche che l’art. 12 della Legge 104/92 attribuisce al disabile il diritto soggettivo all’educazione ed all’istruzione a partire dalla scuola materna fino all’università e che il “<em>diritto del disabile all’istruzione si configura come un diritto</em> <em>fondamentale”</em>. Il godimento di tale diritto è pertanto garantito attraverso “<em>misure di integrazione e sostegno idonee a garantire ai portatori di handicap la frequenza degli istituti d’istruzione</em>”. Nell’ambito di tali misure, occupa un posto rilevante quella del personale docente specializzato che è “<em>chiamato ad adempiere alle ineliminabili, anche sul piano costituzionale, forme di integrazione e di sostegno» a favore degli alunni diversamente abili”.</em> La stessa Corte Costituzionale sottolinea che nella prospettiva di predisporre un’ottimale tutela dei disabili, soprattutto per quelli che versano in una condizione di gravità, la Legge 27 dicembre 1997, n. 449 aveva disposto la possibilità di assumere, con contratti a tempo determinato, insegnanti di sostegno in deroga al rapporto alunni-docenti. Tale criterio numerico – specifica la Corte – era stato sostituito successivamente con il principio delle «effettive esigenze rilevate». Pertanto, le disposizioni dichiarate costituzionalmente illegittime, perché prevedevano un limite massimo nella determinazione del numero degli insegnanti di sostegno ed eliminavano la possibilità di assumerli in deroga, “<em>si pongono in contrasto con il quadro normativo internazionale, costituzionale e ordinario, nonché con la consolidata giurisprudenza di questa Corte a protezione dei disabili”.</em> Risulta, pertanto, evidente per la Corte Costituzionale che le norme impugnate hanno inciso proprio sull’indicato «nucleo indefettibile di garanzie» per la concreta attuazione di diritti fondamentali dei disabili che la Corte ha già individuato quale “<em>limite invalicabile all’intervento normativo discrezionale del legislatore</em>”. Infatti, motiva la Corte, la scelta del legislatore finalizzata a sopprimere la riserva che consentiva di assumere insegnanti di sostegno a tempo determinato, <em>“non trova alcuna giustificazione nel nostro ordinamento, posto che detta riserva costituisce uno degli strumenti attraverso i quali è reso effettivo il diritto fondamentale all’istruzione del disabile grave. La ratio della norma, che prevede la possibilità di stabilire ore aggiuntive di sostegno, è quella di apprestare una specifica forma di tutela ai disabili che si trovino in condizione di particolare gravità. Si tratta, dunque, di un intervento mirato, che trova applicazione una volta esperite tutte le possibilità previste dalla normativa vigente e che, giova precisare, non si estende a tutti i disabili a prescindere dal grado di disabilità, bensì tiene in debita considerazione la specifica tipologia di handicap da cui è affetta la persona de qua”</em>. L’Osservatorio Diritti dei Disabili e dei Malati esprime ampia soddisfazione per l’emanazione di questa recentissima sentenza della Corte Costituzionale, che è di grande importanza per la concreta attuazione del diritto allo studio dei disabili, soprattutto di quelli che versano in condizioni di gravità. L’associazione si batte da anni per la tutela dei diritti dei disabili e, in primis, di quello allo studio e alla realizzazione di una vera integrazione sociale delle persone diversamente abili. Già tempo addietro l’Osservatorio aveva promosso un’importante petizione sul diritto allo studio dei ragazzi portatori di handicap e sulla necessità di usufruire del supporto del docente di sostegno con rapporto individualizzato per i casi più gravi. È stata una petizione che ha raccolto un numero molto considerevole di firme nella società civile e che è giunta alle più alte cariche dello Stato e presa in grande considerazione dallo stesso Presidente della Repubblica. “Oggi – dichiara l’avv. Margherita Corriere, responsabile dell’Osservatorio – siamo gratificati da questa sentenza della Corte Costituzionale, perché ha ridato dignità alle persone disabili, nonché fiducia ai tanti genitori di ragazzi e bambini diversamente abili, che finalmente potranno sperare in un domani migliore. Quel domani che è dovere di tutti noi garantire al meglio per l’attuazione più autentica dei loro diritti fondamentali”.</p>
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		<title>I ROM NON SONO ROMENI</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 09:44:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo I ROM NON SONO ROMENI di Costel Antonescu In Italia Gli zingari in Italia, come nel resto del mondo, rappresentano una comunità eterogenea, dalle mille sfumature e dalle mille espressioni. Mille sono anche gli anni della storia degli zingari divisi essenzialmente in tre gruppi principali: Rom, Sinti e Kalé (gitani della penisola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Riceviamo e pubblichiamo</em></p>
<p>I ROM NON SONO ROMENI<br />
di <em>Costel Antonescu</em></p>
<p><strong>In Italia</strong></p>
<p>Gli zingari in Italia, come nel resto del mondo, rappresentano una comunità eterogenea, dalle mille sfumature e dalle mille espressioni. Mille sono anche gli anni della storia degli zingari divisi essenzialmente in tre gruppi principali:</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-31937" title="rom" src="http://www.melitoonline.it/wp-content/uploads/2010/01/rom-300x211.jpg" alt="" width="300" height="211" />Rom, Sinti e Kalé (gitani della penisola iberica). A questi gruppi principali si ricollegano tanti gruppi e sottogruppi, affini e diversificati, ognuno con proprie peculiarità. Essi hanno un&#8217;origine comune, L&#8217;india del nord e una lingua comune, il romanès o romani ©hib diviso in svariati dialetti. L&#8217;opinione pubblica, che dei Rom e Sinti conosce poco o niente, tende a massificare e a confondere i diversi gruppi zingari, soprattutto tende a condannare e ad emarginare senza capire. La popolazione zingara in Italia rappresenta lo 0,16% circa dell&#8217;intera popolazione nazionale essendo stimati in un numero di persone compreso fra le 80.000 e le 110.000 unita. Sono presenti solo Sinti e Rom con i loro sottogruppi. I Sinti sono soprattutto insediati nel nord dell&#8217;Italia e i Rom nell&#8217;Italia centro-meridionale. Essi rappresentano gli zingari di antico insediamento a cui hanno aggiunti vari gruppi zingari di recente e di recentissima immigrazione. Circa 1&#8217;80% degli zingari che vivono nel nostro Paese hanno la cittadinanza italiana, il 20% circa e rappresentato da zingari extracomunitari, soprattutto provenienti dai territori della ex-Jugoslavia. Circa il 75% e di religione cattolica, il 20% di religione musulmana e il 5% raggruppa: ortodossi, testimoni di Geova e pentecostali.</p>
<p><strong>L&#8217;arrivo in Italia</strong></p>
<p>L&#8217;origine indiana degli zingari si è scoperta nel XVIII secolo attraverso lo studio della lingua zingara. Con lo studio filologico si è potuto ricostruire ipoteticamente l&#8217;itinerario seguito dagli zingari nel loro lungo cammino in quanto essi prendevano a prestito parole dai popoli con cui venivano a contatto. Dall&#8217;India del nord sono arrivati in Europa attraverso la Persia, l&#8217;Armenia e l&#8217;Impero Bizantino. Dai Balcani si sono diramati in tutta Europa, arrivando anche in Russia e, con le deportazioni, nelle Americhe e in Australia. Sono molti gli studiosi che credono che i Rom abruzzesi, fra i primi gruppi zingari arrivati in Italia, siano arrivati attraverso l&#8217;Adriatico provenienti dalle coste albanesi e greche, probabilmente per sfuggire alla repressione dei turchi ottomani. A sostegno di tale tesi si e fatto riferimento all&#8217;assenza nella parlata dei Rom abruzzesi di termini tedeschi e slavi. Ma si può obiettare: i turchi ottomani conquistarono tutta la Grecia e l&#8217;attuale Albania fra il 1451 e il 1520 (L. Piasere), mentre i Rom in Italia arrivarono molto tempo prima (il primo documento che attesta l&#8217;arrivo degli zingari e del 1422 ma ci sono molti indizi che inducono a credere che i Rom arrivarono ancora prima); i Rom abruzzesi hanno nella loro parlata sia termini tedeschi come tiÒ, glàse, brèg (ted. tiÒch = tavolo, glas = bicchiere, berg = montagna), sia termini serbo croati come plaxtà = lenzuola (s.c. phahta), niÒte = nulla (s. c. nista), a Òtar = catturare, afferrare (s.c. staviti), nikt (nikkete) = nessuno (s.c. nikto), a pukav. = fare la spia, denunciare (s.c. bukati), po (pro) = per (s.c. po); inoltre, perché i Rom con le loro carovane avrebbero dovuto viaggiare per via mare, via a loro scomoda, inusuale e all&#8217;epoca minacciata dai turchi, se per secoli avevano dimostrato di spostarsi con sicurezza e rapidità per via terra? Tutto ciò induce a credere che il grosso dei Rom abruzzesi sia arrivato in Italia dal nord per via terra, proveniente, dall&#8217;Albania o dalla Grecia, attraversando la ex-Jugoslavia e territori di lingua tedesca. Non è da escludere che effettivamente piccoli nuclei siano arrivati in Italia attraverso l&#8217;Adriatico assieme ad altre minoranze come Serbo -Croati e Albanesi. Tutto è comunque ancora da provare. Da questa piccola introduzione si può ben comprendere come sia difficile ricostruire la storia dei Rom sia perché i documenti a disposizione sono pochi ed incompleti sia perché i Rom non hanno lasciato nessuna testimonianza scritta. La storia dei Rom é una storia che non nasce dall&#8217;interno della sua comunità proprio perché essi rappresentano un popolo senza scrittura che affida alla &#8220;memoria&#8221; e alla tradizione orale il compito di trasmettere la propria storia e la propria cultura. La storia dei Rom è fatta dai Caggé (non zingari) attraverso le osservazioni di quanti ai Rom si sono in qualche modo interessati per la curiosità e la meraviglia che suscitavano o attraverso le disposizioni delle autorità pubbliche. Così dalla lettura delle Cronache del XV secolo si possono ricostruire sommariamente gli itinerari seguiti dagli zingari in Europa. Il primo documento che segnala l&#8217;arrivo degli zingari in Italia è quello del 18 luglio 1422, un&#8217;anonima cronaca bolognese contenuta nella Rerum Italicarum Scriptores di Ludovico Antonio Muratori: &#8220;A di 18 luglio 1422 venne in Bologna un duca d&#8217;Egitto, il quale aveva nome Andrea, e venne con donne, putti e uomini del suo paese, e potevano essere ben cento persone&#8230;&#8230; &#8221; Dalle &#8220;grida&#8221; e dai bandi che dal 1500 si sono susseguiti fino al 1700 si possono dedurre le politiche attuate dalle autorità nei confronti degli zingari: politiche di espulsione, di reclusione, di repressione, di deportazione, ovvero politiche votate al più completo rifiuto. (Attualmente siamo nella fase della politica di assimilazione).</p>
<p><strong>I Rom abruzzesi</strong></p>
<p>I Rom abruzzesi, con cittadinanza italiana, rappresentano dunque uno dei primissimi gruppi zingari arrivati in Italia e grazie alla lunga permanenza sono relativamente più inseriti nel contesto sociale ed economico della società maggioritaria rispetto ad altri gruppi di recente immigrazione. In passato le attività principalmente esercitate erano quelle che lasciavano spazio all&#8217;essere e alla creatività e quelle che facilitavano i rapporti umani. Da qui l&#8217;attività di musicisti, di fabbri calderari, di commercianti di cavalli, di lavoratori di metalli. Il progresso tecnologico, il boom economico, lo sviluppo delle attività industriali hanno soppiantato le attività tradizionali e la maggioranza dei Rom ha dovuto operare una riconversione economica, ma il modo di porsi di fronte alla vita e di interiorizzarla e soprattutto la struttura sociale dei Rom e rimasta nei secoli pressoché immutata. L&#8217;istituzione fondamentale su cui si regge la società romanes e la famiglia, intesa nel senso più ampio, come gruppo cioè che si riconosce nella discendenza da un antenato comune. Da sempre oggetto di violenza i Rom hanno rafforzato i rapporti endogamici e i vincoli di solidarietà familiare, mantenendo invece verso l&#8217;esterno un atteggiamento ostile. Vi è in questo un profondo senso di sfiducia e un&#8217;intima esigenza di difesa. Il sistema sociale e vissuto nelle profonde componenti umane, basato essenzialmente sul severo rispetto delle norme etico-morali che regolano e disciplinano la comunità romanes per garantire ai singoli individui la piena integrazione. <strong>Essi tutelano la dignità e l&#8217;onore del Rom.</strong> Non esistono classi o gerarchie sociali se si esclude quella semplicistica di ricchi e poveri, cosicché anche il più ricco e in relazione con il più povero e viceversa in base ad un principio di eguaglianza che riflette una ottica di vita di tipo orizzontale. In questo contesto il Rom abruzzese si sente parte di una totalità singolare che lo porta a differenziarsi sia dai caggé (non zingari) sia dagli altri gruppi zingari (Rom stranieri, Sinti, Kalé). ciò si traduce in un proprio stile di vita con modi proprio di esprimersi e di comportarsi. Alcune norme sono vincolanti, ad esempio: alle romniá abruzzesi non e assolutamente consentito dall&#8217;etica romanès di fumare, di indossare pantaloni, di truccarsi, di indossare costumi da bagno al mare, di giocare d&#8217;azzardo. Le donne che vogliono avere una buona reputazione ed intendono essere rispettate dai Rom si adeguano al rispetto di tali norme morali, che non le confonde con gli altri. Un Rom si sente perfettamente sicuro in seno alla sua comunità, costituita dall&#8217;insieme di tanti singoli gruppi parentelari dove non esistono né regine né tantomeno re come invece tende a far credere il sensazionalismo giornalistico che copre con la fantasia e l&#8217;immaginazione le proprie carenze informative. In mondo romano vien perciò presentato o in termini mitologici o in termini criminalizzanti, l&#8217;una e l&#8217;altra forma sono delle distorsioni che alterano il mondo zingaro producendo stereotipi negativi e pregiudizi di cui i Rom restano vittime.<strong> La sicurezza del Rom deriva dalla tradizione che lo pone sicuro di fronte al futuro e dalla coesione</strong>, che lo pone sicuro davanti all&#8217;imprevedibile. Tutto ciò si traduce in un forte equilibrio psicologico. Le relazioni ben strette fra educazione, coesione ed equilibrio psicologico sono minacciate con i contatti conflittuali esterni. Si pensi ad un bambino Rom che frequenta la scuola pubblica: entrare a contatto con una realtà che presenta dei modelli di vita funzionale alla società maggioritaria a cui e difficile per lui adattarsi, gli provoca inevitabilmente uno smarrimento in quanto è costretto ad operare una difficile scelta che nella maggior parte dei casi lo induce a ripercorrere la strada degli affetti familiari; da adulto mostrerà un atteggiamento ostile verso quella società non ancora preparata ad accoglierlo se non attraverso l&#8217;assimilazione. Lo stesso dicasi dei matrimoni misti in cui l&#8217;individuo esterno viene a rappresentare un elemento di disturbo se non riesce ad integrarsi. Il cardine della struttura sociale dei Rom e la famiglia patriarcale, dove il vecchio, considerato saggio, ne é rappresentante riconosciuto. Ci sono Rom che vengono esclusi per le loro pessime qualità morali, sono considerati &#8220;gavalé&#8221; e sono derisi e scherniti. I frequenti contatti all&#8217;interno del mondo romano hanno da sempre attivato una fitta rete di comunicazione interna che porta i Rom ad essere a1 corrente di ciò che accade a famiglie zingare anche molto distanti. I mass media rappresentano oggi, assieme alle organizzazioni tentacolari pseudo-zingare, la più grande minaccia all&#8217;esistenza dei Rom poiché infondono modelli di vita che allontanano i giovani dalla tradizione facendo allargare le maglie delle relazioni sociali e familiari, creando anche nuovi gusti e nuove esigenze che alterano l&#8217;etica romanès e che infondono nei Rom l&#8217;arrivismo e la necessità di possedere a tutti i costi il superfluo. Da qui le attività illecite. I Rom non preparati alla maniera dei caggé, cadono nel tranello. Cerchiamo ora di capire e di conoscere alcuni aspetti fondamentali della cultura e della vita dei Rom abruzzesi: la lingua, il sistema giuridico, la festa (fidanzamento e matrimonio), la morte.</p>
<p><strong>La lingua</strong></p>
<p>La lingua dei Rom abruzzesi detta &#8220;romanès&#8221; o &#8220;romaní ©hib&#8221; è strettamente imparentata con le lingue neo-indiane e conserva ancora fedelmente un gran numero di vocaboli di origine indiana. La lingua romani è arricchita di imprestiti persiani, armeni, greci, serbo-croati, di alcuni vocaboli tedeschi e di elementi dialettali dell&#8217;Italia centromeridionale a testimonianza dell&#8217;itinerario seguito dai Rom nel lungo cammino iniziato dal nord-ovest dell&#8217;India verso occidente.</p>
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		<title>Oroscopo: non è vero ma ci credo</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Dec 2009 15:34:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvo Nevoso</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-27470" title="Zodiaco" src="http://www.melitoonline.it/wp-content/uploads/2009/12/Zodiaco-300x232.jpg" alt="" width="300" height="232" />Oroscopo: non è vero ma ci credo Puntualmente, nel periodo a cavallo tra dicembre e gennaio, fioriscono le previsioni astrologiche per il nuovo anno. Riviste specializzate, radio e addirittura interi programmi televisivi in prima serata, danno spazio all&#8217;oroscopo. Numerosi astrologi si contendono un posto al sole dispensando previsioni e consigli ai tanti &#8221;credenti&#8221; che aspettano con ansia le anticipazioni sul futuro.</p>
<p><strong>L&#8217;oroscopo è la rubrica più letta nei quotidiani e settimanali</strong>, ciò si traduce in un grande business con la prolificazione di sedicenti astrologi che, pagati profumatamente, ricevono i propri clienti nei loro studi privati, e la produzione di amuleti portafortuna; oltre a ciò dobbiamo tener conto dei cartomanti e chiromanti che si accaparrano un&#8217;altra consistente fetta di mercato. Bisogna tener conto che l&#8217;oroscopo esiste da millenni e, nel periodo in cui fu formulato, la posizione terrestre era differente da quella attuale, quindi, i calcoli effettuati, dai nostri avi non sono più validi al giorno d&#8217;oggi; in parole povere i nostri segni zodiacali effettivi non corrispondono a quelli che ci vengono normalmente assegnati, di conseguenza, quando leggiamo l&#8217;oroscopo che crediamo del nostro segno, in realtà prendiamo in considerazione quello di un altro.</p>
<p><strong>Ma andiamo alle vere e proprie previsioni</strong>: basta poco per notare che ciò che ci viene detto o scritto è sempre qualcosa di vago, allusivo, sibillino; grazie a tale espediente le indicazioni lasciano spazio a molteplici interpretazioni; se l&#8217;oroscopo non c&#8217;azzecca, magari la colpa viene data a noi che non abbiamo saputo mettere efficacemente in pratica i consigli a nostra disposizione&#8230; Un altro fattore, che rende ancora più approssimativi i giudizi, è dato dal fatto che lo zodiaco riduce a solo dodici segni l&#8217;intera popolazione, se così fosse avremmo dodici categorie caratteriali e altrettanti destini; e a questo punto viene tirato in ballo l&#8217;ascendente cioè l&#8217;ora di nascita, che aumenterebbe esponenzialmente i vari caratteri, ma in questo caso l&#8217;oroscopo, senza considerare il jolly ascendente, non avrebbe senso. Possiamo anche fare una semplice verifica per testare l&#8217;affidabilità dei tanti infaticabili astrologi: evitiamo di leggere l&#8217;oroscopo del giorno per non farci influenzare e, a fine giornata scriviamo su un foglietto poche righe per descrivere le ultime ventiquattro ore, dopodiché confrontiamole con quanto detto dagli astri; il risultato sarà, nella stragrande maggioranza delle volte, una coppia di descrizioni incompatibili se non addirittura opposte. Non riuscite ad evitare di leggere il vostro oroscopo, la mattina, davanti ad una tazza di caffè? Beh se lo fate per soddisfare una semplice curiosità, magari con molta ironia, ben venga, ma non lasciatevi influenzare troppo: il destino dipende fondamentalmente da noi e dalle nostre azioni nonostante gli imbonitori che cercano di convincervi del contrario.</p>
<p>Salvo Nevoso</p>
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		<title>Rischi e pericoli del web: come difendersi</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Dec 2009 20:08:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Palamara</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ormai lo sappiamo: Internet è un mondo &#8220;parallelo&#8221;, fonte di informazioni, di relazioni sociali, di crescita culturale; vi si possono trovare occasioni per acquisti, per viaggi ma anche &#8211; come nella vita reale &#8211; criminali e persone pronte ad approfittare della buona fede per ingannare la gente.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-27249" title="web" src="http://www.melitoonline.it/wp-content/uploads/2009/12/web-233x300.jpg" alt="" width="233" height="300" />Sempre più spesso, ormai, si sente parlare di furti d&#8217;identità, di scippi virtuali, oltre che di phishing e di social network utilizzati per danneggiare una persona o per inneggiare al fascismo, e ancora, per fare apologia della camorra. Nei giorni scorsi è stato scoperto un gioco: &#8220;lavora con noi, entra nella camorra&#8221; con un&#8217;affiliazione virtuale, la scelta del ruolo, la possibilità di scalare le gerarchie sociali del &#8220;gruppo&#8221;.</p>
<p>Casi che ogni giorno portano alla ribalta Internet e i suoi pericoli e la commissione di veri e propri reati, difficili da perseguire, ma per i quali quotidianamente sono impegnati i quasi duemila uomini della polizia postale e delle comunicazioni di tutta Italia.</p>
<p>Pare che ormai un crimine su cinque venga commesso in Rete e gli agenti della Postale in molti casi lavorano da infiltrati, soprattutto per scoprire e arrestare gli autori di traffici turpi e pericolosi come quello di materiale pedopornografico, di terrorismo o di droga.</p>
<p><strong>Cosa consigliano gli esperti</strong></p>
<p>Ma oltre questi casi più gravi e importanti ci sono molti altri tipi di truffe che ogni giorno possono ingannare gli utenti. E allora cosa si può fare per difendersi dai pericoli della Rete? Lo abbiamo chiesto agli esperti del Servizio di polizia postale e delle comunicazioni.</p>
<p><strong>Phishing</strong></p>
<p>Per non abboccare al &#8220;phishing&#8221; fenomeno con il quale si sfruttano le vulnerabilità dei sistemi per installare virus che rubano codici segreti (il più recente si chiama &#8220;Zeus bot&#8221; che carpisce i dati sensibili) la cosa più importante, dice il vice questore aggiunto Stefano Zireddu, è avere sempre sul computer antivirus aggiornati e utilizzare una <strong>navigazione protetta</strong>&#8220;. Cosa vuol dire? &#8220;Significa disabilitare, quando è possibile, quegli accessori del browser, come ad esempio i java script, che spesso vengono sfruttati per rubare le informazioni&#8221;. Altra cosa fondamentale è: non cliccare mai su un link che arriva per e-mail invitandovi a cambiare la vostra password, a entrare nella vostra banca o sul conto alla posta. Zireddu ribadisce: &#8220;nessuna banca o ufficio postale invia mail per verificare dati o comunicare con i clienti&#8221;.</p>
<p><strong>Viaggi fantasma</strong><strong> </strong></p>
<p>Nei periodi di vacanza, estate, Natale, Capodanno, numerose sono anche le finte offerte di viaggi che offrono pacchetti &#8220;last minute&#8221; di villaggi inesistenti o fatiscenti. È successo proprio pochi giorni fa, ad esempio, che un truffatore aveva affittato via web, contemporaneamente a più locatari, una baita a Cortina d&#8217;Ampezzo per le vacanze di Natale. Ma l&#8217;inganno è stato scoperto in tempo dai poliziotti. &#8220;Questo può succedere anche se si affitta una casa vacanza da un giornale di annunci di privati&#8221; sostengono gli uomini della polizia postale. Non è tanto un problema di Internet quanto di <strong>incauto acquisto</strong>.</p>
<p>In questi casi &#8211; così come per qualsiasi acquisto in Rete &#8211; è importante avere alcune cautele basilari: verificare il contesto in cui avviene l&#8217;inserzione; vedere cioè se il sito o la società che gestisce la vendita è affidabile o meno. Se si tratta di privati che inseriscono annunci su siti di compravendita verificare le credenziali del venditore. In genere chi commercia abitualmente in modo corretto ha dei giudizi di valore che attestano la sua serietà. Sarebbe comunque sempre meglio, come cautela di buon senso, non inviare tutti i soldi subito: magari inviare solo una caparra e poi pagare il resto del soggiorno quando si arriva sul posto e dopo aver verificato che è tutto a posto.</p>
<p><strong>Social network e furti d&#8217;identità</strong></p>
<p>Molti giovani oggi si impossessano della identità di una persona per diffamarla, denigrarla o peggio ancora distribuire password e numeri di telefono. Succede quando ci si vuole vendicare di un fidanzato o di una fidanzata che ci ha lasciato, ma anche per un semplice scherzo.</p>
<p>È possibile però anche che qualcuno si impossessi dell&#8217;identità di persone più o meno note per creare profili che li mettono in cattiva luce o per utilizzare il nome della personalità in questione per ricevere benefici o compiere atti illeciti screditando il suo nome.</p>
<p>&#8220;È molto facile su Internet <strong>sostituirsi a una persona</strong> e creare un profilo a suo nome sui social network&#8221; dice Stefano Zireddu. &#8220;Per cautelarsi la prima regola, anche se sembra contraddittoria per chi usa i social network, è quella di non fornire dati personali sensibili: indirizzo, data di nascita, luogo di lavoro o scuola frequentata e così via. Più informazioni si danno più è facile per un altro spacciarsi per noi&#8221;. I ragazzini poi non dovrebbero mettere fotografie che, una volta pubblicate, possono tranquillamente andare in giro sul web.</p>
<p>Gli esperti del Servizio polizia postale ricordano che la sostituzione di persona, così come l&#8217;accesso abusivo ai sistemi informatici, o l&#8217;utilizzo non autorizzato del sistema e ancora la detenzione di codici e password sono tutti reati previsti del codice penale e punibili con la reclusione.</p>
<p>28-12-2009</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.poliziadistato.it/articolo/17734-Rischi_e_pericoli_del_web_come_difendersi" target="_blank">Polizia di Stato</a></p>
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		<title>Il clima che cambia dai poli all’equatore. Domenica 3 gennaio al Science Centre di Città della Scienza</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 14:40:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Palamara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il clima che cambia dai poli all’equatore. Domenica 3 gennaio al Science Centre. A circa quindici giorni di distanza dalla conclusione del COP 15 di Copenaghen la Fondazione Idis-Città della Scienza dedica un’intera giornata ai cambiamenti climatici in atto sul nostro pianeta. La responsabilità di queste alterazioni del clima è in gran parte legata alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il clima che cambia dai poli all’equatore.<br />
Domenica 3 gennaio al Science Centre.</strong><br />
A circa quindici giorni di distanza dalla conclusione del COP 15 di Copenaghen la Fondazione Idis-Città della Scienza dedica un’intera giornata ai cambiamenti climatici in atto sul nostro pianeta.<br />
<img class="alignleft size-medium wp-image-27020" title="clima" src="http://www.melitoonline.it/wp-content/uploads/2009/12/clima-300x271.jpg" alt="" width="300" height="271" />La responsabilità di queste alterazioni del clima è in gran parte legata alle attività dell’uomo ed in particolare all’uso eccessivo dei combustibili fossili che immettono nell’atmosfera grandi quantità di anidride carbonica con un conseguente ampliamento dell’effetto serra.<br />
I maggiori effetti di tali cambiamenti si notano ai poli, dove lo scioglimento dei ghiacciai provoca il consistente innalzamento del livello dei  mari.<br />
Il tema sarà discusso al Science Centre dalla dottoressa Giannetta Fusco e dal Professor Giorgio Budillon della Facoltà di Scienze e Tecnologie dell’Università degli Studi di Napoli “Parthenope”.<br />
Al centro del dibattito il ruolo dell’Antartide nel sistema climatico globale, argomento su cui si è focalizzata l’ attività di ricerca scientifica dei due studiosi in questi ultimi anni.<br />
Nel Science Centre i visitatori assisteranno ad alcune spettacolari dimostrazioni scientifiche interattive, che vedranno come protagonisti il ghiaccio ed il calore, per una comprensione ancora più profonda dei meccanismi fisici di causa ed effetto dei cambiamenti climatici, mentre al Planetario sarà possibile osservare le costellazioni visibili dai poli.<br />
Nell’Officina dei Piccoli, infine, i bambini saranno impegnati in divertenti attività scientifiche su calore e temperatura ed i più piccini si cimenteranno nella colorazione di simpatiche immagini raffiguranti igloo e soggetti natalizi.</p>
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		<title>I frutti insanguinati dell&#8217;odio e del disprezzo</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 19:59:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’AGGRESSIONE AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO BERLUSCONI A MILANO I FRUTTI INSANGUINATI DELL’ODIO E DEL DISPREZZO In Italia stanno crescendo non il normale confronto politico, anche duro, ma la gogna, l’insulto personale, il disprezzo che tracima da ogni gesto e da ogni parola. Adesso tutti quelli che si dividono il campo della politica italiana dicono che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’AGGRESSIONE AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO BERLUSCONI A MILANO</p>
<p><strong>I FRUTTI INSANGUINATI<br />
DELL’ODIO E DEL DISPREZZO</strong></p>
<p>In Italia stanno crescendo non il normale confronto politico, anche duro, ma la gogna, l’insulto personale, il disprezzo che tracima da ogni gesto e da ogni parola.</p>
<p>Adesso tutti quelli che si dividono il campo della politica italiana dicono che bisognava aspettarselo. Ma fino a due minuti prima dell’aggressione contro il presidente Berlusconi dietro il duomo di Milano, domenica 13 dicembre, nessuno di loro avrebbe rinunciato a lanciare la propria pietra (metaforica, ma non meno pesante e deliberata di quella reale, scagliata da uno psicopatico) sul suo viso o sui suoi oppositori. La scorsa settimana titoli da grand guignol, vignette minacciose (fino alla ghigliottina), commenti offensivi pieni di dileggio avevano impazzato sui giornali opposti, senza il minimo ritegno; per la presente settimana era stata annunciata l’uscita dell’ennesimo libro contro il Cavaliere, fatto di ritagli autobiografici, letti al contrario.</p>
<p> <img class="alignnone size-full wp-image-24404" title="Silvio Berlusconi sanguinante" src="http://www.melitoonline.it/wp-content/uploads/2009/12/Silvio-Berlusconi-sanguinante.jpg" alt="Silvio Berlusconi sanguinante" width="504" height="367" /></p>
<p>Silvio Berlusconi subito dopo l&#8217;aggressione (foto Ansa).</p>
<p>Così va avanti da un anno e mezzo, da quando Silvio Berlusconi è tornato a Palazzo Chigi. La democrazia non è questo: peccato che molti se ne accontentino. A Famiglia Cristiana la lezione è antica, quanto la direzione di don Zilli, finita quasi trent’anni fa: quando parliamo di politica dobbiamo avere al centro dell’attenzione e dell’eventuale critica gli atti di Governo, non le beghe fra i partiti o dentro i partiti, e tanto meno le persone.</p>
<p>Ma è una lezione molto difficile da osservare quando tutto intorno crescono non il normale confronto politico, anche duro, ma la gogna, l’insulto personale, il disprezzo che tracima da ogni gesto e da ogni parola: il tutto avvolto nelle regole della società-spettacolo, ora giunta al diapason con il volto insanguinato e dolorante del premier offerto in pochi minuti a tutto il mondo. Accompagnato dalla solita cataratta di e-mail nei social network di Internet, equamente divisa fra chi inneggia alla vittima e chi applaude l’aggressore.</p>
<p>Naturalmente è giusto condividere il giudizio pressoché unanime non solo delle istituzioni civili e religiose, ma anche dei politici e degli opinionisti dei quotidiani &#8220;indipendenti&#8221;, i quali condannano l’idea che la democrazia possa esprimersi con la violenza; e che non basta coprirsi con l’alterata condizione mentale e psichica del responsabile, per allontanare da sé e dai propri comportamenti il sospetto o l’accusa di provocazione, se non addirittura di connivenza. E come è improvvida l’affermazione dell’onorevole Di Pietro («Io non voglio che ci sia mai violenza, ma Berlusconi con i suoi comportamenti e il suo menefreghismo istiga alla violenza»), poi parzialmente corretta, così è improprio il commento dell’onorevole Bossi: «Il clima è quello del terrorismo».</p>
<p>Negli anni del terrorismo il parossismo politico veniva solo da una parte, la società civile e quella politica erano compatte, dopo qualche iniziale esitazione e tranne frange marginalissime, nel contrastarlo. Adesso i conflitti aperti coinvolgono tutte le istituzioni e anche nella magistratura si avverte una malcelata ma forse convinta tendenza a correggere per via giudiziaria quello che non la convince, ma che si realizza per via normalmente democratica, con il consenso del voto popolare.</p>
<p>Detto questo, non è lecito trascurare che appena 24 ore prima, davanti al medesimo duomo della medesima città, era avvenuta un’inaccettabile dimostrazione di violenza verbale con urla e fischi nei confronti delle autorità pubbliche che stavano condividendo, con i familiari delle vittime, la memoria e il dolore per la strage della Banca dell’Agricoltura di quarant’anni fa. Il clima oggi in Italia è quello. La responsabilità di rimediarvi tocca tutti, ognuno per la sua parte.</p>
<p>Beppe Del Colle<br />
Fonte: Famiglia Cristiana</p>
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		<title>Regali di Natale: a ciascuno il suo</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 18:17:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvo Nevoso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Manca poco al Natale, negozi dalle vetrine sapientemente addobbate diffondono l&#8217;atmosfera natalizia per le vie cittadine illuminate a festa e, come ogni anno, è iniziata la corsa al regalo. Ma quello che per alcuni costituisce un piacevole preludio alle feste, per altri è fonte di ansia: &#8221; Che cosa gli regalo? &#8220;. Scegliere il regalo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Manca poco al Natale, negozi dalle vetrine sapientemente addobbate diffondono l&#8217;atmosfera natalizia per le vie cittadine illuminate a festa e, come ogni anno, è iniziata la corsa al regalo. Ma quello che per alcuni costituisce un piacevole preludio alle feste, per altri è fonte di ansia: &#8221; Che cosa gli regalo? &#8220;.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-24375" title="Regali di Natale" src="http://www.melitoonline.it/wp-content/uploads/2009/12/Regali-di-Natale-300x229.jpg" alt="Regali di Natale" width="300" height="229" />Scegliere il regalo adeguato non è spesso un&#8217;operazione semplice e può portare addirittura a prendere cantonate al limite della gaffe. Esistono varie tipologie di regalo per i diversi beneficiari e, con l&#8217;ausilio dei negozi on-line, che ampliano significativamente il nostro campo di ricerca, possiamo con relativa facilità individuare il pensiero originale. </p>
<p>Dovete fare un regalo ad un patito di high tech che ha già tutto? Provate con la lampada da mettere in camera da letto che al mattino si accende gradualmente simulando l&#8217;alba e che può essere collegata ad un Iphone o Ipod per aggiungere, all&#8217;effetto luminoso, un sottofondo musicale. In alternativa optate per il cappello di lana con auricolari incorporati, ideale per chi non rinuncia alla musica neanche a temperature polari.</p>
<p>Avete un&#8217;amica fashion victim? Date un&#8217;occhiata ai nuovi modelli di stivaletti ricoperti di pelo, altrimenti puntate su una classica pochette, oggetto molto apprezzato dal gentil sesso. Se dovete scegliere un regalo per un bambino, a meno che non si tratti di vostro figlio, chiedete un parere ai genitori che potrebbero storcere il naso su alcune scelte soprattutto per quanto riguarda i giochi violenti come nel caso di alcuni videogiochi; se invece vi viene data carta bianca potete anche chiedere direttamente all&#8217;interessato, che avrà sicuramente una lunga lista da proporvi. Non dimentichiamo i collezionisti di oggetti di ogni genere che farebbero i salti di gioia se ricevessero in dono un pezzo mancante della loro collezione che, magari, stavano cercando da tempo ma con scarso successo.</p>
<h1>Gli errori da evitare</h1>
<p> Quando si cerca un regalo non bisogna mai puntare su qualcosa che piace a noi, la ricerca deve tenere conto dei precisi gusti del destinatario che, spesso, non coincidono con i nostri: regalare la maglia di un titolare della nazionale di calcio ad un nostro amico che non ha mai visto una partita potrebbe essere controproducente.</p>
<p>Evitate di ridurvi a comprare il regalo all&#8217;ultimo minuto, tale strategia, oltre a portarvi quasi sicuramente a fare la scelta sbagliata, potrebbe essere scoperta e risultare poco carina alla persona a voi cara che giudicherebbe il vostro gesto poco sentito e frutto di una consuetudine esclusivamente consumistica, quindi se volete evitare di essere ricambiati con un sorriso di circostanza, sfoggiato per nascondere maldestramente una smorfia di disapprovazione, pensateci in tempo.</p>
<h1>Attenzione agli acquisti on-line</h1>
<p> Durante il periodo natalizio è più facile incappare in vere e proprie truffe informatiche; quando fate acquisti su internet meglio evitare il pagamento tramite carta di credito: i criminali del web non aspettano altro per impossessarsi delle vostre preziose password, sfruttando alcune falle di siti ignari o creando negozi on-line fittizi. Per limitare i rischi istallate un buon antivirus aggiornato e navigate preferibilmente con l&#8217;ultima versione firefox che rispetto a explorer è meno soggetto ad attacchi.</p>
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		<title>IL  NATALE  CHE VERRA’</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 20:36:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cosimo Sframeli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[     Di “Natale” ricchi, non ne conserviamo il ricordo. Forse, quando lo sono stati non ce ne siamo accorti, né abbiamo guardato attentamente a quello degli altri. Ce li ricordiamo sempre modesti, sobri, assai misurati, con spese utili e doni che si concretizzavano in scarpe, un maglione e l’importante cappotto nuovo, il torrone gelato e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">     Di “Natale” ricchi, non ne conserviamo il ricordo. Forse, quando lo sono stati non ce ne siamo accorti, né abbiamo guardato attentamente a quello degli altri. Ce li ricordiamo sempre modesti, sobri, assai misurati, con spese utili e doni che si concretizzavano in scarpe, un maglione e l’importante cappotto nuovo, il torrone gelato e il carbone dolce della Befana. Per chi apparteneva ad una famiglia numerosa, la festa aveva una caratteristica precisa: un occhio guardava il regalo <em>“ad personam”</em> e l’altro a quello destinato al fratello più grande. Poichè, l’anno dopo, male che fosse andata, al fratello più adulto avrebbero dato in dono un maglione nuovo e, il fratello più piccolo, avrebbe ricevuto il suo, dell’anno precedente.</p>
<p>     <img class="alignleft size-medium wp-image-23467" title="natale" src="http://www.melitoonline.it/wp-content/uploads/2009/12/natale-300x251.jpg" alt="natale" width="300" height="251" /><strong>Oggi, sarebbe impossibile applicare queste usanze al Natale che verrà.</strong> Ma dovremo sforzarci di essere più sobri, più “nobili”. La nuova severità, applicata a noi stessi, potrebbe indurci ad operare un fermo a spese inutili. Una rivisitazione di armadi e armadietti ci rivelerebbe la sorpresa di ritrovare qualcosa che sfugge alla memoria, che abbiamo scordato. Finalmente, prima di andare per vetrine di negozi, si consiglia di girare per casa. Non per illuderci, ma per prendere coscienza del fatto che di frequente rincorriamo l’inutile e lo dichiariamo necessario.</p>
<p>     Proviamo a tornare in quel un mondo di primordiale grandezza spirituale, per niente chiuso in particolari consuetudini convenute del calendario “borghese” le cui feste valgono soprattutto perché si è dispensati dal lavorare ed offrono occasioni di socievolezza e di divertimento, nella “civiltà dei consumi”.</p>
<p>     <strong>Il Natale dei poveri esiste davvero.</strong> E va considerato con attenzione. Coincide con l’ultima settimana del mese. Mette un’angoscia trascinante. Si aspetta gioiosi la festa della Natività ma quando arriva mette angoscia, e si vorrebbe in tutte le maniere che passasse con rapidità. Certo, a dicembre si avverte più forte, ma ogni mese puntualmente si mostra. Il punto più dolente è la solitudine: affettiva ed effettiva.</p>
<p>     E’ faticoso essere candidi come colombe e, allo stesso tempo, astuti come i serpenti. Vale a dire: vivere con la disponibilità, la spontaneità che ci fa sorridere agli sconosciuti e, allo stesso tempo, allenarci a stare in guardia. E’ l’eterna lotta tra il bene e il male, dentro e fuori di noi.</p>
<p>     <strong>Il Natale dovrebbe essere la festa</strong> che più di ogni altra dovrebbe parlare ai giorni feriali. Sono questi che preparano la festa. Se non dovessero preparare la festa contribuirebbero ad allestire malessere. E si vede.    </p>
<p>Reggio Calabria, 10/12/2009</p>
<p>Cosimo Sframeli</p>
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		<title>La Pizza Napoletana è da oggi tra le eccellenze d&#8217;Europa</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 18:23:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Palamara</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Napoli 09 dicembre 2009. &#8220;Da sempre identificata come uno degli alimenti più conosciuti e consumati del mondo, &#8220;la pizza napoletana&#8221;  entra nell&#8217;Olimpo dei prodotti certificati dalla Ue. Il marchio STG (specialità tradizionale garantita) assicurerà attraverso un rigido disciplinare quali ingredienti e quali modalità saranno alla base delle produzioni del piatto principe della tradizione del popolo dell&#8217;ex Capitale borbonica. <img class="alignleft size-medium wp-image-23240" title="pizza_napoletana" src="http://www.melitoonline.it/wp-content/uploads/2009/12/pizza_napoletana-300x270.jpg" alt="pizza_napoletana" width="300" height="270" /><strong>La Pizza Stg dovrà essere rigorosamente rotonda</strong>, avere cornicione e bordo rialzato e dovrà essere condita con mozzarella di bufala campana Dop, pomodoro, olio extravergine di oliva e basilico fresco; potrà essere prodotta fuori dal capoluogo partenopeo, ma dovrà essere rispettata la ricetta tradizionale.<br />
 &#8221;E&#8217; come se Napoli e la Campania avessero vinto il titolo di Campione del Mondo&#8221; ha dichiarato il segretario regionale del settore agroalimentare della Ugl Campania Ferdinando Palumbo  &#8220;chi abita queste terre sa quale importanza ha assunto negli anni questo alimento . La pizza ha accompagnato il dopoguerra dei napoletani poiché era spesso l&#8217;unico alimento possibile; ha avuto testimonial di successo come Sophia Loren, vederlo annoverare tra le eccellenze della Unione Europea è motivo di grande orgoglio. Un economia vitale che non conosce crisi trarrà certamente vantaggio da questo riconoscimento che cancella le amarezze delle emergenze degli ultimi anni&#8221;.&#8221;</p>
<p>Segreteria Palumbo</p>
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